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La spaventosa paura di Epiphanie Frayeur

3 Apr

Dopo L’uomo montagna in cui affrontava il tema della morte, Séverine Gauthier si cimenta con quello delle paure che attanagliano, bloccano e distruggono. Regala al suo personaggio uno splendido accostamento nel nome di epifania e di terrore/attacco di panico, che può passare inosservato al lettore che non mastica il francese, mentre Clément Lefèvre sceglie, per le scene più buie, sfumate di verde che ben dicono l’atmosfera.

Epiphanie ha otto anni e mezzo, la stessa età della sua paura, che la segue come un’ombra e che nel tempo è cresciuta ben più di lei: è cresciuta al punto da essere quasi indipendente, dal scegliere autonomamente di far paura a chiunque si avvicini. Quando la ragazzina decide di liberarsene, o per lo meno di addomesticarla, si imbarca in un’avventura che la conduce su sentieri tortuosi e le fa incontrare persone che avranno un ruolo importante nel tenderle la mano nonostante sembrino impotenti anche loro davanti alla nera creatura che l’accompagna. Ecco una guida che ha perso aderenza al terreno e serietà, il dottor Psyche, un eclettico parrucchiere, un domatore di circo, una chiromante, un cavaliere senza macchia né paura dalle sembianze donchisciottesche. Nel viaggio Epiphanie prende coscienza del desiderio di essere libera, della volontà di recidere il legame con la paura e di non avere timore. La paura, reciso il filo che le lega, si fa piccina, quasi un animale da compagnia, ed è significativo che sia Epiphanie a prenderla per mano e a portarla verso il tramonto, proprio dove il cavaliere dice che devono essere portate le donzelle in ambasce.

Ricco di giochi di parole e sfumature di significato che vengono ben mantenuti nella traduzione italiana, il libro è finalista al Premio Andersen 2018 nella categoria “miglio libro a fumetti” e regala al lettore anche un gioco dell’oca finale con cui intrattenersi ancora nella storia.

Gauthier – Lefèvre, La spaventosa paura di Epiphanie Frayeur (trad. di Stefano Andrea Cresti), Tunué 2018, 96 p., euro 17

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In una notte buia e paurosa

9 Apr

Adam Gidwitz riscrive le classiche fiabe dei Fratelli Grimm, rendendo protagonisti di un unico grande racconto Hansel e Gretel.Sappiamo infatti cosa ha spinto Hansel e Gretel a scappare di casa, ma siamo sicuri che sia tutto lì? Cosa succede ai nostri eroi dopo aver ucciso la strega che voleva papparseli?

Gidwitz grazie ad alcune delle fiabe dei Grimm ricostruisce la storia che li porterà ad affrontare  nell’ordine uno stregone, il Diavolo e un drago, prima di riuscire a tornare a casa.

Un romanzo nero, che fa paura, un po’ splatter, ma davvero molto divertente,e che in alcuni momenti ricorda La principessa Sposa, per il modo in cui l’autore interviene a commentare la storia.

La componente horror può risultare eccessiva, ma non la dobbiamo all’autore, bensì alle originali versioni dei Grimm.

Vedete, il mondo dei Grimm può essere un luogo atroce. Ma vale la pena di esplorarlo. Perché nella vita, è nelle zone più buie che si trovano la bellezza più abbagliante e la saggezza più fulgida. E ovviamente, un sacco di sangue.

Adam Gidwitz, In una notte buia e spaventosa (trad. Pietro Formenton, ill. Hugh D’Andrade), Salani 2012, pp.123, € 9,99

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