Ça devait arriver e Frigo vide

6 Mag

Un giorno qualsiasi la follia può bussare alla tua porta. Anche a quella di tua mamma.
Sei pronto ad aprirle e a lottare?

Nell’album Ça devait arriver di Gåetan Dorémus non ci sono sconti.
Nella prima doppia pagina si apre una vista su una città: sulla sinistra c’è un ospedale, a destra tra le altre, una villetta. La vita scorre. Dentro la casetta una donna, che fino a quel mattino ha vissuto tranquilla con il marito e i figli, si accorge di avere paura, poi caldo: ha bisogno di aria fresca. E la va a cercare fuori. E’ sola, esce sul vialetto e comincia a vedere dei lupi. Li vede rossi (rabbia), in un mondo grigio (confuso) e blu (militare). Corre in casa a prendere un fucile ed esce indossando una divisa: è pronta a proteggersi. Comincia a fare le ronde, aggredisce il postino (un lupo anche lui), poi distrugge un ciliegio nel giardinetto della casa per farne una base di avvistamento, caccia via il lupo-marito, buca il pallone-proiettile di un lupo-bambino, poi si riposa, finché non vengono a prenderla tanti lupi. Deve difendersi! Ma per fortuna il fucile sputa fuori solo del fumo denso. La donna-generale, sola nella sua follia, disfa la base e dopo aver mangiato qualche ciliegia, sente freddo, davvero freddo, troppo freddo. E’ stato un microbo (?). I suoi familiari la portano in salvo e dieci giorni dopo tutto è rientrato nella normalità; i colori della casa sono vivaci. La donna è guarita e i vicini festeggiano con la famiglia. Ultima pagina: Madame parla con una donna. “Credo che i lupi se ne siano andati e non torneranno più.”

Un albo coraggioso, che fa venire i brividi e non risparmia la violenza delle emozioni e la potenza delle visioni di una donna in crisi (depressa, bipolare o solo “deragliata”). I colori comunicano lo stato alterato e rappresentano emozioni che forse i bambini vivono con altrettanta intensità. Feriscono la potenza distruttiva con cui la donna fa a pezzi l’albero, la furia con cui costruisce la capanna con la rete del pollaio, e la linguaccia dispettosa con cui fa il verso ai bambini-lupi che giocavano con il pallone.

In Frigo vide, dello stesso autore, si respira un’atmosfera più distesa e cittadina. Vite parallele in un condominio. Tutti gli abitanti del palazzo sono stati così indaffarati da non aver comprato niente per cena. Un vecchio che suona per la strada e trova rifugio nello scantinato ha solo qualche carota, al primo un ragazzo-ciclista ha delle uova e un po’ di formaggio, al terzo una famiglia, un peperone e dell’erba cipollina, Claire al quarto ha dei pomodori, all’ultimo la vecchietta della farina, latte e burro. Si può fare una torta insieme! E negli altri palazzi sembrano festeggiare allo stesso modo. E poi la grande convivialità tracima nelle strade, nei boulevards e migliaia di torte sono gustate e condivise tra le persone. Sembra un sogno, ma l’indomani… il vecchio suonatore viene davvero invitato a cena dal ciclista!
Nella scia di Jean-Jacques Sempé, Dorémus colora di vita il melting pot, ci trascina da un piano all’altro in un’escalation del possibile rincuorante e utopistica.

Gåetan Dorémus, Ça devait arriver, Editions Belize, 2007, 27×29 cm, 40 pp, 15,90 euro,
Gåetan Dorémus, Frigo vide, Seuil Jeunesse, 2009, 40 pp, 14,50 euro

Una bellissima intervista a Gåetan Dorémus.
Il sito personale dell’illustratore

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