Tre in tutto

14 Set

Sulla copertina di questo albo si incrociano gli sguardi: c’è una donna vestita di nero al centro che guarda avanti e altre due che guardano i bambini tra di loro. Si tengono per mano questi protagonisti, a dire l’unità oltre la distanza, il legame di affetto anche quando non è di sangue, il filo che rimane per tutta la vita come quando si è fatto un importante tratto di cammino insieme, non importa se lungo o corto. Uno dei ragazzini però si volta verso il lettore, quasi a chiedergli se non abbia voglia di scoprire questa storia.

Un invito allora, questo albo, a scoprire una storia vera, nel caso in cui non la conosceste già: quella dei circa settanta mila bambini che tra il 1945 e il ’52 partirono dalla Ciociaria, da Roma, dalla Campania e dalla Puglia verso il Nord Italia e furono ospitati da donne e famiglie che li nutrirono, li sfamarono e offrirono loro una possibilità di riparo e rinforzo dopo i danni delle guerra.

Scoprirono al Nord la loro povertà, facendo confronti e scoprendo cose che non conoscevano. Partirono su treni e videro tanto mare e poi la neve che credevano essere ricotta e il viaggio pareva non finire mai. Quando finì, c’era ad esempio l’Emilia Romagna, come nel caso dei due fratelli protagonisti del libro, l’angoscia di essere separati e la sorpresa di ritrovarsi a vivere a pochi metri, ospiti delle famiglie di due sorelle. Il testo di Davide Calì – essenziale e lirico il giusto, come in Mio padre il grande pirata – si accompagna alle illustrazioni di Isabella Labate che ancora una volta, grazie alle sfumature della grafite qui virata in seppia come a sfogliare un vecchio album fotografico, riesce calare il lettore a spettatore di quel che accadde nel quotidiano. Ci sono i volti, quelli che sorridono bonari guardando i nuovi arrivati, quelli spaventati dei bambini che non vogliono fare il bagno per paura dei comunisti che dei piccini fan sapone come  minacciava il parroco dall’altare prima della partenza, quelli beati al sapore di un nuovo cibo. Ci sono le mani,che prendono misure per gli abiti, chiudono i tortelli, incidono il pane. E ci sono i treni, chiamati “della felicità” che all’inizio portavano via i bambini dalla loro terra e alla fine li riportano, triste per quello che lasciano. La felicità se ne sta lì, nel gesto dell’accogliere, nell’idea di creare un legame tra terre lontane, nel riconoscere adulti la fortuna che si ha avuto.

Se volete saperne ancora di quel progetto del dopoguerra voluto dall’Unione Donne Italiane e dal Comitato per la salvezza dei bambini del partito Comunista, potete guardare Pasta nera, documentario di Alessandro Piva presentato a Venezia nel 2011, oppure Gli occhi più azzurri, altro film documentario di Simona Cappiello e Manolo Turri Dall’Orto con le animazioni di Marino Guarnieri (2018): a questo si accompagna un libro edito da La città del Sole che raccoglie le testimonianze, i documenti dell’Archivio UDI, gli articoli dei giornali dell’epoca.

Poi, se la graficte di Labate vi ha incantato, andatevi a riprendere il suo Lungo il cammino (Orecchio Acerbo, 2015) e perdetevi in quela storia lì.

Davide Calì – ill. Isabella Labate, Tre in tutto, Orecchio Acerbo 2018, 36 p., euro 15

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2 Risposte to “Tre in tutto”

  1. Giovanni Rinaldi lunedì, 17 settembre 2018 a 20:10 #

    Mi permetto di consigliare anche la lettura del mio libro (nato dalla stessa ricerca svolta con Alrssandro Piva, regista del documentario “Pasta nera”): I treni della felicità. Storie di bambini in viaggio tra due Italie, pref. di Miriam Mafai, Ediesse, Roma 2009.
    Cari saluti
    Giovanni Rinaldi

  2. Caterina Ramonda martedì, 18 settembre 2018 a 06:45 #

    Grazie per la segnalazione!

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