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Tutte le cosa lasciate a metà

23 Ott

4753-Sovra.inddSi intrecciano piani narrativi differenti nel nuovo romanzo di Benedetta Bonfiglioli che, come sempre, rivela sguardo attento e acuto sugli adolescenti. Qui si confrontano Cora e Alice, cugine coetanee che si ritrovano dopo alcuni anni nel b&b gestito dalla famiglia dopo alcuni anni di lontananza. Il punto di vista della prima fa da guida al lettore tra i meandri famigliari di passato non detto e segreti taciuti; un guardare che è un continuo raffrontare e sentirsi in difetto: Cora ha trascorso le sua estati con zii e cugina mentre i genitori erano lontani, impegnati in missioni umanitarie; ha sempre invidiato la presenza materna quotidiana per la cugina e ora, accanto ad una Alice sempre magra e in qualche modo perfetta, si crede ancora più grassa e brutta di quanto non si veda già normalmente allo specchio. Entrambe covano dolori causati dal primo incontro con l’amore e interrogativi forzatamente taciuti: Cora si danna per essere stata lasciata da Luca nel momento in cui si è rifiutata di andarci a letto; Alice è incinta e non sa cosa fare. Accanto a loro c’è Matteo, amico d’infanzia diventato bello, incomprensibile, diverso. Invece è Cora a credere che la lontananza abbia cambiato tutto e a far esplodere la rabbia, prima di rendersi conto che gli altri – l’amicizia, l’amore e anche i legami più stretti della famiglia – possono rivelarsi migliori di quel che ci si aspetta, a saper guardare, a saper aspettare.

La vicenda delle ragazze, racchiusa in pochi giorni, corre parallela a quella della zia Iride, sorella dei loro padri, scappata di casa a diciotto a anni e tornata ora alla morte del padre; i capitoli scorrono alterni raccontando la sua adolescenza, la sua scoperta dell’amore, il motivo per cui ha scelto di lasciarsi tutto alle spalle e di negarsi in qualche modo un domani.

Un romanzo che partendo dall’analisi dei rapporti familiari dà voce alle questioni dell’amore in ogni sfumatura: tra genitori e figli, tra consanguinei, tra adolescenti che si confrontano per la prima volta con il linguaggio del corpo e con quello dei sentimenti. Ai lettori regala inoltre la possibilità, se già non la conoscono, di sapere la bellezza del kintsugi, l’arte giapponese del colare oro, argento o smalto nella ceramica rotta per ripararne le crepe creando così nuovi manufatti di inattesa e sorprendente bellezza; metafora quanto mai ottimale e piena di grazia di come sia possibile che certa luminosa, accecante bellezza che ci capita di incontrare sia in realtà una ferita in cui qualcuno ha saputo colare ascolto, attenzione, amore.

L’illustrazione di copertina è di Bianca Bagnarelli.

Benedetta Bonfiglioli, Tutte le cose lasciate a metà, Piemme 2015, 227 p., euro 16, ebook euro 6,99

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Punto di fuga

28 Ott

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Lucia Biagi racconta in questo fumetto la scelta dell’aborto, intorno al quale intreccia una serie di situazioni che parlano di scelte, di malessere, di mancanza di un posto certo nel mondo. Sabrina ha ventisei anni; la rabbia che sfoga a tratti nei confronti degli altri fa da contrappeso alla precarietà delle condizioni in cui si trova a vivere: non è più una ragazzina, ma al contempo non sa e per certi versi non può assumersi le responsabilità di una vita adulta. Il lavoro da commessa in un negozio di intimo che sfuma in un licenziamento a fine anno, il rapporto conflittuale in famiglia dove la madre la accusa di utilizzare la casa come una lavanderia (originale variante al solito albergo!), gli amici e il compagno con cui frequentare i soliti posti, tra autocommiserazione e qualche sbandata. La incontriamo il 18 novembre e lungo le pagine assistiamo a una scansione temporale delle settimane successive in cui la vediamo licenziata, in vacanza a Barcellona insieme a Stefano, di ritorno alla ricerca di un senso. La scansione del tempo è data dalla scoperta della gravidanza e dai successivi passaggi per interromperla: file in ospedale, esami, pensieri, bambini che capitano sotto gli occhi mentre si cammina per strada, rabbia che esplode furiosa e improvvisa, necessità di fare in fretta, prima che scada il termine per l’interruzione.

In qualche modo l’aborto è il passaggio che fa esplodere tutto quello che non funziona, che fa saltare ingranaggi già non certo perfetti, che determina la necessità di cambiare per un po’ aria e giri, di affrontare da sola e tra persone semisconosciute la necessaria ricostruzione. Lungo tutta la narrazione si intervallano tavole dove vediamo degli inventari di pezzi pronti ad essere assemblati o di strumenti necessari a compiere un’azione (ad esempio, il kit del tatuatore, ma anche la caffettiera ritratta nelle sue singole parti). Non è certo un caso che Sabrina si ritrovi tra le mani una macchinina uscita dall’ovetto di cioccolato che un tempo regalava sorpresine da assemblare: il suo gesto successivo è smontarla in tanti pezzi, come se le fosse necessario vederli singolarmente e poterli unire lei stessa per trovare un senso. Quel senso che in poche settimane è costretta a cercare per non ripiegarsi su se stessa, che esplicita in un taglio di capelli, in un nuovo lavoro, in un segreto costruito e condiviso col fratello minore. Ricostruire pezzo per pezzo, esattamente come costruisce dietro una porta chiusa un disordinato, allegro e precario meccanismo per portare una zolletta di zucchero a tuffarsi in una tazza: un percorso di incastri, di materiali diversi e scombinati che trovano un loro perché nel tentativo riuscito di raggiungere la meta. Un meccanismo che necessita tempo perché tutto torni a posto e forse, come dice Stefano che narra insieme a Sabrina questa storia, lei rimarrà sempre con qualche ingranaggio fuori posto, segnato dalla scelta che ha fatto e dal dolore che ha vissuto, ma non per questo meno pronta a funzionare di nuovo ora che è tornata, cambiata.

E la tavola finale, che guarda dall’alto il meccanismo ad incastro, è una buona metafora di quanto accidentati ed imprevisti possano essere i percorsi.

Il sito dell’autrice e il suo tumblr. Ne approfittiamo per segnalarvi che Lucia Biagi ha pubblicato quest’anno per Zandegù Japanese me, esilarante e originale guida a fumetti del Giappone in ebook.

Lucia Biagi, Punto di fuga, Diabolo edizioni 2014, 160 p., euro 15,95

P.S. nel fumetto c’è Erica che cuce instancabilmente e che ad un certo punto porta a Sabrina il primo pupazzo prodotto. Il qual pupazzo ha una bella assonanza con quelli che realizza Lucia: un assaggio qui.