L’orso che non c’era

19 Gen

orso che non c'era

Tra le righe di questo libro, tra gli alberi che accolgono il lettore fin dall’inizio si nasconde un prurito che, gratta gratta, diventa un orso il quale scopre di avere una tasca nella pelliccia e ci trova un foglietto che lo interroga: chi è? Sarà proprio gentile, felice e persin bello come suggerisce l’appunto? Domande che vanno ad aggiungersi a quella che il peloso animale si era posto quando aveva preso coscienza di esser diventato, da prurito, orso: è il primo orso o forse l’ultimo; insomma era solo nei paraggi oppure no? La soluzione, come sempre di fronte ad una domanda di vitale importanza, è mettersi in ricerca e quindi in cammino, nella foresta, ascoltando il silenzio, incontrando curiosi altri animali, accentando un passaggio, fischiettando, contando senza bisogno dei numeri, rendendosi conto che tra i punti cardinali figurano certamente anche “pranzo, colazione, giusto, sbagliato”.

Cerca cerca l’orso, tra le erbe, i rami e le piante che Erlbruch disegna; impara, riconosce e felice poi si fa l’occhiolino: trovato! 😉

Da leggere insieme, ad alta voce; occasione per andare a riprendere gli altri testi illustrati da Erlbruch e proporli ai lettori, visto che affrontano proprio le grandi domande della vita.

Il sito dell’autore, compositore e drammaturgo.

Oren Lavie – ill. Wolf Erlbruch (trad. Silvia Manfredo), L’orso che non c’era, e/o 2014, 48 p., euro 12

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