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Babyface

13 Set

La “rocade” di Amiens, come la chiamano i suoi abitanti, è una successione di superstrade e tratti autostradali che fa il giro della città; così può capitarti, se abiti in periferia, che per andare a scuola o al alvoro tu debba attraversare ogni giorno una passerella sotto cui sfrecciano veicoli ad alta velocità, proprio come fanno Nejma e Raja, vicini di casa e forse amici. Forse, perché in realtà a Najma non interessa nessuno o è il suo modo per crearsi una bolla di isolamento, lei che pare non piacere a nessuno a scuola, grossa, scorbutica, vestita male, con la rispostaccia sempre pronta. Quando a casa la solitudine è troppa, gira per le corsie di un supermercanto; Isidore, il vigilante, si accorge di lei e del potenziale che nasconde. Se nel quartiere infatti tutti parlano della nuova scuola/palestra di wrestling che sta per aprire, Najma è naturalmente dotata per l’atletica, ma vaglielo a far capire. Sarà una buia notte sull’autostrada e l’affetto di un cucciolo ad aprire una breccia nella postura della ragazza.

Raccontato in prima persona da Raja, famiglia di orgine indiana, il romanzo breve è un curioso mix che alterna parti più riuscite ad altre meno: sono stereotipate, grottesche e anche un po’ ridicole le figure di alcuni adulti come la preside della scuola o i due fratelli che vogliono aprire la scuola di wrestling e finiranno per gestirne una di ballo, mentre il ritratto del vigilante, come quello dei genitori di Raja peraltro, è davvero iuscito e mette sull apgina la figura di un adulto estraneo (non è un famigliare né un insegnante o un educatore; non appartiene al loro mondo stretto) che sa notare, vedere e trattare i ragazzi alla pari, mantendo ciascuno il proprio ruolo. Ancora una volta, in accenno, si ritrova il ruolo che lo sport può avere come riscatto, cambio della percezione di sé e degli altri, attività in cui ritrovarsi.

Di Marie Desplechin i lettori italiani hanno da poco letto Verde, di cui aspettiamo il seguito; l’autrice ha recentemente prestato la sua penna all’illustratore Serge Bloch per accompagnarlo in un divertente racconto della sua infanzia e della sua famiglia edito in Francia da L’Iconoclaste.

La copertina del romanzo è di Eleonora Antonioni.

Marie Desplechin, Babyface (trad. di Sara Saorin), Camelozampa 2019, 112 p., euro 12,50

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Run

6 Ago

Arriva in libreria il secondo romanzo della serie dedicata da Reynolds all’atletica e cominciata con Ghost, vincitore del Premio Andersen nella categoria Miglior libro oltre i 12 anni, e conferma le capacità dell’autore: nel far parlare in prima persona i suoi protagonisti, nell’immedesimarsi nella loro vita e nel loro sentire e permettere al lettore di fare lo stesso, nel costruire una narrazione fluida, forse meno del precedente, ma che scorre dritta e avvolgente.

La protagonista è Patina, che fa parte della squadra dei Defenders, ne è la ragazza più veloce: perché non corre solo per correre, non corre solo per se stessa, ha un saco di motivi per tagliare per prima il traguardo e nelle sue gambe filano rapide le gambe di altri che non possono provare il paicere di correre. Patina ha una storia famigliare diversa da quelle delle compagne della scuola esclusiva che frequenta: il papà è morto, la mamma diabetica ha un serrato piano ospedaliero e lei e la sorella minore abitano con gli zii. C’è un’organizzazione giornaliera ben stabilita, a cui la ragazza aggiunge il fatto di sentirsi in dovere di occuparsi della sorellina e gli allenamenti. La pressione è alta: si somma il non detto, il sentirsi a lato rispetto al gruppo di compagne, lo scotto di quando non si arriva primi. Ma Patina sa che deve correre a testa alta e i motivi in più che la spingono a correre possono davvero fare la differenza. Bello il finale che lascia aperto il risultato della gare più importante; belle le pagine che raccontano di come gli allenatori preparano le ragazze a correre la staffetta, a mettersi in sintonia, a sentirsi squadra davvero.

Jason Reynolds, Run (trad. di Francesco Gulizia),Rizzoli 2019, 252 p., euro 16, ebook euro 8,99

Ghost

27 Ago

È bravo Reynolds a far parlare in prima persona i suoi protagonisti e a creare un flusso di parole che prende il lettore e lo porta lì, al centro dell’azione, al fianco dei personaggi. Lo si era intuito da Niente paura Little Wood uscito a maggio per Terre di Mezzo ed ecco la conferma: il primo libro di una track series, quattro libri che seguono ciascuno un personaggio, tutti membri della squadra di atletica dei Defenders.

Ghost sa di essere bravo a correre, lo ha imparato la notte che sua madre lo ha trascinato fuori di casa per impedire al padre di colpirli con una pallottola, ma il suo sport è il basket. Si mette a correre solo per sfidare uno dei novellini della squadra che guarda allenarsi. Il coach ne intuisce il potenziale e convince la madre a permettergli di seguire gli allenamenti, in cambio di una buona condotta scolastica. Castle, o Ghost come si chiama tra sé e sé, trova sempre un valido motivo per finire in presidenza; il più delle volte reagisce alle prese in giro dei compagni per il suo abbigliamento non alla moda, per il quartiere periferico e degradato in cui vive. Anche se sulle prime la cosa non lo convince, si scopre bravo, appassionato e parte di un gruppo. Gli altri tre novellini hanno anche loro dei segreti che ne hanno segnato la vita, come lo stesso allenatore, come il negoziante che gli vende ogni giorno i semi di girasole. Ghost corre, anche quando sbaglia, anche quando rischia di perdere tutto, perché sa che non si può scappare da chi si è, piuttosto è possibile correre verso chi vuoi essere.

Un romanzo che si legge veloce quanto corrono i suoi protagonisti, che dipinge una bella unione e amicizia tra i ragazzi e tratteggia la figura di un adulto – l’allenatore – che conosce i suoi ragazzi, sa leggere i loro gesti e le loro espressioni, sa esattamente quello che serve loro e, anche quando deve punirli, li appoggia e li incoraggia.

Jason reynolds, Ghost (trad. di Francesco Gulizia), Rizzoli 2018, 196 p., euro 16, ebook euro 8,99