Archivio | dicembre, 2010

Fashion Killers

31 dic

More about Fashion killersVi siete mai chiesti chi è stato il primo ad attaccare una grossa catena a un portafogli, o a indossare pantaloni di due taglie più grandi? O chi è stato il primo a infilarsi un cappello da baseball al contrario? Ora lo saprete. Si chiamano gli “Innovatori” e sono il vertice, la cuspide della piramide della moda. Il diciassettenne Hunter Braque è un Cool Hunter. Il suo lavoro? Trovare quanto di più smagliante e fico c’è sul mercato. Il suo modus operandi? Osservare, ma non intervenire mai. Un giorno, tuttavia, qualcosa accade. Hunter e Jen, la ragazza di cui è pazzamente innamorato, trovano il cellulare della boss del ragazzo abbandonato in un edificio: la donna sembra misteriosamente svanita nel nulla. In una folle corsa contro il tempo, i protagonisti si troveranno presto catturati in una ragnatela di intrighi, ma, se la cosa potrà consolarli, sarà una ragnatela di marca… (sinossi da Ibs)

Non c’è che dire, Westerfeld riesce sempre a stupire e di sicuro è uno scrittore originale che non ci fa correre il rischio déjà vu ad ogni nuovo romanzo.

L’idea alla base è tristemente poco assurda e molto reale: la moda condiziona ogni aspetto della nostra vita e tutto ciò che potrebbe essere innovativo viene trasformato in modo da diventare denaro. Quindi tutto esiste solo in funzione del suo fine economico…se non si vende non c’è! La lettura scorre grazie all’ironia dell’autore e alle curiose storie su come gli Innovatori  crearono oggetti o mode che tutti ora diamo per scontate (un po’ come in VampVIRUS con i virus). La critica alla nostra società così centrata sull’apparenza è palese e si svolge come un filo rosso attraverso tutte le opere di Westerfeld, inizia con questo libro (uscito nel 2004 negli Stati Uniti) e prosegue con la saga di Brutti, che purtroppo in Italia è rimasta monca dei due libri finali!

Scott Westerfeld, Fashion Killers (trad. S. D’Ovidio), Fazi 2010, p.270, €18,50

L’arca parte alle otto

30 dic

More about L'arca parte alle otto

Da qualche parte sulla Terra c’è un luogo dove tutto è ghiaccio e neve. Ovunque ti volti, vedi solo neve e ghiaccio e ghiaccio e neve e neve e ghiaccio. Se guardi meglio, nella neve e nel ghiaccio scorgi tre piccole sagome che se ne stanno strette l’una all’altra e contemplano il paesaggio. Ovunque si voltino, vedono solo ghiaccio e neve e neve e ghiaccio e ghiaccio e neve.

Le sagome sono quelle di tre pinguini che stanno discutendo dell’esistenza di Dio, visto che il più piccolo si è appena seduto su una farfalla, probabilmente l’ha uccisa e ora verrà punito da Dio. I più grandi sostengono che Dio è potente, ha inventato un mucchio di regole, ha un udito finissimo, una vista acutissima e una memoria di ferro. Così litigano e il più piccolo si allontana. Intanto arriva una colomba bianca ad annunciare il diluvio universale e ad offrire due biglietti non rimborsabili, posti in piedi, solo trasporto, ai due pinguini. I quali, fatti i bagagli, non se la sentono di abbandonare il loro amico e lo nascondono nella valigia. Comincia così un esilarante viaggio verso la salvezza dove il pinguino più piccolo arriva addirittura a fingersi Dio per ingannare la colomba. Finito il diluvio, siccome tutti gli animali devono scendere a coppie dall’arca e la colomba è da sola e i pinguini viaggiano in pacchetto da tre, troveranno una fantastica soluzione per presentarsi a Noè. Non solo la storia, ma anche le illustrazioni ne fanno un testo comico da leggere insieme. Piccolo, divertente racconto pluripremiato: in Francia ha ottenuto nel 2009 il Prix Sorcières delle librerie indipendenti per ragazzi e il Prix Tam Tam Jeunesse. In Germania il premio per la miglior sceneggiatura radiofonica e per il miglior testo teatrale per ragazzi. Eccone un assaggio:

Ulrich Hub e Jorg Muhle, L’arca parte alle otto. L’esistenza di Dio spiegata da tre pinguini (trad. di Bérénice Capatti), Rizzoli 2010, 86 p., euro 10.

Statistiche di fine anno

29 dic

A fine anno di solito si tirano le somme e si cerca di capire cosa si è fatto, se si è fatto bene e cosa ci sarebbe da migliorare… ma in questo caso si vuole soprattutto ringraziare. Non siamo soliti controllare gli accessi al blog, fare raffronti tra un mese e l’altro o tra un articolo e l’altro, scriviamo e leggiamo in primo luogo per passione, ma buttando un occhio alle statistiche che WordPress elabora in automatico, un po’  ci siamo inorgogliti e siamo soprattutto molto lusingati dall’attenzione che ci dedicate.

Mesi ed Anni

gen feb mar apr mag giu
2008 632 1.648 1.715
2009 4.316 4.560 4.389 3.939 3.906 3.761
2010 4.780 4.975 5.689 4.919 5.705 4.922
lug ago set ott nov dic Totale
2008 2.426 3.006 3.771 3.842 4.149 5.003 26.192
2009 4.158 3.054 4.035 3.737 4.827 4.285 48.967
2010 3.345 3.181 5.073 4.480 5.996 5.664 58.729

Media giornaliera

gen feb mar apr mag giu
2008 30 53 57
2009 139 163 142 131 126 125
2010 154 178 184 164 184 164
lug ago set ott nov dic Media per anno
2008 78 97 126 124 138 161 98
2009 134 99 135 121 161 138 134
2010 108 103 169 145 200 202 162


Quindi grazie a tutti voi lettori, che sostenete con le vostre visite la nostra passione e ci fate sperare che quello che facciamo sia di una certa utilità anche per gli altri.

I cinque sensi

28 dic

Un altro capolavoro “matto” di Tullet che ci trascina questa volta nel mondo dei sensi, con immagini che danno lo spunto per altre attività che si possono inventare insieme ai bambini sfogliando questo libro. Elencando i sensi uno per uno, l’autore ci fa percorrere una galleria di sensazioni da immaginare e da ricreare. Innanzitutto la vista: cosa guardo ma anche chi mi guarda, esercizi per gli occhi, i colori, le illusioni ottiche, i modi di dire, l’invisibile, gli specchi. Poi l’udito:  il rumore, il silenzio, il suono dei segreti. L’olfatto ci travolge con profumi e odori che vengono dalla città, dalle stagioni: sono più o meno buoni, più o meno cattivi, ma nessuno – dice la mamma – è come l’odore del mio bambino. Il tatto è la mano colorata che lascia un’impronta sul foglio, è quella che si appoggia sulla fronte per vedere se hai la febbre. Sono le schegge, le cose che tagliano, quelle che non si toccano, ma anche il modo di sfiorarsi delle persone che si amano e tutti i modi per fare il solletico. Il gusto è mangio e non mangio, mi piace e non mi piace, ma anche lavarsi i denti, dare un morso e … dove va a finire quello che mangio??? E poi c’è il sesto senso. E anche la tua immaginazione, lettore, chiamato in causa nelle ultime pagine.

Perdetevi nel sito di Hervé Tullet oppure ascoltate una sua intervista.

Hervé Tullet, I cinque sensi (trad. di Cristina Scalabrini), Rizzoli 2010, 140 p., euro 16.

La vita segreta delle api

27 dic

More about La vita segreta delle apiMa finiranno mai le meraviglie?

Quando ho visto il film che porta lo stesso titolo e che ne rispecchia fedelmente la storia, non immaginavo che esistesse un libro che sarebbe finito tra i miei preferiti di sempre. La storia scritta da Sue Monk Kidd è perfetta per affascinare e catturare, per parlare di un mondo alla rovescia dove, nel South Carolina degli anni Sessanta in cui i neri lottano per avere il diritto di voto, una ragazzina bianca finisce a vivere in una piccola comunità di donne di colore. La protagonista si chiama Lily Owens, ha quattordici anni e un padre che la maltratta sovente e da cui non ha mai ricevuto un gesto d’affetto. Della madre ha un lontanissimo ricordo e l’atroce sospetto di aver avuto un ruolo fondamentale nella sua morte. Quando Rosaleen, la domestica di colore, viene arrestata e picchiata mentre cerca di iscriversi nelle liste elettorali, Lily coglie l’occasione per fuggire con lei portando con sé poche cose, tra cui un’immagine di una Madonna nera appartenuta alla madre. Per puro caso vede la stessa immagine sulle etichette dei barattoli di miele in un emporio e scopre così che quel miele lo produce un’immensa donna di colore che vive in una improbabile casa color rosa le cui abitanti portano tutte il nome di un mese dell’anno. In quella casa Lily e Rosaleen si fermano e la ragazzina, convinta che sua madre sia stata lì, comincia un lungo apprendistato sulla cura delle api: infatti quella famiglia è una sorta di alveare che fa crescere Lily, la nutre, la protegge, fa brillare le sue ferite e poi le cura, proprio come fa il miele. Una storia che incanta e non ti lascia più.

 

Sue Monk Kidd, La vita segreta delle api (trad. di Paola Frezza Pavese), Mondadori 2009, 290 p., euro 9.

La grande fabbrica delle parole

24 dic

More about La grande fabbrica delle parolePer augurarvi di trascorrere un Buon Natale scegliamo un albo di Terre di Mezzo che ci ha lasciati pieni di stupore e di meraviglia, sia per la storia che racconta che per le illustrazioni che lo accompagnano. C’è un paese dove una grande fabbrica sforna parole a tutte le ore del giorno e della notte e, per parlare, la gente deve comprarle ed inghiottirle. Alcune parole sono più care che altre e si usano poco o solo i ricchi possono permettersele; i poveri frugano nei cassonetti alla ricerca di parole buttate via, i bambini escono coi retini per acchiappare quelle che volano nell’aria, a primavera ci sono i saldi. Il piccolo Philéas col suo retino ne ha acchiappate tre che vuole conservare per una persona preziosa che il giorno seguente compie gli anni: Cybelle vestita di rosso ciliegia. Nonostante un ricco rivale che può permettersi tutte le parole che vuole, Philéas riesce a dare il suo regalo a Cybelle e a scoprire di avere ancora una parola da usare.

Sogliate qui le prime pagine. Qui il sito dell’illustratrice.

Vi auguriamo di trovare sotto l’albero parole da spendere nell’anno nuovo. Né troppe né poche. Quelle necessarie. Parole lievi, preziose, attente, che non facciano male, che facciano brillare gli occhi. Auguri!

Agnès de Lestrade – Valeria Docampo, La grande fabbrica delle parole (trad. di Rita Della Rosa), Terre di mezzo 2010, 34 p., euro 15.

Vango in anteprima

23 dic

Babbo Natale qui è passato in anticipo e ieri ha lasciato nella buca delle lettere un pacco sorpresa: dentro la copia staffetta di Vango, l’ultimo libro di Timothée de Fombelle che avevamo letto in estate in francese e di cui ci eravamo innamorati. Come Tobia, anche questo libro è una corsa, una fuga, un inseguire. Per terra, per cielo, per mare. Siamo a Parigi nel 1935: Vango Romano, diciannove anni, fugge arrampicandosi sulla facciata e sulle torri di Notre-Dame inseguito dalla polizia per un crimine che ignora. Dalla folla nella piazza sottostante due persone osservano con attenzione e trepidazione la sua fuga: un uomo che apre il fuoco contro di lui nel tentativo di ucciderlo e una ragazza che non lo vede da troppo tempo. Arrivato in cima, Vango riesce a proseguire nella fuga grazie al Graf Zeppelin del comandante Eckener che transita nel cielo proprio in quel momento. Il comandante Eckener è un personaggio realmente esistito che l’autore, insieme ad altri citati, prende a prestito dalla Storia, regalandoci una bellissima definizione di resistenza (siamo al momento dell’ascesa del Nazismo e il comandante capisce la pericolosità di quel momento storico: Aveva un bel vivere la maggior parte del tempo per aria, i suoi piedi restavano saldamente ancorati alla terra. Aveva paura per il suo Paese. Un deriva lenta e tragica. Bisognava fare qualcosa. Piccoli gesti. Quasi niente. Una piccola resistenza, un leggero attrito per frenare la caduta. Lui la chiamava la resistenza dell’aria). In questo libro c’è la Storia che intreccia le storie di chi corre, c’è un commissario che indaga, dei misteri che si sommano man mano si legge. Ci sono le isole Eolie, la Scozia, il Brasile, la Germania, la Francia. Si dice dell’importanza dei giardini, del vento del mare e del vento della memoria, delle porte chiuse che si ha paura ad aprire, di cibo sopraffino, di libertà, di ragazze al volante. Ecco, in questo libro c’è anche Ethel: la signorina parlava con un accento inglese dolcissimo, come se ci fosse un velo di bruma nella sua voce, che faceva venire a tutti una gran voglia di mostrare il proprio profilo migliore.

Il libro sarà in libreria per le edizioni San Paolo il 20 febbraio dell’anno nuovo, e di nuovo ne parleremo.

Al buio vedi…

22 dic

Nella collana Zerotre di Panini dedicata ai piccoli che crescono, un cartonato per scoprire la bellezza del buio e soprattutto quante cose si possono vedere anche quando è buio: le immagini del libro infatti sono costruite in modo da poter “brillare” anche quando si spegne la luce. Per cui è facilissimo fare con il piccolo lettore il gioco dello sfogliare le pagine con la luce accesa, poi spegnere e continuare a divertirsi. Al buio si vede davvero molto: se c’è festa, se qualcuno compie gli anni, se arriva un temporale…

Ah… al buio vedi anche se arriva Natale. Arriva? Sì sì è lì dietro l’angolo…

Massimo Canuti – Gianluca Belmonte, Al buio vedi…, Panini 2010, 16 p., euro 11.

Brevissima storia di una bambina e di una gatta che…

22 dic

… che volevano vivere aggrappate alla luna.

Anche questo libro, come Il Fantasma di Canterville che abbiamo recensito qualche mese fa, fa parte dalla collana Junior D della casa editrice Angolo Manzoni, dove il testo è scritto con il font Easy Reading ed è accompagnato da un cd in cui Franco Collimato legge la storia, in modo da facilitare chi ha problemi di lettura, come i dislessici. In realtà, questo libro non solo racconta bene una storia (dove “bene” è l’essere attenti nei confronti dei lettori e delle loro specificità), ma racconta anche una storia particolare, difficile da affrontare potremmo dire e lo fa con la leggerezza che mi auspicavo quando ho aperto la prima pagina. Scalia è un medico che inventa una storia partendo dalla lettera vera di un ragazzino talassemico a una sua compagna di stanza. Perché è di questo che si parla: di bambini in ospedale, di bambini con malattie gravi, rare, a volte rarissime e spesso senza speranza. La protagonista del libro, di cui conosciamo l’età – 8 anni – ma non il nome, ci racconta il suo mondo e il suo punto di vista. I medici, l’infermiera speciale che le è accanto, gli altri bambini, il burattinaio, il suo papà sono tutti visti “da sotto in su”: e non solo perché lei è piccola o perché li guarda da un letto o da una sedia a rotelle, ma perché li guarda cogliendo le minime sfumature, le fatiche, le ovvietà, i lati buffi. Così vede la paura dei grandi, l’imbarazzo che c’è nei loro silenzi, i loro tentativi di nascondere la verità senza ottenere nessun altro risultato che rendere tutto più difficile, l’ipocrisia. Scalia è un medico e racconta i bambini che ha incontrato. Ma vi posso dire che se quella bambina avesse dovuto scrivere la storia il risultato sarebbe stato esattamente questo: ci avrebbe messo la rabbia, la noia, i perché, le risate, i silenzi, l’imbarazzo per l’imbarazzo degli altri, la paura e soprattutto la voglia di veder diventare grandi certe persone che ti passano accanto.

Il libro ha vinto l’edizione 2010 del Premio internazionale di letteratura per ragazzi Fondazione Cassa di Risparmio di Cento – Sezione Scuola Media.   Qui il sito dell’autore. Qui il blog dell’illustratrice.

Gianpietro Scalia – ill. di Ana Burgos Baena, Brevissima storia di una bambina e di una gatta che volevano vivere aggrappate alla luna, Edizioni Angolo Manzoni 2010, 222 p., euro 24 (con CD)

Il codice dei Re

21 dic

More about Il codice dei reHo cominciato questo libro a Saluzzo e me lo sono portata dietro in treno verso Torino e se fossi salita in Val Susa sicuramente avrei collezionato un altro dei luoghi citati. La storia di Beatrice, che passa l’estate con lo zio antiquario, prende improvvisamente una piega di mistero quando una donna dall’accento francese e il suo misterioso capo dal nome di Zachar chiedono allo zio una lista di libri antichi, preziosi e molto particolari. Stanno cercando di ricostruire un’antica collezione e di risalire al Vocabolario della Lingia dei Re, un linguaggio che ha la capacità di ridurre in suo potere chi lo ascolta. Il libro forse sarà un po’ ostico al giovane lettore per via dei termini tecnici e dei riferimenti a testi antichi e a testi particolari non solo per chi si occupa di libri ma anche di biblioteconomia. Però questa recensione è assolutamente poco critica per un certo verso, nella misura in cui non ci si può non affezionare a un libro per quanto bene si conoscono i posti di cui parla. La vicenda si svolge prevalentemente a Torino, di cui ricrea l’atmosfera delle strade del centro, delle librerie antiquarie, dei portici. C’è proprio di tutto: dalle caramelle Baratti al cioccolato di Mulassano, dal gelato di Fiorio a un buon kebab, dal Golden Palace all’ascensore che sale dal Museo del Cinema alla cima della Mole Antonelliana. C’è una bellissima descrizione della Palazzina di caccia di Stupinigi e un’affascinante salita in Val Susa al Forte di Exilles. Ci sono riferimenti alla storia (i Savoia, la Francia) e ai suoi misteri (la Maschera di ferro, il motto FERT dall’interpretazione incerta). C’è soprattutto la splendida magia di una notte del racconto nei sotterranei della città,  una notte in cui un narratore e i suoi traduttori, la musica e la forza delle parole sconfiggono il tempo con la loro poesia. Una Corte dei Miracoli a cui ci piacerebbe davvero partecipare…

Ogni titolo di capitolo, in questo continuo rimando di riferimenti e allusioni,  è una posizione del gioco degli scacchi.

Pierdomenico Baccalario – ill. di Matteo Piana, Il codice dei Re, Piemme junior 2010, 328 p., euro 17,5

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