Non ci sono pesci rossi nelle pozzanghere

6 Set

Più riguardo a Non ci sono pesci rossi nelle pozzanghere

Ancora di libri riscoperti tra gli scaffali preparando le proposte di lettura per il nuovo anno scolastico. Questa volta la storia in prima persona di Damian, bambino di sette anni che vive nel campo alle porte di Correggio dove da decenni è stanziata la sua comunità. Damian ritrae il suo campo, la sua famiglia, i mille lavori cambiati da suo padre (finché non viene casualmente scelto come testimonial per una pubblicità di trapani elettrici), il nonno che racconta di eventi passati, l’amico che alleva pesci nelle pozzanghere o almeno finge di crederci. Damian ritrae, spiega i termini che usa, dice delle usanze, pungola il lettore coi pregiudizi. Poi racconta della prima volta in cui è salito sul pulmino, vestito di rosso come un babbo natale fuori stagione; della prima volta in cui ha messo piede in una classe (era marzo ed era una seconda elementare), della prima volta in cui ha visto Elisa.

Grazie anche all’ingaggio pubblicitario del padre, Damian ha una casa di legno anziché una kampina con le ruote e studia fino al liceo e all’università, fino a uscire dal campo per andare a vivere in un appartamento. Damian sta in bilico tra romanè e gagi, zingari e non, dentro e fuori dal campo e dalla comunità, finendo per chiedersi chi sia realmente e quale sia il suo posto. L’essenziale è scritto, anzi tracciato, in un foglietto che il nonno porta con sé e che da generazioni ci si tramanda come il possesso più prezioso, l’unica cosa a dover sopravvivere alla morte di chi lo ha custodito. Quel foglietto permette al lettore di ascoltare storie che vengono dal passato e che si intrecciano con la Storia, interrogandosi sul contenuto che poi – svelato – è quanto di più semplice ed essenziale davvero ci si possa portare appresso.

In una delle scene finali del libro alcuni ragazzini di un campo rom di Milano spiegano al protagonista che un famoso calciatore “era a loro dire, uno del popolo nostro“, riportando sulle pagine del romanzo il fatto che molte persone, tra cui alcune che hanno contribuito a fare la storia (molti partigiani, come ricorda anche la figura del nonno nel libro stesso), sono rom, ma non lo riconoscono o semplicemente non lo si sa. Mentre saperlo potrebbe aiutare anche ad avere una visione di questo popolo diversa dai luoghi comuni: a questo proposito potete leggere “Non chiamarmi zingaro” di Pino Petruzzelli, edito da Chiarelettere nel 2008; qui un estratto con la prefazione di Predrag Matvejević.

Il sito dell’autore.

Marco Truzzi, Non ci sono pesci rossi nelle pozzanghere, Instar 2011, 230 p., euro 14,50, ebook 6,99

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: