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Il sole fra le dita

18 Lug

il sole fra le ditaSecondo me, per leggere questo libro dovete superare qualche stereotipo, tipo che i romanzi che hanno un forte argomento al centro poi suonino un po’ falsi, e succede talvolta. Dovete pertanto fare quel che fa il suo protagonista, Dario che a sedici anni, dopo l’ennesimo guaio a scuola, si ritrova assegnato al servizio assistenza studenti disabili: dovete andare avanti e considerare la situazione senza il pregiudizio di partenza.

Dario ci ricorda nelle pagine iniziali Angelo, il protagonista di “Ero cattivo” di Antonio Ferrara (sempre San Paolo), e ci dice la sua rabbia verso il mondo: il padre ha lasciato la famiglia e il ragazzo non ha più notizie da nove anni se non qualche cartolina, lui pensa che tutto vada da schifo e il gesto ribelle, eclatante, è lì dietro l’angolo: quando la rabbia si mescola all’insofferenza per come Andrea, in sedia a rotelle, con il suo sguardo rovesciato, viene trattato, ci vuol niente a trasformare l’uscita da scuola alla ricerca di un po’ di sole in una fuga. Il treno, la spiaggia, il vagare tra le strade di campagna verso il paese dove dovrebbe vivere il padre è da un lato la necessità di vedere coi propri occhi una realtà che non si vuole affrontare, dall’altra la costruzione di un’amicizia che segna reciprocamente i due ragazzi, creando un rapporto forte in cui si trattano da pari, cercando – ciascuno a proprio modo – di avere cura dell’altro, con rispetto ed ironia.

È un libro onesto, questo romanzo, dice di come la gente guardi con occhi pieni di pregiudizi; dice le parole, i modi, le etichette che feriscono e fanno male; dice il nero e l’apatia in cui puoi finire dopo la rabbia e molti adulti non fanno di certo bella figura: la professoressa che chiama Dario “mela marcia”; l’assistente sempre sorridente di Andrea che lo tratta zuccherosamente  come un bambino piccolo e soprattutto non ascolta le sue espressioni, le sue necessità; i genitori di Dario che, ognuno a suo modo, lo lasciano solo anche quando gli sono fisicamente accanto. È un libro onesto perché dice della fatica, della solitudine, del non trovare senso; perché dice di come a volte fuggire sia più semplice che chiamare le cose col proprio nome guardandole in faccia; perché dice di come tutto possa assumere un senso diverso e di come quel che ti è imposto possa assumere un significato fondamentale al di là di ogni aspettativa.

Il sito dell’autore. Il sito di ATHLA, l’Associazione Tempo Libero Handicappati, che si occupa di turismo accessibile e tempo libero delle persone disabili.

Gabriele Clima, Il sole fra le dita, San Paolo 2016, 175 p., euro 14,50, ebook euro 6,99

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Dieci dita alle mani dieci dita ai piedini

27 Apr

More about Dieci dita alle mani, dieci dita ai piediniC’era una volta un bambino nato molto lontano. E poi ce n’era un altro, nato molto vicino.  Un filastrocca per le coccole, per ricordare che tutti i bambini (quelli che nascono vicino e quelli che vengono da lontano, quelli raffreddati e quelli tondi, quelli sotto il piumino e quelli sotto la tenda), tutti hanno dieci dita alle mani e dieci ai piedini. E a tutti piace ricevere tre bacini sulla punta del naso. Da leggere ad alta voce ai “nati per leggere” per cullarli col suono della voce.

Questo libro ha ricevuto diversi prestigiosi riconoscimenti, tra cui: Publishers Weekly Best Book; Publishers Weekly Best Book of 2008; New York Times Notable Children’s Book of 2008.  Gli acquerelli che accompagnano il testo sono di Helen Oxenbury: qui trovate alcune informazioni su di lei e su questo libro e qui potete ascoltare alcune interviste, tra cui una con la coautrice Mem Fox. Il libro verrà premiato lunedì 17 maggio prossimo a Torino, durante il Salone del Libro, come  vincitore del Premio nazionale Nati per Leggere sezione Nascere con i Libri. Vedi i vincitori.

Mem Fox – Helen Oxenbury, Dieci dita alle mani dieci dita ai piedini (trad. di Pico Floridi), Il Castoro 2009, euro 12,50.

Solo una parola

18 Gen

Nell’avvicinarsi del Giorno della Memoria, ecco un testo che presenta il tema delle leggi razziali e del razzismo da un punto di vista decisamente originale che permetterà ad ogni lettore di identificarsi in qualche modo nella tragedia vissuta dai protagonisti. Siamo a Venezia, nel 1938, Roberto ha nove anni, due carissimi amici – Alvise e Lucia – con cui condivide la strada verso la scuola e il tempo del gioco, una sorella, una mamma allegra, un papà militare che ama ascoltare il Primo Ministro alla radio. Un primo ministro in camicia nera, pelato come un uovo, con la mascella squadrata. Poi un giorno il governo impone delle nuove regole, delle leggi che discriminano e che segnano la vita di Roberto: non può più frequentare la scuola pubblica, alcuni insegnanti vengono licenziati, ci sono spie e delatori, la famiglia di Alvise fugge in Svizzera dopo che il negozio del padre è stato devastato, Lucia e sua madre sono cattturate e inviate a treni che le porteranno via, la famiglia di Roberto si nasconde in una soffitta.

Il momento storico e le conseguenze di quelle leggi che leggiamo sulla pagina portano naturalmente alle leggi razziali del governo fascista contro gli ebrei, ma la bravura di Matteo Corradini sta nel raccontare leggi che colpiscono gli occhialuti. Tutte le discriminazioni e i divieti sono nei confronti di chi porta gli occhiali, come Roberto e i suoi genitori, Alvise e la sua maestra, la mamma di Lucia. Anche la sorella di Roberto porta gli occhiali e per questo va in fumo il sogno di sposare il fidanzato che non li ha; il papà di Alvise è un ottico e il suo negozio viene immediatamente preso di mira. Il racconto ripercorre i divieti, le ingiustizie, i soprusi e le violenze subite dagli ebrei nell’immediato, appena entrate in vigore le leggi, ed evoca la violenza degli anni successivi; parlare di persone che portano gli occhiali potrà far capire al lettore quanto furono assurde e ignobili quelle leggi; potranno far mettere al posto degli occhialuti chi ha i capelli di un certo colore o altre “normalità” simili intese invece come diversità, per dire la stupidità umana e la violenza e il dolore che si porta dietro.

Al romanzo segue un’appendice con domande e risposte sull’argomento, con parole di testimoni ed esperti tratte dal docufilm 1938- diversi, uscito lo scorso anno per la regia di Giorgio Treves, una testimoniana forte che merita di essere vista. Delle sue tante immagini tengo cara la testimonianza del centenario Bruno Segre e della sua coloratissima cravatta che, mentre lui parlava, diceva anch’essa parole importanti.

Le illustrazioni sono di Sonia Cucculelli.

Matteo Corradini, Solo una parola. Una storia al tempo delle leggi razziali, Rizzoli 2018, 204 p., euro 15

A fior di pelle

12 Nov

a fior di pelleHo concluso da poco, per la Biblioteca civica di Cuneo, un corso per insegnanti, educatori, lettori, genitori nell’ambito del progetto Nati per Leggere su rime, conte e filastrocche. Questo cartonato quadrato è perfetto per un progetto del genere: è pensato per i più piccoli e per i loro grandi, per fare legame con la voce e con il tocco; dice in rima, avvolgendo col ritmo e il suono delle parole che si fanno trama e coperta e filo; mostra immagini fotografiche in bianco e nero: finalmente, evviva, nella produzione fotografica ancora così carente nell’editoria italiana e invece così necessaria.

Alle immagini delle parti del corpo da muovere e massaggiare si affiancano rime che fanno ballare le gambe, giocare a nascondino coi pugni, camminare le mani nel soffice della chioma. Come la forza evocativa delle parole, delle metafore e dei suoni a cui si dà forma, ecco le rime che incantano. Con un apice di bellezza nei nomi delle dita, quelle parole con cui la voce può giocare che Alluce chiede a Mano per i suoi fratelli: refolo, foscolo, tombolo, scricchiolo, coccolo, scovolo, boccolo, ninnolo. Così quattro versi brevi ci ricordano anche la bellezza della nostra lingua e delle sue ricche sfumature.

E poi, pensando che questo libro nasce da un pezzetto di vita vera, è bello riconoscere e ritrovare quei riccioli bambini, quelle mani della sua grande.

Chiara Carminati – Massimiliano Tappari, A fior di pelle, Lapis 2018, 28 p., euro 10,50

Seb e la conchiglia

16 Ott

La collana Libri da Parati di Verbavolant ha la particolarità di affascinare grazie alla possibilità di leggere una storia che avanza attraverso le pieghe dell’unico foglio di cui è composta e poi di regalare la grande immagine finale che sovente il lettore vorrebbe appendere al muro tanto è bella. Il gioco riesce particolarmente bene in questo caso in cui l’illustrazione finale rende davvero omaggio alla tecnica utilizzata da Luisa Montalto, la pittura cinese a pennello di bambù, che lascia sulla carta traccia della bellezza attraverso cui, per tradizione, si medita e si contempla.

La storia cucita da Claudia Mencaroni è altrettanto evocativa delle immagini; si presta a immaginare, ma anche a tirar fuori emozioni e sensazioni vissute. la bambina che parla in prima persona dice come ci sia un posto che solo lei conosce, e ci va da sola, la notte, al buio, dopo aver tirato su il cappuccio della felpa ed essere scesa a cavalcioni lungo il corrimano. Nel fosso l’aspetta Seb, che parla una  lingua che solo lei conosce. A dire il vero, stretta  la conchiglia che la bambina porta in tasca, si parlano in silenzio, come le conchiglie, come le nocciole che crescono sugli alberi sotto cui si riparano, come fanno le persone felici. E via con l’avventura, correndo tra le foglie, nel vento, sotto le stelle.

Un’avventura che lascia sabbia tra le dita, che è consuetudine e poco importa chi sia Seb – un amico immaginario? qualcuno partito che sia ha voglia di ritrovare? – perché quel che qui si delinea è quello spazio sospeso tra realtà e sogno, tra realtà e immaginario, che si riempie di quel che si desidera e che sancisce un legame indissolubile, forte e fiducioso. la fiducia di chi si lascia portare a spalle nella corsa folle, di chi lascia la sicurezza del proprio letto la notte certo che sotto i noccioli c’è chi lo attende, di chi sa che – anche lontani – non ci si perde, non ci si perde.

Claudia Mencaroni – Luisa Montalto, Seb e la conchiglia, Verbavolant 2018, euro 12

Le reginette

5 Lug

Quando parecchio tempo fa lessi questo romanzo in francese per una scheda di lettura per un editore, risi come una matta. Vincitore del Prix Sorcières, adattato con successo per il teatro, pare pronto per un road movie e infatti i diritti cinematografici sono stati già prelazionati da Lionceau Films; avrebbe anche tutti gli elementi per definirlo un romanzo pieno di sfighe e pure tendente al buonismo. Invece l’autrice riesce a mantenere alta fino alla fine la qualità della scrittura e della storia, grazie soprattutto all’autoironia della protagonista, molto spesso prossima alla causticità quando non all’autoderisione.

Al termine dell’anno scolastico, Mireille viene eletta Salsicciotto di Bronzo, secondo una tradizione che vota la ragazza più brutta della scuola su Facebook; è il terzo anno che viene premiata, ma ha perso il titolo di Salsicciotto d’Oro a vantaggio di una nuova della seconda B, Astrid, mentre la seconda piazza è stata assegnata a Hakima. Mireille condivide i premi: Astrid è strabica e Hakima le sembra un luccio. lei del resto la prende con la sua solita ironia, unica arma e corazza forse per sopravvivere al fatto che ci organizza la terribile gara è il suo miglior amico d’infanzia. Però conosce la durezza eel momento e i commenti pubblici dei compagni, per cui sa che le altre due nuove nominate – con la loro introversione e timidezza – potrebbero non prenderla bene; decide così di presentarsi, di conoscerle e di convincerle a non piangersi addosso. Scoprono di avere tutte e tre un valido motivo per andare a Parigi il 14 luglio e decidono di andarci in bicicletta, finanziandosi con la vendita di salsicce e salse varie (in originale sono proprio boudins, e così anche il titolo che hanno vinto) e raccontandosi attraverso un blog. Le accompagna Kader, fratello maggiore di Hakima, in sedia a rotelle dopo un’imboscata tesa ai soldati del suo battaglione mentre erano in “missione di pace”. Durante il viaggio otterranno molto incoraggiamento e applausi, ma ci sarà posto anche per la derisione, i commenti violenti, le gelosie, gli insulti. La strada percorsa insieme metterà in luce anche i limiti, le potenzialità e le corazze dietro cui ciascuna si nasconde.

Dei motivi per andare a Parigi, delle loro famiglie, delle passioni di ciascuna protagonista non dico; il lettore scoprirà lettura facendo, in questo libro in cui si mescolano parecchi temi importanti, in cui si ride, in cui si riesce a parlare con ironia di mestruazioni e videogiochi, di timidezza e padri importanti e assenti, costruito riportando post di blog e articoli di giornali on line con tanto di commenti.

Le tre vivono a Bourg-en-Bresse; il loro viaggio è quindi un percorso a tappe tr… , facilmente riconoscibili, rintracciabili su mappa e – perché no – un itinerario da cui prendere spunto.

Clémentine Beauvais, Le reginette (trad. di Bérénice Capatti), Rizzoli 2018, 291 p., euro 17, ebook euro 8,99

L’alba sarà grandiosa

20 Giu

Ho letto questo libro alla fine della scorsa estate, in francese, in una notte di quelle perfette per ascoltare storie. Perfetta per questa saga famigliare il cui racconto dura appunto il tempo di una notte, in cui le ore sono il tempo intimo e condiviso di una madre e di sua figlia, a fare i conti con la realtà taciuta, con i segreti covati per anni.

Tra poco sarà fine giugno, proprio come si dice nelle prime righe del romanzo e all’ora del tramonto, su un altopiano della Creuze, un’auto forse imboccherà il sentiero laterale del bosco, scendendo verso un lago. Quando questo succede, tra le pagine dell’ultimo libro di Anne-Laure Bondoux, nell’auto c’è la sedicenne Nine, arrabbiatissima con la madre alla guida: era proprio la sera del concerto di fine scuola, e ci sarebbero stati tutti, amici e compagni. Eppure la madre l’ha caricata in auto e adesso eccole in una casa di legno vicino a un lago, nascosta tra gli alberi, quasi invisibile. Anche se la ragazza non l’ho sa ancora, stanno andando incontro al tempo di un’attesa, alle ore che le porteranno verso l’arrivo degli ospiti. E cosa c’è di meglio nell’attesa che raccontare una storia? Quella però che Titania, scrittrice di successo, srotola sotto gli occhi della figlia non è qualunque, bensì la sua, di sua madre e dei due fratelli di cui chiunque la conosca ignora l’esistenza. Dopo tanti anni, è arrivata l’ora della verità e il tempo in cui tornare a essere se stessi, in cui si possono posare travestimenti che negli anni hanno protetto nuove vite. Titania Karelman in realtà ha un nome italiano, due fratelli gemelli, un padre italiano di cui si evocano i legami col terrorismo degli anni Settanta e una madre tanto forte da scombinare le carte del destino e assegnare nuovi nomi, modi e mondi ai figli pur di salvarli. Per il segreto taciuto, Titania Karelman continua a leggere con avidità le pagine degli annunci e si diverte a mettere in bocca la parola “capanna” a un personaggio di ogni libro che scrive.

Bondoux costruisce un’epica famigliare dai toni quasi fantastici, dove ogni particolare è esatto nell’ingranaggio generale del racconto. Ne nasce un romanzo che segue, per certi versi, i toni del precedente Finché siamo vivi: una riflessione sulla vita, uno sguardo sulle persone e sul modo di relazionarsi, qui in particolare sul rapporto tra adulti e ragazzi, sui meccanismi della famiglia, sul crescere. Anche se c’è lo sguardo di Nine che, catturata dal racconto, diventa sempre più desiderosa di sapere la verità, il punto di vista è comunque quello di sua madre che non solo narra, ma nel narrare mette le proprie riflessioni e il proprio sguardo su se stessa bambina e adolescente. Pertanto, questo è un libro da lettori della scuola secondaria di secondo grado e da adulti che senza dubbio apprezzeranno la bellezza della scrittura e il suo dire la vita.

Anne-Laure Bondoux, L’alba sarà grandiosa (trad. di Francesca Capelli), San Paolo, 274 p., euro 18

Katitzi

7 Giu

La direttrice dell’orfanotrofio che la ospita definirebbe Katitzi una bambina ribelle, disubbidiente, fonte costante di guai. In realtà questa bambina di sette anni e poco più è fortemente intraprendente, piena di vitalità e pronta a fare quello che ha in mente. Sovente viene rimproverata per colpa dell’invidiosa Rut (per tutti Brut ed è già tutto detto) che fa la spia. Quando la conosciamo, scopriamo una bambina che sta bene nel bozzolo caldo dell’istituto, che ha due grandi amici come Gullan e Pelle e che si appresta a una nuova vita. Il suo papà è venuto a cercarla dopo molti anni per portarla dalla sua famiglia, ma Katitzi non è pronta: la sua insegnante ottiene di rimandare la partenza per due settimane per cercare di placarne le paure e di prepararla al meglio. I compagni però cominciano a mormorare: qualcuno ha spiegato che la bambina è una zingara, con tutta la bufera di pregiudizi connessi.

Sono gli stessi che Katitzi incontrerà una volta tornata in famiglia: le persone che non vogliono i rom sui terreni del paese, l’impossibilità a frequentare la scuola… Lei intanto deve abituarsi a fratelli e sorelle, a dormire in tenda, a raccogliere legna la mattina presto, a dare una mano nel luna park che il padre gestisce. Anche il cibo è nuovo e diverso, come i vestiti, le abitudini, la lingua che lei non  comprende perché nessuno le ha mai insegnato il romanés.

Le storie di Katitzi – questo è il primo di tredici libri famosissimi in Svezia e trasformati anche in film – vengono dalla reale esperienza dell’autrice: Katarina Taikon era nata nel 1932 da padre rom e madre svedese e visse un’infanzia caratterizzata da divieti e persecuzioni. Visse esattamente come la sua protagonista e imparò a scrivere e leggere correttamente solo a 26 anni. Attrice di cinema e teatro, divenne parte della scena culturale svedese degli anni Cinquanta e cominciò a battersi per i diritti del suo popolo, ottenendo miglioramenti. Nei suoi libri descrive la realtà come l’ha vissuta, assegnando al suo alter ego la capacità di affrontare le cose con una grande serenità, dovuta probabilmente al suo status di bambina che sa guardare oltre, senza cadere nel didascalico o nel ritratto tematico. C’è anche un certo modo di guardare al mondo adulto, come un mondo separato, di modi e regole che a volte non si comprendono, con cui non si comunica, che a volte pare ridicolo (come il comportamento della direttrice a ogni comparsa del predicatore!) o crudele. Ci sono adulti che cercano di essere all’altezza dei bambini, come la maestra Kvist che cerca di saperne di più sui rom per poter spiegare alla bambina. Ci sono adulti che sanno dell’assurdità e della violenza del pregiudizio razziale e se ne vergognano, come l’anziana signora che per un po’ ha permesso alla famiglia di sostare nella sua proprietà. Ecco, in tempi in cui Liliana Segre, col numero di ingresso al campo di concentramento tatuato sul braccio, si alza in Senato e rimarca concetti come “Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano”, una figura come quella di Katitzi, che cerca di camminare nel modo più dignitoso possibile nonostante sia difficile abituarsi ai suoi nuovi abiti, brilla nella sua testimonianza semplice, efficace e assolutamente priva di retorica.

Katarina Taikon- ill. Joanna Hellgren, Katitzi (trad. di Laura Grimaldi e Samanta K. Milton Knowles), Iperborea 2018, 253 p., euro 13,50

I segreti della casa sotto l’albero

26 Apr

Pubblicato per la prima volta nel 1959 questo romanzo è considerato, insieme a uno di Satō Satoru dello stesso anno, l’avvio della letteratura per l’infanzia contemporanea in Giappone. Ci ricorda opere come quelle di Edith Nesbit e di Mary Norton, mescolando fantasy e quotidianità, permettendo in questo caso di narrare, anche attraverso le vicende di una famiglia in miniatura che si nasconde nella stanza dei libri della grande casa sotto l’olmo, i mesi della Seconda Guerra Mondiale in cui molti bambini giapponesi furono sfollati dalle città e vissero lontani dalle loro famiglie in luoghi presumibilmente più sicuri. Questi piccoli esserini arrivarono in Giappone al seguito di un’insegnante inglese che li affidò al suo piccolo allievo e poi, di conseguenza, sempre al più giovane abitante della casa, il cui compito è di riempire ogni giorno di latte un bicchiere azzurro, come segno di affetto, fiducia e legame.

Nel momento in cui il lettore legge è Yuri ad occuparsene e, mentre la bambina continua nel suo compito, i bambini della famiglia in miniatura si affacciano all’esterno, scoprono la vita oltre la casa e sfidano il pericolo per sentire il sole sulla pelle o procurare nuovi cibi. ma ben altri pericoli si affacciano nella vita della famiglia Moriyama: gli anni della guerra portano contrasti di idee in casa e razionamento nel cibo e nelle possibilità; il padre viene incarcerato e la bambina viene mandata a vivere lontano, da due anziane parenti in un ambiente rurale ben diverso da quello a cui è abituata. Nonostante le preoccupazioni per la sua fragile salute e i patimenti per la lontananza, Yuri cerca di ambientarsi e di farsi degli amici, adattandosi anche ai vari lavori nei campi a cui la sua classe è obbligata. La bambina però ha portato con sé i quattro membri della minuscola famiglia e a loro deve garantire il latte quotidiano per non perderne la fiducia e la possibilità di vederli, altrimenti dovrà compiere il rito per 77 giorni di fila per poter di nuovo riallacciare i rapporti.

Attraverso la commistione della parte fantastica e di quella storica, l’autrice ha la possibilità di affrontare in maniera più lieve, ma non di certo più leggera argomenti importanti, primo fra tutti quello della perdita, della morte, dei cambiamenti della vita, delle scelte che è necessario prendere. Sono infatti le scelte di chi deve decidere come porsi di fronte alla guerra come le scelte dei membri della famiglia in miniatura a dettare il passo del romanzo come quello del passare delle generazioni e delle età.

Attraverso quest’uscita editoriale, Atmosphere Libri presenta un classico della letteratura giapponese, inserendolo nel percorso di scoperta di romanzi fondamentali di letterature straniere mai proposti in Italia. La vesta grafica scelta in questo caso può forse non essere immediatamente attrattiva per i giovani lettori; sarà necessario raccontare questo romanzo e magari leggere l’evocativo incipit per far venire loro voglia di proseguire nella lettura.

Un glossario accompagna il lettore, insieme a un breve saggio in cui la traduttrice presenta la figura di Inui Tomiko e la sua produzione letteraria.

Inui Tomiko, I segreti della casa sotto l’albero (trad. di Maria Elena Tisi), Atmosphere Libri 2017, 163 p., euro 15

Lotta sa fare quasi tutto

20 Apr

Eccola! È tornata la Lotta Combinaguai di Astrid Lindgren perfettamente ritratta da Beatrice Alemagna coi codini al vento e le lentiggini sul naso. Non può che riconfermarsi la bambina impertinente e candida, testarda e intraprendente già presentata nel primo volume: è sempre sul piede di guerra e già dalla prima riga arrabbiata. Ovviamente con fratello e sorella maggiore che anziché travestirsi con lei da streghette pasquali e andare in questua di dolci, l’hanno abbandonata per una festa di compleanno. Lotta ha giusto un anno in più (quasi cinque) ed è diventata molto brava: sa vestirsi da sola e andare a comprare le caramelle e sa anche andare in bicicletta… in realtà una bicicletta non ce l’ha ancora, ma sicuramente sarebbe bravissima se l’avesse. E tutti  – come lei stessa non perde occasione di sottolineare – sono molto fortunati ad averla accanto: la mamma, il papà, l’anziana vicina di casa. Chi è infatti a nascondere i dolci tra l’erba la mattina di Pasqua? Chi procura l’albero di Natale quando in giro non se ne trovano più? Chi è in grado di rendere speciale la festa gridando: “sangue sul mo compleanno!”? Sorvoliamo sul fatto che i dolci pasquali sono pupazzi di neve in marzapane e babbi natale di cioccolato e che con biciclette di qualsiasi misura non fa che rimediare botte. Questa terribile bambina, spensierata, allegra e irriverente, vi farà venire le lacrime agli occhi. Lei stessa, del resto, si dichiara “proprio” strana: sa fare un mucchio di cose, tipo battezzare Orso il maiale di pezza, sculettare e fischiare benissimo.

Il formato grande e illustrato, l’essere una raccolta di tre racconti dà ancora una volta la possibilità ai lettori alle prime armi di soddisfarsi con un libro bello e della misura giusta. E per di più con quella faccia tosta di Lotta che ne inventa una ad ogni pagina!

Astrid Lindgren – ill. Beatrice Alemagna, Lotta Combinaguai sa fare tutto (trad. di Laura Cangemi), Mondadori 2018, 96 p., euro 18, ebook euro 6,99