Jane, la volpe & io

3 Mar

Pi\'f9 riguardo a Jane, la volpe & ioSuccede che in un sabato sera di pioggia che neanche Noè, con l’aria di neve che scende dalla montagna, passi davanti alla vetrina di una libreria e lui è lì che ti guarda. Entri, lo sfogli e ci trovi scritto che “l’inverno si trattiene come un ospite maleducato”. Qualche pagina più avanti la primavera si accomoda sui davanzali, ma intanto la storia ti ha già conquistato e quelle due frasi sono il semplice esempio della poesia con cui è raccontata la fatica di crescere, la solitudine e l’immagine distorta che Hélène costruisce di sé in base alle risate dei suoi compagni e alle frasi di scherno che scrivono a scuola sui muri o le urlano dietro, dipingendola come una che pesa troppo, che non ha più amici, che non si accorge di scherzi inesistenti, con cui non bisogna parlare.

Vessata da insulti che prendono nuove forme ogni giorno che passa e le provocano nuovi buchi nella gabbia toracica, circondata dal grigio della città, cullata dal rumore notturno della Singer con cui la madre le cuce l’agognato vestito di crinoline, obbligata a passare quattro giorni al campo d’inglese coi compagni, Hélène sopravvive solamente tuffandosi dentro il libro che sta leggendo: ogni viaggio in autobus verso la scuola tredici pagine e poi prima di dormire e anche in tenda si aggrappa alla storia di Jane Eyre, la migliore che abbia mai letto (forse non per il libro in sé, ma per il senso di vicinanza e rifugio che vi trova). Solo nel momento in cui si tuffa nel libro, il grigio della sua quotidianità – che è il grigio delle tavole che noi leggiamo – lascia il posto al colore, lo stesso che macchia la pagina sotto forma della volpe che le si avvicina di notte al campeggio. Quando nella sua tenda di emarginate entra Géraldine – che se ne frega di bande e regole, che parla in continuazione, che ride forte, che non ha paura di nulla, che la prende per mano – il colore comincia a spuntare anche nei suoi giorni. Pennellate minime che si fanno sempre più presenti e più accese, nella vita e nei pensieri in una graphic novel per cui non so trovare altre parole se non garbo e grazia e meraviglia.

Il blog dell’illustratrice. Cosa dice di questo libro il NY Times che lo ha indicato come uno dei dieci migliori albi illustrati del 2013.

Isabelle Arsenault – Fanny Britt, Jane, la volpe & io (trad. di Michele Foschini), Mondadori 2014, 98 p., euro 16

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