Cate, io

18 Mar

Più riguardo a Cate, ioCaterina cammina verso i suoi diciotto anni; cammina evitando gli sguardi altrui, inchiodando gli occhi alle scarpe, rendendosi invisibile. Ogni mattina si alza, si prepara, beve il latte bollente e poi, quando esce di casa per andare a scuola, comincia a sparire: ogni gradino cancella una lettera del suo nome, ogni passo elimina un tratto di sé per farla diventare Cater-pillar, Cate-ciccia, Cate-bomba. E lei cammina con indosso il suo costume: un panneggiato, indolente e fluttuante manto di grasso.

La protagonista di questo romanzo è obesa, come gli altri membri della sua famiglia, ma – a differenza di loro – guarda il mondo partendo dala sua diversità, sentendosi in qualche modo un’eroina della dismisura, una ragazza fabbricata usando più pongo, un’estromessa dal club degli altri. Ha scelto di essere bravissima a scuola per pareggiare i conti; ha scelto di essere scostante e silenziosa, di sorvegliare l’intervallo, di mettere lo sguardo tra le pagine dei libri che divora per non doverlo poggiare sull’intorno.

Caterina racconta: di quel che pensa gli altri pensino di lei, delle amicizie schivate per paura che siano solamente pena e compassione, della voglia di prendere ogni tanto una sega circolare da boscaiolo per cancellare le giornate, dell’ansia della festa dei diciotto anni, della sua famiglia che sembra intendere tutto in modo tanto diverso da lei. Finché non subentra lo stupore: per la vita che suo fratello conduce senza farla trasparire in casa, per la possibilità di avere una vera amica, per le “dieci cose che mi piacciono di Caterina” che un compagno appunta su un foglietto. Finché non viene a galla, inevitabile ai suoi occhi, quel che ha fatto fino a quel momento: costruirsi lei stessa una maschera, coi peggiori materiali possibili, con tutte le cose peggiori di lei che gli altri avrebbero potuto pensare, facendola propria, diventando quel personaggio e quella maschera. E quando la maschera cade, la protagonista compila un elenco di qualità, di stati d’animo, di predisposizioni e anche di caratteristiche fisiche, che sommati danno come risultato proprio lei, quella vera. Perché “dipende tutto da come li leggi, da cosa decidi di mettere prima e dopo, a cosa vuoi dare più importanza”.

Dove non si fanno sconti, né sulla fatica, né sugli sbagli, né su certe cecità umane. Ma nemmeno sullo stupore, che fa da fermaporta lasciando il guscio aperto a quel che verrà.

Matteo Cellini, Cate,io, Fazi 2013, 216 p., euro 16 (ebook euro 4,99)

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