Archivio | Giovani Adulti RSS feed for this section

Io e mio fratello

29 ott

simo

Questo libro vi travolge con la parlantina di Mercè, protagonista dodicenne, che descrive il suo quotidiano alle prese col fratello Pol, ventinovenne affetto dalla sindrome di Down. In casa si fa decisamente affidamento su di lei per gestire il tempo in cui Pol non è impegnato al laboratorio che frequenta con profitto e impegno. Pol è dolce, attento agli umori della sorella, conscio di certi propri limiti. Ma è anche irritabile, testardo come un mulo, con la risposta pronta all’occorrenza e deciso a difendere ciò a cui tiene. La situazione a casa esplode quando Pol si innamora di Maria, la figlia della nuova domestica, anche lei affetta – pur in maniera più lieve – dalla sindrome di Down: un innamoramento reciproco e forte, pronto a combattere contro i pregiudizi e con chi pensa che la loro relazione sia impossibile. L’autrice affronta così il nodo della vita autonoma dei ragazzi affetti da questa disabilità e quello della loro vita sessuale (a proposito, se vi capita guardatevi The special need di Carlo Zoratti), con uno sguardo non scontato che mette sulla pagina le diverse posizioni dei famigliari: l’intransigenza del padre di Pol e il suo cadere nella più bieca volgare scontatezza;  le perplessità della madre (che prima incoraggia le uscite di Pol e Maria quasi trattandoli come bambini dell’asilo per poi accorgersi di non saper gestire la situazione), la soluzione della madre di Maria, i pregiudizi della società, il punto di vista dei ragazzi stessi che portano la testimonianza di chi ha una vita indipendente e autonoma.

Intanto Mercè cresce, si confronta con una compagna di classe (lunghezza delle gambe, volume del seno, numero di amici in compagnia), affronta la preparazione della parte principale per il saggio teatrale della scuola. E fa l’insolente, come dice sua madre, e il lettore la comprende: metodo di difesa nei confronti del cinismo dei genitori e unica possibilità di risposta a volte per riuscire a sopravvivere nella giungla familiare.

Questo libro vi tocca perché Mercè racconta quel che vive senza sconti: quanto è difficile a volte supportare e sopportare Pol, quanto i genitori siano insensibili di fronte a certe situazioni, quanto sia duro il confronto con le amiche adolescenti. E davvero c’è tutto il dolore crudo del rendersi conto della leggerezza con cui i genitori affrontano certi argomenti o dell’abilità con cui svicolano o nascondono, nello scoprire parti di storia familiare a lei sconosciuti, nel descrivere la mancanza di rispetto che il padre e i colleghi militari hanno nei confronti di Pol. Ed è piena di dignità la voce decisa, senza balbettii, con cui Pol dichiara di non essere subnormale – come invece era appena stato definito dal padre – abbandonando la sala da pranzo “sdegnoso come un gatto con la coda alzata, che esprime il suo disprezzo per noi semplici esseri umani”.

Questo libro vi fa ridere, vi commuove e poi vi secca con quella pagina finale che vi inchioda a guardare dritta negli occhi la realtà. Come dice Mercè rifacendosi alle opere del teatro classico che sta studiando “il destino è pronto a entrare in scena”.

A proposito dell’autrice catalana. Qua e là tra le pagine emerge la questione della lingua: il catalano che si parla in casa, mentre il padre tenta timidamente di usare lo spagnolo, con tutti i significati che vengono attribuiti all’uso dell’una o dell’altra; il numero di lingue che parla la madre; la scelta del lavoro teatrale a scuola in una classe trilingue (catalano, spagnolo, inglese).

Isabel-Clara Simó, Io e mio fratello (trad. di Patrizio Rigobon), Atmosphere libri 2014, 123 p., euro 14

Punto di fuga

28 ott

puntodifuga_copertina

Lucia Biagi racconta in questo fumetto la scelta dell’aborto, intorno al quale intreccia una serie di situazioni che parlano di scelte, di malessere, di mancanza di un posto certo nel mondo. Sabrina ha ventisei anni; la rabbia che sfoga a tratti nei confronti degli altri fa da contrappeso alla precarietà delle condizioni in cui si trova a vivere: non è più una ragazzina, ma al contempo non sa e per certi versi non può assumersi le responsabilità di una vita adulta. Il lavoro da commessa in un negozio di intimo che sfuma in un licenziamento a fine anno, il rapporto conflittuale in famiglia dove la madre la accusa di utilizzare la casa come una lavanderia (originale variante al solito albergo!), gli amici e il compagno con cui frequentare i soliti posti, tra autocommiserazione e qualche sbandata. La incontriamo il 18 novembre e lungo le pagine assistiamo a una scansione temporale delle settimane successive in cui la vediamo licenziata, in vacanza a Barcellona insieme a Stefano, di ritorno alla ricerca di un senso. La scansione del tempo è data dalla scoperta della gravidanza e dai successivi passaggi per interromperla: file in ospedale, esami, pensieri, bambini che capitano sotto gli occhi mentre si cammina per strada, rabbia che esplode furiosa e improvvisa, necessità di fare in fretta, prima che scada il termine per l’interruzione.

In qualche modo l’aborto è il passaggio che fa esplodere tutto quello che non funziona, che fa saltare ingranaggi già non certo perfetti, che determina la necessità di cambiare per un po’ aria e giri, di affrontare da sola e tra persone semisconosciute la necessaria ricostruzione. Lungo tutta la narrazione si intervallano tavole dove vediamo degli inventari di pezzi pronti ad essere assemblati o di strumenti necessari a compiere un’azione (ad esempio, il kit del tatuatore, ma anche la caffettiera ritratta nelle sue singole parti). Non è certo un caso che Sabrina si ritrovi tra le mani una macchinina uscita dall’ovetto di cioccolato che un tempo regalava sorpresine da assemblare: il suo gesto successivo è smontarla in tanti pezzi, come se le fosse necessario vederli singolarmente e poterli unire lei stessa per trovare un senso. Quel senso che in poche settimane è costretta a cercare per non ripiegarsi su se stessa, che esplicita in un taglio di capelli, in un nuovo lavoro, in un segreto costruito e condiviso col fratello minore. Ricostruire pezzo per pezzo, esattamente come costruisce dietro una porta chiusa un disordinato, allegro e precario meccanismo per portare una zolletta di zucchero a tuffarsi in una tazza: un percorso di incastri, di materiali diversi e scombinati che trovano un loro perché nel tentativo riuscito di raggiungere la meta. Un meccanismo che necessita tempo perché tutto torni a posto e forse, come dice Stefano che narra insieme a Sabrina questa storia, lei rimarrà sempre con qualche ingranaggio fuori posto, segnato dalla scelta che ha fatto e dal dolore che ha vissuto, ma non per questo meno pronta a funzionare di nuovo ora che è tornata, cambiata.

E la tavola finale, che guarda dall’alto il meccanismo ad incastro, è una buona metafora di quanto accidentati ed imprevisti possano essere i percorsi.

Il sito dell’autrice e il suo tumblr. Ne approfittiamo per segnalarvi che Lucia Biagi ha pubblicato quest’anno per Zandegù Japanese me, esilarante e originale guida a fumetti del Giappone in ebook.

Lucia Biagi, Punto di fuga, Diabolo edizioni 2014, 160 p., euro 15,95

P.S. nel fumetto c’è Erica che cuce instancabilmente e che ad un certo punto porta a Sabrina il primo pupazzo prodotto. Il qual pupazzo ha una bella assonanza con quelli che realizza Lucia: un assaggio qui.

Io sono la neve

27 ott

Più riguardo a Io sono la neve

Il retrogusto che vi salta in bocca alla prima lettura, vi avvisiamo subito, vi riporta indietro a quando avete letto quel bellissimo romanzo che è 13 di Jay Asher: là erano le sette audiocassette numerate con lo smalto blu a tracciare il filo della storia, qui sono invece dei CD a spiegare al lettore cosa è successo l’anno precedente alla Irving, prestigioso college in cui il protagonista si appresta a frequentare l’ultimo anno. Appena arrivato, Duncan scopre quale stanza gli è stata assegnata, sapendo che – secondo la tradizione della scuola – conterrà un “tesoro”, un regalo che chi l’ha occupata l’anno precedente ha lasciato conoscendo il nome di chi verrà dopo.

La stanza è quella piccola e buia in fondo al corridoio, occupata l’anno precedente da Tim, un ragazzo albino che ha frequentato un solo semestre. La sua voce racconta di come sia arrivato al college a metà anno, del suo amore per Vanessa, del modo in cui ha cercato di mimetizzarsi e mettersi di lato, abituato alle reazioni degli altri di fronte alla sua diversità fisica. Ripercorre giorni, lezioni, notti e anche la preparazione del Grande Gioco, organizzato di nascosto dagli studenti dell’ultimo anno. Una serata dall’esito tragico, a cui anche Duncan ha preso parte e di cui non ha mai più parlato. Proprio per questo il lettore è spinto a proseguire nel racconto esattamente come Duncan nell’ascoltare la voce registrata: in qualche modo precipitando verso quel che sa essere il nodo centrale di quel che è stato, ma anche il nodo da sciogliere perché tutto possa ricominciare a scorrere.

In parallelo scorre l’anno scolastico di Duncan, la sua relazione con Daisy, il peso del non detto che grava sulle giornate. Il peso della tragedia; quella tragedia che ogni ragazzo dell’ultimo anno deve affrontare per il compito del professor Simon. Il peso della tradizione, ma anche quello di chi vuole primeggiare ad ogni costo o di chi si sente soffocare in una situazione senza uscita o di chi cerca in ogni modo di essere come gli altri, a costo di rischiare la pelle.

Il sito dell’autrice.

Elizabeth Laban, Io sono la neve (trad. di Giulia De Biase), Rizzoli 2014, 339 p., euro 15, ebook euro 8,99

Trevor

16 ott

9788817077132In una manciata di pagine densissime Trevor racconta, con dolorosa e ammirevole ironia, la fatica di vivere in famiglia e a scuola. Trevor è un entusiasta che si butta a capofitto nell’organizzazione dello spettacolo teatrale della scuola, adora Lady Gaga e compra un chilo di glitter e un body integrale nero per vestirsi come lei ad Halloween, sogna di diventare un grande artista e cerca di riprodurre “La morte di Marat” di David col sangue finto che ha acquistato in cartoleria. È entusiasta della sua nuova amicizia con il campione della squadra di baseball juniores e gli pare che meglio di così la vita non possa andare (anche se quando i suoi genitori collassano davanti alla tv lui può fingersi morto, non c’è verso di destare la loro attenzione).

Le sue passioni però fanno sì che i compagni comincino a lanciare allusioni e battute, ad allontanarsi, a ridere alle sue spalle. Trevor non se ne accorge, travisa, rinfocola. E così si trova appiccicata addosso l’etichetta di gay, in un crescere di tormenti e disagi che lo portano a tentare il suicidio (con l’aspirina, riuscendo a procurarsi solo un perpetuo mal di testa). Nonostante le vessazioni e le fatiche, Trevor conserva briciole del suo vero essere e dell’entusiasmo che lo contraddistingue, riuscendo a capire l’importanza di una mano tesa e mantenendo i propri interessi, intanto fino al sabato successivo (c’è un concerto di Lady Gaga, diamine!). Insomma, giorno per giorno, piano piano.

Il sito dell’autore. The Trevor Project fondato nel 1998; il progetto è nato dallo spettacolo e successiva versione video che Lecesne ha scritto, vincendo anche l’Oscar come miglior cortometraggio; si occupa di fornire assistenza e aiuto a giovani lesbiche, gay, bisessuali, transgender che possono rivolgersi telefonicamente  a questo servizio.

Questo romanzo ha al centro un tema importante e lo tesse direttamente all’interno della trama facendo partecipe il lettore di una buona storia, non costruita, come succede anche in Alex & Alex. È ovvio che tratta di un tema importante e che, nascendo da altre esperienze, si rimandi al progetto a cui è legato e se ne racconti la storia. Io però sinceramente avrei fatto a meno delle prefazioni, ben due, che riprendono i temi, sottolineano, ribadiscono. Una buona storia non ne ha bisogno. Una buona storia ti racconta e ti fa partecipe e ti dà ali per approfondire, se ti va. Altrimenti si rischia l’effetto “ho un problema, dammi un libro” oppure “tal libro per tal occasione” di cui tanto ci lamentiamo di fronte alle molteplici richieste che legano un libro alla necessità di parlare per forza di un certo argomento piuttosto che di un altro.

James Lecesne, trevor (trad. di Giordano Aterini; prefazioni di Carlo G. Gabardini e David Levithan), Rizzoli 2014, 108 p., euro 11, ebook euro 5,99

Fake

4 ott

Più riguardo a FakeIl primo giorno di primavera Marcella Destori scompare. Non si presenta a scuola nemmeno per l’assemblea di istituto a cui doveva intervenire, non torna a casa nemmeno finito lo sciopero dei mezzi; il suo zainetto viene trovato nei pressi dell’edificio scolastico, ma di lei non c’è traccia. Il lettore la conosce attraverso le parole di Giada, la compagna di banco al liceo linguistico, non proprio una vera amica, neanche una confidente, ma comunque la compagna a cui Marcella racconta spezzoni della sua vita e che ha un osservatorio privilegiato da cui guardarla, ammirarla, farsi domande.

Marcella è sempre un po’ distante, quasi assente; sembra da un’altra parte e poi piomba nella realtà sempre a proposito, sia che si tratti di rispondere all’interrogazione di un insegnante sia che intervenga in assemblea o difenda un compagno o una causa. Marcella danza con le dita sulla tastiera dello smartphone o del tablet, tiene gli occhi costantemente sullo schermo, è così allegramente sfacciata da riuscire persino a rispondere a una telefonata in classe, protetta com’è dal muro della schiena di Giacomo Ponti che le siede proprio davanti. Quando scompare, Giada cerca di ricostruire quello che sa delle amicizie e dei ragazzi che Marcella conosce in rete, di quelli con cui ama giocare – come dice lei – e tenere sul filo. Insieme c’è il diario cifrato che Stefano ha trovato nello zaino della compagna e il mistero di un falso profilo che Marcella ha aperto su Facebook usando il nome di Giada, sicura che lei, estranea com’è a ogni comunicazione tramite social media, non l’avrebbe mai scoperto.

I falsi profili in realtà sono più d’uno e leggendo vien da pensare che potrebbero definire anche tutte le immagini che di Marcella vengono rimandate lungo la prima pagina del romanzo, quando si racconta la ragazza attraverso gli occhi dei compagni, dei genitori, della sorella. Ognuno di loro sa qualcosa o pensa di sapere, immagina o scopre di non conoscerla per nulla anche se vive sotto lo stesso tetto. Tutto l’universo di MArcella è in discussione: i genitori che scoprono inaspettati lati della figlia; Giada che si sente presa in giro ed ingannata da quella che credeva un’amica; i compagni di scuola che non sanno cosa rispondere alla polizia che indaga e trovano più semplice inventare o supporre.

Il romanzo è costituito da due parti che narrano esattamente gli stessi giorni, prima attraverso gli occhi e la voce di Giada, poi attraverso quelli di Marcella. La prima parte, che cattura il lettore e fila via veloce, è sicuramente riuscita meglio della seconda ed è forse un peccato perché si rischia di veder un po’ banalizzata una trama che invece, nei primi capitoli, tiene ben alta l’attenzione e la curiosità del lettore parlando di modalità di utilizzo e di interazione con i social media e di capacità di interagire con gli altri, in famiglia e a scuola.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione di copertina è di Vanna Vinci.

Adriana Merenda, Fake. Falsi profili, Piemme 2014, 272 p., euro 15, ebook euro 7,99

Tra le mura del Cremlino

30 set

dowswell_cremlino

Sono tra i lettori che, dopo la piacevolezza di Auslander e “Il ragazzo di Berlino”, si erano incagliati nella lettura de “L’ultima alba di guerra” causa l’abbondanza di particolari descrittivi di aerei di guerra et similia, legate senza dubbio alla grande attenzione che l’autore pone alla documentazione e alla veridicità delle sue opere. Con questo romanzo invece torna la scorrevolezza nella trama che ci presenta un altro fronte di Guerra, un altro periodo storico: siamo nella Russia stalinista tra il 1940 e il 1941. Misha Petrov, quindicenne, vive al Cremlino perché suo padre è segretario particolare di Stalin: una posizione privilegiata per poter osservare il mondo che ruota intorno al Vozhd e la società all’esterno, rendendosi conto dei propri privilegi; una situazione che si ripropone anche a scuola, dove il ragazzo fa parte del Komsomol, il gruppo di giovani comunisti all’interno del quale sono reclutati gli studenti più brillanti e meritevoli.

In realtà questa posizione privilegiata nasconde un altro lato della medaglia, fatto di paura e di somma attenzione: non si è al sicuro nemmeno se si abita tra le mura del Cremlino, nemmeno se si appartiene a una élite. Basta il minimo sospetto, la minima notizia arrivata alle orecchie sbagliate, una parola detta senza pensarci troppo o un pensiero manifestato con troppa libertà: subito si rischia la punizione, il declassamento, l’arresto. La madre di Misha sparisce così e con nessuno gli è permesso parlarne; solo a Valja, l’amica con cui raggiunge la scuola ogni giorno, Misha osa raccontare liberamente paure, sogni e dubbi. Improvvisamente nota le crepe del sistema, dubita di quel che sente, comincia a notare la ferocia e la spietatezza di alcuni conoscenti che occupano posti di potere. Anche il padre gli confida di essere a conoscenza dell’eliminazione di persone influenti, di aver assistito all’estorsione violenta delle confessioni agli arrestati e di come sia possibile quel che si vocifera: l’esercito tedesco si sta preparando a invadere la Russia.

Misha e Valja si trovano a fare scelte, a resistere a loro modo in una città che vive nel caos del terrore l’avanzata nemica. Misha scopre la verità sul passato della madre, ma conosce anche il vero volto dei compagni di scuola: la guerra sotto casa mette a nudo le mancanze e le incapacità di chi è al potere, ma svela anche la vera natura – a volte insospettata – di chi è più vicino.

Il romanzo scorre, la trama cattura il lettore, il finale non è definitivo né banale; insomma, un buon romanzo su una parte di storia e di mondo che raramente trova posto tra le narrazioni rivolte ai ragazzi.

Il sito dell’autore.

Paul Dowswell, Tra le mura del Cremlino (trad. di Edy Tassi), Feltrinelli 2014, 221 p., euro 13

Vincent

29 set

Più riguardo a VincentQualche mese fa abbiamo recensito un romanzo che racconta del periodo di Van Gogh ad Arles attraverso gli occhi del giovane Camille Rollin. Ecco un efficacissimo fumetto che ripercorre il medesimo periodo, fino alla morte del pittore, ponendo l’accento sul suo rapporto col fratello Theo attraverso le lettere che i due si scambiavano. Ne emerge l’immagine di un Van Gogh che crede fermamente in quello che dipinge, che è incantato dalla natura che lo circonda – una sorta di animismo e di comunione totale con la bellezza del paesaggio – e insieme tormentato dal pensiero di essere un peso economico per il fratello. Fratello che da parte sua lo sostiene, lo incoraggia e cerca di condividere con lui il quotidiano, nonostante la distanza che li separa.

Come ha scritto Francesco Boille su “Internazionale”, le immagini utilizzate da Barbara Stok sono “naif, tra l’infantile più basico e l’illustrazione da sussidiario per le lingue”, come se fosse possibile rendere la storia dell’artista solo attraverso la semplicità più essenziale del tratto, quasi la negazione dell’espressività, per permettere l’emergere sulla pagina di tutto quel sentire che Van Gogh reputava davvero essenziale. Per questo credo le pagine più piene e intense siano quelle dove non c’è parola né commento, dove si raccontano i passi del pittore, il suo dolore, gli incontri, i tormenti. E ancora di più quelle che raffigurano i tratti del paesaggio che osserva e si appresta a dipingere: alcune sono un catalogo di angoli di natura, piccole immagini quadrate così basiche che potrebbero essere parte di un imaginier per bambini: papaveri, spighe di grano, insetti, neve, ciliegi in fiore e stelle.

Le lettere dei Van Gogh riportate nel testo sono un invito ad andare a leggere l’epistolario di Vincent (pubblicato da Einaudi nel 2013) o almeno le lettere al fratello (Guanda, 2009). Alcuni brani si trovano sul sito del Van Gogh Museum di Amsterdam.

Il sito dell’autrice.

Barbara Stok, Vincent (trad. di Laura Pignatti), Bao Publishing 2014, 141 p., euro 15, disponibile anche su GooglePlay, AppStore e Kobo euro 7,99

Nemmeno un giorno

25 set

9788880338376

Scorrono le ore al posto dei titoli dei capitoli in questo romanzo che si gioca tra le 16,21 di una giornata e le 9,05 del mattino successivo. Poco tempo, tutto di corsa, per il monologo del tredicenne Leon, scappato di casa alla guida di un’auto nel tentativo di raggiungere la sua vera casa. Perché Leon è stato adottato da una coppia italiana e si sente fuori posto, anzi quasi senza un posto nella sua nuova scuola, tra i suoi coetanei; vorrebbe tornare alla sua casa di origine anche se la madre non c’è più, la sorella vive altrove e il padre non faceva altro che picchiarlo ogni volta che era ubriaco. Leon guida e racconta al cane nero che gli fa da compagno di strada la rabbia, la paura, la voglia di essere altrove. Poi i chilometri filano via e la rabbia in qualche modo svanisce, lasciandolo a chiedersi quando lo troveranno e come sia davvero quel padre adottivo e com’è davvero lui stesso.

In realtà il libro non raccoglie solo il monologo di Leon, ma ce lo fa vedere anche dall’esterno, grazie alle voci delle persone che incontra per strada, all’autogrill, oltre il finestrino di un’auto in corsa, e che si interrogano giustamente su quel ragazzo che ha l’aria troppo giovane per avere la patente.

Ogni capitolo si apre col titolo di una canzone: le tracce della playlist che Leon ascolta durante il viaggio. Così, sulla scorta di tanti altri romanzi più o meno recenti (l’ultima volta ne parlammo per Crystal della strada), anche in questa lettura potete costruirvi la colonna sonora: da Neil Youg a Eric Clapton, dagli AC/DC ai Pink Floyd passando per Lou Reed, i Queen, i Rolling Stones e ancora e ancora.

Il sito di Guido Sgardoli. Qualche notizia e un’intervista ad Antonio Ferrara.

Antonio Ferrara – Guido Sgardoli, Nemmeno un giorno, Il Castoro 2014, 140 p., euro 14,50

Scommessa d’amore

23 set

scommessa_d_amoreDopo Oltre i limiti, ecco la traduzione di un altro dei quattro libri della serie in cui McGarry racconta le vicende di una gruppo di ragazzi che compaiono in tutti i volumi, come figure secondarie o come protagonisti. In questo romanzo, i lettori potranno incontrare Beth – che nel precedente compariva come una delle ragazze con cui Noah condivideva la casa – nel momento in cui la sua vita cambia e lei si trova ad affrontare una nuova città, una nuova scuola, dei nuovi amici e una scommessa.

La scommessa è quella lanciata dagli amici a Ryan, sfidandolo a ottenere il numero di una ragazza che lo strapazza e lo colpisce. La stessa ragazza che, qualche tempo dopo, gli verrà chiesto di accompagnare nella nuova scuola. Lo zio di Beth ne è diventato il tutore, la ragazza ha abbandonato la madre e una situazione di botte e degrado, giurando però di andarla a riprendere e di portarla via. Ryan è un ragazzo modello, campione di basket, che vive in una sorta di incubo: la sua famiglia, perfetta agli occhi di tutti coi genitori impegnati nella politica e nel sociale, va in pezzi di fronte alla confessione dell’omosessualità del fratello che viene allontanato da casa.

Il romanzo gioca sul tema del doppio: sia Ryan che Beth si trovano in bilico, alla ricerca di chi siano veramente e di quale è il futuro che vogliono. Lei è divisa tra la madre e la vecchia casa e una scuola in cui riesce ad ambientarsi ed appassionarsi, ma che appartiene a una realtà non del tutto nuova: in quella cittadina Beth ha vissuto i primi anni di vita e la sua partenza è legata a un episodio chiave – e non di certo edificante – della sua famiglia che qualcuno ancora ricorda. Ryan ama giocare a basket, ma anche scrivere, altra attività in cui eccelle come dimostra la vittoria al concorso di scrittura a cui lo ha iscritto la sua professoressa.  Il padre però ha programmato la sua vita perché diventi un giocatore professionista, senza frequentare l’università, e gli sta imponendo di non avere contatti col fratello. Entrambi sanno che l’altro ha un’altra faccia: un modo di essere, una voce, un’espressione diversa che rivelano in alcuni momenti quello che è e che sogna davvero.

Come nel precedente, anche questo libro è un’alternarsi di capitoli affidati alle voci dei due ragazzi; ancora una volta, la scelta del titolo e della copertina (a onor del vero, decisamente migliore dell’originale) ne fanno un prodotto destinato alle lettrici adolescenti che rischia di pagare pregiudizi e fraintendimenti legati al packaging.

Il sito dell’autrice. Fa parte della medesima serie anche Complice la notte, disponibile in ebook a euro 1,99

Katie McGarry, Scommessa d’amore (trad. di Alessia Fortunato), De Agostini 2014, 512 p., euro 14,90, ebook euro 6,99

We are family

16 set

Più riguardo a We Are Family

Questo anno qui è il 1971, si chiama così perché tutte le cose del mondo hanno un nome, tranne gli anni che invece hanno un numero.

Una divertente lettura che può entrare in un percorso per il secondo ciclo delle scuole superiori. Almerico Santamaria detto Al ha quattro anni, una sorella maggiore e due genitori vecchi, cioè intorno ai 35 anni. Il suo amico immaginario si chiama Casimiro, suo padre è un fanatico di Elvis  e il giorno preferito della famiglia è la domenica, quando tutti e quattro si chiudono in auto e partono alla ricerca della casa promessa, perfetta per viverci. Al è superintelligente, sa fare a memoria prodigiosi calcoli matematici, studia il vocabolario, non perde una parola di quel che sente alla radio e in televisione e si infervora sugli avvenimenti del mondo. Quando lui e la sorella – ascoltando dietro la porta chiusa – sentono la dottoressa che lo ha esaminato spiegare che con le sue doti è destinato a fare grandi cose, addirittura potrebbe salvare il mondo, Al decide di impegnarsi nella sua missione.

Lo seguiamo negli anni mentre inserisce sua madre nel business dei ciambelloni, mentre commercia in compiti in classe, mentre cambia casa alla ricerca di quella giusta, mentre osserva il mondo intorno a lui con un disincanto alienato (vi ricordate lo sguardo del protagonista del film di Ivan Cotroneo La kryptonite nella borsa?), con prontezza di spirito e capacità di adattamento al momento storico, cercando di mettere in atto la propria missione e i propri sogni.

Una grande ironia per guardare anche a trent’anni di storia d’Italia che segnano lo sfondo con i fatti di politica e di cronaca, i titoli dei giornali, il taglio dei capelli e dei pantaloni.

Perfetto per i percorsi di lettura coi ragazzi della scuola secondaria di secondo grado. Il libro è uscito lo scorso anno: le vacanze servono anche a recuperare buone letture :)

Fabio Bartolomei, We are family, e/o 2013, 275 p., euro 17

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 5.588 follower