La figlia del nord

22 Dic

figlia del nord

Nella Norvegia del sedicesimo secolo, Ebba Rose viene alla luce in un bosco, durante un terribile temporale. Ottava figlia di un cartografo che non ama viaggiare e della sua superstiziosa moglie, nasce per compensare la morte della sorella maggiore e porta nell’iniziale del nome la direzione della sua nascita, l’Est, che ne farà una bambina mansueta e diligente. In realtà è inquieta e propensa alle scoperte e al viaggio, visto che è nata rivolta a Nord, cosa che la madre ha sempre negato per evitarle il presunto tragico destino a cui la ragazza non sfugge. A quindici anni, l’orso bianco che dieci anni prima è apparso per salvarla dalle acque gelide di un fiume, torna a chiederle di seguirlo in cambio della guarigione di un’altra sorella: Rose si trova così a condividere la vita dell’orso in un castello lontano. In realtà è un principe che cerca di fuggire al destino di sposare la regina dei troll e Rose, che rompe il patto con lui e lo condanna al matrimonio, dovrà cercare in ogni modo di raggiungere una terra sconosciuta, quasi inesistente per riportarlo indietro e condividerne la vita.

Ricco di particolari sulla mitologia norvegese, ma anche sulla vita degli inuit, sui vichinghi, sulla ricerca geografica e cartografica del tempo, il romanzo si ispira alla fiaba norvegese “A oriente del sole e a ovest della luna”, tanto cara a Tolkien e a cui è debitrice anche “La bussola d’oro” di Pullman, e raccoglie gli echi di tutte le fiabe incentrate sulla figura dello sposo animale, come “La bella e la bestia”. L’autrice sa riflettere sulla pagina in modo impeccabile non solo i paesaggi attraversati dai personaggi nei loro viaggi (la storia è raccontata da voci diverse, che si alternano capitolo per capitolo), ma anche la realtà sociale ed economica dell’epoca.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina è di Anton Lomaev.

Edith Pattou, La figlia del Nord (trad. di Marco Drago), Rizzoli 2014, 492 p., euro 16,90

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