Tag Archives: anni Sessanta

Norvelt

20 Mag

Norvelt esiste davvero, è in Pennsylvania e ha un’affascinante storia che deriva dalla sua fondazione (è stata voluta come comunità modello durante il periodo della Grande Depressione) e dal suo legame con Eleanor Roosevelt. Jack Gantos ci è nato e, con abilità di scrittura rara e spassosissima, regala al lettore un ritratto dell’estate dei suoi tredici anni. È il 1962, nell’aria ci sono gli echi del Vietnam come della Seconda Guerra Mondiale a cui il padre del protagonista ha preso parte, come della contemporaneità: John Kennedy, la morte di Marilyn Monroe; è anche l’estate che Jack passa costantemente in punizione, cosa che manda in bestia la sua amica Bunny, figlia dell’impresario di pompe funebri; è l’estate in cui suo padre decide di costruire in ocrtile un rifugio antiaereo e un campo d’aviazione… è l’estate in cui Jack cresce e in cui si misura con la storia: quella di cui è appassionato e che viene raccontata nei libri che divora e quella della cittadina in cui vive.

Jack è un imbranato che ha paura di tutto e che prende a sanguinare copiosamente dal naso ogni volta ha fifa, persino nel sonno, ma sulla sua strada c’è lei, miss Volker, l’anziana infermiera che ha promesso a Eleanor Roosevelt di prendersi cura degli abitanti di Norvelt all’atto della fondazione e responsabile dell’accertamento dei loro decessi. Per ogni morto scrive un necrologio per il giornale locale e, visto che le sua mani sono piegate dall’artrite, si affida a Jack a cui detta con velocità vorace e appassionata. Quelli che compone non sono semplici coccodrilli, ma veri affreschi che raccontano la storia delle singole persone, della città e di altra gente, indietro nel tempo, che lei lega per rimandi e affinità. Insieme compone l’affresco di una comunità e il suo racconto, compreso il disgregarsi della comunità originaria e dell’idea su cui era fondata; riesce a scrivere il necrologio di una casa e, con la stessa lingua biforcuta con cui si rivolge al mondo, riesce a fermare sulla pagina perle di bellezza e saggi consigli per il ragazzino che ha davanti. Il suo continuo battibeccare con l’anziano spasimante a cui ha invano promesso il matrimonio quando saranno gli unici due fondatori sopravvissuti è esilarante e imperdibile, ma non sono certo le niche pagine che faranno ridere il lettore. La storia poi si tinge anche di giallo: muoiono troppe vecchiette una dietro l’altra per non destare sospetti…

Jack Gantos, Norvelt. Una città noiosa da morire, Edt Giralangolo 2019, 310 p., euro 16

Annunci

Fesso

10 Feb

fessoIspirandosi alla propria adolescenza nella New York degli anni Sessanta e alle vicende del proprio gruppo di amici, Mark Goldblatt costruisce un romanzo godibile e per certi aspetti importante, con qualche “falla” dovuta proprio all’ambientazione: non è certo semplice infatti, per un lettore di oggi, avere chiari determinati riferimenti che vengono citati nel testo, alcuni film oppure Gumby, il pupazzo di plastilina tra i protagonisti di una serie che passò in tv negli States per trentacinque anni per cui può risultare spaesante oppure semplicemente qualcosa da saltare, mentre invece sarebbe interessante ripescare in rete il cartone animato dedicato a John Henry di cui si parla a più riprese nel testo.

Il romanzo è costruito come un diario datato tra gennaio e luglio 1969: è il compito che l’insegnante di inglese affida a Julian Twerski al suo rientro dopo una settimana di sospensione, diario in cambio del quale il ragazzo potrà evitare la lettura e la successiva relazione sul “Giulio Cesare” di Shakespeare. Julian descrive le sue giornate, parla delle persone che incontra, delle sfida che lo impegna ad essere comunque e sempre il corridore più veloce della scuola. La parte però in cui risulta più vero è la descrizione del gruppo di amici con cui Julian si ritrova da tempo al Ponzini, un terreno abbandonato tra i palazzi: l’amicizia tra maschi, i rapporti tra i membri del gruppo, le liti e le avventure, il senso di amicizia, il non sapere cosa fare di fronte ad una ragazza e il finire per mettersi in difficoltà quando scrivi una lettera d’amore per conto terzi. Ma anche l’incapacità di dire di no di fronte a qualcosa che si sa sbagliato, la forza del gruppo anche quando si sta prendendo di mira un ragazzo isolato, il confronto con persone nuove e diverse da chi si frequenta ogni giorno, le delusioni cocenti, quel che si impara di sé stessi e il fare ciò che è giusto senza chiedersi se conviene, ma ricordando che poi comunque a se stessi bisognerà renderne conto.

C’è una pagina importante anche per i lettori: Julian finisce davvero per leggere Shakespeare e ne viene – dice lui – “risucchiato”; descrive esattamente come ci si sente quando si trova tra le pagine una situazione in cui ci si riconosce, che ci assomiglia, che in qualche modo parla di noi e ci fa sentire meno soli anche se parla di un’epoca diversa.

Il sito dell’autore; il suo sito dedicato a questo romanzo.

Mark Goldblatt, Fesso (trad. di Francesca Capelli), Il Castoro 2016, 244 p., euro 15,50