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We are family

16 set

Più riguardo a We Are Family

Questo anno qui è il 1971, si chiama così perché tutte le cose del mondo hanno un nome, tranne gli anni che invece hanno un numero.

Una divertente lettura che può entrare in un percorso per il secondo ciclo delle scuole superiori. Almerico Santamaria detto Al ha quattro anni, una sorella maggiore e due genitori vecchi, cioè intorno ai 35 anni. Il suo amico immaginario si chiama Casimiro, suo padre è un fanatico di Elvis  e il giorno preferito della famiglia è la domenica, quando tutti e quattro si chiudono in auto e partono alla ricerca della casa promessa, perfetta per viverci. Al è superintelligente, sa fare a memoria prodigiosi calcoli matematici, studia il vocabolario, non perde una parola di quel che sente alla radio e in televisione e si infervora sugli avvenimenti del mondo. Quando lui e la sorella – ascoltando dietro la porta chiusa – sentono la dottoressa che lo ha esaminato spiegare che con le sue doti è destinato a fare grandi cose, addirittura potrebbe salvare il mondo, Al decide di impegnarsi nella sua missione.

Lo seguiamo negli anni mentre inserisce sua madre nel business dei ciambelloni, mentre commercia in compiti in classe, mentre cambia casa alla ricerca di quella giusta, mentre osserva il mondo intorno a lui con un disincanto alienato (vi ricordate lo sguardo del protagonista del film di Ivan Cotroneo La kryptonite nella borsa?), con prontezza di spirito e capacità di adattamento al momento storico, cercando di mettere in atto la propria missione e i propri sogni.

Una grande ironia per guardare anche a trent’anni di storia d’Italia che segnano lo sfondo con i fatti di politica e di cronaca, i titoli dei giornali, il taglio dei capelli e dei pantaloni.

Perfetto per i percorsi di lettura coi ragazzi della scuola secondaria di secondo grado. Il libro è uscito lo scorso anno: le vacanze servono anche a recuperare buone letture :)

Fabio Bartolomei, We are family, e/o 2013, 275 p., euro 17

Fuori fuoco

8 set

fuorifuocoTre persone e una bicicletta camminano per le strade di Udine in un pomeriggio di settembre. Insieme a loro camminano le vicende storiche della città –  i bombardamenti durante la Prima Guerra mondiale, il deposito di munizioni saltato in aria nell’agosto del 1917 su cui cadde il silenzio della censura, le storie dei singoli venute alla luce dai documenti, dai racconti – e la storia di Jolanda, che tra quelle strade avrebbe benissimo potuto camminare e costruire il suo futuro da ostetrica.  Sotto gli specchi del Caffé Caucigh, Jolanda si somma e si mescola a suggestioni, vecchie fotografie, racconti di famiglia, scelte e silenzi.

Oggi, un anno dopo, Jolanda è una storia che potete offrire ai giovani lettori, sulla scorta di quelle che già abbiamo presentato e che – in questo anno – riprendono le vicende del periodo della Grande Guerra. Qui si racconta di una tredicenne  che apprende dello scoppio della guerra, nell’estate del 1914, in Austria, dove con i genitori e i fratelli si è trasferita per lavorare. La prima conseguenza è il tornare indietro, in Friuli, dove è nata e cresciuta, perché gli italiani in Austria non sono più graditi; poi un fratello si arruola, il padre è reclutato per i cantieri militari e anche il secondo fratello parte di nascosto per raggiungere il genio militare. A casa rimangono le donne, quelle che – dice la mamma – perdono la guerra, mentre gli uomini la fanno. Rimangono Jolanda, la mamma, la sorellina Mafalda e un’asinella. Rimangono le donne che lavorano alla filanda, le ragazze che portano le uova e la verdura al mercato di Udine, le cartoline che arrivano dal fronte e le fotografie di famiglia fatte un attimo prima della partenza e della separazione.

Così questo romanzo racconta della guerra vista dagli occhi delle donne, con le assurdità, i soprusi, la ricerca di una possibile quotidianità, la disfatta di Caporetto e le sue conseguenze sulla popolazione e non solo sui soldati. Racconta di come il colore dei capelli – quel biondo quasi bianco che Jolanda condivide con la mamma – e il fatto che la mamma sia originaria di Grado, allora in mano austriaca, portino guai: la madre infatti finisce in internamento a Firenze e Jole parte, con sorella e asina, verso Udine come le è stato detto. Sarà Adele, anziana ostetrica cieca ad accoglierle e a ricostruire per loro la storia della famiglia materna di cui non hanno mai sentito parola, accompagnandole alla ricerca della nonna ancora viva. Il percorso delle quattro donne si intreccia con gli sfollati che cercano di passare il Tagliamento, con gli ultimi mesi di guerra, con il ritorno al paese e il tentativo di riprendere il filo della vita.

Jolanda ha tredici anni. Tredici sono anche le immagini che accompagnano il testo. Tredici fotografie caratterizzate da un particolare fuori fuoco; tredici immagini fatte per immaginare, visto che non le vediamo, ma ce ne viene offerta la descrizione, lasciando al lettore la possibilità di pensarle e guardarle come se uscissero da una scatola di ricordi. Foto di famiglia, foto di emigranti, angoli di città, passeggeri in stazione, la ritirata, vedute aeree, campagne silenziose: ciascuna raccoglie e racconta in realtà molteplici storie.

Il sito dell’autrice. Questa è la musica che accompagna Jolanda lungo tutte le pagine (il suono del friulano qui con la musica dei Mitili FLK).

Se volete una narrazione della Grande Guerra con una grafica notevole e la possibilità di interagire con cinque personaggi diversi e di aprire finestre con spiegazioni storiche, immagini d’epoca e approfondimenti, potete giocare a Valiant Hearts, basilare se considerate il versante gaming, ma di sicura resa invece per illustrare fatti storici (Steam, Uplay, PlayStation Network, Xbox Live, da poco anche in app).

Chiara Carminati, Fuori fuoco, Bompiani 2014, 204 p., euro 12, ebook euro 7,49

Qui e ora

5 set


brashares_quieora

Un istante che cambia la vita: quello in cui Ethan, a pesca da solo, incontra in uno strano turbinio dell’aria una ragazza che a lui pare quasi sovrannaturale, per poi ritrovarsela due anni più tardi seduta nel banco dietro al suo nell’aula di algebra. Ethan è nato nel 1996, Prenna nel 2086 e la vicenda che ci viene raccontata si svolge nel 2014, in un precipitare verso la data del 17 maggio, fondamentale per la sopravvivenza dell’umanità.

Prenna viene dal futuro, fa parte di una porzione di umanità che è riuscita a tornare indietro nel tempo, fuggendo alle epidemie che hanno sterminato tutti gli altri, organizzatasi in comunità nascosta, ligia a dodici regole ferree, nel tentativo di integrarsi senza farsi riconoscere, senza stringere legami, tenendo a bada un sistema immunitario diverso e delle conoscenze differenti. Il divieto di entrare in intimità con qualsiasi persona al di fuori della comunità è la spina nel fianco della ragazza, innamorata di quel compagno di classe così gentile, così popolare, che passa le pause pranzo ad insegnarle a giocare a carte. Ethan è un appassionato di fisica e ha conosciuto una ricercatrice che si occupa di condotti spazio-temporali: delle sue ricerche ha parlato a un barbone che si aggira intorno a un supermercato e lui gli ha spiegato che Prenna viene da un altro tempo. Lo stesso barbone rivela alla ragazza che certi espedienti che la comunità fa adottare a chi è immigrato dal futuro sono in realtà solamente forme di controllo e che è fondamentale che i due ragazzi impediscano un omicidio che avverrà il 17 maggio.

Il romanzo intreccia piani diversi: i legami della comunità, ma anche quelli familiari; il confrontarsi di due ragazzi che si stanno innamorando, la missione che devono compiere, ma anche il loro venire da due mondi diversi. Diversi nella misura in cui quello che Prenna ha conosciuto è la semplice evoluzione di quello che Ethan vive: un pianeta in cui tutto è diventato digitale, in cui sono state create delle memorie per registrare i ricordi, in cui le scienza ha fatto passi da gigante in ogni suo filone, ma senza riuscire a frenare l’involuzione ambientale e la catastrofe. Si legge il ritratto di un mondo futuro, insieme a una storia d’amore semplice, lineare e dal finale davvero non banale.

Ann Brashares, Qui e ora. Non puoi scegliere di chi innamorarti (trad. di Marta Puglia), Rizzoli, 287 p., euro 14,90, ebook euro 8,99

The Swan. Impara l’inglese con Roald Dahl

25 ago

dahl_swanQuesto titolo fa parte del nuovo progetto “Impara l’inglese con Roald Dahl”, in corso di pubblicazione da Vallardi nella serie “Letture guidate”. Un ulteriore modo per scoprire con i ragazzi i racconti dell’autore inglese di cui in gran parte già conoscono i romanzi. I titoli – quattro finora e due di prossima pubblicazione – vedono il testo originale del racconto preceduto da un glossario con le parole più particolari e affiancato da note che spiegano l’utilizzo di strutture particolari della lingua, registri espressivi, modi di dire, slang, forme familiari. Ci sono anche alcune parti di esercizi di comprensione, per fortuna brevi e impaginate in modo da poter essere incollate e bypassate, ma la loro presenza può anche convincere qualche insegnante di lingua ad adottare questo strumento e a permettere così ai ragazzi di esercitarsi su testi di qualità che restituiscono lo stile e la causticità di Dahl.

Nel caso di “The Swan” viene offerto un racconto che tiene il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina nel seguire le vessazioni di due bulli di paese che – a caccia per provare il fucile che uno di loro ha ricevuto in regalo – non trovano di meglio che legare alle traversine del treno Peter Watson, coetaneo che sta facendo birdwatching e che riuscirà a cavarsela grazie a doti e risorse insospettate. In questo caso, il racconto si presta anche a essere un glossario particolareggiato, che arricchisce il vocabolario di chi legge non solo di espressioni di uso familiare nel linguaggio dei ragazzi, ma di una serie di nomi legati alla flora e alla fauna dell’angolo di primaverile campagna inglese in cui è ambientato.

Peccato non poter ascoltare anche il racconto in modo da poter fissare anche la pronuncia esatta. Potete sopperire grazie agli audiolibri o agli audio che trovate on line. Qui ad esempio “The Swan” direttamente su YouTube. Dal catalogo Penguin, ne trovate direttamente molti su iTunes.

Ecco The Roald Dahl Museum. E la fondazione creata a suo nome a favore dei bambini bisognosi di assistenza.

Roald Dahl, The Swan, Vallardi 2014, 110 p., euro 7,90, ebook euro 3,99

Aspettando Gonzo

22 ago

Ha già prenotato il premio per la peggior copertina della stagione (a onor di cronaca ripresa da quella dell’edizione originale) questo romanzo che racchiude invece una buona storia di crescita e di sguardi sul mondo, come giá Dave Cousins ci aveva regalato in Quindici giorni senza testa, Premio Andersen 2013 per il miglior romanzo oltre i 15 anni.

Cosa può succedere di peggio a un adolescente cresciuto a Londra, abituato a passare il pomeriggio giocando a SlamShowdown con gli amici e ascoltando le ultime novità musicali, se non subire il passivo trasferimento in campagna, al seguito dei genitori entusiasti di vivere finalmente tra prati e colline? La scuola è a chilometri di distanza e quando si rompe l’autobus non ti resta che andare a piedi; la nuova casa è tutta da rifare, fredda e piena di spifferi; l’unico compagno di classe che si avvicina è un nerd che adora i Beatles e i fantasy e il primo giorno di scuola – oltre a guadagnarsi il soprannome di Mutanda – si apre con un incidente che scatena l’ira di un’inquietante ragazza soprannominata Psyco che pare promettere nulla di buono. Benvenuto Marcus detto Oz, in questo angolo di campagna piovoso, umido e a chilometri di distanza da qualunque forma di quella che intendi come civiltà.

Per fortuna il protagonista tredicenne ha un gran senso dell’umorismo ed è su questo che fa forza per raccontare le sue disavventure e i guai in cui inevitabilmente si caccia, scegliendo come interlocutore privilegiato la novità del giorno: leggendo di nascosto i messaggi sul cellulare della sorella diciassettenne, Oz scopre che è incinta. Prima ancora che lo sappiano altri – i suoi genitori, il padre del bambino che ignaro fa una comparsata da Londra – Oz battezza Gonzo il pargolo in arrivo e gli racconta quel che succede intorno: Psyco che viene a casa ogni giorno per aiutare la madre nel suo lavoro di artista, Ryan che cerca di convincerlo a leggere un fantasy e a partecipare a un Fight Camp travestito da Nyctal, i propositi di rapinare il pub del villaggio, gli episodi di bullismo a scuola.

Tra i tanti episodi, è sicuramente interessante l’avvicinamento di Marcus alla lettura: quando Ryan presta a Oz il primo volume de “Un viaggiatore ai cancelli del tempo”, il ragazzo non riesce ad andare oltre la terza pagina. Il libro è vissuto, consumato e amato da Ryan, ma Marcus riuscirà ad appassionarsi al romanzo solo ascoltando l’audiolibro della trilogia completa. A quel punto non riesce a credere di passare buona parte delle giornate ad ascoltare la storia, con “l’eccitazione che mi ronzava nelle budella”.

Il sito dell’autore da cui potete scaricare anche la colonna sonora del romanzo, che supporta la teoria di Oz sul potere curativo della musica. E il suo blog.

Dave Cousins, Aspettando Gonzo (trad. di Giulia Guasco), San Paolo 2014, 304 p., euro 18, ebook euro 8,99

Frédéric smarrito tra i suoni

19 ago

frederic smarrito tra i suoniUn romanzo di formazione che mi è sembrato quasi indispensabile in un percorso per lettori della scuola secondaria di secondo grado, in cui Denis Lachaud riprende un tema già trattato in un romanzo scritto tredici anni prima e tradotto sempre da 66THAN2ND (“Imparo il tedesco”, 2013): la costruzione dell’identità attraverso la scoperta e l’apprendimento di una lingua. Se nel primo romanzo la lingua era un veicolo che permetteva al protagonista di appropriarsi della storia della propria famiglia (le colpe rimosse, i segreti relativi alla Seconda Guerra Mondiale), in questo il linguaggio diventa una lettura del mondo circostante, che permette di mappare e di prendere una direzione facendo luce in quel senso di smarrimento e di estraneità dettato dal momento del diventare adulti.

Il diciassettenne Frédéric è smarrito nella vita, come se non esistesse per lui un punto fermo. Il suo essere crogiuolo di lingue e origini differenti lo destabilizza perché non offre radici: suo padre è svizzero e sua madre francese; lui è nato a Parigi e ha vissuto – per via del lavoro paterno – a Oslo e a Berlino ed ora sta per trasferirsi a Tel Aviv con la famiglia. A differenza del fratello e della sorella minori che appaiono ben saldi nelle loro piccole personalità in via di crescita, Frédéric ha un solo appiglio sicuro: il dittafono da cui non si separa mai, unico strumento utile a decifrare quel che gli altri dicono, grazie alla possibilità di ascoltare e riascoltare ancora.

“Imparare una lingua mi ha sempre permesso di scoprire come devo guardare il mondo in cui vivo”. Così il ragazzo studia l’ebraico, che va in senso contrario nella scrittura rispetto a quelle che conosce, che non ha possibilità di coniugare il verbo essere al presente. In ebraico si può essere al passato e al futuro; al presente si vive, si pensa, si mangia, si viaggia, si incontra: al presente si diventa. E la lingua diventa modo per conoscere la città, intervistando i passanti sulla base di un semplice questionario che domanda loro quali lingue parlino e quale sia il loro territorio (come ci sente al di fuori, com’è cambiato nel corso del tempo). Che parli con degli sconosciuti o con i vicini di casa (la signora Lev arrivata dalla Germania, con cui parla tedesco; i coniugi Masri arrivati dal’Egitto, con cui parla francese), con i loro figli nati  Tel Aviv e poi emigrati a loro volta o che cerchi la presenza degli arabi tra le strade che frequenta, Frédéric cammina in una città costruita sulla sabbia, mettendosi poi in viaggio verso Gerusalemme e verso l’incapacità di vivere in un luogo altro che non sia il suo corpo.

Le illustrazioni in copertina sono di Julia Binfield.

Denis Lachaud, Frédéric smarrito tra i suoni (trad. di Sergio Claudio Perroni), 66THAN2ND 2014, 246 p., euro 16, ebook euro 7,99

E la chiamano estate

14 ago

E la chiamano estateE la chiamano estate, anche quando il meteo non rispetta le attese, anche quando non è tempo di vacanze, anche quando qualcosa scarta rispetto alle attese. Chi di voi conosce la magica possibilità di avere un luogo in cui ritornare da sempre per un certo periodo di tempo l’anno, in cui fare per una stagione radici che rimangono salde durante tutto l’anno ovunque si vada, ritroverà esatte e perfette le sensazioni che aprono e chiudono le pagine di questo fumetto. Arrivare nel luogo conosciuto da sempre, cercare le certezze e scoprire le differenze, accordarsi con un tempo che scorre in qualche modo a sé e correre a cercare gli amici, quelli a cui ci sono mesi da raccontare nonostante sembri di non essersi mai lasciati. Poi, alla partenza, raccogliere profumi, sensazioni, immagini da portarsi via. In mezzo invece ci sono le novità che ogni estate porta con sé, segnata – nel caso della protagonista – dall’adolescenza, dal corpo che cambia, dallo sguardo un po’ obliquo di chi sta crescendo.

Rose frequenta Awago Beach ogni estate da quando è bambina. Sono identici i riti del viaggio, le battute di suo padre, il cottage e la stanza in cui dorme. Ed è identica la sua amica del cuore, Windy, la stessa da quando ha cinque anni. Ma su quest’estate pesa la tensione tra i genitori di Rose, la tristezza della sua mamma per un nuovo bambino mai arrivato, i silenzi, le liti. Quest’estate è anche quella in cui Rose e Windy si accorgono che forse non ha più senso costruire un fortino o raccogliere sassi; in cui il divertimento è affittare film dell’orrore che non potrebbero vedere per poi accorgersi deluse di quanto si notino i trucchi per gli effetti speciali; in cui osservare un gruppo di ragazzi più grandi, cercando di capirne dinamiche e segreti.

Il racconto dell’estate passa attraverso lo scorrere delle giornate e i rimandi di Rose verso ricordi degli anni precedenti e i pensieri che quel che sta vivendo le suscita. Un contrappunto di racconto, di silenzi e suoni quotidiani, dove c’è posto per parlare di amicizia, di famiglia, di aspettative, di innamoramenti; per farsi domande sul sesso, sulla paura e sulle tette. Dove si intravedono le sfumature, i gesti, le ferite, i legami che contribuiscono a costruire chi sta crescendo, insieme al luogo, dove ritornare ogni estate, dove dare giusta misura all’anno che è passato, dove fare anche rifugio.

Una meraviglia che condensa, nell’essenzialità che non necessita di fronzoli o sbavature (nel racconto come nel tratto grafico), la faticosa bellezza del crescere. Non potete perderlo.

Il sito di Jillian Tamaki e il suo tumblr. Il blog di Mariko Tamaki.

Jillian Tamaki – Mariko Tamaki, E la chiamano estate (trad. di Caterina Marietti), Bao publishing 2014, 317 p., euro 18, disponibile anche su GooglePlay, AppStore e Kobo euro 8,99

Quello che c’è tra noi

5 ago

Qualche volta nelle recensioni mi lamento perché alcuni romanzi sono troppo affollati di argomenti, tanto da risultare costruiti ed eccessivi perché poi non riescono ad affrontarli tutti. Ecco invece una storia che mette molto sulla pagina, ma in modo naturale, con una bella scrittura: il risultato è un buon romanzo da proporre subito ai lettori. Peccato per la copertina, che ne fa un romanzo da ragazzine mentre invece sarebbe una storia per tutti, con alcuni personaggi maschili non da poco.

La protagonista è Samantha, che vive in una lussuosa, asettica e ordinatissima casa con la sorella maggiore e la madre, senatrice tanto presa dalla politica da non aver più un attimo di tempo per le figlie. Da quando ha sette anni Sam è spettatrice della vita della famiglia che abita nella casa accanto, che la madre disapprova proibendo alle figlie di attraversare il giardino e giocare coi vicini. Dal piccolo terrazzino della sua camera, Sam vede oltre lo steccato alzato tra i due giardini: i Garrett e i loro otto figli sono disordinati, allegri e uniti, con un giardino disseminato di oggetti e due genitori che si baciano in pubblico. I Garrett sembrano felici; sono tutto quello che Sam non ha. Fino alla notte in cui, ormai diciassettenne, si ritrova sul terrazzo Jase Garrett e si innamora profondamente di lui, cominciando a frequentare e conoscere la sua famiglia.

La storia dei due ragazzi si intreccia alla nuova corsa politica della madre di Sam, coordinata da Clay Tucker, organizzatore di campagne elettorali a colpi di marketing e di apparenza. E con un clamoroso incidente di percorso che mette a repentaglio la vita del signor Garrett, la credibilità politica della senatrice Reed e la storia di Sam e Jase: Sam è l’unico testimone che può fare la differenza nel portare alla luce la verità.

In questo romanzo si parla anche di amicizia, di gelosia, di come sia difficile matenere certi legami quando si cresce e si cambia, di prima volta, di pregiudizi, di lavori estivi, di famiglia, di manipolazione della verità, di apparenze, della scelta di essere davvero se stessi. Su tutto c’è George, che ha quattro anni, si accompagna a un triceratopo di plastica o a un vecchio cane di peluche e ama girare nudo. Sa tutto sugli animali e anche su certe verità della vita.

Il sito dell’autrice. Tra i ringraziamenti finali, l’autrice inserisce quello a chi ha ideato la copertina; l’originale, ovviamente. Non il massimo nemmeno quella, ma meno mielosa e stereotipata di quella italiana. Anche il titolo originale del resto, “My life next door”, aveva più senso.

Huntley Fitzpatrick, Quello che c’è tra noi (trad. di Ilaria Katerinov), De Agostini 2014, 414 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

L’estate dei segreti perduti

25 lug

estate_segreti_perduti_LIl titolo originale di questo romanzo è “We are Liars” e “I Bugiardi” è proprio il nome che si danno i quattro ragazzi protagonisti delle estati che vengono raccontate e rievocate dalla protagonista diciottenne Cadence. Il libro si apre con la mappa di un’isola e un albero genealogico, a sottolineare fin da subito che qui si parla di una famiglia molto nota negli Stati Uniti, quella dei Sinclair, tanto ricca da possedere un’isola su cui tutti insieme – i nonni, le tre figlie e le loro famiglie – trascorrono ogni estate. Quello di Beechwood Island è un mondo a parte, dal punto di vista geografico e anche da quello temporale: i cugini non si frequentano se non sull’isola durante i mesi estivi e questo spazio è praticamente precluso a chiunque non sia un membro della famiglia, creando così una sorta di universo parallelo dai contorni dorati. Dorati finché si è piccoli e finché non si aprono gli occhi e le orecchie, come succede dopo la morte della nonna, quando le sorelle Sinclair affilano denti e unghie per questioni ereditarie, quando il nonno si rivela più patriarca che mai (anche negli aspetti negativi), dove la patina quasi perfetta della famiglia viene infranta dai segni dell’alcool, del razzismo, dello snobismo e della gelosia.

Fino a quel momento, Cady e i suoi cugini più grandi e quasi coetanei, Johnny e Mirren, hanno sempre fatto comunella fra loro, lasciando fuori i più piccoli e includendo nel gruppo Gat, arrivato sull’isola ragazzino al seguito del nuovo compagno di una delle zie. Ed è di Gat che Cady si innamora in un’estate che sarebbe perfetta per quel senso di vitalità, di tutto è possibile, infranta dalla scoperta delle guerra intestine in famiglia. Ma il racconto che la protagonista ne fa va all’indietro nel tempo, consegnandocela diciottenne, ferita nel corpo e nello spirito da un avvenimento che ha totalmente cancellato i suoi ricordi e che l’ha allontanata dall’isola. Nessuno dei cugini risponde alle sue mail, il padre la costringe a un tour dell’Europa, la sua unica fissa è quella di regalare ogni cosa che possiede, nel tentativo di liberarsi degli oggetti, proprio il contrario dell’accumulo dettato dalle leggi di famiglia.

Quando Caddy ottiene il permesso di tornare sull’isola scopre che la casa dei nonni è stata sostituita da una costruzione moderna, che ogni parente ha la consegna di non tornare sul passato e che i suoi tre inseparabili Bugiardi paiono vivere a lato del resto della famiglia. Andando a ritroso nel tempo e camminando sul filo del recupero dei ricordi, l’autrice costruisce una trama di alta tensione che porta il lettore verso l’inevitabile svelamento di una realtà terribile e crudele che fa crollare ogni ipotesi pensata da chi legge e ogni castello di carte messo in piedi da chi circonda Cady. Un finale inaspettato, ma inevitabile.

Il sito dell’autrice.

Emily Lockhart, L’estate dei segreti perduti (trad. di Simone Mambrini), De Agostini 2014, 316 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

Shadow dance – La danza degli inganni

17 lug

2961209-9788845199578La Fabbri lancia una nuova saga fantasy per giovani adulti, e lo fa in un modo molto particolare: tutti e quattro i libri escono ad una settimana di distanza e il primo è messo in vendita a 5€! Un’iniziativa che non possiamo che apprezzare, perché rende possibile al lettore “assaggiare” il libro senza svenarsi.

La storia narra del giovane Aaron, figlio del capo della più potente e temuta gilda di ladri della città in lotta con il Triumvirato per il dominio della capitale. Aaron viene educato per diventare il perfetto assassino e per prendere un giorno il posto del padre al comando. Gli affetti, le amicizie, la fede e ogni forma di calore vengono sistematicamente allontanate da lui per renderlo insensibile e quindi letale. Ma non è detto che questa sia la vera vocazione del ragazzo e l’incontro con la bellissima e spregiudicata Kayla rovinerà i piani del mastro della Gilda del Ragno. Alla vicenda personale di Aaron fanno da sfondo le lotte intestine per il dominio sulla città e gli intrighi messi in modo dai capi del Triumvirato per contrastare le gilde.

Il romanzo è un autentico page turner scritto in modo semplice e diretto. L’azione è preponderante e i particolari anche più cruenti non vengono celati. La narrazione procede secondo diversi punti di vista, come già nella più conosciuta saga “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di Martin, e insieme ci aiutano a comporre un quadro generale delle vicende dei protagonisti.

David Dalglish, Shadow dance – La danza degli inganni (trad. Stefano Massaron), Fabbri 2014, € 5 (ebook € 3,99), pp. 288 

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