Aya

25 Feb

Chez nous, il y a un proverbe célèbre qui dit : «lorsque un bébé est dans le ventre, il appartient à la mere. Lorsque il naît, il appartient à tout le monde».

Quando mia sorella faceva l’università e io le medie, guardavamo Beautiful dopo pranzo distese sul tappeto della sala, lontane dallo sguardo bonariamente severo di mia madre. Qualche anno dopo, ho seguito, come ogni adolescente intruppata dell’epoca, Beverly Hills 90210 e per un po’ io e mio marito non ci siamo persi le Desperate Housewives. Non ho ancora comprato un cofanetto di dvd con nessuna serie… Con Aya de Yopougon, invece, mi accingo a collezionare l’intera saga fino al sesto volume, pubblicata in Francia da Gallimard.
Vediamo perché è un peccato che sia stato solo pubblicato il primo volume da Rizzoli Lizard in Italia di questo libro pluripremiato (300.000 copie, tradotto in 12 lingue)… Come potreste altrimenti ficcarvi in un quartiere popolare di una città della Costa d’avorio tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta, prima che la guerra civile dilaniasse la nazione?
Chi mai potrebbe mostrarvi di cosa sono capaci le carismatiche donne di Yopougon?
Come potreste godere di un brillante frullato di feuiletton+soap opera+McCall Smith se non nelle pagine di un coloratissimo fumetto made in France?
Buffo, tenero, sensuale e ironico, lo scenario di Yopougon sembra un cortile di paese e allo stesso tempo un luogo immaginario incredibile. Diamo un’occhiata al cast della saga: le protagoniste sono tre diciannovenni: Aya (una sorta di Madonna laica, saggia, inarrivabile per bellezza e virtù), Bintou (determinata e disinibita alla ricerca di presunti riccastri che la portino via dall’Africa) e Adjoua (una “gatta morta”, mamma di Bobby – nome ispirato da Dynasty – e sogna di aprire un bar).
Ma tra le dramatis personae di Aya compaiono anche parrucchieri gay, sarti sotto pressione dal concorso di Miss Yopougon, uomini di potere e figli sfaccendati, seconde mogli tenute nascoste in paesini, padri che vorrebbero sposare seconde mogli, ragazzotti buoni venuti dal villaggio che tengono i soldi sotto al cuscino…
Guardando le tavole, Oubrerie ha recentemente illustrato Zazie dans le métro per Gallimard, ci si accorge come anche lui, piano piano, è diventato di casa laggiù in Africa. Ha messo radici tra i cavi della luce sospesi, i tramonti e le strade di terra battuta. Forse molto materiale iconografico originale ha acceso la sua immaginazione (i ringraziamenti al II e al III volume lo lasciano intendere). Nelle sue vignette, dal secondo libro, si sente la polvere tra i denti, si mettono le mani tra le pieghe dei vestiti colorati, si sente gridare e chiamarsi.
La vita ordinaria è piena di sorprese? A Yopougon non finiscono mai. Perché in fondo ai libri ci sono anche Le bonus ivorien: glossario, proverbi, ricette e istruzioni… per fare un marsupio o una gonna da un pezzo di stoffa.

 Marguerite Abouet – Clément Oubrerie, Aya de Yopougon,Gallimard-Bayou (voll. 1-6)

Il booktrailer dell’edizione italiana
L’edizione francese
Sezione del blog di Clément Oubrerie dedicata alla saga
Un’intervista televisiva all’autrice
A luglio 2012 dovrebbe uscire in Francia un film d’animazione Aya de Yop City prodotto da Autochenille Productions.

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