We are family

16 set

Più riguardo a We Are Family

Questo anno qui è il 1971, si chiama così perché tutte le cose del mondo hanno un nome, tranne gli anni che invece hanno un numero.

Una divertente lettura che può entrare in un percorso per il secondo ciclo delle scuole superiori. Almerico Santamaria detto Al ha quattro anni, una sorella maggiore e due genitori vecchi, cioè intorno ai 35 anni. Il suo amico immaginario si chiama Casimiro, suo padre è un fanatico di Elvis  e il giorno preferito della famiglia è la domenica, quando tutti e quattro si chiudono in auto e partono alla ricerca della casa promessa, perfetta per viverci. Al è superintelligente, sa fare a memoria prodigiosi calcoli matematici, studia il vocabolario, non perde una parola di quel che sente alla radio e in televisione e si infervora sugli avvenimenti del mondo. Quando lui e la sorella – ascoltando dietro la porta chiusa – sentono la dottoressa che lo ha esaminato spiegare che con le sue doti è destinato a fare grandi cose, addirittura potrebbe salvare il mondo, Al decide di impegnarsi nella sua missione.

Lo seguiamo negli anni mentre inserisce sua madre nel business dei ciambelloni, mentre commercia in compiti in classe, mentre cambia casa alla ricerca di quella giusta, mentre osserva il mondo intorno a lui con un disincanto alienato (vi ricordate lo sguardo del protagonista del film di Ivan Cotroneo La kryptonite nella borsa?), con prontezza di spirito e capacità di adattamento al momento storico, cercando di mettere in atto la propria missione e i propri sogni.

Una grande ironia per guardare anche a trent’anni di storia d’Italia che segnano lo sfondo con i fatti di politica e di cronaca, i titoli dei giornali, il taglio dei capelli e dei pantaloni.

Perfetto per i percorsi di lettura coi ragazzi della scuola secondaria di secondo grado. Il libro è uscito lo scorso anno: le vacanze servono anche a recuperare buone letture :)

Fabio Bartolomei, We are family, e/o 2013, 275 p., euro 17

A spasso con Anselmo

15 set

a spasso con anselmo

Fino a qualche anno fa, La Stampa distribuiva il suo supplemento settimanale Torino Sette non solo in provincia di Torino, ma su tutta la regione e il giovedì era un piacere leggere di appuntamenti, incontri, concerti e farsi una mappa mentale di possibilità varie, alcune manco contemplate non fosse stato per quelle pagine. Qua e là c’erano rubriche varie; alcune sfioravano il ridicolo (quella di Luciana Littizzetto coincideva sempre esattamente con quel che blaterava in tv da Fazio), altre decisamente piacevoli, come quella in cui Luca Morino raccontava la città da un angolo di via, di corso, di viale. E poi c’era Anselm, che si leggeva insieme ridendo nei corridoi del liceo. A spasso con Anselm era la divertente rubrica in cui Culicchia raccontava la convivenza con un formichiere di dodici anni che non indossa i pantaloni, che adora la marmellata di formiche e si spinge tra le strade di Torino osservando il mondo con sguardo candido e privo di schemi preconcetti. Nel 2001 da quella rubrica nacque un libro omonimo che fu pubblicato da Garzanti.

Ora, tredici anni dopo, il libro viene ripubblicato da Gallucci nella collana UAO, con un tocco di giallo in copertina e una O finale guadagnata al nome. Anselm diventa Anselmo e io sto qua a chiedermi che senso ha. Intendiamoci, sono le stesse avventure che mi hanno fatto sorridere anni fa, il protagonista è sempre timido e buongustaio, continua a uscire di casa tutto elegante ma senza pantaloni e quando è al culmine della felicità si esibisce nel “salto del formichiere”, demi-volée con triplo salto mortale intorno alla coda. Continua ad affrontare problemi comuni e a intavolare discussioni con l’umano che lo ospita. Però fa cose di un altro tempo (da quel che guarda in tv agli status symbol che dissemina nei discorsi o vede in giro). Quel che mi chiedo è come suonino ai ragazzini di oggi certi riferimenti e se rideranno ancora, nonostante, leggendo questi brevi capitoli. Insomma, mi interrogo sul senso di un’operazione editoriale simile – che non è la prima e nemmeno l’ultima – come su altre (tipo gli scrittori che apprezziamo in altri frangenti e che si mettono a scrivere per bambini giusto perché son genitori, come se fosse una garanzia. Non so cosa abbiate pensato voi di fronte ai racconti di Paolo Nori contenuti in “Tredici favole belle e una brutta”, Rizzoli 2012, ma io ero e resto alquanto perplessa).

Non ho ovviamente soluzioni né risposte; rimane soltanto la prova del nove, cioè ascoltare i giovani lettori e sentire ancora una volta – come sempre ci diciamo – le loro impressioni su quel che leggono, su quel che trovano in libreria e in biblioteca. E saper aggiustare il tiro delle nostre proposte e delle nostre idee rispetto a quanto ci dicono, confrontandoci e scambiandoci suggerimenti di lettura. Aspetto che un dodicenne mi racconti la sua lettura di questo libro. Con buona pace di chi mi ha portato questo libro perché effettivamente io ero a spasso con Anselmo, che però non mangia marmellata di formiche e per fortuna non conosce metodi inglesi o alpini per guarire dalla febbre alta.

In tutto ciò c’è una buona notizia: mentre su Torino Sette la rubrica che passeggiava avanti e indietro con Anselm ha lasciato posto a una in cui Culicchia racconta Ho visto cose, quella di Morino esiste ancora. Si intitola sempre Un uomo all’angolo e dunque buoni angoli di Torino a voi.

Giuseppe Culicchia, A spasso con Anselmo, Gallucci 2014, 183 p., euro 12

L’isola dei libri perduti

11 set

l'isola dei libri perdutiScrutano il mondo dall’alto di quella che pare una fortezza i quattro protagonisti sulla copertina di questo romanzo: chi a occhio nudo, chi servendosi di un binocolo, chi indicando un punto preciso all’orizzonte. Sono nel punto più alto della loro isola, collegata alla terraferma solo attraverso un istmo di terra percorribile durante la bassa marea. Una terraferma su cui è vietato recarsi e da cui non arriva nessuno: se davvero la loro isola è così interessante come chi comanda vuol far credere, perché nessuno arriva mai in visita, perché nessuno ci si trasferisce? Questa è la domanda che tormenta i ragazzi, insieme all’interrogarsi su come sia il mondo al di là del mare e su cosa significhino davvero le regole imposte da chi governa.

Sull’isola infatti è proibito leggere libri e informarsi sui quotidiani; si possono leggere solamente istruzioni, avvertenze, comunicazioni di servizio e pochi testi obbligati imposti dalla scuola; i libri sono stati distrutti anni prima e solo la caparbietà di due dei protagonisti a leggere delle vecchie mappe e ad interpretarle fornisce un possibile scenario di quel che è successo e di quel che è possibile. Ci sono case chiuse da anni, abbandonate, passaggi segreti, cunicoli sotterranei. Allora esiste una possibilità di fuga; ognuno dei quattro – spinto dal proprio desiderio, convinto da un altro o quasi costretto dalle scelte del gruppo – ha un proprio motivo per unirsi al tentativo di uscire dalle mura di Thia. Chi vuole vedere il mondo e avere una possibilità diversa da quella dei suoi genitori, chi fugge la violenza o l’indifferenza, chi unisce alla necessità la curiosità. Ognuno rispecchia determinate scelte, un certo tipo di legami familiari.

I libri e la testimonianza di persone che hanno visto altri tempi sull’isola sono un motivo in più per spingersi nell’impresa. Già, perché i libri non sono scomparsi del tutto: c’è chi li ha salvati; c’è una grande biblioteca che continua a custodire testi e ad alimentare sogni; c’è addirittura chi i libri li ha in casa, con genitori che suggeriscono letture e con l’impossibile desiderio bruciante di condividere pagine, storie ed emozioni.

L’illustrazione di copertina è di Iacopo Bruno.

Annalisa Strada, L’isola dei libri perduti, Einaudi Ragazzi 2014, 192 p., euro 11

Perché il touchscreen non soffre il solletico

10 set

touchscreen- soffre il solleticoIn questo nuovo libro della collana “Teste Toste” Federico Taddia intervista il fisico nucleare Valerio Rossi Albertini per parlare di nuove tecnologie.

La prima domanda “I computer pensano?” introduce gli argomenti successivi chiarendo fin da subito che le macchine non sono pensanti come gli esseri umani ma possiedono capacità di calcolo e di organizzazione dei dati solo in relazione a come sono state programmate.

Il secondo quesito sul funzionamento del telecomando fornisce l’occasione per parlare della luce e del suo propagarsi; si passa poi a discutere di atomi, materia, energia e carbonio, temi funzionali a introdurre le successive domande che riguardano invenzioni recenti (il touchscreen, appunto, ma anche il digitale terrestre, le fibre ottiche, le lampadine a basso consumo, il laser).

Rossi Albertini afferma, a carattere generale, che le nuove tecnologie hanno in comune il fatto di basarsi sulla conoscenza del mondo microscopico, cioè dell’infinitamente piccolo. Il loro studio ha permesso un impiego concreto per i computer, i telefoni e i televisori, quotidianamente usati dai giovani. Il libro vuole, infatti, stimolare la loro curiosità per comprendere il funzionamento di oggetti che i “nativi digitali” utilizzano abitualmente, padroneggiando conoscenze apprese attraverso la pratica e l’intuito.

La sfida sta nel comprendere che cosa si celi all’interno di questi oggetti e quali invenzioni precedenti abbiano aperto la strada alle conquiste successive, a ciò che oggi fa parte del patrimonio quotidiano della comunicazione e della scienza.

Le illustrazioni di AntonGionata Ferrari, in tavole bicromate, movimentano i testi e suscitano un pizzico d’ironia.

Come per gli altri libri della collana, è presente a fine volume un indice che permette di organizzare gli argomenti correlati tra loro, che nel libro seguono uno svolgimento più libero per non appesantire la lettura.

E’ inoltre sempre possibile, per i giovani lettori, mandare una mail alla casa editrice con domande riguardanti i temi trattati, cui il fisico nucleare darà risposta. Ecco le prime risposte!

Il sito di Federico Taddia.

Federico Taddia- Valerio Rossi Albertini, illustrazioni di AntonGionata Ferrari, Perché il touchscreen non soffre il solletico? E tante altre domande sulle nuove tecnologie, Editoriale Scienza, 2014, pp. 87, € 11,90

Fuori fuoco

8 set

fuorifuocoTre persone e una bicicletta camminano per le strade di Udine in un pomeriggio di settembre. Insieme a loro camminano le vicende storiche della città –  i bombardamenti durante la Prima Guerra mondiale, il deposito di munizioni saltato in aria nell’agosto del 1917 su cui cadde il silenzio della censura, le storie dei singoli venute alla luce dai documenti, dai racconti – e la storia di Jolanda, che tra quelle strade avrebbe benissimo potuto camminare e costruire il suo futuro da ostetrica.  Sotto gli specchi del Caffé Caucigh, Jolanda si somma e si mescola a suggestioni, vecchie fotografie, racconti di famiglia, scelte e silenzi.

Oggi, un anno dopo, Jolanda è una storia che potete offrire ai giovani lettori, sulla scorta di quelle che già abbiamo presentato e che – in questo anno – riprendono le vicende del periodo della Grande Guerra. Qui si racconta di una tredicenne  che apprende dello scoppio della guerra, nell’estate del 1914, in Austria, dove con i genitori e i fratelli si è trasferita per lavorare. La prima conseguenza è il tornare indietro, in Friuli, dove è nata e cresciuta, perché gli italiani in Austria non sono più graditi; poi un fratello si arruola, il padre è reclutato per i cantieri militari e anche il secondo fratello parte di nascosto per raggiungere il genio militare. A casa rimangono le donne, quelle che – dice la mamma – perdono la guerra, mentre gli uomini la fanno. Rimangono Jolanda, la mamma, la sorellina Mafalda e un’asinella. Rimangono le donne che lavorano alla filanda, le ragazze che portano le uova e la verdura al mercato di Udine, le cartoline che arrivano dal fronte e le fotografie di famiglia fatte un attimo prima della partenza e della separazione.

Così questo romanzo racconta della guerra vista dagli occhi delle donne, con le assurdità, i soprusi, la ricerca di una possibile quotidianità, la disfatta di Caporetto e le sue conseguenze sulla popolazione e non solo sui soldati. Racconta di come il colore dei capelli – quel biondo quasi bianco che Jolanda condivide con la mamma – e il fatto che la mamma sia originaria di Grado, allora in mano austriaca, portino guai: la madre infatti finisce in internamento a Firenze e Jole parte, con sorella e asina, verso Udine come le è stato detto. Sarà Adele, anziana ostetrica cieca ad accoglierle e a ricostruire per loro la storia della famiglia materna di cui non hanno mai sentito parola, accompagnandole alla ricerca della nonna ancora viva. Il percorso delle quattro donne si intreccia con gli sfollati che cercano di passare il Tagliamento, con gli ultimi mesi di guerra, con il ritorno al paese e il tentativo di riprendere il filo della vita.

Jolanda ha tredici anni. Tredici sono anche le immagini che accompagnano il testo. Tredici fotografie caratterizzate da un particolare fuori fuoco; tredici immagini fatte per immaginare, visto che non le vediamo, ma ce ne viene offerta la descrizione, lasciando al lettore la possibilità di pensarle e guardarle come se uscissero da una scatola di ricordi. Foto di famiglia, foto di emigranti, angoli di città, passeggeri in stazione, la ritirata, vedute aeree, campagne silenziose: ciascuna raccoglie e racconta in realtà molteplici storie.

Il sito dell’autrice. Questa è la musica che accompagna Jolanda lungo tutte le pagine (il suono del friulano qui con la musica dei Mitili FLK).

Se volete una narrazione della Grande Guerra con una grafica notevole e la possibilità di interagire con cinque personaggi diversi e di aprire finestre con spiegazioni storiche, immagini d’epoca e approfondimenti, potete giocare a Valiant Hearts, basilare se considerate il versante gaming, ma di sicura resa invece per illustrare fatti storici (Steam, Uplay, PlayStation Network, Xbox Live, da poco anche in app).

Chiara Carminati, Fuori fuoco, Bompiani 2014, 204 p., euro 12, ebook euro 7,49

Qui e ora

5 set


brashares_quieora

Un istante che cambia la vita: quello in cui Ethan, a pesca da solo, incontra in uno strano turbinio dell’aria una ragazza che a lui pare quasi sovrannaturale, per poi ritrovarsela due anni più tardi seduta nel banco dietro al suo nell’aula di algebra. Ethan è nato nel 1996, Prenna nel 2086 e la vicenda che ci viene raccontata si svolge nel 2014, in un precipitare verso la data del 17 maggio, fondamentale per la sopravvivenza dell’umanità.

Prenna viene dal futuro, fa parte di una porzione di umanità che è riuscita a tornare indietro nel tempo, fuggendo alle epidemie che hanno sterminato tutti gli altri, organizzatasi in comunità nascosta, ligia a dodici regole ferree, nel tentativo di integrarsi senza farsi riconoscere, senza stringere legami, tenendo a bada un sistema immunitario diverso e delle conoscenze differenti. Il divieto di entrare in intimità con qualsiasi persona al di fuori della comunità è la spina nel fianco della ragazza, innamorata di quel compagno di classe così gentile, così popolare, che passa le pause pranzo ad insegnarle a giocare a carte. Ethan è un appassionato di fisica e ha conosciuto una ricercatrice che si occupa di condotti spazio-temporali: delle sue ricerche ha parlato a un barbone che si aggira intorno a un supermercato e lui gli ha spiegato che Prenna viene da un altro tempo. Lo stesso barbone rivela alla ragazza che certi espedienti che la comunità fa adottare a chi è immigrato dal futuro sono in realtà solamente forme di controllo e che è fondamentale che i due ragazzi impediscano un omicidio che avverrà il 17 maggio.

Il romanzo intreccia piani diversi: i legami della comunità, ma anche quelli familiari; il confrontarsi di due ragazzi che si stanno innamorando, la missione che devono compiere, ma anche il loro venire da due mondi diversi. Diversi nella misura in cui quello che Prenna ha conosciuto è la semplice evoluzione di quello che Ethan vive: un pianeta in cui tutto è diventato digitale, in cui sono state create delle memorie per registrare i ricordi, in cui le scienza ha fatto passi da gigante in ogni suo filone, ma senza riuscire a frenare l’involuzione ambientale e la catastrofe. Si legge il ritratto di un mondo futuro, insieme a una storia d’amore semplice, lineare e dal finale davvero non banale.

Ann Brashares, Qui e ora. Non puoi scegliere di chi innamorarti (trad. di Marta Puglia), Rizzoli, 287 p., euro 14,90, ebook euro 8,99

Piccolo seme

3 set

foto (1)Avevamo già parlato su questo blog di Mela è, primo cartonato nato dall’iniziativa “Un libro con amore”, realizzata nell’ambito del progetto “La biblioteca per ragazzi/i ragazzi per la biblioteca” promosso dalla Biblioteca civica di Rovereto e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. L’idea di base è insieme bella e semplice: coinvolgere i ragazzi più grandi nelle attività della biblioteca e, in questo caso particolare, i ragazzi di una classe del liceo artistico nella realizzazione di un libro da donare ai più piccoli e ai loro genitori coinvolti nel progetto Nati per Leggere.

Ecco dunque un secondo cartonato dagli angoli smussati dove torna ancora una volta una mela. A questo giro però si parte dal seme che si fa albero, gemma, fiore, frutto, cibo e ancora seme a chiudere il ciclo che rinnova la vita, il tutto giocato all’interno di un dialogo dove il piccolo lettore interroga e la risposta invita ad accarezzare, sfiorare, soffiare. La scelta delle rime è semplice ed efficace ed è quasi immediato immaginare la realizzazione della stessa storia in una versione tattile che permetta davvero di dare materia e sensazioni al testo. Una realizzazione davvero riuscita perché riesce a coniugare il messaggio da trasmettere e la sua poesia leggera con la semplicità che è – in progetti di questo tipo – la chiave vincente.

Il progetto ha coinvolto una classe del Liceo artistico Depero, la cura editoriale è stata affidata alla Cooperativa Colibrì. Mi sembra un ottimo esempio di come sia possibile coinvolgere le classi degli istituti superiori del territorio nelle attività della biblioteca, valorizzando le capacità dei ragazzi più grandi a vantaggio dei lettori più piccoli: qui nell’ambito di Nati per Leggere e attività correlate, ma penso anche al coinvolgimento dei ragazzi in quei progetti che si occupano di diversabilità di lettura, con la realizzazione di libri tattili, modificati, storie coi simboli della CAA o letture affiancate da chi le traduce in linguaggio dei segni o ancora in altre lingue per progetti di multicultura. Molti crediti che i ragazzi acquistano e accumulano durante l’anno all’interno del sistema e dell’organizzazione scolastica potrebbero nascere da un buon rapporto della biblioteca civica con la scuola.

Marta Coatti, Piccolo seme, Biblioteca civica Tartarotti di Rovereto 2014, 18 p.

Gaetano e Zolletta. Un posto perfetto

1 set

gaetanozollettaUscirà in libreria il 12 settembre questa graphic novel dedicata ai più piccoli, ma già al Festivaletteratura di Mantova questa settimana ci sarà un’ anteprima: i personaggi nati per le pagine di G-Baby danno vita a una storia lunga autonoma che restituisce al lettore il rapporto tra un papà e il suo piccolo, fatto di chiacchiere, di sguardi, di scoperte condivise, di tentativi silenziosi di indovinare cosa l’altro possa desiderare, cosa possa servire a quello piccolo che cresce, cosa possa far piacere a quello grande che dà la mano.

In questa avventura, l’asino Gaetano cerca in ogni modo di accontentare il suo piccolo Zolletta nella ricerca di un posto speciale dove trascorrere la giornata, sulla scorta delle indicazioni degli amici: dai mari dove nuotano le balene al posto dove c’è sempre il sole, dai ghiacciai fino alla luna c’è tempo e spazio per scoprire insieme, per meravigliarsi, per fare fatica, per rimanere a bocca aperta. E il lettore può aggiungere la lettura non solo dei particolari e dei paesaggi, ma anche degli sguardi e dei gesti che danno la misura del voler bene, della bellezza di essere insieme anche quando non si va troppo lontano, ma semplicemente ci si rannicchia tra le zampe del papà, magari per farsi raccontare qualche bella e insolita storia.

Scommettiamo che tra le fotografie “appese” sulle carte di guardia stano nascoste tante altre avventure di Gaetano e Zolletta che aspettiamo fin da ora.

Stampatello perfetto anche per i lettori alle prime armi!

Ecco il booktrailer. Il blog di Silvia Vecchini. Il blog di Sualzo.

Silvia Vecchini – Sualzo, Gaetano e Zolletta. Un posto perfetto, Bao Publishing 2014, 48 p., euro 11

Il signor Orizzontale e la signora Verticale

29 ago

Il_Signor_Orizzontale_Sig_Verticale_HIDa questa fotografia di René Maltête nasce un albo i cui rimandi vanno anche a Munari, André François, Ann e Paul Rand. Olimpia Zagnoli e Noémi Réevah dialogano tra tatto grafico e testo immaginando preferenze, passioni e attività di un uomo che indossa una maglia orizzontale, ama andare in barca, fare capriole e darsi al giardinaggio e di una donna vestita invece a righe verticali, tutta proiettata verso l’alto, si tratti di viaggi, balzi, scale. A incrociare righe orizzontali e righe verticali vien ovviamente fuori un pargolo che veste a quadretti e allora si lascia all’inventiva del lettore di immaginare cosa gli potrà andare a genio.

Un albo per giocare sulle differenze e sulle affinità (il signor Orizzontale ama piantar semi che poi crescono verso l’alto ;) ), sugli opposti e sui punti in comune; un albo per dire che quel che nasce dall’unione di due differenze porta dei tratti conosciuti, ma è cosa a sé; un albo per incantarsi sul segno grafico, sull’uso dei colori, sui rimandi da pagina a pagina. E per allenarsi a lasciar libero e leggero lo sguardo intorno, per scovare curiosità e buffe coincidenze: chissà quanto ha sorriso René Maltête il giorno in cui ha scattato quella fotografia!

Il sito di Olimpia Zagnoli, lo shop e il suo tumblr. Qualche pagina da sfogliare sul sito dell’editore.

Noémi Révah – Olimpia Zagnoli, Il signor Orizzontale e la signora Verticale (trad. Rita Dalla Rosa), Terre di Mezzo 2014, 48 p., euro 16

Il delfino bianco

27 ago

delfino biancoKara Wood sta finendo il suo primo anno alle scuole medie e viene regolarmente presa in giro dai compagni per la dislessia e per la situazione famigliare: una madre biologa marina, scomparsa da un anno durante un progetto di difesa dei delfini e un babbo pieno di debiti che sta per vendere quel che hanno di più importante, la barca che i genitori hanno ristrutturato insieme. Proprio la vendita della Moana è lo schiaffo che Jake Evans urla a Kara, uno schiaffo più freddo delle onde tra cui la ragazzina si immerge e di quelle che si infrangono tra gli scogli su cui si rifugia a pensare e a cercare un segno mandatole dalla madre. Ma la Moana è anche il motivo che le permetterà di fare amicizia con Felix, un nuovo compagno di scuola affetto da paralisi cerebrale che scopre la magia del mare, in cui si sente libero nei movimenti e uguale agli altri.

Kara e Felix, forti di una certa rabbia nei confronti del mondo e della passione per il mare, si alleeranno nell’ardua battaglia di convincere l’intera cittadina in cui vivono a salvare la barriera corallina, a rischio distruzione causa la possibile eliminazione del blocco del dragaggio. Il perno della loro battaglia sarà una piccola delfina bianca, ferita proprio dalle reti a strascico che alcuni pescherecci utilizzano anche in zone proibite, arenatasi sulla spiaggia e ritrovata da Kara. Una battaglia contro il tempo e contro gli interessi di alcuni, dove l’insistenza di Kara nel cercare un segno che significhi il ritorno della madre si trasformerà nell’accettazione della verità e nella nuova capacità di far posto agli altri nella sua vita: non solo Felix, non solo i nemici di sempre, ma anche la signorina Penluna, creduta pazza da molti, le cui parole e la cui cura verso i più piccoli riecheggiano a conforto nell’animo della ragazzina.

Il sito dell’autrice. L’illustrazione della sovraccoperta è di Daniele Fabbri.

Gill Lewis, Il delfino bianco (trad. di Roberta Magnaghi), Mondadori 2014, 263 p., euro 15, ebook euro 4,99

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