Gaetano e Zolletta. Un posto perfetto

1 set

gaetanozollettaUscirà in libreria il 12 settembre questa graphic novel dedicata ai più piccoli, ma già al Festivaletteratura di Mantova questa settimana ci sarà un’ anteprima: i personaggi nati per le pagine di G-Baby danno vita a una storia lunga autonoma che restituisce al lettore il rapporto tra un papà e il suo piccolo, fatto di chiacchiere, di sguardi, di scoperte condivise, di tentativi silenziosi di indovinare cosa l’altro possa desiderare, cosa possa servire a quello piccolo che cresce, cosa possa far piacere a quello grande che dà la mano.

In questa avventura, l’asino Gaetano cerca in ogni modo di accontentare il suo piccolo Zolletta nella ricerca di un posto speciale dove trascorrere la giornata, sulla scorta delle indicazioni degli amici: dai mari dove nuotano le balene al posto dove c’è sempre il sole, dai ghiacciai fino alla luna c’è tempo e spazio per scoprire insieme, per meravigliarsi, per fare fatica, per rimanere a bocca aperta. E il lettore può aggiungere la lettura non solo dei particolari e dei paesaggi, ma anche degli sguardi e dei gesti che danno la misura del voler bene, della bellezza di essere insieme anche quando non si va troppo lontano, ma semplicemente ci si rannicchia tra le zampe del papà, magari per farsi raccontare qualche bella e insolita storia.

Scommettiamo che tra le fotografie “appese” sulle carte di guardia stano nascoste tante altre avventure di Gaetano e Zolletta che aspettiamo fin da ora.

Stampatello perfetto anche per i lettori alle prime armi!

Ecco il booktrailer. Il blog di Silvia Vecchini. Il blog di Sualzo.

Silvia Vecchini – Sualzo, Gaetano e Zolletta. Un posto perfetto, Bao Publishing 2014, 48 p., euro 11

Il signor Orizzontale e la signora Verticale

29 ago

Il_Signor_Orizzontale_Sig_Verticale_HIDa questa fotografia di René Maltête nasce un albo i cui rimandi vanno anche a Munari, André François, Ann e Paul Rand. Olimpia Zagnoli e Noémi Réevah dialogano tra tatto grafico e testo immaginando preferenze, passioni e attività di un uomo che indossa una maglia orizzontale, ama andare in barca, fare capriole e darsi al giardinaggio e di una donna vestita invece a righe verticali, tutta proiettata verso l’alto, si tratti di viaggi, balzi, scale. A incrociare righe orizzontali e righe verticali vien ovviamente fuori un pargolo che veste a quadretti e allora si lascia all’inventiva del lettore di immaginare cosa gli potrà andare a genio.

Un albo per giocare sulle differenze e sulle affinità (il signor Orizzontale ama piantar semi che poi crescono verso l’alto ;) ), sugli opposti e sui punti in comune; un albo per dire che quel che nasce dall’unione di due differenze porta dei tratti conosciuti, ma è cosa a sé; un albo per incantarsi sul segno grafico, sull’uso dei colori, sui rimandi da pagina a pagina. E per allenarsi a lasciar libero e leggero lo sguardo intorno, per scovare curiosità e buffe coincidenze: chissà quanto ha sorriso René Maltête il giorno in cui ha scattato quella fotografia!

Il sito di Olimpia Zagnoli, lo shop e il suo tumblr. Qualche pagina da sfogliare sul sito dell’editore.

Noémi Révah – Olimpia Zagnoli, Il signor Orizzontale e la signora Verticale (trad. Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2014, 48 p., euro 16

Il delfino bianco

27 ago

delfino biancoKara Wood sta finendo il suo primo anno alle scuole medie e viene regolarmente presa in giro dai compagni per la dislessia e per la situazione famigliare: una madre biologa marina, scomparsa da un anno durante un progetto di difesa dei delfini e un babbo pieno di debiti che sta per vendere quel che hanno di più importante, la barca che i genitori hanno ristrutturato insieme. Proprio la vendita della Moana è lo schiaffo che Jake Evans urla a Kara, uno schiaffo più freddo delle onde tra cui la ragazzina si immerge e di quelle che si infrangono tra gli scogli su cui si rifugia a pensare e a cercare un segno mandatole dalla madre. Ma la Moana è anche il motivo che le permetterà di fare amicizia con Felix, un nuovo compagno di scuola affetto da paralisi cerebrale che scopre la magia del mare, in cui si sente libero nei movimenti e uguale agli altri.

Kara e Felix, forti di una certa rabbia nei confronti del mondo e della passione per il mare, si alleeranno nell’ardua battaglia di convincere l’intera cittadina in cui vivono a salvare la barriera corallina, a rischio distruzione causa la possibile eliminazione del blocco del dragaggio. Il perno della loro battaglia sarà una piccola delfina bianca, ferita proprio dalle reti a strascico che alcuni pescherecci utilizzano anche in zone proibite, arenatasi sulla spiaggia e ritrovata da Kara. Una battaglia contro il tempo e contro gli interessi di alcuni, dove l’insistenza di Kara nel cercare un segno che significhi il ritorno della madre si trasformerà nell’accettazione della verità e nella nuova capacità di far posto agli altri nella sua vita: non solo Felix, non solo i nemici di sempre, ma anche la signorina Penluna, creduta pazza da molti, le cui parole e la cui cura verso i più piccoli riecheggiano a conforto nell’animo della ragazzina.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione della sovraccoperta è di Daniele Fabbri.

Gill Lewis, Il delfino bianco (trad. di Roberta Magnaghi), Mondadori 2014, 263 p., euro 15, ebook euro 4,99

The Swan. Impara l’inglese con Roald Dahl

25 ago

dahl_swanQuesto titolo fa parte del nuovo progetto “Impara l’inglese con Roald Dahl”, in corso di pubblicazione da Vallardi nella serie “Letture guidate”. Un ulteriore modo per scoprire con i ragazzi i racconti dell’autore inglese di cui in gran parte già conoscono i romanzi. I titoli – quattro finora e due di prossima pubblicazione – vedono il testo originale del racconto preceduto da un glossario con le parole più particolari e affiancato da note che spiegano l’utilizzo di strutture particolari della lingua, registri espressivi, modi di dire, slang, forme familiari. Ci sono anche alcune parti di esercizi di comprensione, per fortuna brevi e impaginate in modo da poter essere incollate e bypassate, ma la loro presenza può anche convincere qualche insegnante di lingua ad adottare questo strumento e a permettere così ai ragazzi di esercitarsi su testi di qualità che restituiscono lo stile e la causticità di Dahl.

Nel caso di “The Swan” viene offerto un racconto che tiene il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina nel seguire le vessazioni di due bulli di paese che – a caccia per provare il fucile che uno di loro ha ricevuto in regalo – non trovano di meglio che legare alle traversine del treno Peter Watson, coetaneo che sta facendo birdwatching e che riuscirà a cavarsela grazie a doti e risorse insospettate. In questo caso, il racconto si presta anche a essere un glossario particolareggiato, che arricchisce il vocabolario di chi legge non solo di espressioni di uso familiare nel linguaggio dei ragazzi, ma di una serie di nomi legati alla flora e alla fauna dell’angolo di primaverile campagna inglese in cui è ambientato.

Peccato non poter ascoltare anche il racconto in modo da poter fissare anche la pronuncia esatta. Potete sopperire grazie agli audiolibri o agli audio che trovate on line. Qui ad esempio “The Swan” direttamente su YouTube. Dal catalogo Penguin, ne trovate direttamente molti su iTunes.

Ecco The Roald Dahl Museum. E la fondazione creata a suo nome a favore dei bambini bisognosi di assistenza.

Roald Dahl, The Swan, Vallardi 2014, 110 p., euro 7,90, ebook euro 3,99

Aspettando Gonzo

22 ago

Ha già prenotato il premio per la peggior copertina della stagione (a onor di cronaca ripresa da quella dell’edizione originale) questo romanzo che racchiude invece una buona storia di crescita e di sguardi sul mondo, come giá Dave Cousins ci aveva regalato in Quindici giorni senza testa, Premio Andersen 2013 per il miglior romanzo oltre i 15 anni.

Cosa può succedere di peggio a un adolescente cresciuto a Londra, abituato a passare il pomeriggio giocando a SlamShowdown con gli amici e ascoltando le ultime novità musicali, se non subire il passivo trasferimento in campagna, al seguito dei genitori entusiasti di vivere finalmente tra prati e colline? La scuola è a chilometri di distanza e quando si rompe l’autobus non ti resta che andare a piedi; la nuova casa è tutta da rifare, fredda e piena di spifferi; l’unico compagno di classe che si avvicina è un nerd che adora i Beatles e i fantasy e il primo giorno di scuola – oltre a guadagnarsi il soprannome di Mutanda – si apre con un incidente che scatena l’ira di un’inquietante ragazza soprannominata Psyco che pare promettere nulla di buono. Benvenuto Marcus detto Oz, in questo angolo di campagna piovoso, umido e a chilometri di distanza da qualunque forma di quella che intendi come civiltà.

Per fortuna il protagonista tredicenne ha un gran senso dell’umorismo ed è su questo che fa forza per raccontare le sue disavventure e i guai in cui inevitabilmente si caccia, scegliendo come interlocutore privilegiato la novità del giorno: leggendo di nascosto i messaggi sul cellulare della sorella diciassettenne, Oz scopre che è incinta. Prima ancora che lo sappiano altri – i suoi genitori, il padre del bambino che ignaro fa una comparsata da Londra – Oz battezza Gonzo il pargolo in arrivo e gli racconta quel che succede intorno: Psyco che viene a casa ogni giorno per aiutare la madre nel suo lavoro di artista, Ryan che cerca di convincerlo a leggere un fantasy e a partecipare a un Fight Camp travestito da Nyctal, i propositi di rapinare il pub del villaggio, gli episodi di bullismo a scuola.

Tra i tanti episodi, è sicuramente interessante l’avvicinamento di Marcus alla lettura: quando Ryan presta a Oz il primo volume de “Un viaggiatore ai cancelli del tempo”, il ragazzo non riesce ad andare oltre la terza pagina. Il libro è vissuto, consumato e amato da Ryan, ma Marcus riuscirà ad appassionarsi al romanzo solo ascoltando l’audiolibro della trilogia completa. A quel punto non riesce a credere di passare buona parte delle giornate ad ascoltare la storia, con “l’eccitazione che mi ronzava nelle budella”.

Il sito dell’autore da cui potete scaricare anche la colonna sonora del romanzo, che supporta la teoria di Oz sul potere curativo della musica. E il suo blog.

Dave Cousins, Aspettando Gonzo (trad. di Giulia Guasco), San Paolo 2014, 304 p., euro 18, ebook euro 8,99

Frédéric smarrito tra i suoni

19 ago

frederic smarrito tra i suoniUn romanzo di formazione che mi è sembrato quasi indispensabile in un percorso per lettori della scuola secondaria di secondo grado, in cui Denis Lachaud riprende un tema già trattato in un romanzo scritto tredici anni prima e tradotto sempre da 66THAN2ND (“Imparo il tedesco”, 2013): la costruzione dell’identità attraverso la scoperta e l’apprendimento di una lingua. Se nel primo romanzo la lingua era un veicolo che permetteva al protagonista di appropriarsi della storia della propria famiglia (le colpe rimosse, i segreti relativi alla Seconda Guerra Mondiale), in questo il linguaggio diventa una lettura del mondo circostante, che permette di mappare e di prendere una direzione facendo luce in quel senso di smarrimento e di estraneità dettato dal momento del diventare adulti.

Il diciassettenne Frédéric è smarrito nella vita, come se non esistesse per lui un punto fermo. Il suo essere crogiuolo di lingue e origini differenti lo destabilizza perché non offre radici: suo padre è svizzero e sua madre francese; lui è nato a Parigi e ha vissuto – per via del lavoro paterno – a Oslo e a Berlino ed ora sta per trasferirsi a Tel Aviv con la famiglia. A differenza del fratello e della sorella minori che appaiono ben saldi nelle loro piccole personalità in via di crescita, Frédéric ha un solo appiglio sicuro: il dittafono da cui non si separa mai, unico strumento utile a decifrare quel che gli altri dicono, grazie alla possibilità di ascoltare e riascoltare ancora.

“Imparare una lingua mi ha sempre permesso di scoprire come devo guardare il mondo in cui vivo”. Così il ragazzo studia l’ebraico, che va in senso contrario nella scrittura rispetto a quelle che conosce, che non ha possibilità di coniugare il verbo essere al presente. In ebraico si può essere al passato e al futuro; al presente si vive, si pensa, si mangia, si viaggia, si incontra: al presente si diventa. E la lingua diventa modo per conoscere la città, intervistando i passanti sulla base di un semplice questionario che domanda loro quali lingue parlino e quale sia il loro territorio (come ci sente al di fuori, com’è cambiato nel corso del tempo). Che parli con degli sconosciuti o con i vicini di casa (la signora Lev arrivata dalla Germania, con cui parla tedesco; i coniugi Masri arrivati dal’Egitto, con cui parla francese), con i loro figli nati  Tel Aviv e poi emigrati a loro volta o che cerchi la presenza degli arabi tra le strade che frequenta, Frédéric cammina in una città costruita sulla sabbia, mettendosi poi in viaggio verso Gerusalemme e verso l’incapacità di vivere in un luogo altro che non sia il suo corpo.

Le illustrazioni in copertina sono di Julia Binfield.

Denis Lachaud, Frédéric smarrito tra i suoni (trad. di Sergio Claudio Perroni), 66THAN2ND 2014, 246 p., euro 16, ebook euro 7,99

E la chiamano estate

14 ago

E la chiamano estateE la chiamano estate, anche quando il meteo non rispetta le attese, anche quando non è tempo di vacanze, anche quando qualcosa scarta rispetto alle attese. Chi di voi conosce la magica possibilità di avere un luogo in cui ritornare da sempre per un certo periodo di tempo l’anno, in cui fare per una stagione radici che rimangono salde durante tutto l’anno ovunque si vada, ritroverà esatte e perfette le sensazioni che aprono e chiudono le pagine di questo fumetto. Arrivare nel luogo conosciuto da sempre, cercare le certezze e scoprire le differenze, accordarsi con un tempo che scorre in qualche modo a sé e correre a cercare gli amici, quelli a cui ci sono mesi da raccontare nonostante sembri di non essersi mai lasciati. Poi, alla partenza, raccogliere profumi, sensazioni, immagini da portarsi via. In mezzo invece ci sono le novità che ogni estate porta con sé, segnata – nel caso della protagonista – dall’adolescenza, dal corpo che cambia, dallo sguardo un po’ obliquo di chi sta crescendo.

Rose frequenta Awago Beach ogni estate da quando è bambina. Sono identici i riti del viaggio, le battute di suo padre, il cottage e la stanza in cui dorme. Ed è identica la sua amica del cuore, Windy, la stessa da quando ha cinque anni. Ma su quest’estate pesa la tensione tra i genitori di Rose, la tristezza della sua mamma per un nuovo bambino mai arrivato, i silenzi, le liti. Quest’estate è anche quella in cui Rose e Windy si accorgono che forse non ha più senso costruire un fortino o raccogliere sassi; in cui il divertimento è affittare film dell’orrore che non potrebbero vedere per poi accorgersi deluse di quanto si notino i trucchi per gli effetti speciali; in cui osservare un gruppo di ragazzi più grandi, cercando di capirne dinamiche e segreti.

Il racconto dell’estate passa attraverso lo scorrere delle giornate e i rimandi di Rose verso ricordi degli anni precedenti e i pensieri che quel che sta vivendo le suscita. Un contrappunto di racconto, di silenzi e suoni quotidiani, dove c’è posto per parlare di amicizia, di famiglia, di aspettative, di innamoramenti; per farsi domande sul sesso, sulla paura e sulle tette. Dove si intravedono le sfumature, i gesti, le ferite, i legami che contribuiscono a costruire chi sta crescendo, insieme al luogo, dove ritornare ogni estate, dove dare giusta misura all’anno che è passato, dove fare anche rifugio.

Una meraviglia che condensa, nell’essenzialità che non necessita di fronzoli o sbavature (nel racconto come nel tratto grafico), la faticosa bellezza del crescere. Non potete perderlo.

Il sito di Jillian Tamaki e il suo tumblr. Il blog di Mariko Tamaki.

Jillian Tamaki – Mariko Tamaki, E la chiamano estate (trad. di Caterina Marietti), Bao publishing 2014, 317 p., euro 18, disponibile anche su GooglePlay, AppStore e Kobo euro 8,99

Quello che c’è tra noi

5 ago

Qualche volta nelle recensioni mi lamento perché alcuni romanzi sono troppo affollati di argomenti, tanto da risultare costruiti ed eccessivi perché poi non riescono ad affrontarli tutti. Ecco invece una storia che mette molto sulla pagina, ma in modo naturale, con una bella scrittura: il risultato è un buon romanzo da proporre subito ai lettori. Peccato per la copertina, che ne fa un romanzo da ragazzine mentre invece sarebbe una storia per tutti, con alcuni personaggi maschili non da poco.

La protagonista è Samantha, che vive in una lussuosa, asettica e ordinatissima casa con la sorella maggiore e la madre, senatrice tanto presa dalla politica da non aver più un attimo di tempo per le figlie. Da quando ha sette anni Sam è spettatrice della vita della famiglia che abita nella casa accanto, che la madre disapprova proibendo alle figlie di attraversare il giardino e giocare coi vicini. Dal piccolo terrazzino della sua camera, Sam vede oltre lo steccato alzato tra i due giardini: i Garrett e i loro otto figli sono disordinati, allegri e uniti, con un giardino disseminato di oggetti e due genitori che si baciano in pubblico. I Garrett sembrano felici; sono tutto quello che Sam non ha. Fino alla notte in cui, ormai diciassettenne, si ritrova sul terrazzo Jase Garrett e si innamora profondamente di lui, cominciando a frequentare e conoscere la sua famiglia.

La storia dei due ragazzi si intreccia alla nuova corsa politica della madre di Sam, coordinata da Clay Tucker, organizzatore di campagne elettorali a colpi di marketing e di apparenza. E con un clamoroso incidente di percorso che mette a repentaglio la vita del signor Garrett, la credibilità politica della senatrice Reed e la storia di Sam e Jase: Sam è l’unico testimone che può fare la differenza nel portare alla luce la verità.

In questo romanzo si parla anche di amicizia, di gelosia, di come sia difficile matenere certi legami quando si cresce e si cambia, di prima volta, di pregiudizi, di lavori estivi, di famiglia, di manipolazione della verità, di apparenze, della scelta di essere davvero se stessi. Su tutto c’è George, che ha quattro anni, si accompagna a un triceratopo di plastica o a un vecchio cane di peluche e ama girare nudo. Sa tutto sugli animali e anche su certe verità della vita.

Il sito dell’autrice. Tra i ringraziamenti finali, l’autrice inserisce quello a chi ha ideato la copertina; l’originale, ovviamente. Non il massimo nemmeno quella, ma meno mielosa e stereotipata di quella italiana. Anche il titolo originale del resto, “My life next door”, aveva più senso.

Huntley Fitzpatrick, Quello che c’è tra noi (trad. di Ilaria Katerinov), De Agostini 2014, 414 p., euro 14,90, ebook euro 5,99

Sofia e i pinguini

1 ago

sofia e i pinguiniUn libro che parla di pinguini, dando un sacco di informazioni su di loro, e lo fa attraverso una storia, quella di Sofia che cade mentre scende le scale e si rompe un braccio. Grazie a una canzone che lo zio le cantava quando è nata e al film Happy Feet visto ancora una volta, la protagonista si innamora dei pinguini e decide di saperne di più: ecco allora altri film, notizie, curiosità inserite nella storia oppure raccontate nei box colorati che si ritrovano lungo le pagine. Il libro infatti è costruito con un mix di differenti linguaggi: racconto, box informativi, fumetti, fotostorie, illustrazioni. Intanto il lettore conosce anche la famiglia di Sofia (la mamma lontana per un anno a studiar le stelle; il papà spesso in viaggio per lavoro; lo zio indeciso con cui lei passa il tempo; gli inseparabili amici e compagni di scuola; i nonni) e chi le ruota intorno, come i suoi pensieri, le sue riflessioni sulle storie di pinguini che impara e il suo spirito battagliero che la porta a difendere i pinguini del circo e anche a riparare in qualche modo a un torto che il nonno ha subito anni prima.

Un libro che sicuramente piacerà ai giovani lettori che amano le storie di animali.

La canzone originale dei pinguini tanto citata nel testo (va bene, sì, erano gli anni Ottanta e si vede… ;-) ). Il sito dell’autore. Il sito dell’illustratrice.

Edward van de Vendel – fotostorie di Ype+Willem – illustrazioni di Floor de Goede, Sofia e i pinguini (trad. di Laura Pignatti), Il Castoro 2014, 170 p., euro 14,50

Bellissima

29 lug

Più riguardo a Bellissima

Succede che un libro ne trascini con sé un altro o più, portando tra le righe consigli di lettura più o meno espliciti. Succede che un libro ne citi altri e permetta così – in una sorta di gioco di scatole cinesi – di andare a ritrovare non solo storie mai lette, ma anche ottime storie incontrate parecchi anni fa. Ne Il maestro nuovo è tornato di Buyea che abbiamo recensito da poco, vengono citati molti libri, alcuni dei quali tradotti in italiano. A differenza di quanto riporta l’appendice finale, anche “Belle Prater’s Boy” è stato proposto in italiano in quella fortunata collana di Mondadori che fu Gaia Junior. Tradotto nel 1996 e riproposto in ristampa fino al 2003, è sicuramente presente sugli scaffali di molte biblioteche e questo è un invito a riprenderlo in mano e a riproporlo ai ragazzi che sicuramente non lo conoscono, a meno che siano abituati a frugare tra gli scaffali e ad interessarsi anche ai libri meno nuovi o magari un po’ più rovinati di altri.

Fu nel 1953, intorno alle 5 del mattino d’una tiepida domenica d’ottobre, che mia zia Belle lasciò il suo letto e svanì dalla faccia della Terra.

Quale incipit migliore per una storia su cui aleggia costantemente il mistero di una scomparsa, ma che in realtà è un racconto ben più fine e complesso? La voce narrante è quella di Gipsy, ragazzina che abita a Coal Station, cittadina circondata dalle miniere di carbone, in una casa vicina a quella dei nonni, equipaggiata come ci si aspetta a inizio anni Cinquanta (“un telefono, due radio, un fonografo, un frigorifero, un congelatore e un forno elettrico”), con lillà e meli sul retro. In questo mondo arriva Woodrow, il figlio della zia di cui si sono perse le tracce, un coetaneo che sa inventare storie dal nulla, che sa conquistare l’uditorio nonostante i suoi occhi storti, che le diventa amico e complice e che le confida un segreto: una poesia molto amata dalla madre che potrebbe avere a che fare con la sua scomparsa. L’autrice racconta dei due ragazzi, dei segreti che scoprono sulla loro famiglia e delle loro difficoltà: non è solo Woodrow ad averne, ma anche Gispsy, che pare perfetta agli occhi altrui, nasconde ombra e pesi. Gispy non riesce ad accettare il suo patrigno, non riesce a perdonare la morte del padre e a fatica sopporta la sua lunga chioma di capelli biondi, quasi sacra per sua madre. Piano piano la ragazzina si accorgerà che c’è chi vede oltre i suoi capelli; chi conosce quanto bene lei suoni il pianoforte; chi apprezza le sue doti e chi può aiutarla a fare i conti col proprio passato. Sarà un mendicante cieco, da sempre presente nel panorama della cittadina a vedere più chiaro di chiunque e a tenere per mano i due ragazzi che cercano la verità proprio nel momento in cui crescono e cambiano, quel momento né carne né pesce, tra l’estate e l’inverno, in cui non si è più bambini e nemmeno divenuti adulti.

Chissà che questo titolo non possa essere riproposto in una nuova edizione, magari in una collana meno di genere: non è infatti solo la storia di Gipsy, nonostante sia narrata da lei in prima persona; è anche la storia di Woodrow, della loro amicizia, del peso del mistero e della fatica di crescere. Meriterebbe di poter finire in mano anche ai lettori maschi, cosa che sicuramente non è successa, data la collana in cui è stato pubblicato.

A proposito di Ruth White. Mondadori tradusse, sempre nella collana Gaia Junior, altri suoi tre titoli: “All’ombra del salice”, “Vivere a Sweet Creek” e “Mia sorella Summer”.

Ruth White, Bellissima (trad. di Angela Ragusa), Mondadori 1996, fuori catalogo

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