Domani inventerò

30 ott

Domani_inventero_COPApriamo questo albo ed ecco un orso azzurro circondato da fiori, alberi e cespugli del medesimo colore che ha fatto spuntare bagnandoli col suo innaffiatoio giallo. Un orso sognante che si interroga su quel che c’è giusto al di là delle sue sensazioni del momento, giusto al di là di quel che ha accanto in quell’istante e reinterpreta e inventa per andare un passo oltre.

Un passo oltre i confini del letto e quelli dell’inverno; un passo più in là dei confini del mare e quelli della noia, ma anche oltre il libro che si è appena finito di leggere e le lacrime che sono colate sul muso. Perché oltre il letto ci sono brandelli di polvere da soffiare in alto e oltre il libro altre storie che aspettano, proprio come sono storie quelle di chi ha toccato i granelli di sabbia prima di noi (ieri, ieri l’altro o in un tempo assai più lontano?). Le lacrime lasciano tracce di sale, ma si può comunque mettere un piede oltre il confine del confine, fare un salto e scoprire.

Grazie al potere dell’immaginazione è possibile dondolare in altalena dopo le lacrime, costruirsi un rifugio a capanna fatto di parole e racconto, navigare oltre il dolore e soprattutto intramarsi, forse il più bello di tutti i contorti verbi che l’orso propone, col significato di farsi trama intrecciandoci alla storia dell’altro che ci sta aspettando ai nostri confini e allora veloci ci infiliamo gli scarponi e fatichiamo insieme su un sentiero per sbirciare cosa c’è dall’altra parte.

Con sorpresa ecco un orso giallo su un’amaca blu che ribalta i colori del protagonista reinventato. Le illustrazioni leggiadre ed evocative di Valeria Docampo spingono l’orso e il lettore nel vortice forte e leggero della capacità di inventare e immaginare. Difficile sceglierne una preferita: forse il popoloso mare di pesci o proprio quel vortice che intrama e trama insieme per spingere l’orso a guardare di là.

Il blog dell’illustratrice.

Agnès de Lestrade e Valeria Docampo, Domani inventerò (trad. di Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2014, 40 p., euro 15

Io e mio fratello

29 ott

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Questo libro vi travolge con la parlantina di Mercè, protagonista dodicenne, che descrive il suo quotidiano alle prese col fratello Pol, ventinovenne affetto dalla sindrome di Down. In casa si fa decisamente affidamento su di lei per gestire il tempo in cui Pol non è impegnato al laboratorio che frequenta con profitto e impegno. Pol è dolce, attento agli umori della sorella, conscio di certi propri limiti. Ma è anche irritabile, testardo come un mulo, con la risposta pronta all’occorrenza e deciso a difendere ciò a cui tiene. La situazione a casa esplode quando Pol si innamora di Maria, la figlia della nuova domestica, anche lei affetta – pur in maniera più lieve – dalla sindrome di Down: un innamoramento reciproco e forte, pronto a combattere contro i pregiudizi e con chi pensa che la loro relazione sia impossibile. L’autrice affronta così il nodo della vita autonoma dei ragazzi affetti da questa disabilità e quello della loro vita sessuale (a proposito, se vi capita guardatevi The special need di Carlo Zoratti), con uno sguardo non scontato che mette sulla pagina le diverse posizioni dei famigliari: l’intransigenza del padre di Pol e il suo cadere nella più bieca volgare scontatezza;  le perplessità della madre (che prima incoraggia le uscite di Pol e Maria quasi trattandoli come bambini dell’asilo per poi accorgersi di non saper gestire la situazione), la soluzione della madre di Maria, i pregiudizi della società, il punto di vista dei ragazzi stessi che portano la testimonianza di chi ha una vita indipendente e autonoma.

Intanto Mercè cresce, si confronta con una compagna di classe (lunghezza delle gambe, volume del seno, numero di amici in compagnia), affronta la preparazione della parte principale per il saggio teatrale della scuola. E fa l’insolente, come dice sua madre, e il lettore la comprende: metodo di difesa nei confronti del cinismo dei genitori e unica possibilità di risposta a volte per riuscire a sopravvivere nella giungla familiare.

Questo libro vi tocca perché Mercè racconta quel che vive senza sconti: quanto è difficile a volte supportare e sopportare Pol, quanto i genitori siano insensibili di fronte a certe situazioni, quanto sia duro il confronto con le amiche adolescenti. E davvero c’è tutto il dolore crudo del rendersi conto della leggerezza con cui i genitori affrontano certi argomenti o dell’abilità con cui svicolano o nascondono, nello scoprire parti di storia familiare a lei sconosciuti, nel descrivere la mancanza di rispetto che il padre e i colleghi militari hanno nei confronti di Pol. Ed è piena di dignità la voce decisa, senza balbettii, con cui Pol dichiara di non essere subnormale – come invece era appena stato definito dal padre – abbandonando la sala da pranzo “sdegnoso come un gatto con la coda alzata, che esprime il suo disprezzo per noi semplici esseri umani”.

Questo libro vi fa ridere, vi commuove e poi vi secca con quella pagina finale che vi inchioda a guardare dritta negli occhi la realtà. Come dice Mercè rifacendosi alle opere del teatro classico che sta studiando “il destino è pronto a entrare in scena”.

A proposito dell’autrice catalana. Qua e là tra le pagine emerge la questione della lingua: il catalano che si parla in casa, mentre il padre tenta timidamente di usare lo spagnolo, con tutti i significati che vengono attribuiti all’uso dell’una o dell’altra; il numero di lingue che parla la madre; la scelta del lavoro teatrale a scuola in una classe trilingue (catalano, spagnolo, inglese).

Isabel-Clara Simó, Io e mio fratello (trad. di Patrizio Rigobon), Atmosphere libri 2014, 123 p., euro 14

Punto di fuga

28 ott

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Lucia Biagi racconta in questo fumetto la scelta dell’aborto, intorno al quale intreccia una serie di situazioni che parlano di scelte, di malessere, di mancanza di un posto certo nel mondo. Sabrina ha ventisei anni; la rabbia che sfoga a tratti nei confronti degli altri fa da contrappeso alla precarietà delle condizioni in cui si trova a vivere: non è più una ragazzina, ma al contempo non sa e per certi versi non può assumersi le responsabilità di una vita adulta. Il lavoro da commessa in un negozio di intimo che sfuma in un licenziamento a fine anno, il rapporto conflittuale in famiglia dove la madre la accusa di utilizzare la casa come una lavanderia (originale variante al solito albergo!), gli amici e il compagno con cui frequentare i soliti posti, tra autocommiserazione e qualche sbandata. La incontriamo il 18 novembre e lungo le pagine assistiamo a una scansione temporale delle settimane successive in cui la vediamo licenziata, in vacanza a Barcellona insieme a Stefano, di ritorno alla ricerca di un senso. La scansione del tempo è data dalla scoperta della gravidanza e dai successivi passaggi per interromperla: file in ospedale, esami, pensieri, bambini che capitano sotto gli occhi mentre si cammina per strada, rabbia che esplode furiosa e improvvisa, necessità di fare in fretta, prima che scada il termine per l’interruzione.

In qualche modo l’aborto è il passaggio che fa esplodere tutto quello che non funziona, che fa saltare ingranaggi già non certo perfetti, che determina la necessità di cambiare per un po’ aria e giri, di affrontare da sola e tra persone semisconosciute la necessaria ricostruzione. Lungo tutta la narrazione si intervallano tavole dove vediamo degli inventari di pezzi pronti ad essere assemblati o di strumenti necessari a compiere un’azione (ad esempio, il kit del tatuatore, ma anche la caffettiera ritratta nelle sue singole parti). Non è certo un caso che Sabrina si ritrovi tra le mani una macchinina uscita dall’ovetto di cioccolato che un tempo regalava sorpresine da assemblare: il suo gesto successivo è smontarla in tanti pezzi, come se le fosse necessario vederli singolarmente e poterli unire lei stessa per trovare un senso. Quel senso che in poche settimane è costretta a cercare per non ripiegarsi su se stessa, che esplicita in un taglio di capelli, in un nuovo lavoro, in un segreto costruito e condiviso col fratello minore. Ricostruire pezzo per pezzo, esattamente come costruisce dietro una porta chiusa un disordinato, allegro e precario meccanismo per portare una zolletta di zucchero a tuffarsi in una tazza: un percorso di incastri, di materiali diversi e scombinati che trovano un loro perché nel tentativo riuscito di raggiungere la meta. Un meccanismo che necessita tempo perché tutto torni a posto e forse, come dice Stefano che narra insieme a Sabrina questa storia, lei rimarrà sempre con qualche ingranaggio fuori posto, segnato dalla scelta che ha fatto e dal dolore che ha vissuto, ma non per questo meno pronta a funzionare di nuovo ora che è tornata, cambiata.

E la tavola finale, che guarda dall’alto il meccanismo ad incastro, è una buona metafora di quanto accidentati ed imprevisti possano essere i percorsi.

Il sito dell’autrice e il suo tumblr. Ne approfittiamo per segnalarvi che Lucia Biagi ha pubblicato quest’anno per Zandegù Japanese me, esilarante e originale guida a fumetti del Giappone in ebook.

Lucia Biagi, Punto di fuga, Diabolo edizioni 2014, 160 p., euro 15,95

P.S. nel fumetto c’è Erica che cuce instancabilmente e che ad un certo punto porta a Sabrina il primo pupazzo prodotto. Il qual pupazzo ha una bella assonanza con quelli che realizza Lucia: un assaggio qui.

Io sono la neve

27 ott

Più riguardo a Io sono la neve

Il retrogusto che vi salta in bocca alla prima lettura, vi avvisiamo subito, vi riporta indietro a quando avete letto quel bellissimo romanzo che è 13 di Jay Asher: là erano le sette audiocassette numerate con lo smalto blu a tracciare il filo della storia, qui sono invece dei CD a spiegare al lettore cosa è successo l’anno precedente alla Irving, prestigioso college in cui il protagonista si appresta a frequentare l’ultimo anno. Appena arrivato, Duncan scopre quale stanza gli è stata assegnata, sapendo che – secondo la tradizione della scuola – conterrà un “tesoro”, un regalo che chi l’ha occupata l’anno precedente ha lasciato conoscendo il nome di chi verrà dopo.

La stanza è quella piccola e buia in fondo al corridoio, occupata l’anno precedente da Tim, un ragazzo albino che ha frequentato un solo semestre. La sua voce racconta di come sia arrivato al college a metà anno, del suo amore per Vanessa, del modo in cui ha cercato di mimetizzarsi e mettersi di lato, abituato alle reazioni degli altri di fronte alla sua diversità fisica. Ripercorre giorni, lezioni, notti e anche la preparazione del Grande Gioco, organizzato di nascosto dagli studenti dell’ultimo anno. Una serata dall’esito tragico, a cui anche Duncan ha preso parte e di cui non ha mai più parlato. Proprio per questo il lettore è spinto a proseguire nel racconto esattamente come Duncan nell’ascoltare la voce registrata: in qualche modo precipitando verso quel che sa essere il nodo centrale di quel che è stato, ma anche il nodo da sciogliere perché tutto possa ricominciare a scorrere.

In parallelo scorre l’anno scolastico di Duncan, la sua relazione con Daisy, il peso del non detto che grava sulle giornate. Il peso della tragedia; quella tragedia che ogni ragazzo dell’ultimo anno deve affrontare per il compito del professor Simon. Il peso della tradizione, ma anche quello di chi vuole primeggiare ad ogni costo o di chi si sente soffocare in una situazione senza uscita o di chi cerca in ogni modo di essere come gli altri, a costo di rischiare la pelle.

Il sito dell’autrice.

Elizabeth Laban, Io sono la neve (trad. di Giulia De Biase), Rizzoli 2014, 339 p., euro 15, ebook euro 8,99

Best4Bes. A proposito di editoria accessibile

27 ott

imageSi è svolto a Torino sabato 25 ottobre il convegno Best4Bes.  L’editoria accessibile come strumento di apprendimento, inclusione e crescita sociale organizzato da Area Onlus nell’ambito della prima Settimana del Libro accessibile. Gli interventi, come potete leggere dal programma, hanno toccato diversi aspetti: dalle risorse per l’apprendimento alla didattica costruita pensando ai BES, dai progetti editoriali attenti a proporre testi ad alta leggibilità ai libri accessibili, con uno sguardo a quel che succede nel mondo.

A me era stato chiesto di proporre dei suggerimenti di lettura non di libri accessibili, ma di romanzi e racconti in cui comparisse la disabilità. Non potendo essere presente, condivido con voi l’intervento che ho preparato e che è stato letto prestandomi voce e la bibliografia di appoggio.

Stormo

26 ott

stormo-It_01-miniPensando a Stormo, il bellissimo albo che esce per Kalandraka, vincitore del Premio Compostela 2012, mi è venuto in mente il discorso del professore di letteratura delle superiori sull’immortalità delle storie. Una storia, mi disse, diventa un classico quando tocca temi universali. E aprire Stormo ha suscitato in me un turbinio di reminiscenze letterarie cui Stormo occhieggia, a partire dall’incipit che sa di miti greci e genesi bibliche:

Un giorno, gli uccelli rivolsero lo sguardo oltre i rami e le foglie
e immaginarono una vita diversa.
E così ebbe inizio una nuova era.

Gli uccelli si interrogarono sul mondo e trasmisero la loro conoscenza sperimentando e creando. Ma bastò un attimo e peccarono di superbia, cercando le strade più facili e cadendo negli eccessi. Sino a quando smisero di rispettare gli altri esseri viventi e loro stessi. Ma anche quando tutto sembra perduto, per fortuna, c’è sempre un cucciolo che vuole spiegare le ali e imparare a volare.
In una storia semplice, quasi didascalica come le favole di Esopo, i mille temi di grandi libri: la superbia umana, il mancato rispetto per gli altri (e qui come non ricordare “La fattoria degli animali”?), la rinascita grazie a chi conserva le memorie di cosa era una volta (a me è venuto in mente il finale di “Fahreneit 451″).

Una grafica delicatissima, senza colori, dove i toni del grigio esprimono sia la tristezza e l’abbruttimento della decadenza, sia la gioia della rinascita. E siccome ogni tavola é un piccolo quadro, l’immagine di copertina è diventata una tavola da appendere, un piccolo regalo per ricordarsi questa piccola grande epopea animale.

Marìa Julia Dìaz Garrido, David Daniela Alvarez Hernàndez, (trad. di Elena Rolla), Kalandraka 2014, 32p., euro 16

Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba

22 ott

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Che bello questo romanzo di Luisa Mattia che fila via veloce nella lettura e avvincente nella trama, ma soprattutto nella resa del protagonista, delle sue sensazioni e dei suoi sentimenti.

Il primo capitolo si apre a Milano, nella tarda primavera del 1918, presentandoci quattro amici in uscita dal cinema dove hanno appena seguito le imprese di Maciste alpino; poi il racconto se li lascia alle spalle per focalizzarsi su uno solo di loro, Beniamino, il cui padre è un aviatore impegnato in guerra da tre anni. Benni sogna di essere come lui, di compiere imprese eroiche, di difendere la patria anche a mani nude e scalpita perché ha appena sedici anni. Ma un vecchio foglio di identità, la somiglianza col padre e l’omissione della data di nascita danno gambe e piedi alla sua voglia di arruolarsi. Uscito di casa con una bugia senza salutare nessuno, Benni lascia la sua vecchia vita insieme agli abiti abbandonati in cantina per vestirsi con gli abiti paterni e si presenta al Distretto militare: è convinto che in famiglia gli perdoneranno tutto non appena avranno notizia delle sue eroiche azioni. Alto e robusto, fuori misura quasi per ogni divisa, abbattuto subito dall’iniezione del vaccino e incapace di fare centro al bersaglio, Benni non finisce in prima linea, ma in fureria a Fossalta di Piave, a contare le uova, i sacchi di zucchero e i rifornimenti vari. Qui conosce Hem, americano arruolatosi volontario e impegnato nel servizio di autoambulanza della Croce Rossa, che gli racconterà la guerra – quella vera che si combatte nelle trincee più avanti – e la vita. Perché Benni, uscito di casa al mondo per la prima volta, si scontra con la realtà di una guerra che ha solo immaginato e che è fatta di sangue, di pidocchi, di fame, di rumore e di dolore, ma si scontra anche con il primo amore della sua vita che rende luminosi e brillanti anche i giorni più difficili in cui il fronte arretra fino a travolgere tutti.

Il sito dell’autrice. Il blog dell’illustratore. Peccato che il sito indicato nella nota finale a proposito delle vicende italiane di Hemingway non sia al momento raggiungibile; trovate alcune notizie qui.

Il libro fa parte della serie “La Grande Guerra” che, in occasione dell’anniversario della Prima Guerra Mondiale, Piemme manda in libreria per ricordare questo momento storico attraverso gli occhi di protagonisti ragazzi. Per l’occasione viene felicemente riproposta la grafica (già utilizzata nella serie dei classici sempre Battello a Vapore) che vede in alcune pagine, a lato del testo narrativo, la presenza di brevi note storiche che spiegano, sottolineano, approfondiscono e aiutano a contestualizzare la storia.

Luisa Mattia – ill. di Matteo Piana – introduzione e approfondimenti di Paolo Colombo, Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba (con una nota storica di Luciano Tas), Piemme 2014, 186 p., euro 10, ebook euro 3,99

Cuori di waffel

21 ott

Più riguardo a Cuori di waffel

Ci sono cose che succedono all’improvviso e bloccano tutto. Capita così che un libro ti aspetti per tre mesi sotto il bancone di una libreria e, quando torni, ci sia una bellezza particolare nel sapere che è stato lì in attesa per tanto tempo, a covare la possibilità di essere letto. Recupero così, a cinque mesi dall’uscita, questo meraviglioso libro che ci dà ancora una volta un assaggio della capacità degli scrittori nordici di regalare una storia da leggere e consigliare e consigliare ancora confezionandola col quotidiano, con lo stupore, con la capacità di dire le cose grandi (si affaccia la morte di una persona cara tra le pagine, ma anche il dolore della distanza e l’incapacità di dire) in modo semplice e leggiadro.

Trille ha nove anni e vive nella minuscola Baia di Martinfranta con la sua famiglia, il nonno e un’incredibile vicina di casa di nome Lena che è anche la unica compagna femmina in una classe altrimenti maschile ed è un tornado. Lena ha sempre in mente qualcosa e trascina Trille in avventure tipo allestire un’arca in stile Noé (trascinando bestie varie tra cui coppie di insetti e una mucca), racimolare il denaro per comprare un nuovo pallone suonando per strada Bianco Natal in una calda e assolata giornata estiva, mettere un annuncio in bacheca per trovare un papà. Ogni volta i due ragazzini si mettono nei guai, si procurano ammaccature e fratture varie, promettono solennemente di non farlo mai più. Certo, come dice saggiamente il papà di Trille: “Tu e Lena non rifate mai la stessa cosa due volte, ne combinate sempre di nuove!”.

Così assistiamo al tentativo di Lena di farsi polena (anche se a disposizione c’è solo un canotto), di salvare un agnellino calandosi dall’alto come Gesù nel quadro a casa della zia, di salvare una vecchia giumenta costruendo una casa di riposo per cavalli e affini. Lena è battagliera, umorale, facile all’entusiasmo come a farsi scura in volto e se c’è qualcosa che non va non esita a tirare un pugno da manuale al compagno che la prende in giro. Trille le dà man forte e intanto la osserva: vorrebbe tanto che Lena gli dicesse che lui è il suo migliore amico, esattamente come lui sente per parte sua, per la sua metà. Lena invece è sbrigativa negli affetti, ruvida e insieme morbida perché tutto quello che non riesce a dire a parole lo esprime coi gesti, con l’irruenza, con l’impulsività.

I due protagonisti sono accompagnati nelle loro giornate da adulti che strizzano l’occhio, come il nonno con la sua motocicletta nella cui cassa èIMG_3043 possibile nascondersi e con il suo partecipare al gioco dei pirati, e la zia-nonna che cucina montagne di waffel e racconta le storie del tempo di guerra. Il tempo di Tille e Lena invece è quello di due bambini che vivono liberi e leggeri nel loro mondo, che passano i pomeriggi in mare, a scivolare sul bob oppure a inventare storie e suggestioni. E che hanno la fortuna di partecipare al raduno autunnale delle pecore (“è possibile essere più felici?” chiede Trille). E quindi questo libro è arrivato al momento giusto ;-)

Da non perdere. Proponetelo ai lettori dalla classe quarta della scuola primaria e anche agli adulti che vi stanno intorno: è una di quelle letture per cui si ride forte e insieme c’è profondità e bellezza. La bellezza della vita.

A proposito di Maria Parr. A proposito di Bo Gaustad.

Maria Parr – ill. Bo Gaustad, Cuori di waffel (trad. di Alice Tonzig), Beisler 2014, 164 p., euro 13

L’elefante un po’ ingombrante

20 ott

lelefante-un-po-ingombranteCosa pensereste se vi suonasse alla porta un immenso elefante blu che asserisce di esser stato adottato da voi e si installa in casa sentendosi subito a suo agio? Un elefante che vi apostrofa a ogni pie’ sospinto con un tonante “Citrullo!”, che allaga il bagno, che pretende il cibo subito pronto, che alla tv vuole vedere solamente i programmi sull’antiquariato? Ecco, non pensereste nulla se non sperare che il prossimo suono di campanello annunci l’arrivo della mamma o al massimo del postino. E poi, come Sam esausto davanti alla prepotenza granitica del bestione, correrete a leggere la nota stampata in piccolo su quel modulo che avete compilato alla fine della visita allo zoo…

Le illustrazioni di Tony Ross ci dicono tutto quel che il testo tace: particolari, espressioni, presunte conseguenze che i piccoli lettori con cui condividerete questa storia ameranno di sicuro. E occhio a quel che firmate ;-)

David Williams – Tony Ross, Un elefante un po’ ingombrante (trad. di Simone Barillari), L’Ippocampo junior 2014, 32 p., euro 12

Tante storie di…

16 ott

image“Tante storie di …” a scelta, bestie varie oppure maghi e principesse. E ancora dinosauri in quantità e poi gru, trattori, caterpillar per gli appassionati di mezzi di trasporto. I quattro titoli della nuova serie che arriva in libreria per Il Castoro fanno parte di un progetto più ampio a nome “L’oca blu”, curato da Emanuela Bussolati e rivolto ai lettori più piccoli. In questo caso, ecco dei cartonati dai bordi stondati, pagine flessibili e a prova di macchia e pappa che raccolgono ciascuno dieci storie brevi da condividere. L’idea alla base è infatti quella di offrire delle occasioni di lettura comune, dove i piccoli possano seguire tramite le illustrazioni la storia che l’adulto legge.

Un progetto tutto italiano; firmano i testi delle prime uscite Janna CarioliGiovanni Caviezel, Luisa Mattia, Guido Quarzo; le illustrazioni sono di Nina Cuneo, Gloria Francella, Laura Rigo e Febe Sillani.

Ogni volume costra euro 9,90.

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