Tag Archives: Angela Ragusa

Polly e il lupo tontolone

17 Apr

Un bell’illustrato con una storia “lunga” da leggere, sicuramente apprezzata dai lettori delle classi seconda e terza  della primaria, ma anche da chi cerca qualcosa di interessante da leggere con loro ad alta voce: arriva in Italia un classico della lettura inglese, nato dalla prolifica penna di Catherine Storr a metà degli anni Cinquanta, adatto appunto anche alla lettura condivisa perché i brevi episodi che lo compongono sono in realtà singoli episodi del buffo inseguimento tra un lupo e una bambina.

Un lupo che non esita a suonare il campanello della casa di Polly per gustarsi in un boccone la bambina, ben più furba di lui però che non perde occasione di prenderlo in giro e di lasciarlo con un palmo di naso. Il lupo è goloso e goloso e credulone; Polly lo prende un po’ per la gola e un po’ per il naso e riesce sempre a farla franca, anche quando viene catturata sul serio. La scaramuccia tra i due si basa sulle fiabe tradizionali che il lupo conosce, ma che mai legge fino in fondo né con attenzione: così, anche quando cerca di imitare i meccanismi di “Hansel e Gretel”, de “Il Lupo e i sette capretti” o di “Jack e il fagiolo magico” per non dir del classico Cappuccetto, qualcosa va sempre e comunque storto. Per di più è convinto che se pianti un piolo, cresca una scala intera, che si possa diventare invisibili, che basti un anonimo questionario per ottenere l’indirizzo preciso della preda.

Una lettura divertente, con tanti rimandi e tanti intersecarsi di storie.

Catherine Storr – ill. Simona Mulazzani, Polly e il lupo tontolone (trad. di Angela Ragusa), 105 p., euro 18

 

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Sharon Creech (intorno ai romanzi che tornano e ai lettori che cambiano)

30 Lug

due luneTornano in nuova edizione Mondadori alcuni romanzi di Sharon Creech che spiccarono nei primi anni della collana Gaia Junior, trovando grande consenso tra le lettrici. Non solo Due lune, rieditato per altro anche nel 2011, ma anche Un anno in collegioIl solito normalissimo caos.

Li riprendo in mano e mi chiedo se sia possibile misurare i cambiamenti generazionali dei lettori attraverso l’impatto che hanno su di loro certe letture: ci sono grandi classici che non sono mai usciti di catalogo oppure che, anche se non più in libreria, continuano ad essere presenti nei percorsi di lettura strutturati da chi lavora in biblioteca ragazzi; ci sono romanzi che funzionano sempre, semplicemente si abbassa l’età di lettura: oggi sono proponibili agli alunni del secondo ciclo della primaria testi come quelli di Dahl o Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno che appena pubblicati venivano consigliati a lettori di qualche anno in più. Ci sono romanzi che non devono mai mancare nel catalogo della biblioteca: anche sui vostri scaffali saranno transitate edizioni diverse de La stanza 13 di Swindells, usurate, rattoppate, sostituite, eppure sempre pronte a conquistare con la semplice lettura ad alta voce delle prime pagine.

Il confronto tra due testi di Creech freschi di stampa mi interroga a questo proposito: riprendo in mano Un anno in collegio e lo trovo, come dire, polveroso. Può essere un aggettivo adatto ad una trama? Non so che effetto faccia a una lettrice di dodici o tredici anni oggi; mi vien da testare subito e intanto mi dico che, a naso, non mi aspetto molto: mi sembra una narrazione sospesa nel tempo (con la bellezza di certe riflessioni, di quei taccuini su cui il mondo – le scoperte e la nostalgia – viene ritratto) e nel contempo “vecchia”, non vicina ai lettori di oggi (e magari, piacevolmente, mi sbaglio). Mantiene invece splendidamente il suo fascino la storia di Salamanca Hiddle, tredicenne che cerca sua madre quasi svanita nel nulla, che lascia la casa di campagna per una cittadina lontana e sconosciuta, che riflette la sua nostalgia e la sua ricerca in quella dell’amica Phoebe la cui madre davvero è scomparsa di casa, una casa sui cui gradini per altro appaiono buste contenenti strani messaggi che invitano a non giudicare gli altri senza prima aver camminato due lune nei loro mocassini, a considerare che ciascuno ha la propria agenda o a impedire agli uccelli della tristezza di fare il nido sulla propria testa. La voce di Salamanca che racconta mentre viaggia in compagnia dei suoi nonni verso la verità, i personaggi buffi e quelli misteriosi di cui è circondata, le sue riflessioni sul mondo continuano ad essere a distanza di anni (il libro è stato scritto nel 1994 e pubblicato in Italia per la prima volta quattro anni dopo) voce viva, pari a quella dei protagonisti delle storie che continuano a parlare ai ragazzi, che si fanno voci transgenerazionali per il semplice motivo che dicono di sensazioni, sentimenti, situazioni d’animo simili a quelle di ciascun adolescente lettore.

Mi piacerebbe provare a tenere d’occhio le varie ristampe che si stanno succedendo negli ultimi mesi di libri che abbiamo già apprezzato anni fa (tra gli ultimi, ad esempio, Bud, non Buddy di Christopher Paul Curtis edito da Mondadori nel 2001 e tornato da poco in libreria per Piemme col titolo Il ragazzo con il futuro nela valigia) e provare a trarne qualche osservazione sui lettori, i gusti di lettura. Se avete esperienze, osservazioni, opinioni, battete un colpo.

Il sito dell’autrice.

Sharon Creech, Due lune (trad. di Giorgio Bizzi), Mondadori 2015, 210 p., euro 10

Sharon Creech, Un anno in collegio (trad. di Angela Ragusa), Mondadori 2015, 182 p., euro 10, ebook euro 4,99

Sharon Creech, Il solito normalissimo caos (trad. di Antonella Borghi), Mondadori 2015, 182 p., euro 10

Bellissima

29 Lug

Più riguardo a Bellissima

Succede che un libro ne trascini con sé un altro o più, portando tra le righe consigli di lettura più o meno espliciti. Succede che un libro ne citi altri e permetta così – in una sorta di gioco di scatole cinesi – di andare a ritrovare non solo storie mai lette, ma anche ottime storie incontrate parecchi anni fa. Ne Il maestro nuovo è tornato di Buyea che abbiamo recensito da poco, vengono citati molti libri, alcuni dei quali tradotti in italiano. A differenza di quanto riporta l’appendice finale, anche “Belle Prater’s Boy” è stato proposto in italiano in quella fortunata collana di Mondadori che fu Gaia Junior. Tradotto nel 1996 e riproposto in ristampa fino al 2003, è sicuramente presente sugli scaffali di molte biblioteche e questo è un invito a riprenderlo in mano e a riproporlo ai ragazzi che sicuramente non lo conoscono, a meno che siano abituati a frugare tra gli scaffali e ad interessarsi anche ai libri meno nuovi o magari un po’ più rovinati di altri.

Fu nel 1953, intorno alle 5 del mattino d’una tiepida domenica d’ottobre, che mia zia Belle lasciò il suo letto e svanì dalla faccia della Terra.

Quale incipit migliore per una storia su cui aleggia costantemente il mistero di una scomparsa, ma che in realtà è un racconto ben più fine e complesso? La voce narrante è quella di Gipsy, ragazzina che abita a Coal Station, cittadina circondata dalle miniere di carbone, in una casa vicina a quella dei nonni, equipaggiata come ci si aspetta a inizio anni Cinquanta (“un telefono, due radio, un fonografo, un frigorifero, un congelatore e un forno elettrico”), con lillà e meli sul retro. In questo mondo arriva Woodrow, il figlio della zia di cui si sono perse le tracce, un coetaneo che sa inventare storie dal nulla, che sa conquistare l’uditorio nonostante i suoi occhi storti, che le diventa amico e complice e che le confida un segreto: una poesia molto amata dalla madre che potrebbe avere a che fare con la sua scomparsa. L’autrice racconta dei due ragazzi, dei segreti che scoprono sulla loro famiglia e delle loro difficoltà: non è solo Woodrow ad averne, ma anche Gispsy, che pare perfetta agli occhi altrui, nasconde ombra e pesi. Gispy non riesce ad accettare il suo patrigno, non riesce a perdonare la morte del padre e a fatica sopporta la sua lunga chioma di capelli biondi, quasi sacra per sua madre. Piano piano la ragazzina si accorgerà che c’è chi vede oltre i suoi capelli; chi conosce quanto bene lei suoni il pianoforte; chi apprezza le sue doti e chi può aiutarla a fare i conti col proprio passato. Sarà un mendicante cieco, da sempre presente nel panorama della cittadina a vedere più chiaro di chiunque e a tenere per mano i due ragazzi che cercano la verità proprio nel momento in cui crescono e cambiano, quel momento né carne né pesce, tra l’estate e l’inverno, in cui non si è più bambini e nemmeno divenuti adulti.

Chissà che questo titolo non possa essere riproposto in una nuova edizione, magari in una collana meno di genere: non è infatti solo la storia di Gipsy, nonostante sia narrata da lei in prima persona; è anche la storia di Woodrow, della loro amicizia, del peso del mistero e della fatica di crescere. Meriterebbe di poter finire in mano anche ai lettori maschi, cosa che sicuramente non è successa, data la collana in cui è stato pubblicato.

A proposito di Ruth White. Mondadori tradusse, sempre nella collana Gaia Junior, altri suoi tre titoli: “All’ombra del salice”, “Vivere a Sweet Creek” e “Mia sorella Summer”.

Ruth White, Bellissima (trad. di Angela Ragusa), Mondadori 1996, fuori catalogo

Mr Stink

10 Nov

Una zaffata, un lezzo, un tanfo, una puzza. E poi la puzza più puzzolente del mondo.
Nelle prime righe di questo romanzo saliamo subito lungo i vari gradi che un odore cattivo, un odore maleodorante, un odore mefitico può avere perché la prima cosa che ci viene detto del protagonista è appunto che puzza, anzi che fete. Il Signor Puzzone, come tutti lo chiamano, è un barbone, con la giacca di tweed e il farfallino, ma pur sempre un barbone che passa il suo tempo in compagnia di un cane sulla stessa panchina ad aspettare che la pioggia lo lavi. Chloe invece ha dodici anni, una sorella perfetta, una tremenda madre candidata al Parlamento, una scuola privata con delle compagne che la prendono in giro, la passione per inventare storie. Tutti i giorni passa davanti alla panchina del signor Puzzone e finalmente si decide a rompere le regole che le ha dato sua madre e gli rivolge la parola. Chloe è decisamente incuriosita dal barbone: chi sarà davvero? Che vita avrà avuto? Immagina per lui un passato da pirata , da cantante d’opera, da bucaniere, da agente segreto, da ladro, da avventuriero, fino a scoprire che ha delle posate d’argento per mangiare (quando ha da mangiare) e che le cede il lato interno sul marciapiede perché è lì che deve camminar una dama mentre un gentiluomo deve sempre stare su quello esterno. Chloe nasconde il barbone nel capanno del giardino proprio il giorno in cui la madre presenta il proprio programma elettorale che prevede, al punto 20, che tutti i barboni o “schiva-sapone” siano banditi dalle nostre strade… una bella sfida.
Una storia divertente, con un finale che sa un po’ di Mary Poppins (il suo compito è altrove, eh, signor Puzzone?!?), sicuramente impreziosita dalla illustrazioni di Quentin Blake.

David Williams – Quentin Blake, Mr Stink. L’esilarante storia del signor Puzzone (trad. di Angela Ragusa), Giunti junior 2010, 220 p., euro 14,90.

La scatola dei desideri

14 Mag

Più riguardo a La scatola dei desideri

Una volta un saggio osservò che possiamo contare i semi dentro una mela, ma non le mele dentro il seme. Sai che cosa intendeva? Che non saprai mai quante mele potrà dare un seme se prima non lo pianti e non lo lasci diventare un melo. Secondo quel saggio c’è un potenziale racchiuso dentro ognuno di noi, che rimane nascosto finché non capiamo come farlo germogliare.

Jeremy sta per compiere tredici anni. Vive a New York, ha una mamma che fa la bibliotecaria (e che va in giro con spillette con su scritto cose del tipo “Utile+dilettevole=libro”), una collezione di dolciumi mutanti, quattro pesci che hanno il nome di altri animali – Cane, Criceto, Micio e Furetto – e un’amica per la pelle che si chiama Lizzy. Vivono sullo stesso piano e le loro due stanze confinano, così possono passarsi bigliettini attraverso un foro nel muro. Ma soprattutto Jeremy ha un mistero da risolvere. Scoprire “il significato della vita”: questa è infatti la frase che sta scritta sulla scatola di legno, chiusa da quattro complicate serrature, che suo padre – morto 5 anni prima – gli ha lasciato. Solo che si son perse le chiavi e c’è un mese di tempo per riuscire ad aprire la scatola. Un mese estivo che diventa una caccia a un mazzo di chiavi, ma anche una caccia ai guai e poi a ritrovare i vecchi proprietari di oggetti da restituire… un viaggio improbabile dove niente è per caso. Perché, come dice la mamma, “tutto andrà esattamente come deve andare”.

Una bella storia di amicizia (specie se vi è piaciuto, come a noi, I ragni mi fanno paura). Questo è il sito dell’autrice, dove potete anche vedere la bella copertina dell’edizione originale.

Wendy Mass – ill. di Roberto Luciani, La scatola dei desideri (trad. di Angela Ragusa), Piemme junior 2009,  361 p., euro 8.

 

A rapporto dal preside

10 Nov

Una scuola tutta nuova, appena costruita per far fronte al crescente numero di ragazzi; un preside molto emozionato; un professore di musica che ha semplicemente cambiato sede e si è  ritrovato con i vecchi strumenti musicali; quattro allievi di prima molto particolari: un’aspirante scrittrice, l’imbranato di turno, un inventore già celebre e infine Sunny, che ha deciso a priori di farsi espellere per poter cambiare scuola. Questi gli ingredienti del nuovo romanzo di Jerry Spinelli, i cui personaggi riecheggiano quelli indimenticabili di molti altri suoi libri.

Jerry Spinelli, A rapporto dal preside (trad. di Angela Ragusa), Mondadori 2008, Junior +9, 177 p., euro 7,50

Jessica la scacciastreghe

9 Ott

Anche questo libro è un fuori catalogo che merita di essere recuperato e letto: è la storia di Jessica, la cui madre vuol fare la strega di professione, cosa che provoca scompiglio in casa, a scuola e nella cittadina in cui vivono. In realtà è una sottile analisi di quella sensazione scomoda che i ragazzi possono provare: quell’imbarazzo di fronte a genitori che si vorrebbero diversi, meno scomodi, più normali. Non solo i genitori si aspettano certi comportamenti dalla loro prole; anche i figli: in questo caso Jessica vorrebbe che sua madre prendesse un caffè con le amiche, facesse le marmellate, non avesse un rospo domestico: “le altre madri avevano passatempi normali, non andavano in giro dicendo di poter far sparire le verruche. Non mettevano lunghi mantelli neri e non provavno i loro incantesimiin giardino. E nemmeno ti rifilavano di continuo la minestra di ortiche“. Una bel romanzo sull’essere se stessi, sull’affermazione di sé e sulle differenze in famiglia.

N.B.: quanti di voi, a prima vista, hanno pensato che questo romanzo fosse illustrato da Quentin Blake? da noi in redazione, due mani si alzano di sicuro. Le illustrazioni sono invece di Tim Archbold. Ancora una volta apriamo letteralmente gli occhi sulle “somiglianze” tra tratti e stili…

Emma Barnes, Jessica la scacciastreghe (trad. di Angela Ragusa), Mondadori 2002, Junior +10, 136 p.