L’anonima fine di Radice Quadrata

24 Mar

anonima fine di radice quadrata

Sofia ha sedici anni e tanta rabbia da aver subito colpito con un pugno una compagna appena arrivata al liceo; possiede una certa propensione al combinare guai e pure l’estro a la costanza – a suo dire – per rendere credibile ogni bugia. Fotografa con sarcasmo le tribù del Galilei, la sua scuola, dalle pagine di un blog anonimo dove affibbia soprannomi calzanti e rivelatori a tutti, ma è il suo che fatica a capire: per troncare un litigio al primo anno, un compagno le ha gridato “Sei una radice quadrata senza il numero dentro!”. Basita, ma non vinta (figurarsi se si lascia rubare l’ultima parola) non ha trovato di meglio che usare quel “Radice Quadrata” per ribattezzare il ragazzo, prima per scherno poi per abitudine, ed è così che lo conosce il lettore visto che mai il suo nome vero viene scritto. Del resto, lui non si scompone, non reagisce ai continui pungoli di Sofia e scrive. Scrive in continuazione in taccuini chiusi con l’elastico; scrive brevi frasi, osservazioni, coprendosi con una mano e immergendosi in un mondo che pare davvero solo suo. Finché, con l’arrivo di un supplente, si cambiano i posti in aula e Sofia se lo trova seduto proprio accanto. Il nuovo insegnante inoltre chiede agli allievi di concentrarsi sui racconti moraleggianti che intervallano Cuore e li sfida – oltre che nella lettura di De Amicis – nel comporre la storia di un eroe che spieghi perché lo si consideri tale. Il lavoro si fa a coppie, Radice Quadrata rimanda all’infinito e Sofia è piano piano stuzzicata dal suo distacco, dai taccuini, dal silenzio, dal nulla che di lui trapela. Abituata a non darsi mai per vinta e cresciuta da un nonno malato di polizieschi, decide di pedinare Radice e di sondare il mistero che pare pervadere la sua vita: lunghi appostamenti sotto la pioggia, dietro le vetrine di uno squallido bar, corse in bicicletta all’inseguimento di un autobus, addirittura il funerale di uno sconosciuto.

Radice Quadrata pare avere un’identità nascosta o per lo meno un pezzo di vita che nessuno sa e che nessuno probabilmente vede; Sofia intanto scopre – proprio lei che ha intitolato il blog “Il mio paio d’occhi” – come all’improvviso certe cose comincino a mostrarsi dopo esser rimaste nascoste in bella vista per tanto tempo: inizi a notarle, a sommarle, a cercare di incastrarle. E poi non puoi smettere di andare a fondo, di fare domande anche quando ottenere risposta significa avere pazienza e sperare. Sperare tanto forte da arrivare persino a giurare di chiamarlo col suo nome vero, prima o poi, quel Radice Quadrata.

Alessandro Mari, vincitore del Premio Viareggio nel 2011 col suo romanzo d’esordio “Troppa umana speranza” e traduttore di parecchi libri per ragazzi (oh, sì!), costruisce una storia che parla ai ragazzi (la voce di Sofia va dritta tra le proposte per i ragazzi della scuola superiore di secondo grado), ma anche ai loro adulti. La protagonista infatti guarda e descrive la famiglia, gli adulti, gli insegnanti, i compagni, i meccanismi dei rapporti, le storie d’amore  a scadenza e la scuola. Quella scuola che “è peggio di internet perché non ammette distrazioni, il giudizio altrui ce l’hai sempre davanti, devi sempre dire e fare la cosa giusta. Internet è meno complicato”. Meno complicato significa che puoi nasconderti dietro l’anonimato di un blog come ti nascondi dietro il cappuccio della felpa mentre spii chi cammina davanti a te sul marciapiede o usi una chiave non tua per aprire la porta di un deposito, ma quando cominci a vedere (le coincidenze, i particolari, i segreti del passato) scopri di avere mille domande da fare e la voglia di tentare.

Alessandro Mari, L’anonima fine di Radice Quadrata, Bompiani 2015, 314 p., euro 18, ebook euro 8,99

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Una Risposta to “L’anonima fine di Radice Quadrata”

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  1. Vangelo d’inverno | Le letture di Biblioragazzi - mercoledì, 20 maggio 2015

    […] flash back. E’ scritto bene, con un linguaggio in grado di armare il lettore (rubo la frase a Alessandro Mari) di fronte alla vita. Ci sono personaggi con sentimenti veri, contrastati, profondi e tormentati. […]

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