Archivio | 09:40

Non abito più qui

9 feb

More about Non abito più quiAnnuii e la presi sottobraccio. Allora uscì un singhiozzo, piccolissimo, e il sole lo spazzò via. A volte lui sa fare cose del genere.

Questo è un libro un po’ a singhiozzi. La scrittura ti sembra un po’ a strappi e un po’ a singhiozzi, poi ti accorgi che è come se sulle pagine venissero messi in fila i pensieri, le sensazioni e le emozioni della protagonista, così come le vive. Un po’ a singhiozzi e a raggi di sole, poi, perché è l’altalena di stati d’animo e vicende positive e altre meno, di lacrime e di sorrisi nella vita di Susan, quindici anni, genitori che si separano, valigie al seguito della madre, un impiastro a scuola e per di più bocciata alla fine dell’anno scolastico per finire in una classe dove viene presa di punta dalle altre ragazze. Il suo nuovo anno scolastico corre dietro alle vicende familiari, alle incomprensioni, alle lacrime; imbatte in un nuovo compagno di classe di origine italiane, in amicizie insperate, in un amore che fa venire il formicolio nelle dita dei piedi e le farfalle nello stomaco. Il titolo dell’edizione italiana fa riferimento alla casa dove Susan è cresciuta e dove ha abitato con la sua famiglia fino al momento del divorzio: il padre l’ha venduta e spesso lei va a guardarla. Perché nel loro giardino cresceva un albero, proprio davanti alle finestre della sua camera, un albero che lei considera un po’ suo, a cui parla e rivolge pensieri, e solo riuscendolo a salutare davvero segnerà la sua crescita e il superamento delle vicende passate. (Anche se io non ho ben capito: quell’albero è un olmo o un corbezzolo/albero delle fragole?)

Gabi Kreslehner, Non abito più qui (trad. di Anna Patrucco Becchi), San Paolo 2012,  149 p., euro 14,90

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 4.203 follower