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Il dono dei magi

8 giu

il dono dei magiCapita che un albo rimanga nella pila dei libri da sfogliare e da leggere per un po’ di tempo e poi, come nelle migliori tradizioni, si finisca per leggerlo a casa di qualcun altro, su una copia che non è la tua. Così “Il dono dei magi” è rimasto seppellito da altri vicino a una delle poltrone di casa e io son finita tra le sue pagine altrove, in un primo pomeriggio di pioggia battente su Genova, quando tutto intorno si è annullato e io ho scoperto che quella storia che veniva da lontano era in realtà molto più prossima a me di quando potessi immaginare.

Questo è quel che ne ho scritto sulla rubrica che saltuariamente teniamo, come blog, su Il Fatto Quotidiano. L’albo merita sicuramente di essere letto e, anche a mesi di stanza dall’uscita, non potevamo lasciarcelo scappare!

In molti dei libri che leggiamo è possibile trovare qualcosa che ci somiglia: a noi, a dei tratti della nostra storia, a delle sensazioni vissute. A volte poi capita di imbattersi per caso in una storia che ha il sapore esatto di qualcosa di conosciuto; così si possono legare i personaggi incontrati sulla carta a un mondo reale o al racconto di esso.

Il dono dei magi è un albo edito da Orecchio Acerbo nell’ottobre 2013 e porta le illustrazioni sontuose, quasi regali nei toni del verde e del rosso su cui è giocato, di Ofra Amit, accanto al testo di O. Henry, pseudonimo con cui William Sydney Porter scrisse questo racconto nel 1906. Della ha un vestito rosso nella prima illustrazione in cui la incontriamo, ma rosse sono – ci dice il testo – anche le sue guance ogni volta che i negozianti del quartiere l’accusano di avarizia, quando tenta di tirare sul prezzo. La situazione finanziaria sua e del marito è drasticamente peggiorata e in questa vigilia di Natale non le restano che un dollaro e ottantasette centesimi per comprare un regalo a Jim. Così, per avere del denaro che le permetta di acquistare un regalo degno, la ragazza taglia i suoi lunghi, bellissimi capelli, rendendo così inutili i pettinini che lui ha scelto per lei, sacrificando a sua volta il suo orologio da taschino.

Ofra Amit vi fa venir voglia di mettere le mani tra i capelli della protagonista, di spettinarla, scioglierli e passarci dentro le dita. Alla mano esperta del parrucchiere basta alzarne la massa per valutarli e offrire venti dollari. La stessa mano esperta con cui Ettore ha svolto per anni il suo lavoro in giro per il Nord Italia e la stessa con cui, anziano, valutava ancora le chiome con un tocco leggero, anche se non si trattava di compravendita ma solo di fare un complimento che per lui valeva oro. Ettore è uno degli ultimi caviè di Elva, paese in alta Valle Maira (Cuneo), per anni capitale della lavorazione dei capelli umani che venivano comprati porta a porta in Pianura Padana, riportati in valle, lavorati con riconosciuta perizia e venduti a Parigi, a Londra, negli Stati Uniti. Il mestiere dei pelassiers, come si dice in occitano, ma anche i loro viaggi, i loro incontri sono stati raccontati in un documentario di Fredo Valla e in un museo che raccoglie le testimonianze di un mondo che sui capelli ha vissuto per decenni, in un luogo difficilmente irraggiungibile in inverno almeno fino agli anni Sessanta e ancor oggi di grande fascino.

Le testimonianze raccontano sovente anche degli occhi delle donne costrette a vendere i capelli per guadagnare un minimo e la vergogna delle ragazze costrette a coprirsi per mesi la testa con cuffie e foulard, prese in giro dai fratelli e dalle amiche. Proprio come Della che nel racconto vende “per generosità aggiunta all’amore” i propri capelli, uno dei più grandi tesori della casa.

O. Henry – Ofra Amit, Il dono dei magi (trad. a cura di Orecchio Acerbo), Orecchio Acerbo 2013, 48 p., euro 16

Manifesto segreto

10 apr

Manifesto_segreto_cover“Manifesto segreto” non è una dichiarazione di intenti da tenere celata gli occhi e alle orecchie altrui; è segreto probabilmente perché per il momento sta solo nei pensieri e nella testa di te lettore e non si saprà quel che sarà finché non aprirai le pagine grandi che ti vengono offerte e – armato di forbici, colla, colori e idee – costruirai uno o più manifesti da appendere per dire chissà che.

Infatti questo libro contiene una decina di sfondi su cui lavorare e una serie di pagine dove Guido Scarabottolo ha disegnato delle figure da ritagliare e da utilizzare a piacimento; sono dei veri e propri inventari, dei cataloghi tra cui scegliere: alberi, cibi, persone, animali, oggetti vari, mezzi di trasporto e poi una serie di parole con font diverse da mescolare a piacimento.

Insomma, puoi comporre qualcosa tipo “Vietato stare fermi a braccia aperte per puro caso”, appiccicarlo sullo sfondo dove piove, aggiungere le indicazioni per “tana libera” e coronare il tutto con flora e fauna di tuo gusto. Ma ci sta anche qualcosa tipo : “Bang! Frenesia di baci rubati in libertà. Finalmente” e così via.

Nel libro c’è poi un manifesto finale a opera di Fausta Orecchio che ne ha curato la grafica e ci sono almeno due manifesti su cui io davvero non incollerei nulla; li appenderei sul muro così, con la loro semplice bellezza muta che dice tanto.

ll sito di Scarabottolo.

Guido Scarabottolo, Manifesto segreto, Vànvere edizioni 2014, 20 p., euro 17

Dopo

29 gen

Dopo

Dopo la galleria di teste e pensieri omaggiataci in A che pensi?, ecco una nuova infilata di attimi, in pagine su cui Laurent Moreau fa crescere selve fiorite e boschi di funghi o di alberi uno diverso dall’altro, infila il vento, sgrana la sabbia della spiaggia, dà materia ai sogni e forma alla rabbia; regala caschi quasi da astronauta al protagonista quando guarda liti e lacrime.

La scansione generale è temporale: nello scorrere delle pagine passano le stagioni – dalla primavera all’inverno; passa anche la giornata – e il blu della notte si condensa nella ali degli uccelli che leggeri fanno spazio al mattino; passa il tempo della vita – compreso quando ci si interroga di fronte alla morte o su come si cambierà negli anni.

Il filo dei pensieri è quello logico dei bambini: la semplicità cioè in cui la pelle raggrinzita dopo il bagno sta accanto alla sveglia che suona, ma anche alla linea dell’orizzonte, allo stupore dell’inverno, al seme che cresce, all’attimo che passa per sempre.

Illustrazioni che parlano di quel che viene dopo per dire l’adesso, per dire le conseguenze ma sempre vivendo quel che c’è ora. Illustrazioni che amo, proprio come le teste colorate dell’albo citato in apertura, perché a ciascun attimo posso dare un nome: perché so chi è il bambino che non vorrebbe mai tornare a casa dopo un pomeriggio coi cugini; perché so la bellezza della testa che gira perché sei rotolato in capriole lungo un pendio fiorito; perché so la maestosità del mare; perché so chi rabbrividisce nell’asciugamano; perché c’è qualcuno che mi aspetta; perché dopo un lungo silenzio non si sa più cosa dire, ma per fortuna si può stare in silenzio pieno e sorridersi.

Le illustrazioni di Laurent Moreau. Il suo sito.

Laurent Moreau, Dopo (trad. di Paolo Cesari), Orecchio Acerbo 2014, 44 p., euro 15,50

Il buco

18 nov

buco

C’è un protagonista che si è appena trasferito in una nuova casa, tutto ancora imballato negli scatoloni e giusto un cactus a sorridere sul ripiano dei fornelli. E c’è un buco. Un buco nel muro tra la cucina e il bagno di cui il nuovo inquilino si accorge solamente quando si siede per mangiare l’uovo che si è appena fritto. Ed è un buco che si muove, che cambia posizione, che tende trappole d’inciampo, che a fatica si lascia chiudere nello scatolone per essere portato nel laboratorio scientifico dove lo analizzano. Esplosioni, contrasti, analisi al microscopio e poi un contenitore di vetro per tenerlo archiviato in attesa di una possibile spiegazione. Intanto il buco, incastonato nella pagina e fuori dallo scatolone, segue il protagonista, si fa parte della città, in pagine senza parole a cui cucire addosso una storia, osservando, cercando, ridendo.

Øyvind Torseter, Il buco (trad. di Maura Loi), Orecchio Acerbo 2013, 64 p., euro 21

Mio padre il grande pirata

10 lug

Padre_pirata

Il padre del protagonista, che narra in prima persona, è un pirata: per questo vive lontano e quando torna racconta storie di mare, di tesori, di compagni di ciurma e di avventura e di una nave chiamata Speranza “come la speranza di tornare a casa”. Il protagonista raccoglie regali, ricordi, tracce di viaggi su una mappa e le immagini del tatuato col suo pappagallo Centesimo, del Barbuto, di Figaro, Libeccio e tutti gli altri. Finché tocca a lui partire insieme alla mamma e sognare la nave e il porto: ma non c’è mare quando scendono dal treno; c’è la pioggia di un paese che si chiama Belgio dove il padre lavora in miniera e dove ha appena rischiato la vita in un crollo che ha provocato la morte di molti compagni.

In una stanza d’ospedale dove se lo aspetta morto, il bambino ritrova vivo un padre che non conosce, che vive nelle baracche di legno, che torna per sempre al paese per raccontargli di aver desiderato e sognato di essere marinaio. Poi un giorno un nuovo viaggio per salutare la “nave” che finisce la sua attività, un incontro di uomini invecchiati tornati là dove hanno coltivato la speranza di tornare nel posto in cui erano nati e partiti senza averne manco un grammo. I loro volti ossuti e spigolosi, i loro occhi persi lontano in ricordi e pensieri a compagni perduti portano dentro le storie di emigrazione, i sogni segreti, le speranze che le hanno supportate.

A proposito di storie di miniera e emigrazione italiana, recuperate in biblioteca “Morte di un cane” di Gudule, pubblicato nel 1994 dalla E.Elle nella collana Ex Libris.

Il sito di Davide Calì. Il sito di Maurizio Quarello.

Davide Calì – illustrazioni di Maurizio A.C. Quarello, Mio padre il grande pirata, Orecchio Acerbo 2013, 48 p., euro 16

A che pensi?

15 feb

More about A che pensi?

L’ho sfogliato, risfogliato, cullato per poi accorgermi che non ne avevo mai parlato. Ma come si fa a parlare di quel che c’è dentro una testa, dove frulla di tutto: idee, pensieri, sogni? Perché questo è un libro di teste, con tante finestre che permettono di fare quello che ogni tanto ognuno desidererebbe: diventare una proverbiale mosca bianca ed insinuarsi addirittura non solo tra le conversazioni delle persone, ma proprio tra i pensieri. Alziamo le finestre e scopriamo i pensieri: i grovigli che disegnano le preoccupazioni, i serpenti colorati che fa nascere la gelosia, il volo leggero che regala l’evasione di leggere un libro, l’insinuarsi nella mente della persona di cui ci si sta per innamorare, i leggeri ghirigori della musica in testa, l’ammucchiarsi delle lettere quando non si trovano le parole., la pioggia della tristezza che allaga la mente. Per poi scoprire, sulle ultima carte di guardia, che tutte le persone di cui abbiamo scoperto i pensieri sono insieme su una piazza e che c’è un filo, un legame tra alcuni di loro.

La mia testa preferita? Il prato di erbe fiorite di Lorenzo che, coccinella sul dito, non vede l’ora che torni l’estate. O forse Nina che sogna una passeggiata in campagna e quel sogno di fiori e fringuelli somiglia così tanto alla fisionomia del suo volto da farmi venire in mente quando si dice che quel che pensi te lo si legge in faccia!

Il sito di Moreau. Le sue illustrazioni.

Laurent Moreau, A che pensi?, Orecchio Acerbo 2012, 44 p., euro 16,50

Salto

6 set

More about SaltoCome i suoi fratelli di collana, anche questo racconto di Tolstoj che orecchio acerbo pubblica nei Lampi Light si presta ad essere letto ad alta voce, accompagnando la narrazione con la condivisione delle illustrazioni che accompagnano il testo. In questa collana ci sono diversi testi che cattureranno senza dubbio il pubblico dei giovani lettori e che credo siano ideali per avvicinarli ad una considerazione anche dell’illustrazione vista al di là del pregiudizio ancora troppo comune che “i disegni” stiano nei libri dei piccoli. Penso a Janet la storta di Stevenson, uscito in contemporanea al libro in oggetto, che farà la felicità di quei ragazzini che stanno a bocca aperta davanti al coltello che accompagna la prima frase de Il figlio del cimitero di Gaiman (e sicuramente sapranno apprezzare i tratti di Quarello). Questo Salto invece lo si può leggere anche coi ragazzini degli anni finali della scuola primaria: racconto veloce di una scimmia che, incitata dal divertimento della folla, ruba il cappello al figlio del capitano della nave e si fa inseguire fino al pennone dell’albero più alto, in un gioco sospeso tra equilibrio e terrore. E al capitano tocca un gesto impensabile per salvare il suo bambino.

Oltre alla lettura si può “giocare” con le illustrazioni di Maja Celija (che qui si racconta in un’intervista di qualche anno fa, in 1+1 puntata), ad esempio col catalogo di facce che stanno a naso in su, con tante espressioni diverse, a seguire lo svolgersi dell’inseguimento. Unica avvertenza: quando lo leggete facendo vedere le immagini, ricordate che al momento del salto del bambino segue l’illustrazione in cui balzano in mare i marinai, di cui il testo parla solo alla pagina successiva: piccola sorpresa per chi si aspetta la caduta in mare di uno e si trova davanti un tuffo generale.

Lev Tolstoj – ill. di Maja Celija, Salto (trad. di Olga Romanova, postfazione di Goffredo Fofi), orecchio acerbo 2012, 36 p., euro 12,50

e già che l’abbiamo citato:

R.L. Stevenson – ill. M.A.C.  Quarello, Janet la storta (trad di Paola Splendore, postfazione di Goffredo Fofi), orecchio acerbo 2012, 64 p., euro 15

Fiabla-bla

16 apr

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Fiabla-bla è un gioco irriverente che spettina le fiabe, arruffa i finali e sferza le aspettative.

Precisazione: Fiabla-bla va non solo letta con lo sguardo analitico e sintetico allo stesso tempo, ma va anche drammatizzata seguendo le indicazioni della grafica (la voce deve rispettare la partitura dei pesi dei corpi e delle direzioni).

Fiabla-bla è un albo che invita a guardare e a leggere le figure di alcune storie bizzarre che vengono in parte da un repertorio “classico”: arrivano dalle fiabe le parole (personaggi, verbi, preposizioni e articoli); e in parte da un set inventato: le forme (12) e i colori (7).

Combinando le parole e le forme, i due autori hanno inventato delle buffe, irriverenti, spassose storie in cui i personaggi baciano, si trasformano, salvano, liberano, si nascondono, diventano ecc.
L’albo è un esercizio della fantasia che deve molto all’OuLiPo (a cui si rende omaggio nella pagina introduttiva) e dà ancora oggi esiti inattesi.
Avreste mai pensato di riconoscere al volo una ballerina senza gamba? O di vedere una nonna che mangia un soldato e con un bacio libera un lupo?
Quasi tutto è possibile in Fiabla-bla: le nonne diventano giovani, un pescatore diventa una moglie, la forma di una bocca diventa un albero.
Se Scarabeo e i giochi linguistici ci hanno “abituati” alla vertigine combinatoria del linguaggio e della sintassi delle storie, raramente ci siamo esercitati con le forme e abbiamo ragionato con loro, stando a vedere dove ci avrebbero portati (da una goccia a…, da una linea a…, da una campitura a…). Ma quando si sceglie una forma la si può ingrandire, rimpicciolire, orientare e anteporla o nasconderla dietro un’altra. Se disegnare insegna a pensare, in queste pagine c’è da ancheggiare tra le idee, da volteggiare tra ipotesi, da fissare i finali pronti a riscriverli.

Ricapitolando… questo libro è:
una palestra per l’immaginazione, esercitata sia nel trovare i soggetti sia nell’inventare nuove combinazioni possibili,
particolarmente indicato per i soggetti alfabetizzati con lo sguardo sclerotizzato,
consigliato per i genitori che vogliono ritrovarsi la casa piena di pezzettini dei collage che arriveranno a breve.

Un libro che dà il meglio con i bambini disegnatori e con i bambini parolieri.

Il booktrailer. Il sito di Olivier Douzou.

Fausta Orecchio – ill. Olivier Douzou, Fiabla-bla, Orecchio acerbo 2012, 54 p., 15 euro

Associazioni di libri con “la caccia del dettaglio”:

Aleksandra Machowiak, Scovalo, Comma22, 16 p., 14 euro.
Fabien Laurent, Didier Levy, Shen Shan. Dov’è finito Litchi?, L’ippocampo, 32 p., 15 euro

Il giorno in cui la mucca starnutì

2 dic

Un classico dell’illustrazione americana per ragazzi, pubblicato per la prima volta nel 1957, in cui James Flora racconta di una catena di eventi catastrofici generati dal semplice starnuto… di una mucca! Fletcher, il fratello di chi racconta (la colpa è sempre dei fratelli!), ogni mattina il compito di portare ad abbeverarsi al ruscello la vecchia mucca. Un mattino, per inseguire un coniglietto, se la dimentica a mollo e la mucca Floss si prende un bel raffreddore. Il primo starnuto sveglia un topo che dorme tra il fieno nella stalla, il gatto lo vede e per prenderlo atterra sul capretto che a sua volta si fionda nel viale e rotola sul maiale e… e si dà il via così a una catena di scontri, incidenti, peripezie che coinvolgono il postino, il sindaco, la scuola, lo zoo, in un rotolare da collina a montagna all’oceano fino ad arrivare ai fuochi d’artificio e ai pompieri che rovinano tutto il divertimento. Tra rulli compressori e ruote panoramiche, capriole e salti carpiati, questo libro divertentissimo permette, in un alternarsi di pagine colorate e in bianco e nero, di fare suoni versi rumori: è tutto un crash, uaaa, ziip, frrr, bum, splash, pum, ptaapum-pim-pam. Insomma si legge tutto d’un fiato senza fermarsi ed esibendo la capacità del lettore a far versi, versini, versacci. Io so già da chi farmelo leggere. E voi? :-)

James Flora, Il giorno in cui la mucca starnutì (trad. di Elena Fantasia), Orecchio Acerbo 2011, 44 p., euro 16.

Chi vuole un rinoceronte a un prezzo speciale?

15 nov

Quando ero molto piccola, mio cugino mi cedette il suo prezioso cavallo a dondolo visto che era troppo impegnato a convincere la nonna a comprargli e custodirgli un cavallo vero “che tanto dorme in piedi in giardino, mangia l’erba, ti porta la spesa e ti tiene anche compagnia”. Di sicuro avrebbe apprezzato molto questa storia che decanta le virtù domestiche del rinoceronte.

Di Shel Silverstein ho sempre amato la poesia silenziosa di Un albero (Salani, 2009), che nella sua lineare semplicità mi faceva pensare a tutto quel che questo autore è stato: Mick Jagger e Johnny Cash hanno cantato i suoi testi, ha scritto colonne sonore e testi teatrali, poesie e libri per bambini (quando Tomi Ungerer ha insistito…). Oggi questo suo albo pubblicato da Orecchio Acerbo mi fa ridere a crepapelle. Perché tra i tanti animali possibili, non scegliere un rinoceronte da tenere in casa? Può tornare utilissimo al momento di chiedere la paghetta al papà o di spiegare alla mamma che no, proprio non siete stati voi a fare guai. Ama i fumetti, è quieto come un criceto, all’occorrenza può far da attaccapanni, aiutare la nonna a far le ciambelle e giocare ai pirati. Certo, non è molto attento a dove poggia i piedi, ma adora giocare a nascondino e soprattutto adora sorprenderti. Venite a scoprire tutte le doti, le virtù e i segreti del rinoceronte. Il tratto di matita di Silverstein regala buffe espressioni a un rinoceronte sornione e furbetto, che maschera al meglio le sue impronte e imita il gesto del silenzio del suo amico umano scendendo le scale a mezzanotte. E dalla quarta di copertina, un rinoceronte comodo comodo per leggere insieme.

Edizione con testo inglese a fronte (utile allora anche per i giovani lettori che si esercitano con questa lingua), come già per il leone Lafcadio. Sul sito di Orecchio Acerbo potete scaricare qui il pdf con un assaggio del libro.

Shel Silverstein, Chi vuole un rinoceronte a un prezzo speciale? (trad. di Paola Splendore), Orecchio Acerbo 2011, 64 p., euro 18.

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