Il paese di Juan

8 Apr

9788804637097 Non servono troppe parole o troppi tratti per fare una buona storia, di quelle che lasciano a fine lettura il silenzio buono del “nulla da aggiungere”; di quelle che ti porti dentro, cucite addosso; di quelle che hai voglia di far leggere e far leggere ancora. In questo caso, la giusta misura è concisa, quasi che l’economia di parole e segni riuscisse a disegnare l’esatta quantità che porta prossimi alla perfezione.

Non c’è nulla di troppo nel racconto come non c’è nulla di troppo nella vita dei protagonisti, Juan e Anarina. Anzi, il racconto parallelo del loro diventare grandi è una sottrazione che procede per generazioni: i nonni di Juan allevavano mucche, facevano burro e formaggio, ma la siccità, i governi e i ladri di bestiame segnarono il loro impoverimento, diventarono dipendenti di altri e braccianti e i genitori di Juan, senza un lavoro, vendettero tutto e andarono in città con il loro bambino. Nella stessa grande città arrivò Anarina insieme alla madre: i suoi nonni filavano in proprio, poi finirono operai in una tessitura, il padre morì e loro due partirono. I bambini si ritrovarono a Villa Cartón, insieme ad altri come loro, a raccogliere cartoni, impilarli sui carretti, e ad allenare gli occhi a scoprire piccoli tesori da tenere per sé, fino a trovare ciascuno una scatola in cui custodire i tesori che parlano della propria famiglia, della propria storia. E gli occhi allenati scoprirono l’altro, la morbidezza dei suoi capelli, il colore dei suoi occhi, la fermezza delle mani, il colore preferito. Crescendo impararono a lottare, a rivendicare diritti, a difendersi, a cantare come i loro nonni, a cullare il buio della prigione lui, a cullare il silenzio dell’attesa lei. Per tornare insieme a Nord, più poveri dei loro genitori quando diventarono poveri, recuperando i mestieri dei loro nonni, ricchi del loro essere insieme, della loro storia, del vento, dell’aria, del cielo.

Una storia circolare d’incanto, che non ha nulla di lieto fine all’apparenza, visto che parla di povertà, di lotta, di ritorno a condizioni di vita difficili e dure. Ma è una storia che con poesia (delle parole e delle immagini che leggere seguono lo scorrere del testo) dice della giusta misura dell’essenziale che tiene in piedi anche quando non c’è nulla, anche quando si torna indietro e non è una sconfitta; è semplicemente il fine lieve del sapere quel che basta e che salva anche se pare non esserci nulla.

Sarà contento chi è alla ricerca di buone storie da offrire ai lettori più piccoli: ecco un’ottima lettura da proporre a partire dalla classe terza della scuola primaria.

Il sito dell’autrice. Il blog dell’illustratore.

María Teresa Andruetto – ill. di Gabriel Hernández Walta, Il paese di Juan (trad. di Ilide Carmignani), Mondadori 2014, 60 p. euro 8

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