Archivio | maggio, 2011

Prima c’era un fiore

31 mag

More about Prima c'era un fioreParlare del tempo. Del prima, del dopo, del poi. Di ieri, di oggi e di domani. Delle stagioni, dell’adesso, del sotto e del sopra, del quando, del dentro e del fuori. Ma anche del mentre e dell’avanti e dell’indietro. Parlare del girotondo del tempo e del girotondo della natura. Farlo attraverso i passaggi che mutano, che cambiano, che fanno gemma sul ramo e poi fiore e poi frutto. Questa la cifra scelta da Angela Nanetti per mettere in fila vento e prugne e bruchi e rondini e galline. Per non perdere il filo del tempo e delle stagioni, ci guidano le illustrazioni di Pia Valentinis. Noi lo mettiamo in vetrina oggi in cui si parla di quel che è stato e soprattutto di quel che sarà, con l’augurio che sia un “poi” più sorridente per tutti…

Angela Nanetti – ill. Pia Valentinis, a cura di Teresa Porcella, Prima c’era un fiore, Motta junior 2011, 80 p., euro 12,50

L’invenzione degli alberi da 7 a 21

30 mag

Perché in ogni albero sono scritti tutti gli anni del mondo, e le storie, la follia, la verità e l’oscuro cerchio del tempo che ci avvolge.

Galleria di quindici alberi dipinti in bianco e nero da Fabrizio Monetti, a cui Guido Quarzo si ispira per altrettante poesie e per un finale in prosa altamente poetico. Quindici alberi numerati da 7 a 21, dando cioè per scontato che gli alberi creati nei primi sei giorni siano cosa altra, mentre questi sono immaginari, alberi da contemplare per intuire il guizzo dei rami che svela la foresta nascosta, il segreto che si cela nella chioma in primavera, ma anche l’albero che non finge in inverno, messo a nudo, rami che non ha. Albero come parola tonda, come albero palla che si fa albero freccia, ramo che è breve strappo e foglia che è filo di fiato.  Albero che racconta, che svela a ben guardarlo, albero che stupisce, che fa meraviglia. Albero rompicapo, albero che conserva memoria, albero che rapisce. Sì, perché non è mica serio arrampicarsi sopra un albero immaginario e poi pretendere di poter scendere…

Testo italiano/inglese, per le edizioni Notes, che mescola arte e poesia e che – come nelle precedenti collaborazioni dei due autori in libri d’arte precedenti (Il costruttore di torri, Hopfulmonster, 2000 e Nella casa del signor Tuono, Lapis, 2006) – ha dato vita a una performance da presentare ai giovani lettori in scuole, biblioteche, librerie, gallerie.

Fabrizio Monetti – Guido Quarzo, L’invenzione degli alberi da 7 a 21 (trad. di Piergiacomo Petrioli), Notes 2011, 40 p., euro 13,90

Tetano

28 mag

More about Tetano

“Durante l’estate, in un paese dell’Appennino, tre ragazzi progettano la loro grande impresa. Vogliono costruirsi una zattera e con questa solcare il fiume che scorre non lontano dalle loro case, nascosto tra i muschi e i fusti secolari. Ma il fiume è interrotto da una diga artificiale, e per i boschi si aggirano strani ceffi. E lo stesso «tranquillo» paesino in cui i ragazzi stanno crescendo nasconde più tensioni e più misteri di quanto abbiano mai sospettato.”

Ho deciso di inserire la sinossi dell’editore, non per pigrizia, come ammetto a volte mi capita, ma perchè non avrei saputo da che parte iniziare con la descrizione di questo magnifico romanzo. Mi spiego meglio. La vicenda può essere raccontata da diversi punti di vista, ci sono diversi livelli di lettura e infine non voglio raccontare troppo perchè questo romanzo va scoperto pezzo a pezzo e la vicenda deve essere ricostruita con i protagonisti.

Ci sono molti temi e molte suggestioni, c’è il King de Il corpo (il racconto da cui è stato tratto Stand by me), la stessa precisione nel descrivere il passaggio tra infanzia e adolescenza, i boschi e il loro fascino sui ragazzi in braghe corte…ma c’è anche molto altro, c’è Tetano, il ragazzo del titolo, protagonista di questa storia. Tetano con la sua lotta contro la realtà che ha davanti, con la sua ostinazione, con la speranza che questo personaggio incarna.  E ci sono i tipici personaggi da paese, che non hanno nome, ma soprannome, sfottuti e derisi per la loro diversità, per la loro unicità che li rende così lontani dalla mediocrità degli abitanti, che li invidiano per la loro struggente purezza. C’è un’aria selvatica che attraversa le pagine, che rende vivi i boschi dove agiscono i personaggi.

Un romanzo sul passaggio, quasi un’iniziazione,  e sulla perdita, perchè quando si supera la soglia si lascia sempre indietro qualcosa .

Alessio Torino, Tetano, Minimum fax  2011, pp.241, € 14

La mia prima storia dell’arte

27 mag

Béatrice Fontanel è un’esperta nel comunicare arte e bellezza ai ragazzi. Sonda ci propone questo suo testo, una passeggiata nella storia dell’arte attraverso i secoli, dalle incisioni rupestri a Jeff  Koons, passando attraverso MedioEvo, Rinascimento, Barocco e Rococò e poi i contrasti, le rivoluzioni e il grande laboratorio dell’arte sperimentale. Un’impostazione grafica eccezionale fa sì che questo testo possa, credo, aspirare a diventare una pietra fondamentale nell’educazione artistica dei ragazzi e va a coprire un vuoto nelle proposte didattiche rivolte all’infanzia: ogni argomento viene affrontato su una doppia pagina, con una spiegazione concisa, spesso ricca di riferimenti al periodo storico, agli avvenimenti sociali, all’accoglienza da parte della critica. Il testo è accompagnato da immagini di alta qualità che occupano la gran parte dello spazio e che invitano a tuffarcisi dentro: a pagina 57, ad esempio, sembra proprio di essere nella stessa stanza della Lattaia di Vermeer, di sentire il rumore del latte che scivola nella ciotola e il profumo dei semi di sesamo del pane. A pagina 83 si sente addosso l’acqua fresca dell’Asnières dipinta da Seraut. A pagina 76 si sta in silenzio davanti al tramonto, ascoltando quel che si sussurrano i due uomini nel Paesaggio serale con due uomini di Friedrich.

Le smorfie dell’espressionismo, il rebus del surrealismo, l’arte civile e quella che assembla materiale di recupero: una passeggiata che appaga gli occhi e aguzza la curiosità, facendo venir voglia di approfondire su un certo artista o su un certo periodo.  Un libro per parlare di arte dicendo quanto suscita in noi: stupore, sorrisi, tristezza, qualcosa che “sembra scavarci dentro come fanno i lombrichi quando muovono la terra”.

Béatrice Fontanel, La mia prima storia dell’arte (trad. di Mariateresa Cerretelli), Sonda 2011, 112 p., euro 24,50

Ladolescenza

26 mag

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Questo albo di Marco “Makkox” Dambrosio è particolare già per il fatto che è un’autoproduzione, nel senso che l’autore ha deciso di raccogliere delle storie già pubblicate e una inedita che ruotano attorno all’infanzia e all’adolescenza, e di stamparle come voleva lui in formato A4 con due tipi di carta diversa come potete leggere qui.

Come scrive Makkox nell’introduzione sono “storie di nostalgia” perché “molte cose che scrivo e disegno nascono dalla spinta, no: dall’impeto doloroso della nostalgia” . E aggiunge “Sono nostalgico dell’infanzia, di quello sguardo sul mondo. Dell’infanzia, e dell’adolescenza anche. Diverse, ma accomunate dalla crescita. Crescere, formarsi, nell’insieme, corpo e mente non è solo un periodo cronologico, una fase storica personale, è di più: si è altro.”

Aggiungo che sono storie bellissime, divertenti, melanconiche, ciniche e vere. Sono storie in cui si ritrovano frammenti della propria infanzia e della propria adolescenza, più che nei fatti, nei profumi e nei sapori che suggeriscono.

Cercatelo nelle fumetterie che l’hanno comprato, non ve ne pentirete…ci sono alcune delle più belle pagine sull’età di mezzo che abbia mai letto.

Marco Makkox Dambrosio, Ladolescenza, pp.48, € 10

Piano piano

25 mag

More about Piano pianoSono tante le cose che si fanno piano piano, perché ci sono tanti tipi di “piano”. “Piano” può essere delicato, silenzioso, soffice, morbido, pensato, improvvisato, lento, dolce, concentrato. Questo piccolo albo, con le illustrazioni lievi di Renata Liwska e il testo di Deborah Underwood, mette in fila tutta una serie di azioni accomunate dallo stesso modo “piano”: giocare a nascondino e mettere a nanna il pupazzo, non spaventare il passerotto, stare tra amici, ma anche prendere “piano” (cioé con calma e a piccole dosi!) la visita della zia accompagnata dalla sua iguana. Questo libro che attraversa una giornata (si va dallo svegliarsi piano fino al sonno che arriva piano piano), che sfiora le stagioni, ci fa pensare a tanti possibili “piano” che ci riempiono: la neve cade piano e piano si aprono i fiori di ciliegio, le formiche passeggiano piano sui nostri piedi, il gelato si mangia piano, il sole ci solletica piano la pelle, piano si accarezzano le pieghe degli occhi, le coccole e gli abbracci fanno bene piano piano.

Questo “The Quiet Book” è stato assai premiato all’estero. Un mese fa le due autrici hanno pubblicato “The Loud Book”, pieno di suoni, rumori e stupori: lo aspettiamo!

Deborah Underwood – ill. Renata Liwska, Piano piano (trad. di Paola Parazzoli), Rizzoli 2011, 32 p., euro 12

L’ultima possibilità

23 mag

More about L'ultima possibilitàQuesta storia può essere raccontata in molti modi. Ora sembra una storia d’amore, ma, credimi, non lo è. Io non sono innamorato. Non è di questo che si tratta. O almeno così credo. Forse lo sono, innamorato. Ma non so davvero di chi. Forse della fabbrica. Era magnifica, lontana da tutto. Per me era la libertà.

Per Borea Brandi, 12 anni, che ti prende per mano e ti racconta la sua storia, libertà è avere le ali, volare su uno skate come lui adora fare e come puoi fare solo se non hai paura. Ma Borea ha anche inanellato una serie di guai, di espulsioni ed è sulla buona strada per diventare un “discolo senza speranza”, un Ragazzo Perduto (quelli che vengono dimenticati da tutti e il cui nome diventa impronunciabile) se non saprà cogliere l’opportunità ultima che la nuova scuola gli offre. In autunno infatti entra alla “Casa delle Possibilità”, grazie all’intercessione della nuova compagna del padre che proprio lì è consulente didattica. La “Casa delle Possibilità” è un luogo parecchio inquietante, trasparente come una sfera di cristallo, dove firma un documento che recita “Il sottoscritto Borea Brandi sceglie l’avvenire” e finisce in una spirale di regole, metodi severi, rinunce assurde, dove ogni cosa ha un prezzo. Il contratto che ha firmato lo obbliga a rispettare dei limiti, obbliga i suoi genitori a seguire delle regole, lo porta dritto a una serie di punizioni inconcepibili, addirittura a subire un processo davanti a tutti gli allievi. Borea sogna la libertà, la cerca mentre sta seduto nel suo banco (quello che prima apparteneva ad India, “l’allieva più impossibile di tutti i tempi“), la vede fuori dalla finestra : la libertà è una vecchia fabbrica in disuso, con le finestre buie o coperte da fogli di compensato, lo stesso edificio scombianto in cui Borea capita una notte fuggendo di casa. Nella fabbrica trova India, che fa “la custode” di alcuni ragazzini che come lei sono scappati dalla loro  ultima possibilità per salvarsi. Ragazzi che vogliono avvertire Borea con i loro gesti, comparendogli davanti quando meno se lo aspetta, lasciandogli frasi scritte sulle pareti del suo acquario e lecca-lecca e graffiti così belli che potresti scivolare con lo skate lungo le lettere, ragazzi che intuiscono cosa si nasconde davvero nei meandri della scuola. E il lettore scende per mano a Borea nei sotterranei dell’edificio scolastico, scopre delle teche di vetro e il loro inaspettato contenuto, si avvicina a una verità e continua a leggere perchè non vuole credere che sia possibile quel che gli si sta svelando. E poi continua a rimanere inchiodato alle pagine per capire cosa succedere nel culmine del momento finale, laddove è possibile perdere tutto o vincere tutto, consapevole che ci sono momenti in cui non si può ubbidire, momenti in cui bisogna avere le zanne e custodi vigili sempre accanto a noi.


A volte, quando mi giravo di scatto, sulle prime non la notavo. Era facile guardare oltre. Non so se capisci che cosa voglio dire. A volte la prendevo per la spalla solo per assicurarmi che ci fosse veramente, in carne e ossa. A volte la vedevo soltanto perché sapevo che c’era. Lei stessa, davanti a questi discorsi, si metteva a ridere, e allora ti diceva che succede così quando uno ha la capacità di rendersi invisibile. Ma io lo pensavo sul serio.

Tutto questo libro ti tiene inchiodato al mistero inquietante che aleggia intorno a questa Casa delle Possibilità e che è ben rappresentato dalla copertina scelta per l’edizione francese (la potete vedere qui); ci permettiamo però, tra tutte le pagine, di segnalarvi la bellezza del capitolo 49 e di quell’idea di comunicazione.

Seita Parkkola – ill. Jani Ikonen, L’ultima possibilità (trad. di Nicola Rainò), San Paolo 2011, 365 p., euro 18.

We got it!!

21 mag

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Appena ricevuto il premio Andersen!!!

Chiamatemi Sandokan!

20 mag

Quando facevo la scuola elementare la mia amica Federica ed io passavamo insieme tantissimo tempo: pomeriggi, estati, sere calde nel giardino della sua o della mia casa. Federica aveva uno svantaggio/vantaggio: un fratello di due anni più grande di noi, Marco. Nonostante la differenza d’età, nonostante fossimo femmine, probabilmente per l’essere maschiacci anche noi (con grazia, ma maschiacci!) avevamo spesso il privilegio di essere ammesse a giocare nella banda di Marco, Simone, Stefano, Matteo, Davide che giocavano regolarmente … a Sandokan. Il giardino sul retro diventava un mare da solcare, l’orto in fondo con le alte piante di pomodoro una foresta, il fico l’albero maestro su cui arrampicarsi per guardare l’orizzonte e Buck, il cane dei cugini, la bestia feroce che cercavamo invano di ammaestrare perché balzasse dal cespuglio – lui palla di pelo gigantesca – a tempo debito. A questi miei pomeriggi bambini mi fa pensare l’omaggio che Fabian Negrin ha voluto fare a Emilio Salgari, ricamando intorno alle vicende di Sandokan un racconto che parla di lui stesso bambino e di tutti i ragazzini che hanno respirato avventura e libertà leggendo le pagine di quei romanzi (il che – ha detto Roberto Denti presentando il libro al Salone del Libro di Torino – fa di Sandokan un “ladro di bambini” nel senso migliore del termine, nel senso di averli rapiti verso certe avventure).

Una ragazzina che  si annoia durante le vacanze a casa della nonna scova in un armadio dei libri di Salgari appartenuti al padre e li divora. Non appena arriva il cugino gli propone di giocare a Sandokan, ma a quel tonto bambino che nulla sa deve spiegare tutto, leggere brani di libro per farlo entrare in atmosfera e soprattutto assicurargli che è davvero un  gioco pericolosissimo… così i due si calano nella parte e le illustrazioni ci portano nella Malesia, tra i pirati, sulle navi.

Il libro è dedicato ai due zii dell’autore che, come dice lui stesso, gli comprarono i libri giusti. E a tutti i lettori che si fecero Sandokan e Yanez e, inutile dirlo, Marianna!

Fabian Negrin, Chiamatemi Sandokan! Omaggio a Emilio Salgari, Salani 2011, 64 p., euro 13

L’inverno d’Italia

19 mag

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Descrizione dal sito della Coconino : Una tragedia rimossa e dimenticata. Una pagina vergognosa della nostra storia. Davide Toffolo fa rivivere a fumetti la memoria di circa 300mila cittadini sloveni rastrellati e deportati in vari campi di concentramento in Italia dal regime fascista di Mussolini a partire dall’autunno del 1941.

Dire che questo è un fumetto di cui c’era bisogno può risultare quasi scontato, ma è drammaticamente vero. Davide Toffolo, con il suo tratto asciutto ci conduce nel campo di Gonars, in provincia di Udine, dove attraverso lo sguardo e le vicende di due bambini lì internati ci parla di una storia dimenticata, o meglio, volutamente rimossa. Quando si parla della seconda guerra mondiale si tende sempre a pensare che certe cose gli italiani non le hanno fatte, erano i nazisti a farle, gli “italiani brava gente” non si sono occupati di cose come i campi di concentramento…ma purtroppo non è così, anche noi gli abbiamo avuti, anche noi abbiamo deportato famiglie e intere popolazioni. Forse non siamo stati feroci come i nazisti, ma le nostre responsabilità ci sono. E nasconderle non serve, certe cose si ha il dovere di ricordarle, nella speranza che il ricordo ci preservi dal commetterle ancora.

Chiudono il volume alcuni disegni realizzati dagli artisti sloveni internati nel campo, che sono conservati presso il  Museo di storia contemporanea della Slovenia di Lubiana.

Davide Toffolo, L’inverno d’Italia, Coconino, 2011, € 14, pp. 152

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