Il piccolo burattinaio di Varsavia

2 Ott

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Il protagonista di questa storia è un burattino, un principe di legno e stoffa che funge da filo conduttore e accomuna i personaggi e i luoghi della vicenda, che porta tra le pagine di un romanzo il ghetto di Varsavia e la sua rivolta, i campi di prigionia in Siberia e il tornare da modi inenarrabili e tentare di rifarsi una vita dopo essere stati immersi negli orrori della Seconda Guerra mondiale.

Nella prima parte, il burattino accompagna Mika, tredicenne ebreo che viene rinchiuso nel ghetto di Varsavia insieme alla madre e al nonno, alla cui morte eredita un cappotto pieno di tasche segrete che l’anziano professore ha utilizzato per nascondere quel che ritiene più prezioso (lettere, fotografie, libri, una chiave, caramelle, un minuscolo violino) e di cui scopre l’attività segreta: la dispensa del minuscolo alloggio trasformata in laboratorio dove costruire burattini. Saranno loro a fare di Mika “il burattinaio del ghetto” che allestisce spettacoli insieme alla cugina Ellie, che porta conforto ai bambini dell’ospedale e a quelli dell’orfanotrofio di Korczak, ma anche che si trova costretto a esibirsi in spettacoli per gli ufficiali nazisti. Mika descrive la fame, il terrore, la forza di trovare il coraggio per portare in salvo dei bambini, nascosti proprio sotto quell’enorme cappotto, l’orrore che lo circonda, la rivolta del ghetto, la fuga e la resistenza successiva. A quel punto però il burattino è già passato di tasca, finendo in quella del soldato tedesco che glielo ha domandato per il figlio, trasportato verso il gelo della Siberia, nei campi dove l’uomo viene internato dopo la cattura da parte dell’esercito russo. Max sopravvive parlando al burattino e così la sua fuga fra la neve, durata tre anni, per tornare in Germania.

Mika e Max vivono in continenti diversi – uno ha perso tutta la sua famiglia ed è immigrato negli Stati Uniti, l’altro in un villaggio tedesco, accanto a una moglie e un figlio ormai troppo distanti – ma ciascuno in compagnia di ricordi e incubi che li accomunano, nonostante cerchino di tacere, in una valigia o nel silenzio, il loro passato. A distanza di molti anni, sotto la neve di New York,  sarà il burattino a riannodare le fila, a permettere grazie ai loro nipoti di mettere insieme i due lati della vicenda, di dargli una forma intera e tonda.

Un libro che si presta in alcune parti a una lettura ad alta voce di sicuro impatto emotivo e che ha il pregio di parlare di aspetti non sempre conosciuti dai ragazzi sia sul periodo della guerra, che del periodo post bellico, ma anche della ricostruzione: la visita di Mara a Varsavia ci dice delle domande e dei tentativi della ricerca di ciò che è stato. S e poi capitate a Varsavia, oltre i luoghi indicati dal libro, visitate nella piazza della città vecchia il museo che racconta la storia della città, dalla sua fondazione fino alla rivolta del ghetto, salendo di piano in piano in un vecchio edificio, in un crescendo di vicende storiche. Questo invece è il museo dedicato all’insurrezione della città nel 1944.

Il sito dell’autrice. Il blog di Piero Macola, le cui illustrazioni accompagnano la storia tra alberi, reticoli, filo spinato e un bellissimo cielo stellato sulle teste di Mika ed Ellie.

burattinaio

Mondadori ha scelto di pubblicare questo libro con due copertine differenti, dedicando un’edizione ai ragazzi, nella collana “Contemporanea”, e una agli adulti, nella collana “Scrittori italiani e stranieri”.

Eva Weaver – ill. di Piero Macola, Il piccolo burattinaio di Varsavia (trad. di Martino Gozzi), Mondadori 2013, p. 378, euro 17, ebook euro 9,99

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