E la chiamano estate

14 Ago

E la chiamano estateE la chiamano estate, anche quando il meteo non rispetta le attese, anche quando non è tempo di vacanze, anche quando qualcosa scarta rispetto alle attese. Chi di voi conosce la magica possibilità di avere un luogo in cui ritornare da sempre per un certo periodo di tempo l’anno, in cui fare per una stagione radici che rimangono salde durante tutto l’anno ovunque si vada, ritroverà esatte e perfette le sensazioni che aprono e chiudono le pagine di questo fumetto. Arrivare nel luogo conosciuto da sempre, cercare le certezze e scoprire le differenze, accordarsi con un tempo che scorre in qualche modo a sé e correre a cercare gli amici, quelli a cui ci sono mesi da raccontare nonostante sembri di non essersi mai lasciati. Poi, alla partenza, raccogliere profumi, sensazioni, immagini da portarsi via. In mezzo invece ci sono le novità che ogni estate porta con sé, segnata – nel caso della protagonista – dall’adolescenza, dal corpo che cambia, dallo sguardo un po’ obliquo di chi sta crescendo.

Rose frequenta Awago Beach ogni estate da quando è bambina. Sono identici i riti del viaggio, le battute di suo padre, il cottage e la stanza in cui dorme. Ed è identica la sua amica del cuore, Windy, la stessa da quando ha cinque anni. Ma su quest’estate pesa la tensione tra i genitori di Rose, la tristezza della sua mamma per un nuovo bambino mai arrivato, i silenzi, le liti. Quest’estate è anche quella in cui Rose e Windy si accorgono che forse non ha più senso costruire un fortino o raccogliere sassi; in cui il divertimento è affittare film dell’orrore che non potrebbero vedere per poi accorgersi deluse di quanto si notino i trucchi per gli effetti speciali; in cui osservare un gruppo di ragazzi più grandi, cercando di capirne dinamiche e segreti.

Il racconto dell’estate passa attraverso lo scorrere delle giornate e i rimandi di Rose verso ricordi degli anni precedenti e i pensieri che quel che sta vivendo le suscita. Un contrappunto di racconto, di silenzi e suoni quotidiani, dove c’è posto per parlare di amicizia, di famiglia, di aspettative, di innamoramenti; per farsi domande sul sesso, sulla paura e sulle tette. Dove si intravedono le sfumature, i gesti, le ferite, i legami che contribuiscono a costruire chi sta crescendo, insieme al luogo, dove ritornare ogni estate, dove dare giusta misura all’anno che è passato, dove fare anche rifugio.

Una meraviglia che condensa, nell’essenzialità che non necessita di fronzoli o sbavature (nel racconto come nel tratto grafico), la faticosa bellezza del crescere. Non potete perderlo.

Il sito di Jillian Tamaki e il suo tumblr. Il blog di Mariko Tamaki.

Jillian Tamaki – Mariko Tamaki, E la chiamano estate (trad. di Caterina Marietti), Bao publishing 2014, 317 p., euro 18, disponibile anche su GooglePlay, AppStore e Kobo euro 8,99

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