La mamma si sporge dalla ringhiera sorridendo, come si usa nelle foto. Sorride, ma non sembra farlo davvero convinta che ci sia un motivo valido per farlo. (…) Dietro, si vede mio padre. Lui ha un sorriso pieno. Sorride perché è contento davvero, di quella felicità che dura pochi istanti, ma che ti fulmina se la incontri. (…) Spunta dietro a mia mamma come se fosse sul punto di uscire dalla foto. C’era un filo che legava quei sorrisi così diversi. è da quel filo leggero come l’aria che siamo usciti per magia io e mio fratello. è lì che è iniziato tutto. Tutte le storie che conosco. E anche questa.
Questa storia è proprio una storia. Nel senso che è talmente narrativa che vorresti che qualcuno te la raccontasse dal palco di un teatro mentre tu stai seduta comoda. Nel senso che è un romanzo cone dentro una storia vera, quella dei Sei di Sharpeville che stanno in una prigione del Sudafrica a scontare una pena per un reato mai commesso. La voce narrante è quella di Leo che, partendo dai suoi sei anni, ci racconta la storia della sua famiglia (delle manifestazioni a cui la portavano i suoi genitori, dell’atmosfera a casa, del suo vedere quel mondo dal suo punto di vista di bambina) incentrandola su un adesivo arancione attaccato alla cassettiera a fianco al suo letto: un adesivo dove stavano disegnati cinque uomini e una donna, di spalle. Anni dopo Leo ha cercato di ricostruire la vita di quelle persone di cui non vedeva volti, li ha incontrati e ce li ha resituiti in questo romanzo. La loro storia, e la storia di questo libro, la potete guardare anche qui. Poi mettetevi a leggerla e lasciatevi trasportare dentro le pagine e dentro la Storia.
Leonora Sartori, La forma incerta dei sogni, Piemme 2010, 164 p., euro 14.


Alessandro Sanna ci racconta una bella storia per immagini dove i protagonisti sono un gufo giallo, un coniglio rosso e un gatto blu.

Commenti recenti