La stella nel pugno

3 Feb

Un libro che intreccia vicenda romanzata e personaggi realmente esistiti, facendo luce su quanto il nazismo utilizzò anche lo sport e l’eroismo sportivo per formare l’idea del valore di una razza superiore. Non solo l’alpinismo, ma anche la boxe che in questo romanzo ha il volto di Max Schmeling, campione dei pesi massimi tra il 1930 e il 1932, autore di una clamorosa vittoria a New York nel 1936 sul pugile Joe Lous, utilizzata dal regime per sottolineare la superiorità di un esponente della razza bianca germanica su un avversario di colore (per poi sospendere le trasmissioni radio quando, due anni dopo, Louis si prese la rivincita). Karl Stern ha quattordici anni e vive a Berlino. Comincia a sentirsi ebreo il giorno in cui tre suoi compagni di scuola lo insultano e lo picchiano a sangue: fino a quel momento lui stesso ha pensato agli ebrei come qualcosa di diverso da lui, lui alto, biondo, figlio di una famiglia non praticante, che ha visto passare gli artisti più importanti nella galleriad’arte del padre. Ma i pugni dei compagni, nell’estate del 1934, gli guadagnano la possibilità di allenarsi proprio con Schmeling, amico di vecchia data del padre, che lo prende sotto la propria ala per farne un campione. Il mondo del pugilato, gli allenamenti, il desiderio di diventare un campione e insieme la sua passione per i fumetti (che legge e realizza lui stesso) attutiscono in qualche modo la percezione che ha del mondo esterno Karl, a cui le notizie su quel che succede intorno arrivano ma senza che lui le degni dell’attenzione che meriterebbero. Servono le lacrime della sorella minore, che a differenza di lui ha i tratti fisici tipici degli ebrei e per questo viene additata a scuola come una mela marcia, servono le lacrime della madre, la condizione sempre più indigente in cui la famiglia precipita, serve il rendersi conto che le Leggi di Norimberga gli impediscono persino di tenere per mano l’amata Greta, serve la deportazione dello zio a Dachau e la cacciata dal proprio appartamento per far capire a Karl la gravità della situazione. La narrazione culmina con il terrore della Notte dei Cristalli e la fuga dei due fratelli, salvati da mani amiche e imbarcati verso l’America. Non sappiamo nulla di ciò che succederà loro o ai loro genitori rimasti in patria o se serviranno i disegni di Picasso, di Matisse, di Dix che il padre ha nascosto sotto le copertine di vecchi libri. Il romanzo ci racconta però la lenta presa di coscienza tra gli anni ’34 e ’38, il crescere della violenza nazista, l’inasprirsi dell’odio verso gli ebrei. Con un’interessante panoramica sui fumetti che un adolescente poteva leggere all’epoca.

Robert Sharenow, La stella nel pugno (trad. di Paolo Antonio Livorati), Piemme Freeway 2012, 398 p., euro 15,50

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