Archivio | Giovani Adulti RSS feed for this section

L’estate dei segreti perduti

25 lug

estate_segreti_perduti_LIl titolo originale di questo romanzo è “We are Liars” e “I Bugiardi” è proprio il nome che si danno i quattro ragazzi protagonisti delle estati che vengono raccontate e rievocate dalla protagonista diciottenne Cadence. Il libro si apre con la mappa di un’isola e un albero genealogico, a sottolineare fin da subito che qui si parla di una famiglia molto nota negli Stati Uniti, quella dei Sinclair, tanto ricca da possedere un’isola su cui tutti insieme – i nonni, le tre figlie e le loro famiglie – trascorrono ogni estate. Quello di Beechwood Island è un mondo a parte, dal punto di vista geografico e anche da quello temporale: i cugini non si frequentano se non sull’isola durante i mesi estivi e questo spazio è praticamente precluso a chiunque non sia un membro della famiglia, creando così una sorta di universo parallelo dai contorni dorati. Dorati finché si è piccoli e finché non si aprono gli occhi e le orecchie, come succede dopo la morte della nonna, quando le sorelle Sinclair affilano denti e unghie per questioni ereditarie, quando il nonno si rivela più patriarca che mai (anche negli aspetti negativi), dove la patina quasi perfetta della famiglia viene infranta dai segni dell’alcool, del razzismo, dello snobismo e della gelosia.

Fino a quel momento, Cady e i suoi cugini più grandi e quasi coetanei, Johnny e Mirren, hanno sempre fatto comunella fra loro, lasciando fuori i più piccoli e includendo nel gruppo Gat, arrivato sull’isola ragazzino al seguito del nuovo compagno di una delle zie. Ed è di Gat che Cady si innamora in un’estate che sarebbe perfetta per quel senso di vitalità, di tutto è possibile, infranta dalla scoperta delle guerra intestine in famiglia. Ma il racconto che la protagonista ne fa va all’indietro nel tempo, consegnandocela diciottenne, ferita nel corpo e nello spirito da un avvenimento che ha totalmente cancellato i suoi ricordi e che l’ha allontanata dall’isola. Nessuno dei cugini risponde alle sue mail, il padre la costringe a un tour dell’Europa, la sua unica fissa è quella di regalare ogni cosa che possiede, nel tentativo di liberarsi degli oggetti, proprio il contrario dell’accumulo dettato dalle leggi di famiglia.

Quando Caddy ottiene il permesso di tornare sull’isola scopre che la casa dei nonni è stata sostituita da una costruzione moderna, che ogni parente ha la consegna di non tornare sul passato e che i suoi tre inseparabili Bugiardi paiono vivere a lato del resto della famiglia. Andando a ritroso nel tempo e camminando sul filo del recupero dei ricordi, l’autrice costruisce una trama di alta tensione che porta il lettore verso l’inevitabile svelamento di una realtà terribile e crudele che fa crollare ogni ipotesi pensata da chi legge e ogni castello di carte messo in piedi da chi circonda Cady. Un finale inaspettato, ma inevitabile.

Il sito dell’autrice.

Emily Lockhart, L’estate dei segreti perduti (trad. di Simone Mambrini), De Agostini 2014, 316 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

Shadow dance – La danza degli inganni

17 lug

2961209-9788845199578La Fabbri lancia una nuova saga fantasy per giovani adulti, e lo fa in un modo molto particolare: tutti e quattro i libri escono ad una settimana di distanza e il primo è messo in vendita a 5€! Un’iniziativa che non possiamo che apprezzare, perché rende possibile al lettore “assaggiare” il libro senza svenarsi.

La storia narra del giovane Aaron, figlio del capo della più potente e temuta gilda di ladri della città in lotta con il Triumvirato per il dominio della capitale. Aaron viene educato per diventare il perfetto assassino e per prendere un giorno il posto del padre al comando. Gli affetti, le amicizie, la fede e ogni forma di calore vengono sistematicamente allontanate da lui per renderlo insensibile e quindi letale. Ma non è detto che questa sia la vera vocazione del ragazzo e l’incontro con la bellissima e spregiudicata Kayla rovinerà i piani del mastro della Gilda del Ragno. Alla vicenda personale di Aaron fanno da sfondo le lotte intestine per il dominio sulla città e gli intrighi messi in modo dai capi del Triumvirato per contrastare le gilde.

Il romanzo è un autentico page turner scritto in modo semplice e diretto. L’azione è preponderante e i particolari anche più cruenti non vengono celati. La narrazione procede secondo diversi punti di vista, come già nella più conosciuta saga “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di Martin, e insieme ci aiutano a comporre un quadro generale delle vicende dei protagonisti.

David Dalglish, Shadow dance – La danza degli inganni (trad. Stefano Massaron), Fabbri 2014, € 5 (ebook € 3,99), pp. 288 

Questa sono io

14 lug

9788880338222

La vita di Viola assomiglia a quella di altre sue coetanee dodicenni: una migliore amica con cui confidarsi e passare tutto il tempo possibile, delle compagne modaiole a cui proprio lei non somiglia, un compagno di scuola bello e scontroso che forse si è accorto di lei, una gita da organizzare tutti insieme per trascorrere un fine settimana in un rifugio. Ma c’è qualcosa che non suona nel modo giusto. Viola vive con la nonna, la madre di cui porta il cognome è una scenografa sempre in giro per lavoro e così anche suo padre, attore sempre in tournée: sono addirittura sette settimane che non si fa vedere.

Viola si sente invisibile a scuola e scopre di esserlo anche in quella che dovrebbe corrispondere alla scatole delle fotografie di famiglia: ci sono soprattutto foto dei suoi genitori e sono sempre immagini di vacanza. Cosa c’è che non torna? Una breve e facile ricerca su Internet permette alla sua amica Arianna di scoprirlo: il padre di Viola ha un’altra famiglia, una famiglia “ufficiale” che compare in un’immagine aperta sullo schermo dove sorridono due figli, un ragazzo e una ragazza poco più grandi di Viola. La reazione è quella di andare a vedere da vicino, ma anche di evitare la madre e tentare di parlarne direttamente col padre. Sarà la nonna a capire il suo stato d’animo, a raccontare.

La lettura di questo romanzo genera una dissonanza, proprio come quella che Viola sente all’inizio del racconto: c’è qualcosa che non suona bene. Ci sono tanti argomenti, tanti spunti (crescere, cercare se stessi; confrontarsi con gli altri; innamorarsi) ma qualcosa risulta inceppato o forse risolto troppo in fretta tra le pagine, e non rende la vicenda credibile fino in fondo.

Lodovica Cima – Annalisa Strada, Questa sono io, Il Castoro 2014, 135 p., euro 14,50

Nome in codice Verity

7 lug

verityJulia Beaufort-Stuart è una scozzese che fa parte dell’Esecutivo Operazioni Speciali perché sa parlare inglese e tedesco ed è brava ad inventare storie. Nella sala radio in cui Maddie la vede per la prima volta è impeccabile: uno chignon attorcigliato con cura cinque centimetri sopra il colletto dell’uniforme e nulla fuori posto; tutta la nobiltà dei suoi natali concentrata nella parte che sta per affrontare. Quando invece la incontra il lettore è rinchiusa in un castello francese requisito dalla Gestapo, indossa la sua sola biancheria, ha le caviglie legate alla sedia e un soldato le spegne la sigaretta sul collo se non scrive abbastanza velocemente.

Julia scrive rapporti per la Gestapo, inventa i codici che non conosce, cerca di depistare il nemico e di resistere pur conoscendo la propria condizione di prigioniera Nacht und Nebel. Racconta il suo addestramento nei servizi segreti inglesi e il suo essere arrivata in Francia dal punto di vista di Maddie, l’amica pilota che l’ha trasportata fino al suolo francese. Scrive sulla carta di un albergo di lusso, su un ricettario confiscato a un medico ebreo, su spartiti musicali che cerca di non rovinare in modo che qualcuno un giorno possa ancora suonarli. Scrive a fianco della traduttrice tedesca che deve e rendere comprensibili agli ufficiali nazisti i suoi rapporti; scrive mescolando i suoi ricordi di infanzia e di amicizia con la quotidianità della guerra e l’orrore del luogo in cui è rinchiusa. Scrive di come l’aereo di Maddie sia stato colpito e di come loro due si fossero inavvertitamente scambiate i documenti falsi che portavano addosso. Scrive di come sia stata catturata per aver guardato dal lato sbagliato attraversando la strada e di come cerchi di resistere nonostante tutto. Poi il punto di vista cambia: è Maddie a parlare, nascosta tra le fila dei resistenti francesi, nel tentativo estremo di ritrovare l’amica fino ad un tragico epilogo.

L’autrice di questo libro è pilota e molte parti tecniche riguardano non solo gli aerei, ma anche l’organizzazione militare inglese durante la Seconda Guerra Mondiale. Eppure il racconto oltrepassa ogni tecnicismo legando il lettore alle protagoniste con la stessa forza con cui i soldati di turno legano le caviglie di Verity, in un crescendo di rivelazioni, di tensioni, di tentativi di speranza e barlumi di luce. Un testo su cosa significhi scrivere, raccontare la propria storia da un altro punto di vista, cucire brandelli di verità e nascondere altri e insieme un testo sul ruolo delle donne nell’aviazione, nello spionaggio. Ma è anche un testo dove si citano tanti romanzi e tante letture, da Kim a Sara Crewe a Peter Pan, da Kipling a Orwell. C’è l’orrore di una prigione nazista, i prigionieri torturati, la ghigliottina sulla pubblica piazza: l’orrore appunto precipitato al centro di un paesino francese, accanto a chi sceglie di resistere, di nascondere le persone in pericolo, di fingere la connivenza con gli occupanti per salvare più vite possibile. Davvero un ritratto crudo, reale e avvincente nel suo portare il lettore esattamente nei panni delle due protagoniste, quasi si potesse essere lì a consumare mozziconi di matita, sentirsi i pidocchi in testa e i lividi in corpo, la paura che corre addosso ma anche la bellezza: del volo, della libertà, dell’adrenalinico tentativo di riconoscere sempre e ovunque coloro a cui si è legati.

Peccato soltanto per i molti refusi qua e là tra le pagine.

A proposito di ragazze inglesi del SOE paracadutate in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale, potete guardare due film molto interessanti: Charlotte Gray (2001) e Femal Agents (2008).

Il sito dell’autrice. Il booktrailer del libro realizzato da Sofia Rivolta che ha vinto l’edizione “Ciak si legge!” 2014 legato al festival Mare di Libri.

Elizabeth Wein, Nome in codice Verity. La verità nasconde moti segreti (trad. di Giulia Bertoldo), Rizzoli 2014, 463 p., euro 14,90

Il segreto delle stelle bianche

4 lug

imageNon so come sarò fra un’ora, un giorno o una settimana, dopo che glielo avrò detto.  Ma non mi importa più. Non si fa la cosa giusta perché è facile, ma proprio perché é giusta.

La protagonista di questa storia potrebbe essere una di quelle bambine che sorridono in fotografia sui cartoni del latte, nei lanci di notizie dei telegiornali, su volantini affissi ovunque dalla disperazione di un genitore. Carey ha quattordici anni e vive in una roulotte in un bosco da quando ne ha cinque, occupandosi di Jenessa, la sorellina che ha nove anni in meno di lei, cucinando fagioli, cacciando animali e tenendo in piedi un mondo fatto di durezza e dolcezza, miseria e speranza, dove si maneggia un fucile e ci si nutre di poesia e saggezza di Winnie Puh. La loro madre, bipolare e drogata, racconta da anni a Carey di averla portata via dalla violenza del padre, ma lei stessa abbandona per lunghi periodi le figlie fino al giorno in cui non torna. Arrivano invece – avvertiti dalla stessa madre – un’assistente sociale e il padre di Carey che riportano le due sorelle al mondo, a una casa calda e confortevole e al confronto con la verità.

Questa storia, che conquista e tiene il lettore per mano fino all’ultima pagina, viene raccontata dalla voce di Carey, in cui pesano il segreto della notte in cui la sorellina ha perso la voce, ma anche la responsabilità della cura per Ness e il suo sentirsi inadeguata rispetto a un mondo di cui non ha riferimenti, mancandole persino certe possibilità di capire cosa dicano i nuovi compagni di scuola (Carey non conosce i personaggi della tv, non è mai andata ad una festa, non sa il significato gergale di certe parole). Anche se la voce è quella di Carey, Murdoch costruisce in realtà una storia che cuce tanti punti di vista diversi: la dedizione e la fiducia della sorellina; la difficoltà della figliastra del padre che si trova in casa due sconosciute; l’entusiasmo della ragazza più bassa della scuola che trova un’amica e un’alleata un po’ aliena quanto lei. È la storia del bambino che giocava con Carey e che spera di essere riconosciuto; è la storia di un padre che cerca una figlia per anni e ne trova due e insieme deve spiegare quale è davvero la realtà; è la storia di una donna che accoglie in casa due bambine che vengono da un mondo altro ma che fanno parte del suo perché sono la parte più importante dell’uomo che ha scelto di amare; è la storia di un cane che non ha dubbi nel scegliere la sua nuova piccola amica a cui ridare la voce.

Ed infine è anche una storia sulle cose giuste e sulla meraviglia. Carey cova dentro di sé un segreto; solo riuscire a dirlo ad alta voce può cambiare le cose e permettere “alla ragazza che sarò di raggiungere la ragazza che sono”. Non è semplice, ma è semplicemente giusto, cioè l’unica cosa che si possa fare. Insieme c’è la musica del violino che sua madre le ha insegnato a suonare e che Ryan vorrebbe ascoltare e riascoltare. Carey sa di essere brava, ha fatto tanta pratica, ma la meraviglia degli altri davanti alla sua capacità continua a sorprenderla, come se in qualche modo lo stupore di chi la ascolta nutrisse – in un cerchio di luce – lo stupore di vedere come qualcosa di tuo, che ritieni normale, sia invece tanto prezioso.

Il sito dell’autrice e il suo blog.

Emily Murdoch, Il segreto delle stelle bianche (trad. di Paolo Antonio Livorati), Feltrinelli 2014, 283 p. , euro 14

The Hunt – La serie

3 lug

 cover (2) coverprey covertrap

In un futuro post qualcosa (malattia, contagio, non ci è dato saperlo), la razza umana si è praticamente estinta ad opera di una nuova specie: i vampiri. Gene, il protagonista di questa serie, è riuscito a sopravvivere imparando a comportarsi come un vampiro e fingendo ogni secondo. La messa in scena, pur con alti e bassi, sembra reggere bene, fino a quando Gene viene estratto a sorte per partecipare alla proverbiale Caccia. Sono anni che si crede che gli umani siano estinti, dall’ultima Caccia appunto, ma il Governatore ha in serbo una sorpresa per la popolazione: ci sono ancora degli umani rinchiusi in un luogo segreto e solo i più fortunati potranno dar loro la caccia…

Un romanzo distopico dove i vampiri sono di nuovo affamati e cattivi, che riesce a unire  le atmosfere alla Hunger Games (Divergent etc etc) agli spunti horror di libri come The Enemy.

L’intera serie vi terrà con il fiato sospeso libro dopo libro. Fukuda costruisce un mondo molto credibile, per poi smontarlo nei volumi successivi, e lo fa mantenendo sempre alto il livello di suspence.

 Andrew Fukada, The Hunt, The Prey, The Trap (trad. S. Brogli) Il Castoro

 

 

Crack! Un anno in crisi

24 giu

murail_crack

Ritratto di famiglia in un interno, potremmo dire di questo nuovo romanzo di Marie-Aude Murail che ci presenta i quattro membri della famiglia Doinel come entità separate, ciascuno singolo durante la giornata, riuniti solo in occasione della cena e nel finale. Seguiamo i loro pensieri, le loro riflessioni, i sogni di una fuga e una vita diversa davanti alla fotografia di una yurta mongola piantata in Bretagna che campeggia sulle pagine di una rivista in cui tutti si imbattono in casa.

Charline si fa chiamare Charlie, ha quattordici anni e vive immersa nel mondo dei manga che divora, scoprire una certa affinità di letture e una complicità con lo strambo compagno di classe chiamato da tutti il kolchoziano dà una svolta alle sue giornate; il fratellino Esteban, vittima dei bulli a scuola per la sua bassa statura, inventa ingranaggi, modi di salvare il pianeta, metodi per mettere in crisi la psicologa da cui viene mandato; la madre è satura del suo mestiere di insegnante e il padre si trova a fare i conti con la riorganizzazione della ditta di cui è responsabile, assorbita da una più grande.

Il libro contiene uno spietato quanto veritiero ritratto del mondo del lavoro dei genitori dei protagonisti: quello del padre descrive la riorganizzazione di un’azienda attraverso  l’esternalizzazione dei servizi, il licenziamento dei dipendenti e la pressione esercitata su di loro in base ai loro problemi e a vicende del passato, senza praticamente calcolare il lato umano. Quello della madre, insegnante in una scuola materna, suona vero e quasi terribile nelle canzoncine, nelle attività fatte svolgere ai piccoli alunni, nelle schede di valutazioni pressanti che distribuiscono C e A in base a come vengono riempiti coi semi i vasetti dello yogurt. Nemmeno i nonni ne escono così bene, ma il tutto – la famiglia, i compagni di scuola dei ragazzi, i colleghi di lavoro dei genitori, le persone che incontrano – è il ritratto di una varia umanità nelle sue diverse sfaccettature, più e meno edificanti.

Marie-Aude Murail, Crack! Un anno in crisi (trad. di Federica Angelini), Giunti 2014, 253 p., euro 8,90

Il taccuino di Simone Weil

17 giu

taccuino-Simone-WeilLa copertina di questo libro è sontuosa: un ritratto di Simone Weil nato dall’intreccio di foglie e rami mentre dietro corrono le nuvole. Ma è una sontuosità a tutto tondo, riflessa nella carta e nella chiusa con elastico proprio come un vero taccuino, nellka collana “Jeunesse ottopiù” del l’editore palermitano rueBallu che ai ragazzi ha già dedicato volumi sulle figure di Bach, Beethoven, Mozart, Ildegarda di Bingen.

Il romanzo ripercorre la vita di Simone Weil attraverso la sua stessa voce, o meglio immaginando il racconto a ritroso che ne fa in un diario durante il ricovero ospedaliero a Londra, nel 1943. In realtà, oltre alla suddivisione giornaliera tipica del diario, il lettore incontra dieci capitoli/argomenti, identificati ciascuno con un colore e un simbolo grafico che si ripete accanto alla numerazione delle pagine. Si legge così non solo della vita della protagonista, ma anche delle sue letture, del suo interrogarsi sul mondo, dei tentativi di comprendere e dei suoi viaggi (l’Italia; la fuga da Parigi invasa dai tedeschi; Marsiglia; gli Stati Uniti, meta salvifica come per tanti altri ebrei, ma anche il fronte della Guerra di Spagna e l’Inghilterra col tentativo di essere vicina e utile alla Francia resistente). Le immagini essenziali di Pia Valentinis accompagnano un altro viaggio parallelo di Weil: quello attraverso le persone che incontra, il suo farsi prossima a persone distanti dalla sua condizione di nascita, il suo farsi operaia e combattente e insegnante per comprendere, per aiutare, per svelare la verità e nella verità sentirsi uniti e forti. Con quel passaggio da sottolineare in cui Simone descrive come si rapporta coi bambini: senza trattarli da piccoli, senza raccontare storielle, sapendo che non hanno bisogno di bugie.

Un unico interrogativo: a chi proporre in lettura questo testo? È molto bello e insieme molto particolare, uno di quelli che non vanno in prestito in automatico, ma bisogna raccontare, accompagnare, far amare. Non avrebbe guastato certo una breve scheda che presentasse la figura di Simone Weil ai tanti lettori che non la conoscono e riassumesse la sua vita speciale al di fuori delle parole del diario, in modo da poter avere un’idea di chi sta raccontando e di quale sia il contesto storico in cui va inserita.

Il sito di Guia Risari. Il sito e il blog di Pia Valentinis.

Guia Risari – illustrazioni di Pia Valentinis, Il taccuino di Simone Weil, rueBallu 2014, 137 p., euro 22

Crystal della strada

16 giu

crystal-coverC’è nella scrittura di Siobhan Dowd qualcosa di talmente puro e insieme coinvolgente, qualcosa che sfiora la perfezione, un qualcosa che ci viene restituito anche in traduzione, che non si sa bene se dispiacersi dei pochi testi che ha scritto o essere felici di quelli che si hanno da leggere. La seconda, sicuramente. Con questo romanzo, ci viene regalato un personaggio che fa buona compagnia a Ted – per chi ha amato Il mistero del London Eye – con il suo narrare in prima persona che lo rende vicino, calando il lettore tra le pagine, quasi potesse far risuonare i suoi passi sulla strada e prendere la pioggia in faccia e provare a fare autostop. Già, perché qui si racconta di un viaggio, o meglio una fuga.

Holly Hogan, la protagonista tredicenne, vive in un istituto per minori da parecchi anni. Ci tiene a sottolineare di aver ben sei scatole di dossier nell’ufficio, il che significa che è lì da prima di tutti gli altri. Il suo mondo è fatto di due altri ragazzi con cui si mette regolarmente nei guai, di un’assistente sociale e di un educatore di nome Miko. Quando quest’ultimo sceglie di cambiare lavoro e a Holly viene trovata una famiglia affidataria, il mondo va in pezzi, per lasciar affiorare l’altro mondo, la vita prima della comunità, la figura della madre e il desiderio di ritornare in Irlanda e di ritrovarla.

Siccome nella nuova casa anche il materasso è troppo pesante per spostarlo e prenderlo a calci e nulla sembra funzionare, la rabbia di Holly fa cortocircuito e ha valvola di sfogo nel ritrovamento casuale di una parrucca bionda. Holly la infila e diventa Crystal, una ragazza che dimostra più anni, che si muove leggera e sicura, che sa stare al mondo e sa cosa vuole. Così Holly scappa, nascosta dietro un’identità che insieme sembra proteggerla e renderla quasi invulnerabile, ma la porta all’inevitabile punto di arrivo e ripartenza: Holly pensa di fuggire, mentre in realtà sta correndo verso la verità che ha sempre nascosto a se stessa, verso il riconoscimento dei motivi che l’hanno portata in istituto e verso la vera storia di sua madre.

In autostop; su auto, camion, navi e treni; senza biglietto; con compagni di viaggio silenziosissimi o logorroici; tra pericoli e oasi di sollievo: ecco un viaggio fatto anche di tanti compagni di strada differenti che – ciascuno a suo modo – le svelano qualcosa di sé e qualcosa sulla vita: chi ha dato alla propria barca il nome di un amore perduto, chi sogna una Thule perduta, chi devia per prendere una strada più panoramica.

Anche qui, come nella grafich novel Jane, la volpe & io, torna il personaggio di Jane Eyre con la sua storia, a cui Holly regala un finale piratesco, ribelle e a suo modo vincente.

In questo romanzo ci sono tanti riferimenti musicali. L’editore ha creato una possibile colonna sonora che si può ascoltare su Spotify grazie al QRcode inserito o a questo indirizzo. È proprio quello che si può fare con tanti bei romanzi usciti qualche anno fa (Aspetta!, In viaggio verso di me e molti altri) dove la musica la faceva da padrona.

Leggi i primi capitoli sul sito dell’editore.

Il Siobhan Dowd Trust, fondazione che lavora per dare accesso alla lettura ai bambini svantaggiati.

Siobhan Dowd, Crystal della strada (trad. di Sante Bandirali), Uovonero 2014, 275 p., euro 14

I kill Giants

14 giu

Barbara è una ragazza appassionata di giochi di ruolo e di fantasy. Vive con la sorella maggiore e il fratello in una casa che si affaccia sull’oceano. A scuola è oggetto di scherzi e di molestie da parte della bulla di turno. A casa dorme in cantina perchè al primo piano c’è un orrore che non vuole affrontare. Ma fortunatamente Barbara è anche la detentrice del magico martello Coveleski, in grado di distruggere i giganti. Infatti la giovane passa le giorante a costruire trappole e sistemi di difesa contro i giganti, portatori di caos e distruzione, e come dichiara ad un motivatore in visita alla scuola, lei “Uccide Giganti”.

Un fumetto fantastico che è in realtà una storia di formazione, una storia di limen, tra l’infanzia e l’adolescenza, e della difficoltà di attraversare questo doloroso confine senza la guida di un adulto. Gli autori riescono nel sottile gioco di non chiarire  se quello che accade è solo frutto dell’immaginazione di Barbara o se è davvero successo. Un fumetto delicato, commuovente, con una protagonista che non dimenticherete facilmente.

Joe Kelly, JM Ken Niimura, I kill Giants, Bao, 2013, pp.200, €15 (disponibile anche in ebook)

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 5.341 follower