Jefferson

2 Lug

Amo molto la scrittura di Jean-Claude Mourlevat e sono quindi contenta che arrivi anche in traduzione italiana questo suo libro dove dà prova di una bella capacità umoristica e di invenzione. la prte forte del libro sta proprio qui: nell’inventare un mondo dove animali e uomini vivono in città non troppo distanti l’una dall’altra e frequentano i rispettivi mondi, non senza timori e pregiudizi stereotipati.

Il protagonista è ujn tranquillo e felice porcospino a cui la vita si ribalta in un solo attimo: recatosi dal barbiere per farsi accorciare il ciuffo, lo scopre sul pavimento del negozio, in un lago di sangue, con un paio di forbici piantate nel petto. la capra che sta dormendo della grossa sotto il casco, con i bigodini in testa, lo crede l’assassino e allora jefgferson fugge nel bosco per scoprirsi poco dopo primo indiziato, quasi colpevole certo. Allora, in compagnia del fido amico Gilbert, intraprende un viaggio nella città degli uomini per cercare di scoprire l’assassino e rendere evidente la propria innocenza. la nipote del barbiere infatti ha parlato delle improvvise, periodiche assenze dello zio e ha consegnato a Jefferson una cartolina che forse è un indizio e che suggerisce che gli umani c’entrano eccome.

A essere originale non è sicuramente la parte del giallo, in qualche modo facilmente prevedibile, né gli intenti di riflessione a proposito del consumo di carne e delle condizioni in cui gli animali vengono condotti al macello, quanto piuttosto la riflessione che l’autore propone riguardo allo status degli animali: gli uomini – si sottolinea infatti – non li trattano tutti allo stesso modo, ma fanno delle differenze a seconda che si tratti di animali domestici, selvatici e o d’allevamento. Il romanzo prosegue spedito grazie alla dose di ironia sapientemente inserita specie nella prima parte, sicuramente la meglio riuscita.

Jean-Claude Mourlevat – ill. , Jefferson (trad. di Bérénice Capatti), Rizzoli 2019, 222 p., euro 15, ebook euro 7,99

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