‘O maé

1 Apr

garlando-mae Come già in “Per questo mi chiamo Giovanni”, Luigi Garlando costruisce una narrazione intorno ad uno scenario reale, prendendo in questo caso anche alcuni protagonisti della vita reale che finiscono tra le pagine del romanzo. Parte fondamentale della storia infatti sono il quartiere napoletano di Scampia con le sue Vele, il degrado di quelle abitazioni e l’onnipresenza della camorra nella quotidianità, insieme alla figura del maestro di judo Gianni Maddaloni e della palestra che offre a molti ragazzi di quel quartiere una possibilità differente.

Filippo ha quattordici anni, suo padre è in carcere in Sardegna da nove anni, sua madre dialoga con la tv e Maria De Filippi e suo fratello maggiore è in rapida ascesa all’interno di uno dei clan della zona. Anche Filippo fa parte del sistema di controllo del quartiere, col suo compito di sorveglianza e avvertimento dell’arrivo della polizia. Sovente manca da scuola e a rincorrerlo e a motivarlo è l’insegnante di musica che ne conosce la bravura al pianoforte: Filippo lo suona senza saper leggere la musica. Ma è lo zio a portarlo in palestra: le iniziali diffidenze del ragazzo vengono vinte dalle persone che incontra e dalle mosse che impara, esattamente l’opposto del suo desiderio di rivincita violenta e repentina.

Filippo sogna: sul tetto del suo palazzo, rincorrendo le storie di Ettore e di Achille, sostenendo l’amico prossimo a coronare il sogno di giovane promessa del calcio. Filippo assaggia la vita del fratello, del clan e annusa l’aria che tira in palestra, dove scopre un regolamento che vale per praticare judo e per essere leali nella vita.

Forse il testo meritava di essere accompagnato da un glossario o da una spiegazione a parte delle mosse del judo, che all’interno del racconto rischiano a volte di appesantirlo.

Lo Star Judo Club Napoli.

Luigi Garlando, ‘O maé. Storia di judo e di camorra, Piemme 2014, 256 p., euro 16

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