La meravigliosa macchina di Pietro Corvo

2 Apr

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Nella Torino di metà Settecento, il dodicenne Giacomo lascia l’orfanotrofio per andare a bottega dall’orologiaio Pietro Corvo, noto per la sua bruttezza e per la precisione e la bravura nel suo mestiere. Folle d’amore per la giovane figlia del Marchese di Moncalvo, suo ottimo cliente, che l’ha umiliato pubblicamente, l’orologiaio – affascinato dalle teorie di La Mettrie e dagli esperimenti di Vaucanson – decide di costruire in un laboratorio segreto un automa che riproduca le esatte fattezze della ragazza e che sia in grado di muoversi, di camminare e di suonare il violino.

Giacomo segue l’evolversi degli studi, dei tentativi e della follia del suo maestro, cercando di proteggerlo dai guai, di seguirlo nel viaggio sulle Alpi verso Parigi e accumulando esperienze davvero straordinarie per un ragazzo del tempo: vedere un elefante, incontrare un giovane e confuso Rousseau, rimanere a boccca aperta davanti alle segrete meraviglie di una Wunderkammer, ascoltare le teorie illuministe.

Evocando le atmosfere e i misteri della Parigi e degli automi di Hugo Cabret, la storia di Giacomo e dell’orologiaio che gli ha insegnato un’arte dice della follia in cui può perdersi un uomo ossessionato dalla passione, dalla perfezione e dall’umiliazione, ma anche e soprattutto di come certi gesti possano, a volte inconsapevolmente da parte di chi li fa, aprire gli occhi, svelare verità che non si vogliono vedere. L’odio che Irina prova per Pietro Corvo non è per lui quanto piuttosto per la verità di veder rivelata la sua vita d’automa, totalmente adattata a quel che il mondo si aspetta da lei ed è di una forza pari allo stupore di sentirsi guardata per la prima volta per quel che realmente è.

Guido Quarzo, La meravigliosa macchina di Pietro Corvo, Salani 2013, 134 p., euro 11

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Una Risposta to “La meravigliosa macchina di Pietro Corvo”

  1. Toniatti daniel giovedì, 18 dicembre 2014 a 16:50 #

    bellooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo

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