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Frédéric smarrito tra i suoni

19 ago

frederic smarrito tra i suoniUn romanzo di formazione che mi è sembrato quasi indispensabile in un percorso per lettori della scuola secondaria di secondo grado, in cui Denis Lachaud riprende un tema già trattato in un romanzo scritto tredici anni prima e tradotto sempre da 66THAN2ND (“Imparo il tedesco”, 2013): la costruzione dell’identità attraverso la scoperta e l’apprendimento di una lingua. Se nel primo romanzo la lingua era un veicolo che permetteva al protagonista di appropriarsi della storia della propria famiglia (le colpe rimosse, i segreti relativi alla Seconda Guerra Mondiale), in questo il linguaggio diventa una lettura del mondo circostante, che permette di mappare e di prendere una direzione facendo luce in quel senso di smarrimento e di estraneità dettato dal momento del diventare adulti.

Il diciassettenne Frédéric è smarrito nella vita, come se non esistesse per lui un punto fermo. Il suo essere crogiuolo di lingue e origini differenti lo destabilizza perché non offre radici: suo padre è svizzero e sua madre francese; lui è nato a Parigi e ha vissuto – per via del lavoro paterno – a Oslo e a Berlino ed ora sta per trasferirsi a Tel Aviv con la famiglia. A differenza del fratello e della sorella minori che appaiono ben saldi nelle loro piccole personalità in via di crescita, Frédéric ha un solo appiglio sicuro: il dittafono da cui non si separa mai, unico strumento utile a decifrare quel che gli altri dicono, grazie alla possibilità di ascoltare e riascoltare ancora.

“Imparare una lingua mi ha sempre permesso di scoprire come devo guardare il mondo in cui vivo”. Così il ragazzo studia l’ebraico, che va in senso contrario nella scrittura rispetto a quelle che conosce, che non ha possibilità di coniugare il verbo essere al presente. In ebraico si può essere al passato e al futuro; al presente si vive, si pensa, si mangia, si viaggia, si incontra: al presente si diventa. E la lingua diventa modo per conoscere la città, intervistando i passanti sulla base di un semplice questionario che domanda loro quali lingue parlino e quale sia il loro territorio (come ci sente al di fuori, com’è cambiato nel corso del tempo). Che parli con degli sconosciuti o con i vicini di casa (la signora Lev arrivata dalla Germania, con cui parla tedesco; i coniugi Masri arrivati dal’Egitto, con cui parla francese), con i loro figli nati  Tel Aviv e poi emigrati a loro volta o che cerchi la presenza degli arabi tra le strade che frequenta, Frédéric cammina in una città costruita sulla sabbia, mettendosi poi in viaggio verso Gerusalemme e verso l’incapacità di vivere in un luogo altro che non sia il suo corpo.

Le illustrazioni in copertina sono di Julia Binfield.

Denis Lachaud, Frédéric smarrito tra i suoni (trad. di Sergio Claudio Perroni), 66THAN2ND 2014, 246 p., euro 16, ebook euro 7,99

E la chiamano estate

14 ago

E la chiamano estateE la chiamano estate, anche quando il meteo non rispetta le attese, anche quando non è tempo di vacanze, anche quando qualcosa scarta rispetto alle attese. Chi di voi conosce la magica possibilità di avere un luogo in cui ritornare da sempre per un certo periodo di tempo l’anno, in cui fare per una stagione radici che rimangono salde durante tutto l’anno ovunque si vada, ritroverà esatte e perfette le sensazioni che aprono e chiudono le pagine di questo fumetto. Arrivare nel luogo conosciuto da sempre, cercare le certezze e scoprire le differenze, accordarsi con un tempo che scorre in qualche modo a sé e correre a cercare gli amici, quelli a cui ci sono mesi da raccontare nonostante sembri di non essersi mai lasciati. Poi, alla partenza, raccogliere profumi, sensazioni, immagini da portarsi via. In mezzo invece ci sono le novità che ogni estate porta con sé, segnata – nel caso della protagonista – dall’adolescenza, dal corpo che cambia, dallo sguardo un po’ obliquo di chi sta crescendo.

Rose frequenta Awago Beach ogni estate da quando è bambina. Sono identici i riti del viaggio, le battute di suo padre, il cottage e la stanza in cui dorme. Ed è identica la sua amica del cuore, Windy, la stessa da quando ha cinque anni. Ma su quest’estate pesa la tensione tra i genitori di Rose, la tristezza della sua mamma per un nuovo bambino mai arrivato, i silenzi, le liti. Quest’estate è anche quella in cui Rose e Windy si accorgono che forse non ha più senso costruire un fortino o raccogliere sassi; in cui il divertimento è affittare film dell’orrore che non potrebbero vedere per poi accorgersi deluse di quanto si notino i trucchi per gli effetti speciali; in cui osservare un gruppo di ragazzi più grandi, cercando di capirne dinamiche e segreti.

Il racconto dell’estate passa attraverso lo scorrere delle giornate e i rimandi di Rose verso ricordi degli anni precedenti e i pensieri che quel che sta vivendo le suscita. Un contrappunto di racconto, di silenzi e suoni quotidiani, dove c’è posto per parlare di amicizia, di famiglia, di aspettative, di innamoramenti; per farsi domande sul sesso, sulla paura e sulle tette. Dove si intravedono le sfumature, i gesti, le ferite, i legami che contribuiscono a costruire chi sta crescendo, insieme al luogo, dove ritornare ogni estate, dove dare giusta misura all’anno che è passato, dove fare anche rifugio.

Una meraviglia che condensa, nell’essenzialità che non necessita di fronzoli o sbavature (nel racconto come nel tratto grafico), la faticosa bellezza del crescere. Non potete perderlo.

Il sito di Jillian Tamaki e il suo tumblr. Il blog di Mariko Tamaki.

Jillian Tamaki – Mariko Tamaki, E la chiamano estate (trad. di Caterina Marietti), Bao publishing 2014, 317 p., euro 18, disponibile anche su GooglePlay, AppStore e Kobo euro 8,99

Quello che c’è tra noi

5 ago

Qualche volta nelle recensioni mi lamento perché alcuni romanzi sono troppo affollati di argomenti, tanto da risultare costruiti ed eccessivi perché poi non riescono ad affrontarli tutti. Ecco invece una storia che mette molto sulla pagina, ma in modo naturale, con una bella scrittura: il risultato è un buon romanzo da proporre subito ai lettori. Peccato per la copertina, che ne fa un romanzo da ragazzine mentre invece sarebbe una storia per tutti, con alcuni personaggi maschili non da poco.

La protagonista è Samantha, che vive in una lussuosa, asettica e ordinatissima casa con la sorella maggiore e la madre, senatrice tanto presa dalla politica da non aver più un attimo di tempo per le figlie. Da quando ha sette anni Sam è spettatrice della vita della famiglia che abita nella casa accanto, che la madre disapprova proibendo alle figlie di attraversare il giardino e giocare coi vicini. Dal piccolo terrazzino della sua camera, Sam vede oltre lo steccato alzato tra i due giardini: i Garrett e i loro otto figli sono disordinati, allegri e uniti, con un giardino disseminato di oggetti e due genitori che si baciano in pubblico. I Garrett sembrano felici; sono tutto quello che Sam non ha. Fino alla notte in cui, ormai diciassettenne, si ritrova sul terrazzo Jase Garrett e si innamora profondamente di lui, cominciando a frequentare e conoscere la sua famiglia.

La storia dei due ragazzi si intreccia alla nuova corsa politica della madre di Sam, coordinata da Clay Tucker, organizzatore di campagne elettorali a colpi di marketing e di apparenza. E con un clamoroso incidente di percorso che mette a repentaglio la vita del signor Garrett, la credibilità politica della senatrice Reed e la storia di Sam e Jase: Sam è l’unico testimone che può fare la differenza nel portare alla luce la verità.

In questo romanzo si parla anche di amicizia, di gelosia, di come sia difficile matenere certi legami quando si cresce e si cambia, di prima volta, di pregiudizi, di lavori estivi, di famiglia, di manipolazione della verità, di apparenze, della scelta di essere davvero se stessi. Su tutto c’è George, che ha quattro anni, si accompagna a un triceratopo di plastica o a un vecchio cane di peluche e ama girare nudo. Sa tutto sugli animali e anche su certe verità della vita.

Il sito dell’autrice. Tra i ringraziamenti finali, l’autrice inserisce quello a chi ha ideato la copertina; l’originale, ovviamente. Non il massimo nemmeno quella, ma meno mielosa e stereotipata di quella italiana. Anche il titolo originale del resto, “My life next door”, aveva più senso.

Huntley Fitzpatrick, Quello che c’è tra noi (trad. di Ilaria Katerinov), De Agostini 2014, 414 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

L’estate dei segreti perduti

25 lug

estate_segreti_perduti_LIl titolo originale di questo romanzo è “We are Liars” e “I Bugiardi” è proprio il nome che si danno i quattro ragazzi protagonisti delle estati che vengono raccontate e rievocate dalla protagonista diciottenne Cadence. Il libro si apre con la mappa di un’isola e un albero genealogico, a sottolineare fin da subito che qui si parla di una famiglia molto nota negli Stati Uniti, quella dei Sinclair, tanto ricca da possedere un’isola su cui tutti insieme – i nonni, le tre figlie e le loro famiglie – trascorrono ogni estate. Quello di Beechwood Island è un mondo a parte, dal punto di vista geografico e anche da quello temporale: i cugini non si frequentano se non sull’isola durante i mesi estivi e questo spazio è praticamente precluso a chiunque non sia un membro della famiglia, creando così una sorta di universo parallelo dai contorni dorati. Dorati finché si è piccoli e finché non si aprono gli occhi e le orecchie, come succede dopo la morte della nonna, quando le sorelle Sinclair affilano denti e unghie per questioni ereditarie, quando il nonno si rivela più patriarca che mai (anche negli aspetti negativi), dove la patina quasi perfetta della famiglia viene infranta dai segni dell’alcool, del razzismo, dello snobismo e della gelosia.

Fino a quel momento, Cady e i suoi cugini più grandi e quasi coetanei, Johnny e Mirren, hanno sempre fatto comunella fra loro, lasciando fuori i più piccoli e includendo nel gruppo Gat, arrivato sull’isola ragazzino al seguito del nuovo compagno di una delle zie. Ed è di Gat che Cady si innamora in un’estate che sarebbe perfetta per quel senso di vitalità, di tutto è possibile, infranta dalla scoperta delle guerra intestine in famiglia. Ma il racconto che la protagonista ne fa va all’indietro nel tempo, consegnandocela diciottenne, ferita nel corpo e nello spirito da un avvenimento che ha totalmente cancellato i suoi ricordi e che l’ha allontanata dall’isola. Nessuno dei cugini risponde alle sue mail, il padre la costringe a un tour dell’Europa, la sua unica fissa è quella di regalare ogni cosa che possiede, nel tentativo di liberarsi degli oggetti, proprio il contrario dell’accumulo dettato dalle leggi di famiglia.

Quando Caddy ottiene il permesso di tornare sull’isola scopre che la casa dei nonni è stata sostituita da una costruzione moderna, che ogni parente ha la consegna di non tornare sul passato e che i suoi tre inseparabili Bugiardi paiono vivere a lato del resto della famiglia. Andando a ritroso nel tempo e camminando sul filo del recupero dei ricordi, l’autrice costruisce una trama di alta tensione che porta il lettore verso l’inevitabile svelamento di una realtà terribile e crudele che fa crollare ogni ipotesi pensata da chi legge e ogni castello di carte messo in piedi da chi circonda Cady. Un finale inaspettato, ma inevitabile.

Il sito dell’autrice.

Emily Lockhart, L’estate dei segreti perduti (trad. di Simone Mambrini), De Agostini 2014, 316 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

Shadow dance – La danza degli inganni

17 lug

2961209-9788845199578La Fabbri lancia una nuova saga fantasy per giovani adulti, e lo fa in un modo molto particolare: tutti e quattro i libri escono ad una settimana di distanza e il primo è messo in vendita a 5€! Un’iniziativa che non possiamo che apprezzare, perché rende possibile al lettore “assaggiare” il libro senza svenarsi.

La storia narra del giovane Aaron, figlio del capo della più potente e temuta gilda di ladri della città in lotta con il Triumvirato per il dominio della capitale. Aaron viene educato per diventare il perfetto assassino e per prendere un giorno il posto del padre al comando. Gli affetti, le amicizie, la fede e ogni forma di calore vengono sistematicamente allontanate da lui per renderlo insensibile e quindi letale. Ma non è detto che questa sia la vera vocazione del ragazzo e l’incontro con la bellissima e spregiudicata Kayla rovinerà i piani del mastro della Gilda del Ragno. Alla vicenda personale di Aaron fanno da sfondo le lotte intestine per il dominio sulla città e gli intrighi messi in modo dai capi del Triumvirato per contrastare le gilde.

Il romanzo è un autentico page turner scritto in modo semplice e diretto. L’azione è preponderante e i particolari anche più cruenti non vengono celati. La narrazione procede secondo diversi punti di vista, come già nella più conosciuta saga “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di Martin, e insieme ci aiutano a comporre un quadro generale delle vicende dei protagonisti.

David Dalglish, Shadow dance – La danza degli inganni (trad. Stefano Massaron), Fabbri 2014, € 5 (ebook € 3,99), pp. 288 

Questa sono io

14 lug

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La vita di Viola assomiglia a quella di altre sue coetanee dodicenni: una migliore amica con cui confidarsi e passare tutto il tempo possibile, delle compagne modaiole a cui proprio lei non somiglia, un compagno di scuola bello e scontroso che forse si è accorto di lei, una gita da organizzare tutti insieme per trascorrere un fine settimana in un rifugio. Ma c’è qualcosa che non suona nel modo giusto. Viola vive con la nonna, la madre di cui porta il cognome è una scenografa sempre in giro per lavoro e così anche suo padre, attore sempre in tournée: sono addirittura sette settimane che non si fa vedere.

Viola si sente invisibile a scuola e scopre di esserlo anche in quella che dovrebbe corrispondere alla scatole delle fotografie di famiglia: ci sono soprattutto foto dei suoi genitori e sono sempre immagini di vacanza. Cosa c’è che non torna? Una breve e facile ricerca su Internet permette alla sua amica Arianna di scoprirlo: il padre di Viola ha un’altra famiglia, una famiglia “ufficiale” che compare in un’immagine aperta sullo schermo dove sorridono due figli, un ragazzo e una ragazza poco più grandi di Viola. La reazione è quella di andare a vedere da vicino, ma anche di evitare la madre e tentare di parlarne direttamente col padre. Sarà la nonna a capire il suo stato d’animo, a raccontare.

La lettura di questo romanzo genera una dissonanza, proprio come quella che Viola sente all’inizio del racconto: c’è qualcosa che non suona bene. Ci sono tanti argomenti, tanti spunti (crescere, cercare se stessi; confrontarsi con gli altri; innamorarsi) ma qualcosa risulta inceppato o forse risolto troppo in fretta tra le pagine, e non rende la vicenda credibile fino in fondo.

Lodovica Cima – Annalisa Strada, Questa sono io, Il Castoro 2014, 135 p., euro 14,50

Nome in codice Verity

7 lug

verityJulia Beaufort-Stuart è una scozzese che fa parte dell’Esecutivo Operazioni Speciali perché sa parlare inglese e tedesco ed è brava ad inventare storie. Nella sala radio in cui Maddie la vede per la prima volta è impeccabile: uno chignon attorcigliato con cura cinque centimetri sopra il colletto dell’uniforme e nulla fuori posto; tutta la nobiltà dei suoi natali concentrata nella parte che sta per affrontare. Quando invece la incontra il lettore è rinchiusa in un castello francese requisito dalla Gestapo, indossa la sua sola biancheria, ha le caviglie legate alla sedia e un soldato le spegne la sigaretta sul collo se non scrive abbastanza velocemente.

Julia scrive rapporti per la Gestapo, inventa i codici che non conosce, cerca di depistare il nemico e di resistere pur conoscendo la propria condizione di prigioniera Nacht und Nebel. Racconta il suo addestramento nei servizi segreti inglesi e il suo essere arrivata in Francia dal punto di vista di Maddie, l’amica pilota che l’ha trasportata fino al suolo francese. Scrive sulla carta di un albergo di lusso, su un ricettario confiscato a un medico ebreo, su spartiti musicali che cerca di non rovinare in modo che qualcuno un giorno possa ancora suonarli. Scrive a fianco della traduttrice tedesca che deve e rendere comprensibili agli ufficiali nazisti i suoi rapporti; scrive mescolando i suoi ricordi di infanzia e di amicizia con la quotidianità della guerra e l’orrore del luogo in cui è rinchiusa. Scrive di come l’aereo di Maddie sia stato colpito e di come loro due si fossero inavvertitamente scambiate i documenti falsi che portavano addosso. Scrive di come sia stata catturata per aver guardato dal lato sbagliato attraversando la strada e di come cerchi di resistere nonostante tutto. Poi il punto di vista cambia: è Maddie a parlare, nascosta tra le fila dei resistenti francesi, nel tentativo estremo di ritrovare l’amica fino ad un tragico epilogo.

L’autrice di questo libro è pilota e molte parti tecniche riguardano non solo gli aerei, ma anche l’organizzazione militare inglese durante la Seconda Guerra Mondiale. Eppure il racconto oltrepassa ogni tecnicismo legando il lettore alle protagoniste con la stessa forza con cui i soldati di turno legano le caviglie di Verity, in un crescendo di rivelazioni, di tensioni, di tentativi di speranza e barlumi di luce. Un testo su cosa significhi scrivere, raccontare la propria storia da un altro punto di vista, cucire brandelli di verità e nascondere altri e insieme un testo sul ruolo delle donne nell’aviazione, nello spionaggio. Ma è anche un testo dove si citano tanti romanzi e tante letture, da Kim a Sara Crewe a Peter Pan, da Kipling a Orwell. C’è l’orrore di una prigione nazista, i prigionieri torturati, la ghigliottina sulla pubblica piazza: l’orrore appunto precipitato al centro di un paesino francese, accanto a chi sceglie di resistere, di nascondere le persone in pericolo, di fingere la connivenza con gli occupanti per salvare più vite possibile. Davvero un ritratto crudo, reale e avvincente nel suo portare il lettore esattamente nei panni delle due protagoniste, quasi si potesse essere lì a consumare mozziconi di matita, sentirsi i pidocchi in testa e i lividi in corpo, la paura che corre addosso ma anche la bellezza: del volo, della libertà, dell’adrenalinico tentativo di riconoscere sempre e ovunque coloro a cui si è legati.

Peccato soltanto per i molti refusi qua e là tra le pagine.

A proposito di ragazze inglesi del SOE paracadutate in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale, potete guardare due film molto interessanti: Charlotte Gray (2001) e Femal Agents (2008).

Il sito dell’autrice. Il booktrailer del libro realizzato da Sofia Rivolta che ha vinto l’edizione “Ciak si legge!” 2014 legato al festival Mare di Libri.

Elizabeth Wein, Nome in codice Verity. La verità nasconde moti segreti (trad. di Giulia Bertoldo), Rizzoli 2014, 463 p., euro 14,90

Il segreto delle stelle bianche

4 lug

imageNon so come sarò fra un’ora, un giorno o una settimana, dopo che glielo avrò detto.  Ma non mi importa più. Non si fa la cosa giusta perché è facile, ma proprio perché é giusta.

La protagonista di questa storia potrebbe essere una di quelle bambine che sorridono in fotografia sui cartoni del latte, nei lanci di notizie dei telegiornali, su volantini affissi ovunque dalla disperazione di un genitore. Carey ha quattordici anni e vive in una roulotte in un bosco da quando ne ha cinque, occupandosi di Jenessa, la sorellina che ha nove anni in meno di lei, cucinando fagioli, cacciando animali e tenendo in piedi un mondo fatto di durezza e dolcezza, miseria e speranza, dove si maneggia un fucile e ci si nutre di poesia e saggezza di Winnie Puh. La loro madre, bipolare e drogata, racconta da anni a Carey di averla portata via dalla violenza del padre, ma lei stessa abbandona per lunghi periodi le figlie fino al giorno in cui non torna. Arrivano invece – avvertiti dalla stessa madre – un’assistente sociale e il padre di Carey che riportano le due sorelle al mondo, a una casa calda e confortevole e al confronto con la verità.

Questa storia, che conquista e tiene il lettore per mano fino all’ultima pagina, viene raccontata dalla voce di Carey, in cui pesano il segreto della notte in cui la sorellina ha perso la voce, ma anche la responsabilità della cura per Ness e il suo sentirsi inadeguata rispetto a un mondo di cui non ha riferimenti, mancandole persino certe possibilità di capire cosa dicano i nuovi compagni di scuola (Carey non conosce i personaggi della tv, non è mai andata ad una festa, non sa il significato gergale di certe parole). Anche se la voce è quella di Carey, Murdoch costruisce in realtà una storia che cuce tanti punti di vista diversi: la dedizione e la fiducia della sorellina; la difficoltà della figliastra del padre che si trova in casa due sconosciute; l’entusiasmo della ragazza più bassa della scuola che trova un’amica e un’alleata un po’ aliena quanto lei. È la storia del bambino che giocava con Carey e che spera di essere riconosciuto; è la storia di un padre che cerca una figlia per anni e ne trova due e insieme deve spiegare quale è davvero la realtà; è la storia di una donna che accoglie in casa due bambine che vengono da un mondo altro ma che fanno parte del suo perché sono la parte più importante dell’uomo che ha scelto di amare; è la storia di un cane che non ha dubbi nel scegliere la sua nuova piccola amica a cui ridare la voce.

Ed infine è anche una storia sulle cose giuste e sulla meraviglia. Carey cova dentro di sé un segreto; solo riuscire a dirlo ad alta voce può cambiare le cose e permettere “alla ragazza che sarò di raggiungere la ragazza che sono”. Non è semplice, ma è semplicemente giusto, cioè l’unica cosa che si possa fare. Insieme c’è la musica del violino che sua madre le ha insegnato a suonare e che Ryan vorrebbe ascoltare e riascoltare. Carey sa di essere brava, ha fatto tanta pratica, ma la meraviglia degli altri davanti alla sua capacità continua a sorprenderla, come se in qualche modo lo stupore di chi la ascolta nutrisse – in un cerchio di luce – lo stupore di vedere come qualcosa di tuo, che ritieni normale, sia invece tanto prezioso.

Il sito dell’autrice e il suo blog.

Emily Murdoch, Il segreto delle stelle bianche (trad. di Paolo Antonio Livorati), Feltrinelli 2014, 283 p. , euro 14

The Hunt – La serie

3 lug

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In un futuro post qualcosa (malattia, contagio, non ci è dato saperlo), la razza umana si è praticamente estinta ad opera di una nuova specie: i vampiri. Gene, il protagonista di questa serie, è riuscito a sopravvivere imparando a comportarsi come un vampiro e fingendo ogni secondo. La messa in scena, pur con alti e bassi, sembra reggere bene, fino a quando Gene viene estratto a sorte per partecipare alla proverbiale Caccia. Sono anni che si crede che gli umani siano estinti, dall’ultima Caccia appunto, ma il Governatore ha in serbo una sorpresa per la popolazione: ci sono ancora degli umani rinchiusi in un luogo segreto e solo i più fortunati potranno dar loro la caccia…

Un romanzo distopico dove i vampiri sono di nuovo affamati e cattivi, che riesce a unire  le atmosfere alla Hunger Games (Divergent etc etc) agli spunti horror di libri come The Enemy.

L’intera serie vi terrà con il fiato sospeso libro dopo libro. Fukuda costruisce un mondo molto credibile, per poi smontarlo nei volumi successivi, e lo fa mantenendo sempre alto il livello di suspence.

 Andrew Fukada, The Hunt, The Prey, The Trap (trad. S. Brogli) Il Castoro

 

 

Crack! Un anno in crisi

24 giu

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Ritratto di famiglia in un interno, potremmo dire di questo nuovo romanzo di Marie-Aude Murail che ci presenta i quattro membri della famiglia Doinel come entità separate, ciascuno singolo durante la giornata, riuniti solo in occasione della cena e nel finale. Seguiamo i loro pensieri, le loro riflessioni, i sogni di una fuga e una vita diversa davanti alla fotografia di una yurta mongola piantata in Bretagna che campeggia sulle pagine di una rivista in cui tutti si imbattono in casa.

Charline si fa chiamare Charlie, ha quattordici anni e vive immersa nel mondo dei manga che divora, scoprire una certa affinità di letture e una complicità con lo strambo compagno di classe chiamato da tutti il kolchoziano dà una svolta alle sue giornate; il fratellino Esteban, vittima dei bulli a scuola per la sua bassa statura, inventa ingranaggi, modi di salvare il pianeta, metodi per mettere in crisi la psicologa da cui viene mandato; la madre è satura del suo mestiere di insegnante e il padre si trova a fare i conti con la riorganizzazione della ditta di cui è responsabile, assorbita da una più grande.

Il libro contiene uno spietato quanto veritiero ritratto del mondo del lavoro dei genitori dei protagonisti: quello del padre descrive la riorganizzazione di un’azienda attraverso  l’esternalizzazione dei servizi, il licenziamento dei dipendenti e la pressione esercitata su di loro in base ai loro problemi e a vicende del passato, senza praticamente calcolare il lato umano. Quello della madre, insegnante in una scuola materna, suona vero e quasi terribile nelle canzoncine, nelle attività fatte svolgere ai piccoli alunni, nelle schede di valutazioni pressanti che distribuiscono C e A in base a come vengono riempiti coi semi i vasetti dello yogurt. Nemmeno i nonni ne escono così bene, ma il tutto – la famiglia, i compagni di scuola dei ragazzi, i colleghi di lavoro dei genitori, le persone che incontrano – è il ritratto di una varia umanità nelle sue diverse sfaccettature, più e meno edificanti.

Marie-Aude Murail, Crack! Un anno in crisi (trad. di Federica Angelini), Giunti 2014, 253 p., euro 8,90

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