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Noi nella corrente

15 mag

Più riguardo a Noi nella corrente. Tre amici. Un amore. Un'estate. L'estate in cui tutto cambia

Il nome di Bérénice Capatti è per me associato a tante apprezzate traduzioni e mi è venuto spontaneo chiedermi, aprendo il suo primo romanzo da autrice, se scrivesse bene quanto traduce.

La storia a tre voci incrocia le vite di due sedicenni e un diciassettenne che si ritrovano, per incroci di famiglie e amori, a passare le vacanze in un campeggio al lago. Il fulcro è Michele, con cui Elisa ha appena cominciato una storia, giusto in tempo per assaporarne la novità prima che lui cambi città e vada a vivere con la nuova famiglia della madre, dove c’è anche Anna. La vacanza, unico modo per Elisa e Michele di ritrovarsi dopo la lontananza, costringe i tre ragazzi alla convivenza forzata e a dover fare i conti con le diversità di carattere e di aspirazione, ma anche con le persone che li circondano: vecchi conoscenti e nuove conoscenze che cambiano il precario equilibrio creatosi, dando vita a nuovi legami, a nuove alleanze.

Un finale non scontato e nello stesso tempo aperto, dove ciascuno dei protagonisti guarda se stesso e cerca di diventare quel che veramente è. Una storia raccontata attraverso punti di vista diversi che permettono al lettore di considerare le stesse situazioni da più angolature.

Bérénice Capatti, Noi nella corrente, Rizzoli 2013, 240 p., euro 13

Sofia si veste sempre di nero

6 mag

sofia-veste-sempre-di-nero1“Però da allora cominciò a pensare che la gente va aiutata anche senza motivo, anzi soprattutto in quel caso, per il semplice fatto che qualcun altro ha aiutato te al momento giusto, come un debito che si trasmette tra chi allunga la mano e chi affoga, e che non finisci mai di saldare.”

Sofia veste sempre di nero, Sofia ama le storie di pirati, Sofia è presente, ma sfugge, si vede e poi scompare, ti sembra di averla capita, afferrata e lei ti sorprende. La senti vicina ed è già distante.
Il romanzo-raccolta di racconti di Paolo Cognetti ha come protagonista Sofia, una ragazza che conosciamo in diversi momenti della sua vita, infanzia, adolescenza ed età adulta. Ma lo scrittore non ci racconta solo di Sofia, ci racconta del mondo che la circonda, l’Italia degli anni di piombo, del materialismo degli anni ’80, della crisi seguente, e tutto attraverso le vicende di una famiglia piccolo borghese e gli occhi di una bambina che vede la frustrazione nelle vite adulte e giura a sé stessa che per lei sarà diverso.
La forma scelta è quella del racconto, o meglio dei racconti, che hanno tutti come protagonista Sofia, che oltre ad essere il punto in comune è anche colei che aggrega e riunisce le vite degli altri personaggi.
Un libro bello, prezioso, costruito e scritto con cura, delicatezza, un libro di quelli che ti fanno venire voglia di conoscere lo scrittore, anche solo per dirgli grazie.

P.s. Nell’edizione ebook è presente una video intervista all’autore, sul libro e sul suo rapporto con la scrittura.

“Il senso della vita non sta nelle cose che fai, ma negli esseri umani che incontri.”

Paolo Cognetti,Sofia si veste sempre di nero, minimum fax, 2012 ebook, € 7,99

Noi siamo infinito (Ragazzo da parete)

2 mag

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“Ce n’è una di Sam che è semplicemente splendida. Descrivertela sarebbe impossibile, ma ci proverò lo stesso.
Se ascolti la canzone «Asleep», e cerchi di immaginare una di quelle giornate di sole in cui ogni cosa resta impressa nella tua mente, e pensi gli occhi più belli che tu abbia mai visto, e ti metti a piangere, e l’altra persona ti stringe a sé… ecco, allora forse riuscirai a vedere quella foto.”

Questo non è un libro nuovo. E’ un libro del 1999 che venne pubblicato in Italia per la prima volta da Frassinelli nel 2006 con il titolo “Ragazzo da parete”  e poi nel 2012 da Sperling & Kupfer  con il titolo “Noi siamo infinito” in concomitanza del film omonimo.

Charlie è un adolescente alle prese con il primo grande cambiamento della sua vita: l’inizio delle superiori. Solo, smarrito e molto impaurito si trova ad affrontare questo nuovo mondo senza più il suo migliore amicoche si è tolto la vita da pochi mesi.
Un viaggio attraverso un anno scolastico importante, fatto di nuovi incontri, amici veri, il primo amore, il primo bacio e la scoperta di un segreto nascosto nelle trame più profonde del proprio io. Un romanzo epistolare a senso unico (Charlie scrive ad un amico di cui non ci è dato saper nulla e di cui non leggiamo le risposte) che evoca Holden e tutti i grandi romanzi di formazione, con alcuni personaggi indimenticabili, tra cui il professore di letteratura di Charlie che lo sprona/aiuta facendolo leggere e scrivere dei classici della letteratura moderna nord americana. Il tutto accompagnato da una splendida colonna sonora e dalla bellissima Asleep dei The Smiths che rende benissimo l’atmosfera delicata e malinconica del romanzo.

Il titolo originale “The perks of beeing a wallflower” (I vantaggi di essere carta da parati) prende spunto da una frase del libro in cui Charlie viene paragonato alla carta da parati, perchè alle feste se ne sta sempre ai margini ad osservare, senza mai intervenire.

Il film che ne è stato tratto, è molto fedele… il regista e lo scrittore sono infatti la stessa persona ;-)

Stephen Chbosky, Noi siamo infinito (Ragazzo da parete),(trad. C.Brovelli), Sperling & Kupfer 2012, pp.271, € 16,90.

La stella nera di New York

30 apr

20130424-174616.jpgEvie è una ragazza molto particolare, quando tocca un oggetto può leggere i ricordi e le emozioni legate a chi l’ha indossato o posseduto, solo che una sera ad una festa per farsi notare, legge ricordi e fatti che non doveva rivelare e così crea uno scandalo tale da costringere i suoi genitori ad allontanarla dal paese in cui vivono e la mandano dallo zio a New York. Siamo negli anni ’20, l’epoca d’oro del jazz, del proibizionismo e della breve rinascita economica dopo la prima guerra mondiale e prima della grande depressione del 1929. Inutile dire che in realtà Evie non vede l’ora di arrivare a New York, centro di tutte le novità e della vita notturna del paese. Ad accoglierla ci saranno lo zio, studioso di occulto e di folklore, nonché direttore del museo del “Museo Americano del Folklore, delle Superstizioni e dell’Occulto” detto più brevemente “Museo del Brivido”, il suo assistente, un giovane colosso dal passato oscuro, e l’amica del cuore di Evie, Mabel, figlia di giovani socialisti impegnati in battaglie per i diritti dei lavoratori e delle minoranze.
Ma oltre a loro anche uno spietato assassino si aggira nella grande mela, e inscena degli omicidi rituali volti a portare l’apocalisse sulla terra.

Un romanzo nero, pieno di suspense e di attimi di puro terrore, rivolto ad un pubblico più maturo che potrà sicuramente apprezzare la precisa ricostruzione storica e gli approfondimenti che ci mostrano una faccia della storia americana poco conosciuta.

Libba Bray, La stella nera di New York (trad. D. Rizzati), Fazi, 2012, Ebook € 6,99

Kill all enemies

26 apr

killall“Ed è stato allora, nel momento più basso della mia vita, che è successo il miracolo.
Se tu fossi stato lì, non l’avresti mai capito. Non è stato il genere di miracolo in cui succede qualcosa di incredibilie mentre te ne stai lì a guardare, come lo zoppo che cammina o roba del genere. È successo dentro. All’improvviso ho capito…”

L’ultimo romanzo di Melvin Burgess ha come protagonisti tre ragazzi adolescenti: Billie, una ragazza che rischia di finire in carcere per le continue risse, Chris, un ragazzo svogliato che si rifiuta di fare i compiti, e Rob, un metallaro incallitto vittima dei bulli della scuola. Tre giovani diversi, che hanno in comune adulti poco attenti e apparenze che ingannano anche troppo. Tre ragazzi che affrontano problemi più grandi di loro e che riescono a sopravvivere e a crescere nonostante tutto.

I tre si alternano e ci raccontano le vicende e le loro vite ognuno dal proprio punto di vista, non nascondendoci niente e cercando di essere sinceri fino in fondo.

Un romanzo duro, che non risparmia niente al lettore, come nello stile di Burgess, ma che riesce a cogliere la realtà in cui vivono questi ragazzi e soprattutto a illuminare le loro vite con una luce nuova, quella della comprensione.
In coda al romanzo una nota dell’autore ci spiega di come molte delle vicende narrate siano storie vere, ispirate ai ragazzi che Burgess ha incontrato negli ultimi anni mentre raccoglieva il materiale per il romanzo.

Melvin Burgess, Kill all enemies (trad.L. Baldinucci ), Mondadori, 2013, Ebook € 9,99

Make love

19 apr

makelove

Ho recentemente scritto, a proposito di censura e libri presenti sugli scaffali delle biblioteche, che talvolta mi “diverto” a fare un gioco. Trovo interessante contare dall’opac sbn in quante biblioteche civiche italiane siano presenti al prestito opere come “Il chiodo fisso” di Melvin Burgess, (Mondadori, 2005), oppure la raccolta di racconti “La prima volta” (Rizzoli, 2011) o ancora “Il mio corpo. Body Drama” di Nancy A. Redd (Giunti, 2010): due mesi fa erano rispettivamente 115, 49 e 47. Mi bastano i numeri, non sento il bisogno di commentare.
Ecco in questi giorni in libreria un manuale di educazione sessuale dalla grafica curata e dalla patinatura che lo fa assomigliare a una prima occhiata a un libro di fotografie. E le fotografie in effetti ci sono; sono di Heji Shin e le diresti artistiche, tanto sono belle. Probabilmente è il fatto che siano coppie reali – e non immagini costruite per l’occasione – a comparirvi, a farle così belle.

Le fotografie sono uno dei pregi di questo testo, e forse anche uno dei motivi per cui probabilmente molti adulti faticheranno a presentare, a catalogare, a metterlo a scaffale. Tanto esplicite quanto reali. Il manuale è diviso in capitoli (Toccati; La prima volta; La seconda volta; Scopri chi sei; Giù i pantaloni; Da un letto all’altro; Vieni, dai; Attenzione; Senza gravità) e alterna spiegazioni, luoghi comuni, verità e falsità. Si parla di sesso, ma anche di precauzione. Si parla della prima volta, ma anche di seconda volta e di tutte quelle che vengono dopo. Si parla di corpo, ma anche di sensazioni; di precauzioni, ma anche di fantasia; di limiti; di io e dell’altro. Ci sono specchietti che semplificano, grafici, immagini, elenchi di nomi e illustrazioni di posizioni. Ci si chiede cosa piace a te, ma anche di metterti nei panni dell’altro. E si dice come sono i panni dell’altro.

Un limite forse può essere appunto la patinatura che ne fa un testo elegante e molto bello, anche nella fattura, “serio” esattamente come quello che dice; forse non immediatamente vicino come poteva risultare invece la grafica scelta per Body Drama. Il libro ha una prefazione di Camilla Raznovich, che compare anche sulla fascetta e che il cui nome forse aiuterà a far parlare del testo: bene che se ne parli. Ma il fatto che sia necessaria la voce di un personaggio dello schermo per far parlare di un testo bello e necessario mi fa un attimo di tristezza, perché non ce ne dovrebbe esser bisogno. E invece così è. Intanto questo testo c’è, non solo utile, ma anche bello. E mi fa venir in mente chi dice “Come siamo belli”. Eh sì.

Ann-Marlene Henning & Tina Bremer-Olszewski, fotografie di Heji Shin, Make Love. Un manuale di educazione sessuale (trad. di Elena Doria), L’Ippocampo 2013, 256 p., euro 18.

Se il diavolo porta il cappello

15 apr

Più riguardo a Se il diavolo porta il cappello

Un libro che intreccia più piani e più voci, cucendoli come unico vestito fatto di più pezze, di più narrazioni tenute insieme dal filo del protagonista, che danno come risultato un abito che si cuce alla pelle di chi legge spingendolo verso l’ultima pagina.

La voce in realtà è una sola, quella di Ciro, il ragazzino protagonista, che vive in una campagna di dopoguerra, portandosi addosso il marchio di bastardo, figlio di un soldato americano passato durante l’avanzata verso il nord Italia e di una bellissima ragazza, figlia ripudiata dal padre ricco dopo aver saputo del matrimonio notturno con il soldato. Ciro porta il suo marchio scritto nel biondo dei capelli, nella povertà della vita quotidiana, nella rabbia con cui affronta il mondo ogni giorno.

Le voci che ci propone sono diverse: c’è il racconto del suo quotidiano, degli avvenimenti che lo sospingono nell’estate che porta verso i suoi quattordici anni; un’altra voce è il dialogo col fratello gemello Dario, morto ad appena tre anni, ma che lui sente vivo, quasi fosse metà Ciro e metà Dario, con le caratteristiche dell’uno e dell’altro che appaiono a tratti nella medesima persona; l’altra ancora è quella del sogno: la speranza di rivedere e ritrovare il padre gli fa immaginare le situazioni e gli esiti più diversi, raccontati lungo il testo proprio come potrebbero venire in mente al ragazzo mentre cammina o prima di addormentarsi.

Lungo i giorni estivi di Ciro, la sua rabbia incrocia Salem, un rom che assomiglierà a ciò di più vicino a un padre che abbia mai conosciuto, e i sinti che si sono accampati ai margini del bosco. Cambierà il suo sguardo sulle figure che lo circondano, su chi lo addita come bastardo, sullo “strego” che vive isolato, circondato di libri e che conosce le formule e le erbe per curare. Sovvertirà l’ordine di un piccolo microcosmo dove spiccano singolari figuri e storie antiche, dove i soldi si conservano nelle damigiane o negli arti artificiali rinchiusi in un armadio, dove ci si arricchisce alle spalle dei poveri, dove si crede all’eterna giovinezza e si consumano riti e soprusi. Scoprirà un passato molto vicino e insieme lontano: quello che la guerra di pochi anni prima ha significato nei lager e nelle menti malate di molti. Conoscerà il Porrajmos e forse anche tanti lettori lo impareranno, visto che è quasi sempre un fratello minore nella storia dell’Olocausto.

Il sito dell’autore.

Fabrizio Silei, Se il diavolo porta il cappello, Salani 2013, 267 p., euro 13,90

Schegge di me

29 mar

Non avrei mai pensato che le cose potessero degenerare fino a questo punto. Non avrei mai pensato che la Restaurazione potesse spingersi tanto in là. Inceneriscono la cultura,la bellezza che risiede nella diversità. I nuovi cittadini del mondo non saranno altro che numeri: facilmente interscambiabili, facilmente rimovibili, facilmente annientabili in caso di disobbedienza. Abbiamo perso ogni umanità.

Juliette è stata rinchiusa per 264 giorni in una cella di un manicomio, da sola, senza alcun contatto umano. Juliette non può toccare nessuno, il suo tocco è letale. Da quando è bambina sopporta gli sguardi carichi odio dei suoi familiari, dei suoi compagni, di tutti quelli che sanno che è diversa, pericolosa. Il mondo in cui vive è ripiombato nella barbarie, un gruppo estremista, la Restaurazione, impone il suo dominio su tutta la popolazione e ha come scopo annullare tutto quello che l’uomo ha costruito e creato, per ricominciare da zero. Juliette può essere un’arma molto potente nelle mani sbagliate…
Il romanzo segue la scia di Hunger Games, Divergent, Unwind e di tutti quei romanzi ambientati in un futuro governato da poteri forti dove giovani protagonisti si ritrovano quasi per caso ad essere antagonisti del regime di turno. Si differenzia tra i tanti titoli per due motivi: la scrittura e l’importanza data al lato romance della vicenda.
La scrittura è decisamente più ricercata rispetto agli altri romanzi che invece prediligono l’azione e quindi un stile più asciutto, diretto. Tahereh Mafi gioca molto con le parole, con le metafore e questo tipo di scrittura può risultare a tratti ridondante, prolisso. Personalmente l’ho trovato interessante e soprattutto si stacca dalla media Young Adults a cui ci stanno abituando.
Per quello che riguarda il lato romance della vicenda, ci troviamo di fronte ad un romanzo che sembra partire come una storia d’isolamento, di diversità, per poi trasformarsi completamente in una storia d’amore e di passione. Mentre negli altri il lato romantico era presente, ma non predominante, qui avviene esattamente il contrario.
Taheren Mafi, Schegge di me (trad.M.Martucci ), Rizzoli 2012, p.365, € 17

Storia catastrofica di te e di me

22 mar

00226ef8«E lui ti dice che sei bella e tutt’a un tratto lo sei.
Ma ho una notizia da darvi: è un gran casino, in realtà, un gigantesco incubo che vi esploderà in mano. Non avete idea del pasticcio in cui vi siete ficcate. L’amore non è un gioco.
Le persone ci si tagliano le orecchie.
Ci si buttano dalla Torre Eiffel, oppure vendono tutto quello che hanno per trasferirsi tipo in Alaska e vivere con gli orsi grizzly, e poi finiscono sbranate e nessuno le sente urlare aiuto. Ecco com’è: innamorarsi è più o meno come essere divorati da un grizzly.
E credetemi, io lo so».

Brie ha quasi sedici anni quando muore di crepacuore perché il suo fidanzato le ha detto di non amarla. Così di botto. Il suo cuore non regge e lei stramazza al suolo. Si risveglia spirito che vaga tra i mortali, assiste al suo funerale e poi si ritrova in un bar abitato solo da anime come lei e da Patrick, giovane morto negli anni ’80, che ha il compito di farle da guida in questa nuova realtà.

La voce narrante di Brie ci conduce ai confini tra il regno dei morti e dei vivi, in una sorta di Purgatorio dove le anime attendono, non si sa cosa o chi, e cercano di fare i conti con la loro vita passata. Ogni capitolo inizia con una frase tratta da una canzone e alla fine c’è la playlist intera con tutti i pezzi da ascoltare come colonna sonora.

Il romanzo, a dispetto dell’argomento, è ironico e divertente, come una buona commedia romantica fa riflettere e sorridere.

La playlist con le canzoni del libro

Jess Rothenberg, Storia catastrofica di te e di me (trad. Di Mella S.), Einaudi 2012, p. 342, 18 €

Il pianeta di Standish

20 mar

Più riguardo a Il pianeta di Standish

Nonno mi faceva sempre sentire al sicuro (…) Era astuto, lui, una vecchia volpe argentata. Stava ritto in piedi alto e fiero, mi diceva sempre che non possedeva niente se non la sua dignità e non intendeva cederla a nessuno.

Questo è un libro difficile. Perché Standish, il protagonista, è un quattordicenne con l’ingenuità e le capacità di un bambino, reagisce e pensa in un modo tutto suo, viene ovviamente preso di mira a scuola, segue i suoi ritmi. Perché Standish vive nella Zona Sette di un mondo in guerra che ci è alieno e che dobbiamo imparare, ma che ci è familiare in tante delle sue caratteristiche:la Zona Sette è dove la Madrepatria segrega i dissidenti e gli avversari politici, dove si fa la fame, dove non si può neanche possedere un televisore, dove la polizia può fare irruzione in casa all’improvviso, dove ai ribelli viene tagliata la lingua. E intanto la Madrepatria prepara la conquista della luna per dare avvio ad una nuova era.

Questo è un libro semplice. Perché racconta la storia di un’amicizia (quella tra Standish ed Hector, il nuovo vicino che è di “uno stampo speciale” rispetto agli altri ragazzi), ma anche della solidarietà tra famiglie in difficoltà; della resistenza silenziosa e segreta di molti difronte ad un regime che sta solo fabbricando una messinscena; della ribellione che si attua in piccoli gesti quotidiani e poi nella scelta di un singolo che sa esattamente quel che deve fare.

Questo è un libro bello. Che non nasconde, non tace, non mette zucchero a velo sulla crosta bruciacchiata della torta. Un libro folle come i pensieri di Standish e insieme onesto, perché dice ai ragazzi lettori le cose come sono. Mi fa pensare a tanti libri letti in questo anno che in questo senso gli somigliano (come “Voglio essere punk”, “Che cosa è successo a Barnaby Brocket”, “Colpa delle stelle” , ma anche il finalmente riedito “13″). Libri che dovremmo proporre di più, inserire nei percorsi di lettura e premiare. Perché non è che se le cose non le guardi o non le leggi, non esistono. Anzi.

Ecco il sito dell’autrice, di cui sicuramente molti lettori avranno apprezzato “La figlia del mercante di seta”, edito da Salani nel 2008.

Sally Gardner, Il pianeta di Standish (trad. di Delfina Vezzoli), Feltrinelli kids 2013, 206 p., euro 13.

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