Tag Archives: Andreas Steinhofel

Dirk e io

2 Mag

Arriva in Italia il romanzo in cui Steinhöfel racconta episodi esilaranti della sua infanzia, condivisi con il fratello Dirk, di due anni più piccolo. Chi ha avuto l’opportunità di apprezzare la facilità di scrittura e l’ironia dell’autore nei libri della serie dedicata a Rico e Oscar, le ritroverà pari pari in questo libro, suddiviso in episodi così da renderlo appetibile anche per la lettura condivisa ad alta voce.

Un trasloco complicato, una vacanza in roulotte sotto la pioggia battente, la casa sull’albero, le canzoni di Natale, ma anche quella stupenda porcheria che è mangiare gli spaghetti senza forchetta, direttamente dal pentolone  col sugo che schizza da tutte le parti  mentre la cucina è ricoperta di fogli di plastica. Si racconta degli amici, delle prese in giro, delle bravate e dei fraintendimenti, della gita scolastica e del presunto omicidio avvenuto in casa dei vicini: tutte avventure per sbellicarsi dalle risate e tutte – eccetto una – veramente capitate all’autore.

Impreziosito dalle illustrazioni di Schössow ad ogni inizio di capitolo, il testo ha un’appendice finale con tanto di fotografie d’epoca in cui l’autore racconta com’è nato il romanzo, quasi per caso, e di come abbia avuto subito una grande presa tra i giovani lettori ; gli adulti invece hanno fatto qualche rimostranza nel corso degli anni, per il linguaggio o per il tono infantile, modificato poi nel corso delle edizioni. Probabilmente qualche adulto troverebbe a ridire ancora adesso, il romanzo è decisamente franco e caustico anche proprio nella descrizione che fa degli adulti; è sincero, è raccontato da un ragazzino che sa vedere e dire con estrema ironia: anche i lettori si piegheranno in due dal ridere, come il bambino che ha partecipato al primo incontro tenuto da Steinhöfel e di cui c’è traccia in appendice. Lì però l’autore diventa estremamente sincero anche sulla sua infanzia e parla della consapevolezza venuta a posteriori, quando si è reso conto della paura che il padre talvolta incuteva in lui e nei fratelli e di come, scrivendo, l’abbia eliminata.

Andreas Steinhöfel – ill. di Peter Schössow, Dirk e io (trad. di Alessandra Petrelli), Beisler 2017, 191 p., euro 14,90

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Rico, Oscar e la pietra rapita

30 Dic

rico oscar e la pietra rapita

Ecco una nuova, terza avventura di Rico e Oscar, ormai inseparabili, addirittura residenti entrambi nel condominio che i lettori hanno imparato a conoscere, dislocazioni e inquilini. Li abbiamo conosciuti alle prese col ladro ombra e poi con i guai della mamma di Rico nella seconda avventura; li ritroviamo identici e insieme cresciuti. Rico è sempre l’incredibile ragazzino che con lievità parla del suo ritardo nel capire le cose, nell’affrontare il mondo, nell’interagire; però scrive il diario solo saltuariamente ed è in pace con se stesso: ha avuto un buon anno, coronato dal matrimonio della sua mamma col poliziotto Celli. Oscar invece si è trasferito col suo inaffidabile papà, ma tende ancora a mascherarsi ogni volta che qualcosa non va: migliorando però, visto che è passato da un casco a un paio di occhiali fino al cappello peruviano con paraorecchie che non molla nella calda estate berlinese.

Nel palazzo è morto lo scorbutico Orsi che ha lasciato a Rico la sua preziosa collezione di sassi, compresa la pietra vitellina che però è scomparsa, sottratta da una ragazza che vuole rivenderla. Improvvisatisi detective ancora una volta, l’irresistibile duo parte verso il mar Baltico, cane compreso, in treno senza biglietto e poi via, in un crescendo di coincidenze e colpi di scena che coinvolgono buona parte degli inquilini e un nuovo amico, la cui sordità non gli impedisce affatto di farsi complice. Non mancano gli screzi: Rico che si sente messo da parte, Oscar decisamente torvo e deciso a vendicarsi della negligenza paterna. E come sempre il racconto in prima persona di Rico (come le sue definizioni di parole difficili  qua e là lungo il testo) è esilarante, tenero e costellato di punti in cui la realtà è nuda e cruda nella descrizione che solo lui sa fare dal punto di vista candido di chi vede e dice, senza pudori. C’è chi si innamora, chi impara il linguaggio dei segni, chi mette piede per la prima volta in una spiaggia di nudisti, chi si interroga sul senso della vita e sugli affetti.

E chi saluta, come fa Oscar col signor Orsi nelle ultime righe. Semplicemente, portandosi dietro quel che si è vissuto e avviandosi verso nuovi incroci (nuova sfida per un cervello lento). Rico saluta così, in questa sua ultima avventura anche il lettore, che può incamminarsi verso nuove letture portandosi dietro la certezza che a queste pagine, alla saggezza buffa di Rico, alle risate che regala si può sempre tornare per avere un po’ di buona compagnia.

Rico entra tra i classici “buoni e belli” da proporre ai ragazzi e da riprendere in mano ogni tanto. Con lui andiamo verso altri incroci e altre letture, giriamo la pagina dell’anno, conservando nel cuore l’essenziale. Del resto, Rico conclude così:FullSizeRender (2)

Andreas Steinhöfel – ill. Peter Schössow, Rico, Oscar e la Pietra Rapita (trad. di Alessandra Petrelli), Beisler 2014, 307 p., euro 15

Rico, Oscar e i Cuori Infranti

22 Ott

rico

Di solito non segnaliamo delle serie i volumi successivi al primo, tranne quando sono veramente da non perdere. Ecco uno di questi casi: se già Rico Doretti e il suo diario avevano conquistato i lettori con il primo volume della serie Rico, Oscar e il Ladro Ombra, si ripetono ancora raccontando una nuova avventura. Si ride come nel precedente; si ride lieve sulle difficoltà di Rico, sul ritardo con cui a volte capisce le cose, sui significati delle parole difficili che spiega tra le pagine, sulle sue trovate.

E intanto si guarda Oscar attraverso gli occhi dell’amico: Oscar che viene per passare una serata e una notte a casa Doretti e il mattino trova il suo zaino davanti alla porta, con un biglietto in cui il padre chiede se può rimanere ancora un po’. Perché “ha bisogno di distanza”, spiega il bambino. Oscar invece a questo giro segna la sua distanza dal mondo non più con un casco, ma con un paio di grandi occhiali scuri, nonostante i quali al suo sguardo non sfugge che, alla tombola serale, la mamma di Rico ha vinto imbrogliando. Superata la rabbia, i due si mettono a immaginare scenari possibili, a intrecciare prove e indizi; si gettano all’inseguimento dei veri truffatori sulla vetusta auto di un vecchietto allergico alle noccioline che non trova di meglio che ingoiarne una manciata per salvare la situazione quando viene sorpreso a rubare documenti importanti in un nightclub.

Ce n’è per tutti i gusti, dall cioccolato in cinque palline sul cono di Rico alla mania del cibo salutare del suo amico che sgranocchia “mix dello studente” a quattro palmenti, compreso il cono sette gusti di Oscar: perché se la gelataia ti stuzzica chiedendoti melliflua se sai già contare fino a cinque, cosa vuoi fare? Risponderle che sai farlo fino a sette ed elencarle i gusti nell’ordine esatto in cui deve servirteli!

Rispetto al primo volume è cambiata la traduttrice, ma la prosa di Rico nel suo diario scritto di notte scorre liscia, ironica e appassionante come la conoscevamo.

Andreas Steinhöfel – ill. di Peter Schössow, Rico, Oscar e i Cuori Infranti (trad. di Alessandra Petrelli), Beisler 2013, 268 p., euro 13

Rico, Oscar e il Ladro Ombra

22 Gen

More about Rico, Oscar e il ladro ombra

Io invece mi confondo, guarda un po’. E se tu sei intelligente come dici saprai che nel mondo ci sono tante persone che si confondono, proprio come me.

Che piacevole sorpresa questo romanzo preso per caso tra la pila di quelli da leggere. Si ride con una piacevole leggerezza nell’affrontare argomenti come la diversità, l’handicap, il rapimento di minori, la malattia. Si ride e si trova piacevole questa storia perché si sente che nasce per urgenza dell’essere raccontata così dal suo autore; non per insegnare qualcosa; tanto meno per affrontare di proposito uno dei tanti temi che si ritrovano tra le pagine.

In un quartiere di Berlino, Rico si muove con sicurezza solamente tra le poche strade intorno a casa che gli sono familiari e in cui rischia di non perdersi, dato che – come lui stesso ammette – riuscirebbe a smarrirsi anche nella corsia di un supermercato. Rico, sempre per sua definizione, è un bambino “meno intelligente”, ha un lieve ritardo nell’apprendere, nell’imparare parole nuove (ma ci si applica, riportando definizioni puntuali e buffe nel suo diario che costituisce il testo del romanzo), nel ricordarsi destra e sinistra e nord e sud. Ha anche una predilezione per gli appartamenti altrui: nel suo condominio tutti lo sanno e lo ospitano volentieri, tranne il bisbetico e trasandato signor Orsi. Così ogni tanto Rico va a fare quattro chiacchiere coi ragazzi del secondo piano; innaffia le piante dei vicini in vacanza; passa le serate del venerdì e del sabato a vedere film con la signora Dolci; sogna che sua madre si innamori del nuovo inquilino.

Poi incontra un bambino strano, che gira con un casco in testa perché vede pericoli ad ogni angolo, che sa qualsiasi cosa e che pare anche abbastanza triste. Oscar diventerà suo amico, ne è sicuro, specie quando decidono di trascorrere una giornata insieme lungo il canale. Ma Oscar non si presenta all’appuntamento, anzi viene rapito dal famigerato ladro di bambini che da mesi è l’incubo dell’intera città. Rico allora somma una serie di indizi e cerca di salvare il suo amico.

Dove non tutto è quel che sembra; dove chi sa tante cose ha l’aria infelice; dove molti hanno sensazioni grigie; dove c’è chi inventa storie, ma ha il coraggio di raccontarle solo a un sordomuto; dove a guardar bene si notano molte cose.

Andreas Steinhöfel è l’autore de Il principe meccanico (Salani); questo libro è il primo di una trilogia incentrata sul personaggio di Rico.  E un plauso alla traduzione dove finalmente si legge una parola come “tette” in un libro per ragazzi, non per scriverla per forza, ma perché è così e ci sta bene (e siamo solo a pagina 17 e sono quelle della mamma del protagonista. Se avete problemi, siete avvertiti).

Andreas Steinhöfel – ill. di Peter Schössow, Rico, Oscar e il Ladro Ombra (trad. di Chiara Belliti), Beisler 2012, 211 p., euro 13