Castelli di fiammiferi

29 Apr

Più riguardo a Castelli di fiammiferiLa testa e le orecchie di Jan sono piene di parole: non solo quelle dei suoi genitori e dei suoi amici, ma anche quelle del suo pappagallo Malcolm, del suo orsacchiotto, dell’automobilina dei pompieri, del supereroe con cui gioca. A volte borbotta persino il frigorifero. A Jan piacerebbe che ogni tanto facessero silenzio e lui riuscisse così ad ascoltare i suoi pensieri. Ma non silenzio come quello di sua sorella Lisa, che è più grande di lui anche se non sembra, che sa dire solamente sì e no, che mangia esclusivamente ravioli di ricotta e spinaci, che non ama i cambiamenti, che a volte urla così forte da non poterne più. Jan è convinto che la sua mamma non ne può più e teme che se ne vada; è anche convinto che Lisa voglia un cane e che prima o poi loro due fratelli riusciranno a comunicare.

Nel mondo quotidiano di Jan c’è spazio per le parole e per i silenzi, per litigare con gli amici e fare pace, per condividere domande a cui dare risposte proprie, a volte buffe, a volte estremamente serie e lineari come solo i bambini sanno fare. C’è posto per le vacanze a casa dei nonni e per una nuova amica che ha un fratello strano quasi quanto Lisa. C’è posto per ridere e per piangere, per il dolore della verità e per provare a ricucire certi lividi e certe ferite. C’è la pazienza: quella di Lisa, così brava a costruire coi fiammiferi, quasi quanto il nonno; quella della sua famiglia che, nonostante il dolore di certe scelte, sa inevitabilmente che vanno fatte e che si deve comunque camminare piano per andare avanti.

Questo libro, che racconta di una famiglia alle prese con una figlia autistica, assomiglia molto a quel diritto alla verità che Alain Serres invoca sempre come diritto primario per ogni bambino.

E la copertina di Peppo Bianchessi è di una semplice efficace bellezza. Il sito dell’autrice.

Bettina Obrecht, Castelli di fiammiferi (trad. di Barbara De Carli), Uovonero 2013, 123 p., euro 12,50

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