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Nuvole di ketchup

16 Ott

nuvole di ketchupÈ davvero preziosa la scrittura di Annabel Pitcher, delicata e capace di ironia anche quando affronta argomenti non scontati come già era successo in Una stella tra i rami del melo. Ha la capacità di avvolgerti e tenerti incollato alla pagina fino all’ultima riga, per poi lasciarti andare e allora ti dici grato di aver avuto la possibilità di saggiare la bellezza del dire, del dire bene.

In questo nuovo romanzo affronta temi come la pena di morte, il senso di colpa, la fatica di crescere e quella di mantenere una facciata mentre quello che senti è tutt’altro e poi intorno tutto precipita e non riesci più a fermarlo. La forma che ci restituisce gli avvenimenti è un epistolario a senso unico in cui Alice, nascondendosi sotto il nome di Zoe, narra l’ultimo anno e mezzo della sua vita a Stuart Harris, rinchiuso in un penitenziario statunitense per l’omicidio della moglie e di una vicina di casa. Lo ha scelto tra le tante fotografie di un sito perché le sembrava che potesse capirla e soprattutto perché il signor Harris ha avuto quello che a lei manca: la capacità di ammettere i propri errori e la propria parte di responsabilità, mentre lei tace la verità sulla morte di quello che tutti credono il suo ragazzo.

In un progredire di confidenza, scrivendo di notte al freddo nel capanno degli attrezzi in fondo al giardino, Alice parla della sua famiglia, delle sue due sorelle, di una madre che ha rinunciato al lavoro per trasformarsi in una casalinga perfetta, del padre che perde il lavoro. racconta del nonno che non frequentano da anni, del non detto nella loro famiglia, dei segreti che covano nelle stanze e nel passato. Racconta la voglia di essere un’adolescente come tante, senza troppi controlli materni; racconta la rabbia che spinge a ubriacarsi la sera dell’agognata festa e a baciare il ragazzo più ambito della scuola, altrettanto ubriaco. E quando Max Morgan la rincontra a scuola e pare intenzionato a mettersi con lei pur non avendola mai considerata prima, Alice si accomoda in un mix di volontà di trasgredire le regole e di sentirsi invidiata dalle altre. Eppure non è di lui che si è innamorata, ma di un ragazzo incontrato per caso alla festa e rivisto intorno al falò cittadino, uno che la ascolta, che la chiama “ragazza-uccellino”, che ride alle sue battute, che comincia a studiare in biblioteca per poterla incrociare. E Aaron, che riempie i suoi pensieri e ricambia il suo amore, è il fratello maggiore di Max…

Il sito dell’autrice: date un’occhiata alle copertine dei suoi tre romanzi, legate graficamente l’una all’altra.

Annabel Pitcher, Nuvole di ketchup (trad. di Valentina Chiesa), Salani 2015, 284 p., euro 15,90, ebook euro 9,99

Una stella tra i rami del melo

11 Ott

More about Una stella tra i rami del melo“Ci rivediamo, Spider-Man” dice. E io: “Quante vite hai salvato oggi, Girl M?” Finge di contare con le dita: “Novecentotrentasette” risponde alzando le spalle. “Giornata tranquilla”. Ci scappa da ridere. “E tu, Spider-Man?” Mi gratto la testa. “Ottocentotredici. Ma ho cominciato tardi e finito presto”. E giù a ridere a crepapelle. Facciamo questo gioco tutti i giorni e non ci stanchiamo mai.

Questo libro comincia così: Mia sorella Rose abita sulla mensola del camino. La frase è anche il titolo originale del libro, che dice non di una stranezza di Rose, appollaiata sul marmo bianco del caminetto del salotto, quanto del fatto che è l’urna con le sue ceneri a essere posata lì sopra. Cinque anni prima dell’inizio del racconto la bambina è morta mentre faceva un picnic al parco insieme alla sua famiglia: era il 9 settembre e in un attentato terroristico le cui bombe erano nascoste in cestini dei rifiuti sparsi per la città sono morte sessantadue persone; Rose, coi suoi dieci anni, è stata la vittima più giovane. I suoi genitori hanno rifiutato interviste e partecipazioni a talk show per proteggere la famiglia che, nonostante la crosta intatta esteriore, è andata in pezzi al suo interno. Quando il racconto comincia, Jamie, alla vigilia del suo decimo compleanno, si è trasferito in campagna insieme al padre e alla sorella Jas, gemella di Rose. La mamma è rimasta a Londra, dove vive con un altro uomo, il padre beve e incolpa ogni musulmano della morte della figlia, la sorella si è tinta i capelli di rosa, ha smesso di mangiare e cerca in ogni modo di marcare la sua differenza rispetto alla gemella. Jamie resiste a modo suo, gioca col suo gatto Roger, schiva i compagni di scuola che lo picchiano e lo insultano, stringe amicizia con Sunya, la sua compagna di banco musulmana. A scuola sono i diversi, il bersaglio di tutti gli altri: Jamie con addosso per settimane la maglietta di Spider-Man che la mamma gli ha inviato come regalo, Sunya col suo hijab che le svolazza intorno al viso come il mantello di un supereroe. Cercano di resistere con la fantasia (Sunya ne ha più di Willy Wonka!), con qualche tiro mancino a maestra e compagni, con il ridere insieme che fa meglio di ogni altra cosa. Cercano di resistere e di lasciar andare quel che fa male, quel che non si ricorda (al momento dell’attentato Jamie aveva solo cinque anni e non ha grandi ricordi della sorella), quel che è passato, perché la vita continua. Anche se Jamie scoprirà che quando cerchi di aggiustare la vita non è detto che – partecipazione o meno a un concorso di talenti – vada proprio come ti immagini. Semplicemente perché è inutile fingere di non vedere certe cose o di essere superoi. E la magia aiuta anche quando è buffa: fa stare meglio.

Argomento pesante per voce leggera, per scrittura lieve, per lettura con sorriso.

E in mezzo a tutto quel ridere riesco a tirar fuori quelle sei parole: “I musulmani hanno ucciso mia sorella”. Sunya non fa l’espressione sgomenta, non dice “Quanto mi dispiace”, non cerca di sembrare triste come fanno tutti quelli che lo vengono a sapere. Commenta: “Non è divertente, no, non è affatto divertente” ma è piegata in due dal ridere e le lacrime le scivolano giù per le guance brune. Rido anch’io tanto che per la prima volta in cinque anni mi vengono le lacrime agli occhi. E penso se era questo che intendeva la psicologa con “un giorno te ne renderai conto e allora piangerai”. E poi mi dico che no, probabilmente non intendeva piangere dal ridere.

Annabel Pitcher, Una stella tra i rami del melo (trad. a cura degli allievi della Scuola di specializzazione in traduzione editoriale TuttoEuropa di Torino), Salani 2011, 207 p. euro 14,80.