Orani, il paese di mio padre

7 Giu

Più riguardo a Orani. Il paese di mio padre

Se il primo ricordo di un luogo è quello che comunque ci torna in mente quando ci pensiamo, per me Orani è un punto su una carta geografica, vicino a Nuoro e a Orgosolo, che termina in -i come Dorgali e come Gavoi e subito dopo, nei miei ricordi bambini, verde di chiome e ruvido di tronco di querce da sughero.

Orani è il paese natale del pittore e scultore Costantino Nivola, che ogni anno tornava insieme alla sua famiglia dagli Stati Uniti in cui si era trasferito a vivere, e di cui la figlia Claire ci racconta le strade, le persone, l’atmosfera vissuta in quei ritorni di bambina, in quelle vacanze sempre troppo brevi, in quei visi di cugini che si aprivano al riso quando lei spiegava che lì era molto meglio dell’America.

Nei suoi ricordi di bambina i vicoli che sbucano nel fulgore accecante della piazza, le giornate in cui succede sempre qualcosa, le cucine stracolme di gente, le esperienze della vita che diventano pratica di tutti i giorni, intessendosi nel normale trascorrere delle giornate: i frutti che maturano, le feste della tradizione, il profumo del pane appena sfornato, ma anche la morte, la nascita. E la bellezza di salire in alto, verso la montagna e contemplare quel paese amato – che dall’alto nell’illustrazione ha la forma di un cuore un po’ schiacciato – che racchiude tutto ciò che lei ha bisogno di imparare, sentire, sapere. Un paese, come spiega nella nota conclusiva, che cambia e continua a cambiare, racchiudendo però l’energia viva  e reale che non si riesce a sperimentare altrove.

Penso alla mia Orani, che non sta su un’isola, ma abbarbicata nel continente, tra le montagne, a cavallo di una terra che parla una lingua comune pur avendo radici in Stati diversi; penso alle persone che vi ritornano d’estate, chi da più vicino chi da molto lontano; penso alle follie sane di chi fa viaggi lunghissimi per passare magari solo una manciata di giorni in un luogo e tra persone dove sente le proprie radici. Quelle radici che poi ti permettono di andare ovunque, sicuro di appartenere a un posto che ti fa libero e che ti aspetta, se vuoi. E come l’autrice nella sua ultima tavola, mi chiedo quale Orani possano aver conosciuto le tante persone che incrociamo ogni giorno. E quindi le tante Orani che si nascondono nei cuori che camminano accanto a una bambina col vestito a quadri per le strade di New York.

Questo è il Museo Nivola proprio a Orani. Di questo libro, che ha ottenuto menzione al Bologna Ragazzi Award 2012 nella categoria Non Fiction, potete vedere alcune immagini sul sito dell’editore americano.

Claire A. Nivola, Orani. Il paese di mio padre (trad. di Elisabetta Sedda), Rizzoli 2013, 36 p., euro 14

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3 Risposte to “Orani, il paese di mio padre”

  1. paola bertolino venerdì, 7 giugno 2013 a 14:25 #

    Tanto bello. Con la piccola Anita lo sfogliamo sempre quando viene a trovarmi. Guardiamo le figure e cerchiamo la bimba il vestito a quadri, le bambine con le trecce, il nonno con il bastone. Ma contiamo anche i cavalli e le galline. 🙂

  2. noemi lunedì, 17 giugno 2013 a 03:13 #

    Continuate così, bravi!

  3. Patrizia Fruet lunedì, 30 settembre 2013 a 07:26 #

    Splendido libro, nostalgia per una civiltà e una cultura evocate dal testo avvincente e dalle illustrazioni piene di colori e di vita.

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