La grande amica

21 Ago

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Irlanda, estate 1975. A sedici anni, per la prima volta Miriam lascia casa, i genitori e i quattro fratelli per i tre mesi estivi, in cui il padre le ha trovato lavoro presso un albergo sul mare. Entra in un altro mondo, fatto di abitudini, linguaggi, abiti e pettinature tutte diverse da quello a cui è abituata. Entra in un vortice di giornate luminose, dove tutto sembra risplendere grazie alla speranza, alle cose nuove, all’amicizia con Marie-Thérèse, che di anni ne ha venti e sembra venire da un altro pianeta: per il suo modo di prendere la vita, per le pose eleganti in cui fuma, per la naturalezza in cui attira tutte le persone intorno. Goffa nella sua timidezza, guardinga come una tartaruga che mette fuori la testa dal guscio per annusare l’intorno, Miriam si sente a casa, nonostante si sia appena lasciata alle spalle tutto quel che conosce.

Per la prima volta un concerto dal vivo, una sigaretta, una vacanza improvvisata di quattro giorni, un paio di jeans, una bugia nelle telefonate a casa, un gruppo di coetanei, un ragazzo di cui innamorarsi. La parentesi estiva nella vita di Miriam, che racconta quei mesi quarant’anni dopo alla luce di quella che era e di quella che è diventata, dicendo di com’è – esaltante e a tratti crudele –  affacciarsi ad un altro mondo, che poi è il mondo.

Catherine Dunne, La grande amica (trad. di Ada Arduini), Guanda 2013, 108 p., euro 10

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