Chi vorresti essere?

27 gen

Un gioco verbale chi vorresti essere? dà la cadenza narrativa a questo testo che appena apri (si sfoglia piacevolmente in orizzontale per apprezzare al meglio le splendide tavole di Arianna Papini) ti proietta in una stanza, di fianco a un lettino, a cantilenarlo piacevolmente prima della nanna. Uno di quei libri che danno il senso del leggere assieme ai propri figli, declamando parole e perdendosi nelle immagini. Un libro che gioca sul tema dell’impersonificazione degli altri, del vedere sé stessi con occhi differenti per poi scoprire che in fondo siamo tutti piacevolmente uguali.
Gioiellino selezionato tra i finalisti del Premio Internazionale Compostela 2011, disponibile, come da buona tradizione di Kalandraka, anche in spagnolo e inglese.

Arianna Papini, Chi vorresti essere?, Kalandraka, 2011, 40 p., euro 15,00

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Perché i vulcani si svegliano?

26 gen

More about Perché i vulcani si svegliano? E tante altre domande sulla geologiaPerché i vulcani si svegliano?

“Le rocce hanno tutte la stessa età?” oppure “Perché l’acqua del mare non finisce mai?”, ma anche “Che cosa devo fare se c’è un terremoto?”. Domande circoscritte e concrete come queste – riproduzione indovinata del procedere del pensiero di giovani menti curiose di fronte agli argomenti che trattano la conformazione e i fenomeni legati al pianeta Terra – sono quelle che Federico Taddia rivolge alla “testa tosta” Mario Tozzi, noto studioso e divulgatore di scienze geologiche, naturali e ambientali. Gli argomenti trattati sono veramente tosti, però la conversazione tra i due autori procede vivace e arguta senza che sia mai tralasciato il rigore scientifico.

Si discute dei potenti segnali (terremoti, eruzioni vulcaniche, frane, alluvioni, ecc.) che la Terra ci lancia per mostrare che è viva, degli strumenti utilizzati dai geologi per leggerla e per tracciare la sua storia, dei suoi tempi molto diversi dai nostri, dell’influenza dell’intervanto umano sul pianeta e della necessità per l’uomo di conoscere i fenomeni naturali per prevenirli e del dovere di rispettare e difendere la Terra.

Un punto di forza di questo interessante volume della collana “Teste Toste” di Editoriale Scienza è rappresentato anche dalla possibilità per il lettore di decidere l’andamento della lettura: leggere il libro tutto di seguito dall’inizio alla fine, oppure soffermarsi solo sulle domande che interessano; l’indice per argomenti consente di riorganizzare la lettura creando nuovi raggruppamenti dei capitoli secondo lo svolgimento di un tema- guida; i rimandi a fondo pagina consentono il collegamento agli argomenti correlati o altrimenti introducono o richiamano la definizione di un particolare termine o concetto scientifico.

Le domande principali sono illustrate da ironiche tavole in bicromia di Roberto Luciani che introduce qua e là tra le pagine anche piccoli “appunti” disegnati con tratto svelto ed essenziale a commentare con lieve umorismo gli argomenti trattati.

Se a fine lettura il lettore ha un particolare quesito da porre, può spedire la sua domanda per e-mail all’indirizzo: testetoste@editorialescienza.it o per posta alla casa editrice. Mario Tozzi risponderà e le domande saranno pubblicate sul sito all’indirizzo: www.editorialescienza.it/testetoste.

Federico Taddia – Mario Tozzi, illustrazioni di Roberto Luciani, Perché i vulcani si svegliano? E tante altre domande sulla geologia, Editoriale Scienza 2011, pp. 87, € 11,90

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A spasso con gli alieni

25 gen

L’idilliaca immagine di un prato fiorito con tanto di farfalle e libellule svolazzanti fa da sfondo alla domanda che apre il viaggio proposto da questo albo: sei davvero sicuro che il pianeta Terra sia l’unico nell’universo dotato di fiori, piante, mucche, insetti? Ecco pronto un biglietto per un astro-tour gratuito su una disordinata astronave il cui comandante accompagnerà i lettori da un pianeta all’altro, tra alieni multiocchi e radici per preparare piatti prelibati, tra animali che si sono adattati all’ambiente, pesci volanti e nebulose che cambiano colore. Il viaggio si conclude tornando verso casa e buttando un occhio sulla Terra che, vista dall’alto… Per dire che siamo tutti un po’ extraterrestri rispetto al nostro vicino (del resto, basta guardare la carrellata finale di alieni che fanno ciao. A dispetto di forme e colori, c’è qualcosa in loro di vagamente familiare…).

Il blog di Ilaria Guarducci.

Emanuele Cirani – ill. di Ilaria Guarducci, A spasso con gli alieni, Camelozampa 2011, 32 p., euro 13

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Au même instant, sur la Terre…

24 gen

Nel 2010 Ridley Scott ha prodotto un film epico  sollecitando l’invio di filmati da ogni paese per raccontare una giornata nel mondo, un 24 luglio. Il film è ora disponibile in dvd e su YouTube. Qualcun altro forse ricorda il drammatico e sconvolgente Babel di Iñárritu.
L’albo a fisarmonica di Clotilde Perrin Au même instant, sur la Terre è una gioiosa versione cartacea di questa idea e conduce i giovani lettori in una passeggiata attorno al globo attraverso i fusi orari. Assomiglia a un planisfero animato in ventiquattro tappe. E rende elettrizzante il pensiero che stanno battendo i cuori di altri 7 miliardi di persone.
È un libro che va fatto respirare appoggiato sul tavolo o a terra, magari vicino a un orologio. Dev’essere impugnato o additato da qualcuno che si colloca su un fuso collocato su una delle 24 tavole. (Non posso garantire che piacerebbe agli alieni.) Magari un bambino di Parigi si sentirà più a suo agio a Samoa dove stanno abbrustolendo un pesce sul fuoco alle soglie della notte che a casa sua.
I lettori non chiederanno: “E perché quelli che vivono sotto alla Terra non cadono?” ma “Dov’è Noronha?”
Con una magistrale capacità di fondere gli ambienti si susseguono mari pescosi, cantieri, città, foreste, deserti, fiumi, distese di ghiaccio, aurore boreali e tramonti, oceani notturni. Mangrovie, bambù, cactus, abeti-piume di pavone, palme. È un mondo che nasconde una febbricitante operosità, l’irregolare scorrere del tempo e uno strabiliante senso del possibile.
Senza cuciture tra le “tavole”, che sono rettangoli fortemente sbilanciati in verticale (siamo tutti sotto lo stesso cielo), seguiamo curiosi il volo di un uccellino bianco, gli strizziamo l’occhio egiziano e facciamo un walzer guidati da Chagall. Saltiamo da un circo di Shangai a un bacio al chiaro di luna a San Francisco.
Sulle tavole si possono toccare temperature diverse e le densità della luce. Le sue onde si sposano con tutti i colori della Terra e ci accompagnano dalle spiagge di Dakar all’oceano Atlantico. Sulle pinne dei pesci sembrano accavallarsi gli istanti della vita, pronti a dare un colpo di reni.

Clotilde Perrin, Au même instant, sur la Terre…,  Éditions Rue de Monde 2011, a fisarmonica, 24,50 euro,

Le prime tavole del libro nel sito dell’illustratrice. Sul numero di gennaio di Andersen, un ritratto di Clotilde Perrin a cura di Walter Fochesato.

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Non chiamatela Crudelia Demon

23 gen

“Né carne né pesce” ci aveva carinamente definiti una volta la dirigente scolastica, parlando di noi alunni delle medie. Sul momento le avrei azzannato un orecchio, perché aveva detto una cosa vera. Crudele, ma proprio vera, e per questo mi aveva fatto male.

Storia di Katia, quattordici anni e un’infelicità adolescente che la riempie di senso di vuoto e monotonia, di rabbia per non sapere dove portarla quell’età strana, quella via di mezzo da cui sembra di non poter uscire. Katia ha un gruppo di amici, di amici di amici più che altro, che si ritrovano solitamente a ciondolare in un vicolo della cittadina e che ultimamente ha scelto di prendere di mira un’anziana signora la cui casa affaccia proprio accanto al loro ritrovo: rovinano le piante, lanciano bottiglie vuote, rispondono per le rime alla donna che si lamenta. Finché la signora Mautino informa la scuola e per il gruppo scatta la punizione: tutti a collaborare alla raccolta differenziata alzandosi alle cinque di mattina per quattro mesi, tutti tranne Katia per cui la signora ha chiesto espressamente di averla a casa propria tre pomeriggi la settimana. Comincia così un lento avvicinamento della ragazza a un mondo a lei del tutto sconosciuto, la diffidenza iniziale, l’essere contro e arrabbiata a tutti i costi lascia pian piano spazio alla curiosità, all’osservazione, alle domande. Perché in casa Mautino non ci sono fotografie? Perché la signora sembra così legata alla Russia? Katia scoprirà che la signora ha vissuto sulla propria pelle le conseguenze delle scelte di libertà del padre, ha perso i suoi genitori quando era bambina e ha conosciuto l’assurdità dei gulag staliniani. Una pagina di storia tra le pagine di un romanzo che racconta di adolescenza, della fatica che si fa quando non si è né carne né pesce, quando si fatica a vedere cosa succederà ai giorni, al corpo, alla vita.

Anna Lavatelli – ill. Giulia Sagramola, Non chiamatela Crudelia Demon, Piemme 2012, 185 p., euro 8.

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La cucina degli scarabocchi

17 gen

Accostamenti insoliti di ingredienti, sperimentazioni di nuove modalità di cottura, presentazioni fantasiose e singolari dei piatti sono elementi base della cucina creativa. Hervé Tullet, grande maestro di creatività che ha indicato prospettive di fantasia innovative e personalissime per i libri prescolari, si immerge anche nel campo delle nuove tendenze gastronomiche. Il suo La cucina degli scarabocchi – grande formato, copertina con i suoi inconfondibili segni e macchie multicolori – su ogni pagina riporta il disegno di un piatto vuoto con le posate. Ai lettori spetta il compito di trasformarsi in artisti-chef, di munirsi degli strumenti indispensabili per cucinare: matite colorate e fogli di carta sui quali provare le ricette per assicurare una buona riuscita dei piatti prima di intervenire direttamente sulle pagine del libro. Gli ingredienti sono elencati nei risguardi: punti, cerchi, macchie, impronte di dita, sgorbi speciali, ombreggiature, linee ondulate, linee vaganti e tutte le altre composizioni di forme e colori che possano venire in mente per l’elaborazione nelle cucine-atelier di prelibatezze raffinate, come una delizia di scarabocchi, una minestra di zig zag, un soufflè di matite. Se poi si dispone anche di un aiuto cuoco che intervenga spostando velocemente il libro in tutte le direzioni, si può essere certi della riuscita della preparazione di un’eccellente “marmellata magica”. I piatti suggeriti da questo ricettario fantastico per gradevolezza, varietà, valore energetico e nutrizionale forniscono un apporto essenziale per la crescita dell’immaginazione.

Hervé Tullet, La cucina degli scarabocchi (trad. di Eleonora Zoratti), Phaidon, 2011, € 9,95

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Manifesti

16 gen

More about ManifestiCresci senza fermarti / Corri e cambierai forma / Torna, ma poi riparti / Parti ma poi ritorna

Questo è lo slogan-poesia del Manifesto per correre che potete staccare dal libro e appiccicarvi sul muro: un piccolo aereo giallo in un cielo di tratti blu e nuvole bianche. Nel libro di manifesti ce n’è una carrellata: l’impronta e i colori di Gek Tessaro per i brevissimi testi di Bruno Tognolini che in rima e in assonanza fanno pubblicità a quel che ci sta intorno. Troverete manifesti per i piedi e per il nemico, per le facce (che son bei musi d’animale) e per il silenzio, per i sottosopra e per le formiche. Ve li potete immaginare enormi, giganti cartelloni che colorerebbero  certi angoli di città, vi potete inventare nuovi soggetti e nuovi slogan. Il mio preferito resta – ovviamente :-) – il Manifesto per gli alberi (gli alberi che sono le zampe del cielo…), ma quello per correre l’ho messo in primo piano per tutte le corse di questo nuovo anno, per quando si torna e poi si riparte, per quando si parte e poi si torna.

Bruno Tognolini – Gek Tessaro, Manifesti, Panini 2011, 40 p., euro 16

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Gli animali erano arrabbiati

13 gen

Se incontraste un serraglio di animali immusoniti, torvi, truci e sul piede di guerra come quelli che stanno in copertina probabilmente scappereste a gambe levata, foste anche un rinoceronte. In una bella giornata di sole questo gruppo di animali che non ha nulla da fare comincia ad arrabbiarsi (forse proprio perché non han nulla da fare se non farsi venire le pulci guardando il vicino e constatandone i difetti e le mancanze). Così comincia la lamentela su quello che puzza e quell’altro che è troppo alto e quello che è troppo lento e gli animali dicono proprio così: “ti odio perché…”. Poi la colomba scende, segno di pace, a spiegare che alle volte è bello anche essere grossi, piccoli, un po’ puzzoni. E tutto si riappacifica.

Quando basta cambiare punto di vista, o ascoltare chi scende a dirci di farci furbi e guardare oltre il nostro naso (e magari trovare qualcosa da fare!). Sempre il grafismo essenziale di Wondriska, sempre efficace.

William Wondriska, Gli animali erano arrabbiati, Corraini 2011, 40 p., euro 16.

Graffiti Moon

11 gen

Io voglio collidere. Voglio scontrarmi con Shadow e lasciare che nell’urlo fuoriescano i nostri pensieri, per poi raccoglierli e scambiarceli come manciate di sassolini lucenti.

Lucy Derwish brucia nella prima pagina di questo romanzo. L’incendio che le corre sulla pelle e dentro i pensieri è la speranza di arrivare a tempo per vedere finalmente Shadow, il più originale e misterioso writer di Melbourne, che lavora in coppia con Poet: uno fa murales e l’altro ci mette i titoli, uno cerca l’azzurro giusto per il suo cielo, l’azzurro che squarci l’anima,  e l’altro scrive poesie. Lucy è convinta che Shadow sia il ragazzo giusto per lei: perché lei perderebbe davvero la testa per uno che disegna ragazzi con cespugli al posto del cuore e ragazze che bradiscono tosaerba, perché con lui potrebbe parlare di arte e andare al cinema senza che qualcuno le metta le mani addosso al primo appuntamento come le è successo, perché lui capirebbe la sua passione per il vetro che sta imparando a modellare. Ma Lucy manca Shadow per cinque minuti. L’unica speranza di conoscerlo diventa allora la serata con Jazz e Daisy, diventa l’aggregarsi a Dylan, a Leo, a Ed (sì, proprio quello del fallito appuntamento di mesi prima) visto che Ed conosce Shadow. Nello spazio di una notte, storie di adolescenti che sognano, che raccontano, che nascondono, che si nascondono, che guardano spaesati il mondo e  i loro genitori, che si cacciano nei guai perché a volte finirci dentro è l’unico modo per uscirne. Una notte in cui Lucy scoprirà che il primo disegno che Shadow ha fatto su un muro l’ha fatto proprio per lei. Come foto di adolescenti nelle notte, come quelle di Bill Henson che la professoressa J (uno degli adulti illuminati di questa storia) ha mostrato in classe (nel vederle – dice Ed – ho sentito che qualcuno aveva capito, che qualcuno aveva visto come ci sente, a essere pelle nuda che brilla nell’oscurità). Un libro a due voci che parla di arte, di quella che sta sui muri e di quella che sta nei libri, di quella che si guarda, di quella che si legge, di quella che si fa; della magia del vetro che diventa forma, delle forme che parlano di chi le ha create.

Lei mi dice che quest’auto sta andando nel deserto. Che non è così male, come posto. Che se guardassi bene vi vedrei segni di vita. Sono stanco di guardare. Voglio che le cose siano semplici. Voglio salire  in una di quelle auto e andare da qualche parte, dove posso dipingere nell’etere in modo che le persone sappaino cosa sto pensando senza doverglielo dire. Si avvicina e anch’io mi avvicino e sono tornato a quel muro, a dipingere il fantasma nel vasetto di vetro. La sto sfiorando. Lei mi sorride e io sono perso. Mi dice che il furgone su cui siamo seduti era azzurro, in una vita precedente. Voglio crederci.

Questo è il blog dell’autrice di questo libro pluripremiato, di cui qui vedete il booktrailer italiano.

Cath Crowley, Graffiti Moon (trad. di Giovanna Scocchera e Valentina Zaffagnini), Mondadori Shout 2011, 217 p., euro 17.

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Oltre la soglia

10 gen

Ci troviamo in un futuro non troppo lontano, in un paese non meglio precisato. Verrebbe da pensare all’Inghilterra o  agli Stati Uniti, visti i nomi dei personaggi. Un giorno accadde l’imprevedibile: un’epidemia trasforma gli adulti in adulterati, esseri violenti con il solo scopo di uccidere quelli che non sono come loro, cioè i ragazzi che, grazie alla loro giovane età, non vengono colpiti dal morbo. Seguiremo così le vicende di un gruppo di giovani che cercano di sopravvivere in una città deserta, abbandonata a se stessa, dove gli adulti sono quelli da cui bisogna scappare.

Dinamica già nota e sviluppata in diversi romanzi negli ultimi anni (qui si è  parlato di The Enemy e The Dead, oltre che di Gone, per nominare alcuni tra i meglio riusciti), ma in questo caso non convince fino in fondo,  forse per la sensazione di deja-vu che si prova se si sono letti i titoli citati. Ed è un peccato, perché la scrittura di Faraci è coinvolgente e fluida.

Tito Faraci, Oltre la soglia, Piemme Freeway, 2011, pp.288, € 15,50

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