L’argine

18 Apr

l-argineL’argine come terrapieno che contiene e acque di un fiume, come riparo, come difesa, ma anche in un certo senso come confine. L’argine che dà titolo a questo fumetto prezioso è quello del fiume Senio, che nasce in Toscana e va a buttarsi nel Reno, qui nel suo tratto nella bassa ravennate, vicino a Cotignola, nel preciso momento storico dell’aprile 1945. Da una parte il paese e dall’altra i campi; da una parte gli abitanti rimasti e le case abbandonate e dall’altra il fronte della guerra che non avanza, gli Alleati che non passano e mandano aerei a bombardare. Ma l’argine può anche essere inteso come atto di resistenza, come argine contro la violenza e l’assurdo (nel gesto estremo di un prete e un capo partigiano uniti da un lenzuolo bianco per chiedere di risparmiare gli abitanti sopravvissuti ai precedenti bombardamenti), come difesa a favore della vita: non si raccontano solo la guerra, gli scontri, la fucilazione dei partigiani, ma anche la generosa ospitalità della comunità di Cotignola che nascose  e salvò tanti ebrei, grazie al coinvolgimento corale orchestrato da Vittorio Zanzi, macellaio antifascista che ricopriva il ruolo di commissario prefettizio.

La storia della comunità cotignolese viene raccontata attraverso gli occhi di un bambino, il piccolo Frazchì che deve attraversare l’argine con la capra Ninetta, unica ricchezza della famiglia, per portarla a ingravidare qualche chilometro più in laà, lungo l’argine appunto, e che si porta appresso i segnali che coglie, le minacce fasciste, il segreto degli ebrei nascosti. Ed è un altro bambino ad ascoltare, il nipote a cui il nonno Frazchì racconta l’episodio dell’infanzia, la grande paura, mediandolo attraverso la tradizione di paese della festa della Segavecchia, carnevale di Quaresima.

La particolarità del fumetto, che ne segna una felice riuscita grafica e narrativa, è la capacità di mescolare due stili differenti: quello morbido, dai colori leggeri di Marina Girardi, e quello dalle linee nette di Rocco Lombardi, quasi a segnare aspetti diversi del quotidiano di Frazchì, l’irrompere della violenza (quella quotidiana della lotta vicina, fatta di minacce e di fucilazioni, di parole e di spari, e quella improvvisa dei bombardamenti), la scelta di mescolare realtà e sogno. Ne nasce un racconto che avvolge il lettore come la nebbia col piccolo protagonista e le tavole dove i due stili si intersecano sono davvero imperdibili.

Arrivate fino in fondo alla lettura, fino alla postfazione di Massimiliano Fabbri del Museo Civico Luigi Varoli, che sottolinea, ricorda, fa memoria e insieme dice anche dell’utilizzo del linguaggio del fumetto, del linguaggio grafico, della possibilità di sguardi e linguaggi plurimi anche nel fare memoria.

Il blog di Marina Girardi. Il blog di Rocco Lombardi.

Marina Girardi  – Rocco Lombardi, L’argine, Becco Giallo 2016, 135 p., euro 15

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