Una grazia di cui disfarsi

3 Mag

Penso sia davvero rara la felice scrittura che riesce, in questo libro, a trasferire sulla pagina l’emozione e il tormento della vita di Antonia Pozzi. Da sempre la collana “Jeunesse ottopiù” di rueBallu ci abitua a libri belli fin dalla grafica e dalla confezione, che sanno dare voce in modo naturale a persone come ad esempio la Emily Dickinson raccontata da Beatrice Masini. Anche questa volta ci sono le immagini di Pia Valentinis ad accompagnare i capitoli, anche questa volta si parla di una poetessa e le pagine finali presentano proprio una scelta della produzione poetica di Antonia Pozzi, che magari i ragazzi possono già aver incontrato tra le pagine di “Nel prato azzurro del cielo”, uno dei volumi della collana “Il suono della conchiglia”, edito da Motta junior nel 2015.

La bravura di Elisa Ruotolo sta nel mettere lei stessa poesia nel modo di raccontare una vita, affidando alla poetessa la narrazione in prima persona, raccontandone in capitoli cronologici la crescita: l’infanzia, la fatica nei confronti di genitori duri che la vorrebbero secondo l’idea che di lei si son fatti, l’adolescenza e l’amore per l’insegnante, coltivato e maturato nel tempo e poi finito per causa maggiore e in fondo mai finito, l’insegnamento nella Milano operaia, la scelta del suicidio. Un discorso interiore in cui Antonia si mette a nudo e spera che gli altri sappiano trovare la giusta prospettiva da cui guardarla. Un discorso che si fonda sul peso: quello dell’anima retta a due mani di cui Antonia risponde a sette anni alla nonna, quello della felicità che non arriva, quello della grazia da lasciar andare, una volta deciso. Il dirsi di Antonia è così onesto che queste saranno pagine importanti da presentare ai ragazzi, a chi potrà riconoscersi nelle pieghe di un verso, in un’emozione, in una ferita.

Ho incontrato questo libro in un giorno luminoso di perfetto cielo azzurro, uno di quei giorni in cui la luce è talmente chiara che toglie persino tridimensionalità e fa la montagna quasi piatta, contro il cielo, come se fosse semplice nel tratto di matita che la disegna. Ho pensato che la stessa luce sta nella poesia di Antonia Pozzi e in questo libro che la dice: una luce che svela, che mette in luce nel senso di mettere a nudo ogni particolare, quello felice e quello faticoso, che mette di fronte agli occhi le cose come sono, vere, che abbagliano nella loro grazia, che è cosa così rara e potente. Scriveva Umberto Fiori in una sua poesia: “Quando si mettono a nudo / in questo modo, di fronte a gente mai vista,/ e la vita – la loro –/ te la mettono in piazza come quella / di chiunque, così, ridotta all’osso, /sono talmente belle certe persone, / talmente pure / che ti fanno tremare”.

 

Elisa Ruotolo – ill. Pia Valentinis, Una grazia di cui disfarsi, RueBallu 2018, 112 p., euro 19

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