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Tra le mura del Cremlino

30 set

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Sono tra i lettori che, dopo la piacevolezza di Auslander e “Il ragazzo di Berlino”, si erano incagliati nella lettura de “L’ultima alba di guerra” causa l’abbondanza di particolari descrittivi di aerei di guerra et similia, legate senza dubbio alla grande attenzione che l’autore pone alla documentazione e alla veridicità delle sue opere. Con questo romanzo invece torna la scorrevolezza nella trama che ci presenta un altro fronte di Guerra, un altro periodo storico: siamo nella Russia stalinista tra il 1940 e il 1941. Misha Petrov, quindicenne, vive al Cremlino perché suo padre è segretario particolare di Stalin: una posizione privilegiata per poter osservare il mondo che ruota intorno al Vozhd e la società all’esterno, rendendosi conto dei propri privilegi; una situazione che si ripropone anche a scuola, dove il ragazzo fa parte del Komsomol, il gruppo di giovani comunisti all’interno del quale sono reclutati gli studenti più brillanti e meritevoli.

In realtà questa posizione privilegiata nasconde un altro lato della medaglia, fatto di paura e di somma attenzione: non si è al sicuro nemmeno se si abita tra le mura del Cremlino, nemmeno se si appartiene a una élite. Basta il minimo sospetto, la minima notizia arrivata alle orecchie sbagliate, una parola detta senza pensarci troppo o un pensiero manifestato con troppa libertà: subito si rischia la punizione, il declassamento, l’arresto. La madre di Misha sparisce così e con nessuno gli è permesso parlarne; solo a Valja, l’amica con cui raggiunge la scuola ogni giorno, Misha osa raccontare liberamente paure, sogni e dubbi. Improvvisamente nota le crepe del sistema, dubita di quel che sente, comincia a notare la ferocia e la spietatezza di alcuni conoscenti che occupano posti di potere. Anche il padre gli confida di essere a conoscenza dell’eliminazione di persone influenti, di aver assistito all’estorsione violenta delle confessioni agli arrestati e di come sia possibile quel che si vocifera: l’esercito tedesco si sta preparando a invadere la Russia.

Misha e Valja si trovano a fare scelte, a resistere a loro modo in una città che vive nel caos del terrore l’avanzata nemica. Misha scopre la verità sul passato della madre, ma conosce anche il vero volto dei compagni di scuola: la guerra sotto casa mette a nudo le mancanze e le incapacità di chi è al potere, ma svela anche la vera natura – a volte insospettata – di chi è più vicino.

Il romanzo scorre, la trama cattura il lettore, il finale non è definitivo né banale; insomma, un buon romanzo su una parte di storia e di mondo che raramente trova posto tra le narrazioni rivolte ai ragazzi.

Il sito dell’autore.

Paul Dowswell, Tra le mura del Cremlino (trad. di Edy Tassi), Feltrinelli 2014, 221 p., euro 13

Vincent

29 set

Più riguardo a VincentQualche mese fa abbiamo recensito un romanzo che racconta del periodo di Van Gogh ad Arles attraverso gli occhi del giovane Camille Rollin. Ecco un efficacissimo fumetto che ripercorre il medesimo periodo, fino alla morte del pittore, ponendo l’accento sul suo rapporto col fratello Theo attraverso le lettere che i due si scambiavano. Ne emerge l’immagine di un Van Gogh che crede fermamente in quello che dipinge, che è incantato dalla natura che lo circonda – una sorta di animismo e di comunione totale con la bellezza del paesaggio – e insieme tormentato dal pensiero di essere un peso economico per il fratello. Fratello che da parte sua lo sostiene, lo incoraggia e cerca di condividere con lui il quotidiano, nonostante la distanza che li separa.

Come ha scritto Francesco Boille su “Internazionale”, le immagini utilizzate da Barbara Stok sono “naif, tra l’infantile più basico e l’illustrazione da sussidiario per le lingue”, come se fosse possibile rendere la storia dell’artista solo attraverso la semplicità più essenziale del tratto, quasi la negazione dell’espressività, per permettere l’emergere sulla pagina di tutto quel sentire che Van Gogh reputava davvero essenziale. Per questo credo le pagine più piene e intense siano quelle dove non c’è parola né commento, dove si raccontano i passi del pittore, il suo dolore, gli incontri, i tormenti. E ancora di più quelle che raffigurano i tratti del paesaggio che osserva e si appresta a dipingere: alcune sono un catalogo di angoli di natura, piccole immagini quadrate così basiche che potrebbero essere parte di un imaginier per bambini: papaveri, spighe di grano, insetti, neve, ciliegi in fiore e stelle.

Le lettere dei Van Gogh riportate nel testo sono un invito ad andare a leggere l’epistolario di Vincent (pubblicato da Einaudi nel 2013) o almeno le lettere al fratello (Guanda, 2009). Alcuni brani si trovano sul sito del Van Gogh Museum di Amsterdam.

Il sito dell’autrice.

Barbara Stok, Vincent (trad. di Laura Pignatti), Bao Publishing 2014, 141 p., euro 15, disponibile anche su GooglePlay, AppStore e Kobo euro 7,99

Nemmeno un giorno

25 set

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Scorrono le ore al posto dei titoli dei capitoli in questo romanzo che si gioca tra le 16,21 di una giornata e le 9,05 del mattino successivo. Poco tempo, tutto di corsa, per il monologo del tredicenne Leon, scappato di casa alla guida di un’auto nel tentativo di raggiungere la sua vera casa. Perché Leon è stato adottato da una coppia italiana e si sente fuori posto, anzi quasi senza un posto nella sua nuova scuola, tra i suoi coetanei; vorrebbe tornare alla sua casa di origine anche se la madre non c’è più, la sorella vive altrove e il padre non faceva altro che picchiarlo ogni volta che era ubriaco. Leon guida e racconta al cane nero che gli fa da compagno di strada la rabbia, la paura, la voglia di essere altrove. Poi i chilometri filano via e la rabbia in qualche modo svanisce, lasciandolo a chiedersi quando lo troveranno e come sia davvero quel padre adottivo e com’è davvero lui stesso.

In realtà il libro non raccoglie solo il monologo di Leon, ma ce lo fa vedere anche dall’esterno, grazie alle voci delle persone che incontra per strada, all’autogrill, oltre il finestrino di un’auto in corsa, e che si interrogano giustamente su quel ragazzo che ha l’aria troppo giovane per avere la patente.

Ogni capitolo si apre col titolo di una canzone: le tracce della playlist che Leon ascolta durante il viaggio. Così, sulla scorta di tanti altri romanzi più o meno recenti (l’ultima volta ne parlammo per Crystal della strada), anche in questa lettura potete costruirvi la colonna sonora: da Neil Youg a Eric Clapton, dagli AC/DC ai Pink Floyd passando per Lou Reed, i Queen, i Rolling Stones e ancora e ancora.

Il sito di Guido Sgardoli. Qualche notizia e un’intervista ad Antonio Ferrara.

Antonio Ferrara – Guido Sgardoli, Nemmeno un giorno, Il Castoro 2014, 140 p., euro 14,50

Scommessa d’amore

23 set

scommessa_d_amoreDopo Oltre i limiti, ecco la traduzione di un altro dei quattro libri della serie in cui McGarry racconta le vicende di una gruppo di ragazzi che compaiono in tutti i volumi, come figure secondarie o come protagonisti. In questo romanzo, i lettori potranno incontrare Beth – che nel precedente compariva come una delle ragazze con cui Noah condivideva la casa – nel momento in cui la sua vita cambia e lei si trova ad affrontare una nuova città, una nuova scuola, dei nuovi amici e una scommessa.

La scommessa è quella lanciata dagli amici a Ryan, sfidandolo a ottenere il numero di una ragazza che lo strapazza e lo colpisce. La stessa ragazza che, qualche tempo dopo, gli verrà chiesto di accompagnare nella nuova scuola. Lo zio di Beth ne è diventato il tutore, la ragazza ha abbandonato la madre e una situazione di botte e degrado, giurando però di andarla a riprendere e di portarla via. Ryan è un ragazzo modello, campione di basket, che vive in una sorta di incubo: la sua famiglia, perfetta agli occhi di tutti coi genitori impegnati nella politica e nel sociale, va in pezzi di fronte alla confessione dell’omosessualità del fratello che viene allontanato da casa.

Il romanzo gioca sul tema del doppio: sia Ryan che Beth si trovano in bilico, alla ricerca di chi siano veramente e di quale è il futuro che vogliono. Lei è divisa tra la madre e la vecchia casa e una scuola in cui riesce ad ambientarsi ed appassionarsi, ma che appartiene a una realtà non del tutto nuova: in quella cittadina Beth ha vissuto i primi anni di vita e la sua partenza è legata a un episodio chiave – e non di certo edificante – della sua famiglia che qualcuno ancora ricorda. Ryan ama giocare a basket, ma anche scrivere, altra attività in cui eccelle come dimostra la vittoria al concorso di scrittura a cui lo ha iscritto la sua professoressa.  Il padre però ha programmato la sua vita perché diventi un giocatore professionista, senza frequentare l’università, e gli sta imponendo di non avere contatti col fratello. Entrambi sanno che l’altro ha un’altra faccia: un modo di essere, una voce, un’espressione diversa che rivelano in alcuni momenti quello che è e che sogna davvero.

Come nel precedente, anche questo libro è un’alternarsi di capitoli affidati alle voci dei due ragazzi; ancora una volta, la scelta del titolo e della copertina (a onor del vero, decisamente migliore dell’originale) ne fanno un prodotto destinato alle lettrici adolescenti che rischia di pagare pregiudizi e fraintendimenti legati al packaging.

Il sito dell’autrice. Fa parte della medesima serie anche Complice la notte, disponibile in ebook a euro 1,99

Katie McGarry, Scommessa d’amore (trad. di Alessia Fortunato), De Agostini 2014, 512 p., euro 14,90, ebook euro 6,99

We are family

16 set

Più riguardo a We Are Family

Questo anno qui è il 1971, si chiama così perché tutte le cose del mondo hanno un nome, tranne gli anni che invece hanno un numero.

Una divertente lettura che può entrare in un percorso per il secondo ciclo delle scuole superiori. Almerico Santamaria detto Al ha quattro anni, una sorella maggiore e due genitori vecchi, cioè intorno ai 35 anni. Il suo amico immaginario si chiama Casimiro, suo padre è un fanatico di Elvis  e il giorno preferito della famiglia è la domenica, quando tutti e quattro si chiudono in auto e partono alla ricerca della casa promessa, perfetta per viverci. Al è superintelligente, sa fare a memoria prodigiosi calcoli matematici, studia il vocabolario, non perde una parola di quel che sente alla radio e in televisione e si infervora sugli avvenimenti del mondo. Quando lui e la sorella – ascoltando dietro la porta chiusa – sentono la dottoressa che lo ha esaminato spiegare che con le sue doti è destinato a fare grandi cose, addirittura potrebbe salvare il mondo, Al decide di impegnarsi nella sua missione.

Lo seguiamo negli anni mentre inserisce sua madre nel business dei ciambelloni, mentre commercia in compiti in classe, mentre cambia casa alla ricerca di quella giusta, mentre osserva il mondo intorno a lui con un disincanto alienato (vi ricordate lo sguardo del protagonista del film di Ivan Cotroneo La kryptonite nella borsa?), con prontezza di spirito e capacità di adattamento al momento storico, cercando di mettere in atto la propria missione e i propri sogni.

Una grande ironia per guardare anche a trent’anni di storia d’Italia che segnano lo sfondo con i fatti di politica e di cronaca, i titoli dei giornali, il taglio dei capelli e dei pantaloni.

Perfetto per i percorsi di lettura coi ragazzi della scuola secondaria di secondo grado. Il libro è uscito lo scorso anno: le vacanze servono anche a recuperare buone letture :)

Fabio Bartolomei, We are family, e/o 2013, 275 p., euro 17

Fuori fuoco

8 set

fuorifuocoTre persone e una bicicletta camminano per le strade di Udine in un pomeriggio di settembre. Insieme a loro camminano le vicende storiche della città –  i bombardamenti durante la Prima Guerra mondiale, il deposito di munizioni saltato in aria nell’agosto del 1917 su cui cadde il silenzio della censura, le storie dei singoli venute alla luce dai documenti, dai racconti – e la storia di Jolanda, che tra quelle strade avrebbe benissimo potuto camminare e costruire il suo futuro da ostetrica.  Sotto gli specchi del Caffé Caucigh, Jolanda si somma e si mescola a suggestioni, vecchie fotografie, racconti di famiglia, scelte e silenzi.

Oggi, un anno dopo, Jolanda è una storia che potete offrire ai giovani lettori, sulla scorta di quelle che già abbiamo presentato e che – in questo anno – riprendono le vicende del periodo della Grande Guerra. Qui si racconta di una tredicenne  che apprende dello scoppio della guerra, nell’estate del 1914, in Austria, dove con i genitori e i fratelli si è trasferita per lavorare. La prima conseguenza è il tornare indietro, in Friuli, dove è nata e cresciuta, perché gli italiani in Austria non sono più graditi; poi un fratello si arruola, il padre è reclutato per i cantieri militari e anche il secondo fratello parte di nascosto per raggiungere il genio militare. A casa rimangono le donne, quelle che – dice la mamma – perdono la guerra, mentre gli uomini la fanno. Rimangono Jolanda, la mamma, la sorellina Mafalda e un’asinella. Rimangono le donne che lavorano alla filanda, le ragazze che portano le uova e la verdura al mercato di Udine, le cartoline che arrivano dal fronte e le fotografie di famiglia fatte un attimo prima della partenza e della separazione.

Così questo romanzo racconta della guerra vista dagli occhi delle donne, con le assurdità, i soprusi, la ricerca di una possibile quotidianità, la disfatta di Caporetto e le sue conseguenze sulla popolazione e non solo sui soldati. Racconta di come il colore dei capelli – quel biondo quasi bianco che Jolanda condivide con la mamma – e il fatto che la mamma sia originaria di Grado, allora in mano austriaca, portino guai: la madre infatti finisce in internamento a Firenze e Jole parte, con sorella e asina, verso Udine come le è stato detto. Sarà Adele, anziana ostetrica cieca ad accoglierle e a ricostruire per loro la storia della famiglia materna di cui non hanno mai sentito parola, accompagnandole alla ricerca della nonna ancora viva. Il percorso delle quattro donne si intreccia con gli sfollati che cercano di passare il Tagliamento, con gli ultimi mesi di guerra, con il ritorno al paese e il tentativo di riprendere il filo della vita.

Jolanda ha tredici anni. Tredici sono anche le immagini che accompagnano il testo. Tredici fotografie caratterizzate da un particolare fuori fuoco; tredici immagini fatte per immaginare, visto che non le vediamo, ma ce ne viene offerta la descrizione, lasciando al lettore la possibilità di pensarle e guardarle come se uscissero da una scatola di ricordi. Foto di famiglia, foto di emigranti, angoli di città, passeggeri in stazione, la ritirata, vedute aeree, campagne silenziose: ciascuna raccoglie e racconta in realtà molteplici storie.

Il sito dell’autrice. Questa è la musica che accompagna Jolanda lungo tutte le pagine (il suono del friulano qui con la musica dei Mitili FLK).

Se volete una narrazione della Grande Guerra con una grafica notevole e la possibilità di interagire con cinque personaggi diversi e di aprire finestre con spiegazioni storiche, immagini d’epoca e approfondimenti, potete giocare a Valiant Hearts, basilare se considerate il versante gaming, ma di sicura resa invece per illustrare fatti storici (Steam, Uplay, PlayStation Network, Xbox Live, da poco anche in app).

Chiara Carminati, Fuori fuoco, Bompiani 2014, 204 p., euro 12, ebook euro 7,49

Qui e ora

5 set


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Un istante che cambia la vita: quello in cui Ethan, a pesca da solo, incontra in uno strano turbinio dell’aria una ragazza che a lui pare quasi sovrannaturale, per poi ritrovarsela due anni più tardi seduta nel banco dietro al suo nell’aula di algebra. Ethan è nato nel 1996, Prenna nel 2086 e la vicenda che ci viene raccontata si svolge nel 2014, in un precipitare verso la data del 17 maggio, fondamentale per la sopravvivenza dell’umanità.

Prenna viene dal futuro, fa parte di una porzione di umanità che è riuscita a tornare indietro nel tempo, fuggendo alle epidemie che hanno sterminato tutti gli altri, organizzatasi in comunità nascosta, ligia a dodici regole ferree, nel tentativo di integrarsi senza farsi riconoscere, senza stringere legami, tenendo a bada un sistema immunitario diverso e delle conoscenze differenti. Il divieto di entrare in intimità con qualsiasi persona al di fuori della comunità è la spina nel fianco della ragazza, innamorata di quel compagno di classe così gentile, così popolare, che passa le pause pranzo ad insegnarle a giocare a carte. Ethan è un appassionato di fisica e ha conosciuto una ricercatrice che si occupa di condotti spazio-temporali: delle sue ricerche ha parlato a un barbone che si aggira intorno a un supermercato e lui gli ha spiegato che Prenna viene da un altro tempo. Lo stesso barbone rivela alla ragazza che certi espedienti che la comunità fa adottare a chi è immigrato dal futuro sono in realtà solamente forme di controllo e che è fondamentale che i due ragazzi impediscano un omicidio che avverrà il 17 maggio.

Il romanzo intreccia piani diversi: i legami della comunità, ma anche quelli familiari; il confrontarsi di due ragazzi che si stanno innamorando, la missione che devono compiere, ma anche il loro venire da due mondi diversi. Diversi nella misura in cui quello che Prenna ha conosciuto è la semplice evoluzione di quello che Ethan vive: un pianeta in cui tutto è diventato digitale, in cui sono state create delle memorie per registrare i ricordi, in cui le scienza ha fatto passi da gigante in ogni suo filone, ma senza riuscire a frenare l’involuzione ambientale e la catastrofe. Si legge il ritratto di un mondo futuro, insieme a una storia d’amore semplice, lineare e dal finale davvero non banale.

Ann Brashares, Qui e ora. Non puoi scegliere di chi innamorarti (trad. di Marta Puglia), Rizzoli, 287 p., euro 14,90, ebook euro 8,99

The Swan. Impara l’inglese con Roald Dahl

25 ago

dahl_swanQuesto titolo fa parte del nuovo progetto “Impara l’inglese con Roald Dahl”, in corso di pubblicazione da Vallardi nella serie “Letture guidate”. Un ulteriore modo per scoprire con i ragazzi i racconti dell’autore inglese di cui in gran parte già conoscono i romanzi. I titoli – quattro finora e due di prossima pubblicazione – vedono il testo originale del racconto preceduto da un glossario con le parole più particolari e affiancato da note che spiegano l’utilizzo di strutture particolari della lingua, registri espressivi, modi di dire, slang, forme familiari. Ci sono anche alcune parti di esercizi di comprensione, per fortuna brevi e impaginate in modo da poter essere incollate e bypassate, ma la loro presenza può anche convincere qualche insegnante di lingua ad adottare questo strumento e a permettere così ai ragazzi di esercitarsi su testi di qualità che restituiscono lo stile e la causticità di Dahl.

Nel caso di “The Swan” viene offerto un racconto che tiene il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina nel seguire le vessazioni di due bulli di paese che – a caccia per provare il fucile che uno di loro ha ricevuto in regalo – non trovano di meglio che legare alle traversine del treno Peter Watson, coetaneo che sta facendo birdwatching e che riuscirà a cavarsela grazie a doti e risorse insospettate. In questo caso, il racconto si presta anche a essere un glossario particolareggiato, che arricchisce il vocabolario di chi legge non solo di espressioni di uso familiare nel linguaggio dei ragazzi, ma di una serie di nomi legati alla flora e alla fauna dell’angolo di primaverile campagna inglese in cui è ambientato.

Peccato non poter ascoltare anche il racconto in modo da poter fissare anche la pronuncia esatta. Potete sopperire grazie agli audiolibri o agli audio che trovate on line. Qui ad esempio “The Swan” direttamente su YouTube. Dal catalogo Penguin, ne trovate direttamente molti su iTunes.

Ecco The Roald Dahl Museum. E la fondazione creata a suo nome a favore dei bambini bisognosi di assistenza.

Roald Dahl, The Swan, Vallardi 2014, 110 p., euro 7,90, ebook euro 3,99

Aspettando Gonzo

22 ago

Ha già prenotato il premio per la peggior copertina della stagione (a onor di cronaca ripresa da quella dell’edizione originale) questo romanzo che racchiude invece una buona storia di crescita e di sguardi sul mondo, come giá Dave Cousins ci aveva regalato in Quindici giorni senza testa, Premio Andersen 2013 per il miglior romanzo oltre i 15 anni.

Cosa può succedere di peggio a un adolescente cresciuto a Londra, abituato a passare il pomeriggio giocando a SlamShowdown con gli amici e ascoltando le ultime novità musicali, se non subire il passivo trasferimento in campagna, al seguito dei genitori entusiasti di vivere finalmente tra prati e colline? La scuola è a chilometri di distanza e quando si rompe l’autobus non ti resta che andare a piedi; la nuova casa è tutta da rifare, fredda e piena di spifferi; l’unico compagno di classe che si avvicina è un nerd che adora i Beatles e i fantasy e il primo giorno di scuola – oltre a guadagnarsi il soprannome di Mutanda – si apre con un incidente che scatena l’ira di un’inquietante ragazza soprannominata Psyco che pare promettere nulla di buono. Benvenuto Marcus detto Oz, in questo angolo di campagna piovoso, umido e a chilometri di distanza da qualunque forma di quella che intendi come civiltà.

Per fortuna il protagonista tredicenne ha un gran senso dell’umorismo ed è su questo che fa forza per raccontare le sue disavventure e i guai in cui inevitabilmente si caccia, scegliendo come interlocutore privilegiato la novità del giorno: leggendo di nascosto i messaggi sul cellulare della sorella diciassettenne, Oz scopre che è incinta. Prima ancora che lo sappiano altri – i suoi genitori, il padre del bambino che ignaro fa una comparsata da Londra – Oz battezza Gonzo il pargolo in arrivo e gli racconta quel che succede intorno: Psyco che viene a casa ogni giorno per aiutare la madre nel suo lavoro di artista, Ryan che cerca di convincerlo a leggere un fantasy e a partecipare a un Fight Camp travestito da Nyctal, i propositi di rapinare il pub del villaggio, gli episodi di bullismo a scuola.

Tra i tanti episodi, è sicuramente interessante l’avvicinamento di Marcus alla lettura: quando Ryan presta a Oz il primo volume de “Un viaggiatore ai cancelli del tempo”, il ragazzo non riesce ad andare oltre la terza pagina. Il libro è vissuto, consumato e amato da Ryan, ma Marcus riuscirà ad appassionarsi al romanzo solo ascoltando l’audiolibro della trilogia completa. A quel punto non riesce a credere di passare buona parte delle giornate ad ascoltare la storia, con “l’eccitazione che mi ronzava nelle budella”.

Il sito dell’autore da cui potete scaricare anche la colonna sonora del romanzo, che supporta la teoria di Oz sul potere curativo della musica. E il suo blog.

Dave Cousins, Aspettando Gonzo (trad. di Giulia Guasco), San Paolo 2014, 304 p., euro 18, ebook euro 8,99

Frédéric smarrito tra i suoni

19 ago

frederic smarrito tra i suoniUn romanzo di formazione che mi è sembrato quasi indispensabile in un percorso per lettori della scuola secondaria di secondo grado, in cui Denis Lachaud riprende un tema già trattato in un romanzo scritto tredici anni prima e tradotto sempre da 66THAN2ND (“Imparo il tedesco”, 2013): la costruzione dell’identità attraverso la scoperta e l’apprendimento di una lingua. Se nel primo romanzo la lingua era un veicolo che permetteva al protagonista di appropriarsi della storia della propria famiglia (le colpe rimosse, i segreti relativi alla Seconda Guerra Mondiale), in questo il linguaggio diventa una lettura del mondo circostante, che permette di mappare e di prendere una direzione facendo luce in quel senso di smarrimento e di estraneità dettato dal momento del diventare adulti.

Il diciassettenne Frédéric è smarrito nella vita, come se non esistesse per lui un punto fermo. Il suo essere crogiuolo di lingue e origini differenti lo destabilizza perché non offre radici: suo padre è svizzero e sua madre francese; lui è nato a Parigi e ha vissuto – per via del lavoro paterno – a Oslo e a Berlino ed ora sta per trasferirsi a Tel Aviv con la famiglia. A differenza del fratello e della sorella minori che appaiono ben saldi nelle loro piccole personalità in via di crescita, Frédéric ha un solo appiglio sicuro: il dittafono da cui non si separa mai, unico strumento utile a decifrare quel che gli altri dicono, grazie alla possibilità di ascoltare e riascoltare ancora.

“Imparare una lingua mi ha sempre permesso di scoprire come devo guardare il mondo in cui vivo”. Così il ragazzo studia l’ebraico, che va in senso contrario nella scrittura rispetto a quelle che conosce, che non ha possibilità di coniugare il verbo essere al presente. In ebraico si può essere al passato e al futuro; al presente si vive, si pensa, si mangia, si viaggia, si incontra: al presente si diventa. E la lingua diventa modo per conoscere la città, intervistando i passanti sulla base di un semplice questionario che domanda loro quali lingue parlino e quale sia il loro territorio (come ci sente al di fuori, com’è cambiato nel corso del tempo). Che parli con degli sconosciuti o con i vicini di casa (la signora Lev arrivata dalla Germania, con cui parla tedesco; i coniugi Masri arrivati dal’Egitto, con cui parla francese), con i loro figli nati  Tel Aviv e poi emigrati a loro volta o che cerchi la presenza degli arabi tra le strade che frequenta, Frédéric cammina in una città costruita sulla sabbia, mettendosi poi in viaggio verso Gerusalemme e verso l’incapacità di vivere in un luogo altro che non sia il suo corpo.

Le illustrazioni in copertina sono di Julia Binfield.

Denis Lachaud, Frédéric smarrito tra i suoni (trad. di Sergio Claudio Perroni), 66THAN2ND 2014, 246 p., euro 16, ebook euro 7,99

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